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	<title>Il Gallo &#187; Ora parlo io</title>
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		<title>Tricase: i Dialoghi della Legalità</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 10:43:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Gallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martedì 23 con il Professionale "don Tonino Bello"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2013/04/legalità.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-49386" title="legalità" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2013/04/legalità-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L’I I S S.“Don Tonino Bello” Polo Professionale di Tricase e Alessano, in col patrocinio della Provincia di Lecce, dei Comuni di Tricase ed Alessano, di “<strong><em>Libera</em></strong>” e di “<strong><em>Terradelfuoco Mediterranea</em></strong>” organizza per <strong><em><span style="text-decoration: underline;">martedì 23</span></em></strong> presso la Sala del Trono di Palazzo Gallone in Piazza Pisanelli a Tricase, i “<strong><em>Dialoghi della legalità</em></strong>”. Start alle 18 con i saluti del dirigente scolastico Anna Lena Manca, del sindaco di Tricase, <strong>Antonio Coppola</strong>, del sindaco di Alessano, Osvaldo Stendardo e di<strong><em> </em></strong><strong>Claudio Piron</strong>, assessore alle Politiche Scolastiche e giovanili del Comune di Padova che illustra “<strong><em>Il Viaggio della Legalità</em></strong>”. Saranno rappresentati la Provincia di Lecce, la Prefettura di Lecce, la Polizia di Stato (Questura di Taurisano), il Comando Compagnia Carabinieri di Tricase e la Tenenza di Finanza Stazione di Tricase.</p>
<p>Interverranno: <strong>Antonio Facchini </strong>del Tribunale per i Minorenni di Lecce su “<em>Il disagio minorile e la devianza</em>”; <strong>Paolo Paticchio</strong>,<strong> </strong>presidente di “Terradelfuoco Mediterranea”, su “<em> I giovani e la legalità agita</em>”; <strong>Brizio Montinaro</strong>, fratello dell’agente di scorta Antonio morto nella strage di Capaci su “<em>Tenere viva la memoria</em>.<em> per le nuove generazioni</em>”. Poi spazio agli “<strong><em>Scambi Emozionali tra territori</em></strong>”: la parola passerà ai ragazzi per l’interpretazione del testo</p>
<p>“Mordete la  Vita” tratto dalle poesie di Don Tonino. Poi interverranno i ragazzi del “<strong><em>Presidio di Libera</em></strong>” delle scuole di Tricase.</p>
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		<title>Anche Gallipoli dice &#8220;no&#8221; alle trivelle</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2013 09:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Gallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gallipoli]]></category>
		<category><![CDATA[News & Salento]]></category>
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		<category><![CDATA[trivelle]]></category>

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		<description><![CDATA[il Sindaco: “Ferma contrarietà a qualsiasi attività di ricerca e di estrazione di idrocarburi lungo le Coste salentine”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2013/02/trivella.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-47658" title="trivella" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2013/02/trivella-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il Consiglio comunale della Città di <strong>Gallipoli</strong>, nella recente seduta ha approvato all’unanimità la “<strong><em>ferma contrarietà a qualsiasi attività di ricerca e di estrazione di idrocarburi nel mare Ionio e lungo le Coste salentine e pugliesi</em></strong>”. Il Comune ionico, pertanto, continua ad agire nel solco già tracciato da qualche mese dal sindaco <strong>Francesco Errico</strong>, che da subito ha ribadito a più riprese la propria contrarietà a qualsivoglia azione invasiva nei confronti del mar Ionio, partecipando (unico primo cittadino della provincia di Lecce, assieme al vicesindaco di <strong>Galatone</strong>) alla manifestazione organizzata lo scorso 17 dicembre dal comune di Policoro, per ribadire il “<strong><em>no</em></strong>” dei comuni lucani, pugliesi e calabresi alle proposte di trivellazione per attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel mar Ionio. Così l’assise civica di Gallipoli, consapevole che le municipalità, soprattutto costiere, non possono rimanere impassibili ad aspettare le possibili azioni devastanti delle prospezioni di ricerca ed estrattive di idrocarburi che