Amianto, un killer ancora tra noi!
lug 7 2011
Stiamo parlando di una vera “strage infinita”, perché l’asbesto (o amianto) è un mostro che uccide, che fa paura, ma le morti che ha causato e ancora causa non devono essere dimenticate. Si tratta di una problematica mondiale: il mostro compie i suoi assassinii agendo spesso nell’inconsapevolezza e nell’ignoranza della gente, o meglio sfruttando la superficialità delle persone. La mortalità dell’amianto è conosciuta sin dai tempi dei Greci e Persiani; tuttavia nel corso dei millenni si è continuato a lavorarlo, usufruendo della sua malleabilità, facilità di lavorazione ed utilità pratica: essendo isolante e resistente, ha trovato impiego nell’edilizia, nella costruzione di tubature e finanche nelle tute ignifughe dei Vigili del fuoco. E purtroppo il suo utilizzo è constatabile nel presente, nonostante in Italia sia vietato dal ’92… E noi a distanza di vent’anni (anche più se consideriamo che il problema era già risaputo ben prima) siamo costretti a parlare di gente che, del tutto illegalmente, continua a mantenere in casa coperture in ”eternit” (onduline), capannoni di grosse dimensioni e serbatoi in amianto, evitando di liberarsene contattando ditte specializzate. Anzi, siamo tenuti a discutere di criminali (meglio non possono essere definiti) che abbandonano grandi pezzi di cemento amianto lungo le strade o in campagna, mettendo a repentaglio la propria e l’altrui esistenza. Dopo così tanto tempo si sentono i più esclamare, alquanto ignorantemente: “Si muore di amianto, ma ci sono tanti pericoli intorno a noi, come l’alcol, il fumo e la droga… Si muore lo stesso”. Assolutamente scorretto: mentre i danni del fumo e della droga, se pur gravi, possono essere curati, le microscopiche fibre di amianto, una volta inalate, si depositano nei nostri polmoni…per sempre! E quando il loro livello è così ingombrante, si incorre in asbestosi, o mesotelioma pleurico, tumore incurabile che ha fatto perdere la vita a quasi 4mila persone solo in Italia negli ultimi quindici anni. Ancora peggio, qualcuno si esprime così: “Vivo a contatto con l’amianto da sempre, ce l’ho in casa e non è mai successo niente…”. Onde evitare queste facili illusioni, precisiamo che i danni derivanti dall’asbesto si manifestano dopo molto tempo; hanno infatti una latenza temporale di 15-45 anni: il picco di decessi è previsto per il 2020. L’abbandono di rifiuti pericolosi lungo le strade o in discariche abusive è illegale e letale, ma continua ad avvenire, anche a causa dei costi elevati dello smaltimento. Eppure i modi per ovviare a questa seria problematica sono tanti. Ne abbiamo parlato con l’ingegner Dario Corsini, dirigente del Servizio Ambiente e Polizia Provinciale della Provincia di Lecce: “Il corretto smaltimento dell’amianto incontra ancora oggi notevoli ostacoli sia per la diffusione del materiale sia per gli elevati costi che comporta. Non esiste una soluzione unica al problema. Occorre invece una strategia basata su una pluralità di azioni, che possono essere sintetizzate nei seguenti punti: una corretta informazione e sensibilizzazione rivolta a cittadini e imprese perché bisogna che la gente conosca i rischi a cui va incontro; una adeguata politica di aiuti economici ai cittadini per le piccole bonifiche; l’utilizzo di agevolazioni e incentivi già presenti o da introdursi per le grandi bonifiche (“come la sostituzione di coperture di capannoni in cemento amianto con tetti fotovoltaici: un modo per servirsi degli incentivi statali per eliminare l’amianto e produrre energia pulita”); quindi, ultimo e fondamentale punto, una assidua vigilanza da parte degli organi di controllo finalizzata alla prevenzione, ma anche alla repressione dei comportamenti illeciti”. Uno sprone inoltre a rivolgersi a chi di competenza: “Rivolgendosi a ditte e tecnici abilitati, e con la supervisione della Asl, possiamo conoscere il grado di nocività del nostro amianto. Non è sempre necessario smaltirlo per debellarne il pericolo: a volte basta una passivazione tramite vernici speciali, oppure un incapsulamento con tecniche opportune, che scongiuri la diffusione delle fibre in atmosfera. Vige l’obbligo di segnalare la presenza di amianto, ed in questo è indispensabile l’intervento della gente, pena sanzioni in caso di controlli”, conclude l’ingegnere Corsini. Disfarsi dell’amianto abbandonandolo illegalmente per strada può significare disfarsi della propria vita. Solo non ponendo l’attenzione sui costi alti che servono per eliminarlo possiamo sconfiggere il killer. La nostra salute vale di più!
Stefano Verri
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