potrebbero colpire il patrimonio ambientale del mare pugliese e tutto l’indotto del turismo locale. Per questo il consiglio comunale ha proseguito nel solco tracciato dal sindaco Errico, che in terra lucana ha anche firmato un protocollo d’intesa tra i Sindaci che hanno preso parte alla manifestazione e finalizzato alla tutela del mar Ionio. “<strong><em>Abbiamo voluto ribadire ancora una volta</em></strong>”, ha spiegato il primo cittadino, “<strong><em>la ferma e netta contrarietà del Comune di Gallipoli ad azioni invasive e potenzialmente dannose nei confronti del nostro mare. Il quale, come più volte evidenziato, non rappresenta soltanto un’importante risorsa per il turismo e l’economia di questo territorio nonché un patrimonio a livello ambientale che tutti ci invidiano, ma per noi gallipolini è principalmente un valore identitario che, in quanto tale, va custodito e difeso senza indugi di sorta</em></strong>”.</p>
<p>d.t.</p>
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		<title>Salentini, attenzione al rovescio della medaglia</title>
		<link>http://www.ilgallo.it/2012/08/salentini-attenzione-al-rovescio-della-medaglia/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Aug 2012 09:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Gallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>

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		<description><![CDATA[Cortese redazione, sono una giornalista italo-svizzera che vive e lavora a Lugano e che frequenta il Salento dal lontano 1975, allorquando era sconosciuto ai più e non andava ancora di moda come è il caso da alcuni anni a questa parte.  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/08/Salento.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-43262" title="Salento" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/08/Salento-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ogni anno, quasi sempre d’estate, soggiorno a Specchia, paese d’origine di mio marito e, ogni anno, faccio purtroppo la medesima osservazione: il Salento che ha tutto dalla sua &#8211; clima, mare, paesaggi, natura &#8211; meriterebbe più rispetto: l’incuria ambientale e la mancanza di cura nei dettagli la fanno da padrone ed è un vero peccato. Fuori dai centri storici &#8211; a volte bellissimi come quello di Specchia interamente restaurato negli ultimi anni &#8211; vige tuttora troppa sporcizia&#8230; Sui cigli delle strade, alle periferie dei paesi, nelle campagne dove sono tante le discariche abusive, nei pressi delle spiagge. Per chi giunge dall’estero (sono venuta qua più volte con ospiti stranieri) non è un bel vedere! Ora che è stata introdotta la raccolta differenziata dei rifiuti, vedere poi i sacchi della spazzatura oppure innumerevoli bottiglie di vetro e di plastica buttati appena fuori dall’abitato vanifica gli sforzi delle municipalità! La mentalità va e deve essere cambiata perché il Salento lo merita&#8230;che sia o meno diventato di moda!<br />
Gemma d’Urso (Giornalista &#8211; Lugano )</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Salve: altro che Bandiera Blu!</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jul 2012 15:05:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Gallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>
		<category><![CDATA[Salve]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono desolata ma anche arrabbiata, molto arrabbiata, nel fare questa segnalazione. I turisti della Marina di Salve costretti a pulire da soli le spiagge.
Armati di secchielli e retini la scena è la stessa da ieri...
Vergogna!!!
Marina De Matteis]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/07/Spiaggia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-42352" title="Spiaggia" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/07/Spiaggia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Sono desolata ma anche arrabbiata, molto arrabbiata, nel fare questa segnalazione. I turisti della Marina di Salve costretti a pulire da soli le spiagge.<br />
Armati di secchielli e retini la scena è la stessa da ieri&#8230;<br />
Vergogna!!!<br />
Marina De Matteis</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Controlli sporadici non bastano</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 15:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Gallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>

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		<description><![CDATA[Quasi 3 miliardi e mezzo di euro vengono sottratti ogni anno allo Stato per l’evasione fiscale nel comparto dell’affitto. Risorse che potrebbero essere usate per rilanciare il settore dell’edilizia sociale ad affitti sostenibili e a rifinanziare il Fondo di sostegno per le famiglie che hanno difficoltà nel pagamento del canone. Fondo nazionale che è passato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/06/Manifesto.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-41320" title="Manifesto" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/06/Manifesto-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Quasi 3 miliardi e mezzo di euro vengono sottratti ogni anno allo Stato per l’evasione fiscale nel comparto dell’affitto. Risorse che potrebbero essere usate per rilanciare il settore dell’edilizia sociale ad affitti sostenibili e a rifinanziare il Fondo di sostegno per le famiglie che hanno difficoltà nel pagamento del canone. Fondo nazionale che è passato, in dodici anni, dai 360 milioni di euro del 2000 ai 9 milioni di quest’anno.</p>
<p>Al Comune di Lecce, per l’anno 2010, è stata attribuita la somma totale di euro 513.454,55 a fronte di circa 900 richieste di contributo presentate all’Ufficio Casa.</p>
<p>Una scelta irresponsabile dei Governi che ha prodotto, complice un aumento vertiginoso degli affitti, oltre 250mila sfratti per morosità negli ultimi cinque anni, in Italia, e, se non si interviene rapidamente ed efficacemente, altrettanti ne provocherà nel prossimo triennio.</p>
<p>Per la provincia di Lecce disponiamo al momento del dato riguardante l’anno 2010 che registra un aumento sensibile del numero degli sfratti esecutivi: +5,32% rispetto al 2009, con 495 sfratti emessi. Un dato che si aggrava ancora di più se osserviamole richieste di esecuzione di sfratto:  943 nel 2010, con un incremento del +7,04% rispetto al 2009.</p>
<p>Sono numeri molto preoccupanti che segnalano l’assenza di una vera politica abitativa ma anche l’inerzia nel contrastare efficacemente un fenomeno intollerabile come quello dell’evasione fiscale, in generale, e in particolare nel settore degli affitti.</p>
<p>Sono anni che il SUNIA denuncia il mercato nero degli affitti segnalando dati che sistematicamente vengono confermati dalle ispezioni della Guardia di Finanza. Ora si tratta di fare un salto di qualità, passando dai controlli sporadici al contrasto quotidiano per riportare alla legalità e al rispetto dei cittadini onesti i tanti furbi che sino ad oggi hanno lucrato sulle loro spalle.</p>
<p>Il clima è favorevole, la maggioranza dei cittadini non sopporta più l’arroganza di chi evade sottraendo risorse allo sviluppo del Paese e al sostegno dei più deboli e costringendo gli onesti a carichi fiscali tra i più alti d’Europa.</p>
<p>La recente introduzione di sanzioni severe per i contratti non in regola con il fisco ci può aiutare a contrastare più efficacemente l’evasione favorendo economicamente e normativamente l’inquilino che denuncia il proprietario evasore.</p>
<p>Le sanzioni sono importanti ma non sufficienti. Bisogna intensificare i controlli e introdurre la possibilità per l’inquilino di detrarsi l’affitto pagato dal reddito introducendo, oltre a un giusto ritorno economico, un reale vantaggio a pretendere un contratto in regola con il fisco.</p>
<p>Ancora pochi sono i cittadini che hanno denunciato i contratti in nero, convinciamoci che denunciare l’evasione fiscale è un vantaggio per noi e per l’intera collettività.</p>
<p>La disciplina in vigore premia l’inquilino che regolarizza il contratto di locazione dell’immobile ad uso abitativo in maniera unilaterale con un abbattimento del canone di locazione mensile che può raggiungere il 90% rispetto a quello versato in nero.</p>
<p>Mario Vantaggiato (<em>Responsabile Settore Privato Sunia Lecce</em>)</p>
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		<title>Marittima: Don Peppino la pinna po</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 08:16:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Gallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diso]]></category>
		<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’ambito della periodica rotazione, non gli era toccata la leva del 1941, ovvero la mia, e, però, lo conoscevo bene, al pari dell’intera scolaresca, sin dal debutto fra i banchi, come l’insegnante, il maestro per antonomasia del paese, il più vecchio. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/05/Casa-copia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-40636" title="Casa" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/05/Casa-copia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nell’ambito della periodica rotazione, non gli era toccata la leva del 1941, ovvero la mia, e, però, lo conoscevo bene, al pari dell’intera scolaresca, sin dal debutto fra i banchi, come l’insegnante, il maestro per antonomasia del paese, il più vecchio. Non a caso, per l’età e alla luce dell’anzianità di servizio, oltre a curare, formare e educare la sua classe, rivestiva anche il ruolo di Fiduciario per il plesso nell’insieme, ossia a dire di braccio operativo e rappresentante in loco della direzione didattica &#8211; rammento i nomi di due titolari pro tempore, di entrambi i sessi, Luigi Formoso e Abbondanza Costa &#8211; situata nella cittadina di Poggiardo.</p>
<p>Per carità, appena sei – sette chilometri di distanza e però, di fatto, sulla base dei mezzi di trasporto privati e pubblici all’epoca disponibili, una sede lontana, le visite dei responsabili della zona alle strutture periferiche di loro competenza erano rare, capitava di vedere di persona i funzionari in parola un paio di volte in tutto il ciclo delle elementari, più spesso, invece, era dato di scorgere e leggere le relative firme sulla facciata delle pagelle oppure a convalida dell’esito degli esami di terza e di quinta.</p>
<p>Don Peppino M., il fiduciario, era un omone un po’ carico di acciacchi, durante le stagioni fredde si caricava, addosso, un’immensa mantella che lo ricopriva dal capo sino alle suole delle scarpe, in testa, in permanenza, un cappello con falde, arricchito, sul davanti, da una piuma, fumava la pipa, un arnese col fornello in argilla cotta e un lunghissimo e arcuato cannello &#8211; si scusi il bisticcio, di canna, giustappunto &#8211; con funzioni di bocchino.</p>
<p>Non ce la faceva a percorrere a piedi il tragitto da casa a scuola e, quindi, doveva avvalersi di un calesse tirato da un cavallo senza troppe pretese, le redini in mano ad un salariato, non carrettiere a tempo pieno ma adibito a lavori vari nelle campagne di pertinenza del vecchio maestro.</p>
<p>Un quadretto d’insieme, non propriamente ordinario intorno alla figura dell’insegnante in questione, arrivato ad un certo punto ad ispirare, nella fervida fantasia degli scolari, una breve filastrocca: “<em>Don Peppino la pinna po, vane nnanzi ca vegnu mo, e te piju cu lu cocò, Don Peppino la pinna po” </em>(Don Peppino dalla piuma in vista, vai avanti che ti vengo subito appresso, e ti rilevo con il calesse, Don Peppino dalla piuma in vista).</p>
<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/05/Casa-copia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-40636" title="Casa" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/05/Casa-copia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Abitava, don Peppino,  in un palazzotto terraneo, solido ed elegante, al centro del paesello, con un attiguo ampio giardino ricco d’alberi da frutta; il suo nucleo familiare era composto dalla moglie Maria, dai figli Nino e Tommaso e dalla figlia Concettina.</p>
<p>Di “borsa”, diciamo così, e di mentalità, non che fosse avido, ma sicuramente tirato. Fra le piante dietro casa, svettavano rigogliosi esemplari di arancio che, nelle annate “cariche”, si presentavano alla stregua di un autentico spettacolo.</p>
<p>Mi raccontava la buonanima di mio suocero, i cui genitori, per decenni, avevano condotto in regime di mezzadria taluni fondi agricoli di don Peppino, che, da ragazzino, gli succedeva sovente d’essere precettato dal maestro, per montare, con la sua agilità, sui rami e raccogliervi le arance mature.</p>
<p>Sennonché, tale operazione era accompagnata da un particolare fisso e rigido: durante il compito del ragazzino, Don Peppino se ne stava ai piedi della pianta intrattenendolo in un continuo discorso con l’unico e preciso scopo di evitare il pericolo che, in corso d’opera, il raccoglitore addentasse e divorasse qualche arancia.</p>
<p>La sofferenza e la resistenza dell’imberbe addetto erano quindi messe a dura prova; secondo il racconto, in una sola occasione avvenne che don Peppino incorresse in una defaillance o distrazione e, ovviamente, che il ragazzo, che aveva fame, ne approfittasse prontamente per una velocissima scorpacciata.</p>
<p>Se ne avvide a posteriori, l’anziano padrone, sbottando in un rammaricato: “<em>R., mi hai fregato</em>!”.</p>
<p>Nelle proprietà terriere di don Peppino, per quanto io ricordi, rientrava il fondo “Le Rene”, a metà strada della via vecchia fra Marittima e Andrano, segnante proprio la delimitazione fra i due feudi, e un ampio giardino, denominato “Aria del M.” (M., cognome del maestro), nel rione Ariacorte, dove sono nato e cresciuto, esattamente dirimpetto alla mia abitazione.</p>
<p>Tanto tempo fa, mio padre, per diversi anni, si fece dare in uso detto giardino, con l’intento di coltivarvi sparuti filari di verdure ad uso domestico, sicché io e i miei fratelli trascorrevamo svariate ore nell’Aria del M.</p>
<p>Una sequenza agreste è rimasta particolarmente impressa nella mia mente; in mezzo alle piante di cavolo svolazzavano spesso stormi di piccole farfalle, dalle ali con sfondo bianco e punteggiate di nero, denominate a ragione “cavolaie”. Un evento naturale, che si ripeteva, specialmente all’avvicinarsi di qualcuno e, tuttavia, io avevo la sensazione che i minuscoli e carini insetti si librassero al mio battere le mani, mi davo, insomma un po’ le arie di autore di una sorta di magia.</p>
<p>Il secondogenito di don Peppino, Tommaso, era un bonaccione e, in paese, si parlava di qualche domanda spiazzante e sconcertante da lui rivolta al padre, una su tutte: “<em>Papà, ma la luna di Napoli è differente da quella di Marittima</em>?”, con l’effetto di scrollate di capo per disappunto da parte del genitore/maestro e del perentorio invito a tacere all’indirizzo del discolo.</p>
<p>Recentemente, da un’amica compaesana, novantenne e tuttavia molto arzilla e lucida, residente a Lecce nel mio stesso quartiere, sono venuto a conoscenza di un curioso fatto di cronaca, datato ma verissimo, che ha in certo senso per protagonista don Peppino M.</p>
<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/05/Acquaviva.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-40637" title="Acquaviva" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/05/Acquaviva-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Lavinia, così si chiama l’amica, intorno al 1942/1943, da poco sposata, viveva a Brindisi, dove si era fatta raggiungere dalla madre, donna Uccia R., a sua volta vedova. Quest’ultima, a Marittima, aveva lasciato il vecchio padre, don Peppino R., soprannominato “<em>u tinente</em>” (il tenente) per i suoi trascorsi militari con i galloni d’ufficiale di cavalleria, in condizioni di salute alquanto cagionevoli; sicché, prima di partire, donna Uccia si era raccomandata al maestro don Peppino M., stretto vicino di famiglia, di avvisarla tempestivamente in caso di epilogo terreno del genitore.</p>
<p>Un lunedì mattina, di buonora, presso il domicilio della figlia in Brindisi, donna Uccia si vide recapitare un telegramma proveniente da Marittima, spedito il sabato precedente, recitante all’incirca in questi termini: “<em>Cara Uccia, ti informo che purtroppo si è pervenuti alla paventata fine”.</em></p>
<p>La donna e la figlia s’interessarono immediatamente per trovare i mezzi di trasporto con cui raggiungere, nel minor tempo possibile, il paese natio, non senza, secondo gli usi e i costumi, provvedere ad acquistare un grande fascio di fiori per la circostanza.</p>
<p>Verso sera furono a casa del “trapassato”, dove, però, con somma meraviglia, dovettero constatare che don Peppino (<em>u tinente), </em>non era<em> </em>affatto spirato, nonostante versasse in condizioni estreme<em>. </em>Conseguente, anzi scontata, la deduzione che don Peppino M. era stato troppo zelante e soprattutto troppo tempestivo e neppure il lasso della fine settimana era valso a saldare perfettamente tempo e triste evento.</p>
<p>Che, peraltro, si concretizzò effettivamente in capo a qualche giorno.</p>
<p>E’ trascorso, scivolato come un’onda senza confini, oltre mezzo secolo, della famiglia M. credo che sopravviva unicamente la figlia Concettina, abitante in una piccola località nei pressi di Marittima.</p>
<p>E’ certo e attuale che giovani figli della predetta hanno recentemente restaurato e rimesso a nuovo e a bello la vecchia magione padronale di don Peppino M., ricavandone un elegante bed &amp; breakfast, denominato “La Campurra”, in omaggio all’omologo antico slargo che si apriva a poca distanza e su cui, adesso, sorge una pubblica villetta con fontana a vasca.</p>
<p>Rocco Boccadamo</p>
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		<title>Colletti bianchi: educazione e rispetto per favore</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 16:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Gallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>

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		<description><![CDATA[Quante volte vi è capitato di recarvi in un ufficio pubblico per sbrigare una pratica e siete stati maltrattati da grigi personaggi che vantano uno stipendio pagato da tutti noi cittadini?
Avete presente gli omini dai visi pallidi che vagano come spettri stanchi nei corridoi dei nostri Municipi?  Quei folletti solitari che appiccicati ad un computer o davanti ad una fotocopiatrice sbuffano in continuazione? Ecco proprio di loro voglio parlarvi.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/05/Arrabbiato.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-40128" title="Arrabbiato" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/05/Arrabbiato-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Quante volte vi è capitato di recarvi in un ufficio pubblico per sbrigare una pratica e siete stati maltrattati da grigi personaggi che vantano uno stipendio pagato da tutti noi cittadini?</p>
<p>Avete presente gli omini dai visi pallidi che vagano come spettri stanchi nei corridoi dei nostri Municipi?  Quei folletti solitari che appiccicati ad un computer o davanti ad una fotocopiatrice sbuffano in continuazione? Ecco proprio di loro voglio parlarvi.</p>
<p>Esistono due categorie di impiegati comunali, quelli che lavorano e sanno lavorare e quelli che sbandierano la loro inutile saccenza, e talvolta (è doveroso dirlo), non san far bene neanche quello.<br />
I nostri comuni sono piccoli e spesso arrancano sotto il peso di una crisi globale che schiaccia sempre i pesciolini sfiorando solo marginalmente gli squali predatori. Molti di noi sono senza lavoro pur avendo studiato e molti invece studiano ancora sperando in un futuro meno critico. C’è chi è tranquillo e vive bene raccogliendo i frutti del lavoro di una vita e c’è invece chi non sa più come fare a tirare avanti. Questa molteplicità di condizioni economicamente variegate si interseca con un altrettanto molteplice e variegata pluralità di condizioni culturali.</p>
<p>È inutile negare la diffusa ignoranza che aleggia come uno spettro sui nostri paesi, è un&#8217;ignoranza malsana, un cancro per la società e la tomba del progresso educativo e socio-culturale. “<strong><em>C’è un&#8217;ignoranza da analfabeti e un&#8217;ignoranza da dottori</em></strong>”, scriveva Montaigne. Ed è proprio l’ignoranza “<strong><em>da dottori</em></strong>” che é ingiustificata e ingiustificabile. Oggi il lavoro è un privilegio e forse i nostri cari impiegati comunali, spesso non si rendono conto della fortuna immane che vivono quotidianamente.<br />
Spesso si tratta di impiegati che non solo non sanno fare il loro lavoro, ma dovrebbero astenersi dal rapporto coi terzi perché non idonei alle pubbliche relazioni. Denuncio una prassi vergognosa che si perpetua in molti uffici pubblici dei nostri Comuni, la tendenza maniacale ad aggredire acidamente chi per sfortuna o per scelta “dottore” non è.  Pensate alle vostre mamme o ai vostri papà, a quelli che non hanno studiato perché non hanno potuto farlo, oppure a quelli che pur avendo studiato non riescono a tenere il passo con l’incremento della produzione cartacea richiesta da Comuni ed affini.  Cosa succede quando un non “dottore” si presenta allo sportello per chiedere informazioni? Nella maggior parte dei casi, i “dottori” malcelano il loro “inacidimento” per l’interruzione imposta alle continue pause che il lavoro “dipendente” largamente concede.<br />
Spero che i diretti interessati si ravvedano e la smettano una volta per tutte di ritenersi al di sopra del sistema. L’altezzosa saccenza dei “dottori” non si addice alla posizione che ricoprono. Un impiegato comunale dovrebbe essere al servizio della cittadinanza, non sono ammissibili aggressioni verbali e sfoghi personali. Tutto quello che si chiede ad un “dottore” è di semplificare ciò che la burocrazia ha reso difficile e di rispondere in modo cordiale ed educato alle richieste del pubblico. Se non sanno fare neanche questo, di buono sul loro conto e sul loro lavoro resta ben poco da dire.</p>
<p>Luana Prontera</p>
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		<title>“A San Cataldo mare inquinato e pericoloso”</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 15:39:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Gallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lecce]]></category>
		<category><![CDATA[News & Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>

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		<description><![CDATA[La denuncia di Angelamaria Spagnolo, consigliere comunale del Pd:  “Metalli e tensioattivi nelle acque del bacino naturale di San Cataldo e discariche di amianto a Frigole. Una vergogna tutta leccese”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/05/San-Cataldo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-40123" title="San Cataldo" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/05/San-Cataldo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Pesante denuncia di <strong>Angelamaria Spagnolo</strong> Consigliere comunale del Pd: “<strong><em>Si dice che le marine leccesi siano una risorsa per la città. È il solito ritornello non privo di una certa ipocrisia che sentiamo in ogni campagna elettorale. Del resto, con i suoi 24 chilometri di costa la città di Lecce risulta essere obiettivamente una “città di mare”. La verità è che l’attuale amministrazione ha completamente messo da parte ogni velleità progettuale sulla fascia costiera. Non è un caso che l’ottimo progetto “i giardini di Lecce” che rappresentava una completa mappa delle possibili azioni di rilancio delle marine giace nei cassetti dell’amministrazione completamente dimenticato. </em></strong></p>
<p><strong><em>Ma quello che oggi voglio denunciare è che l’azione di incuria e di abbandono, che è stata prassi costante in questi anni, sta determinando le condizioni d i una serissima questione ambientale che se non affrontata potrebbe diventare disastrosa per il nostro territorio.</em></strong></p>
<p><strong><em>Allarmati da fenomeni di evidente degrado che avevamo rilevato nella stupenda area del bacino di San Cataldo, e di cui è disponibile testimonianza fotografica e video) ho voluto far testare a un laboratorio d’analisi lo stato delle acque di un’area del bacino di San Cataldo. Parlo di un’area inserita nella zona sic Torre Veneri dal 2000 per la sua particolare concentrazione di piante e specie animali. Un’area che secondo la normativa vigente sarebbe potuta diventare “Zona speciale di conservazione” e quindi sottoposta a ben più rigorose misure di protezione e controllo per la salvaguardia dell’habitat. </em></strong></p>
<p><strong><em>Questo non è avvenuto. L’area in questione, anzi, è diventata una vera e propria discarica incontrollata e di questa situazione si avvertono i primi inequivocabili segni nell’analisi delle acque. </em></strong></p>
<p><strong><em>Preoccupano infatti non solo i rilevanti indici di metalli rilevati (alluminio, ferro, rame e zinco) ma principalmente i valori dei tensioattivi (saponi, detersivi e altri fosfati). Questi, corrispondenti a 1,12 mg al litro, indicano una situazione al limite dell’emergenza ambientale e sono la spia che la situazione tende a peggiorare proprio per l’assenza di controlli e per il degrado crescente. </em></strong></p>
<p><strong><em>Per questo ho deciso di denunciare all’Arpa la situazione rilevata. Sia per avere un costante monitoraggio delle acque del bacino sia per costringere e richiamare i soggetti interessati al rispetto delle normative ambientali. </em></strong></p>
<p><strong><em>Un’altra situazione di rischio ho potuto rilevare a Frigole. In particolare in una area compresa nella riserva faunistico-venatoria (via della Nitticora) esiste una vera e propria discarica abusiva e cielo aperto di amianto. Collinette di materiale di risulta, prevalentemente Eternit, ormai ricoperte di terra e vegetazione. Una bomba ambientale che pesa da anni sulla salute della gente. Ovviamente anche di questo fornirò all’Arpa la documentazione puntuale perché siano assunti rapidi provvedimenti. </em></strong></p>
<p><strong><em>A margine vorrei poi sottolineare che mentre nelle nostre marine prevale l’incuria più totale, di loro (San Cataldo e Frigole) si parla diffusamente in recente relazione della Northern Petroleum che allude a nuove autorizzazioni da richiedere al ministero dell’Ambiente per la ricerca di zone petrolifere nel Basso Adriatico. Sarebbe singolare che proprio di fronte a due zone Sic (il bacino di San Cataldo e quello dell’Acquatina) ci trovassimo a dover gestire il rischio di interventi di trivellazione che avrebbero effetti devastanti sull’intero sistema ambientale. Lo stesso che dovremmo proteggere. E che, come dimostrano i dati delle analisi sulle acque del bacino naturale di San Cataldo, l’amministrazione comunale ha già abbandonato”</em></strong>.</p>
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		<title>L’imprenditoria oggi: il problema del passaggio generazionale</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 09:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Gallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>

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		<description><![CDATA[L’attuazione del passaggio generazionale è più difficile al Sud, rispetto al Nord, dove si vantano maggiori esperienze in merito. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’impresa (nel senso e nel suo valore più pieno), di per sé, non si eredita, non esiste un viatico per automatismo da una generazione all’altra. Lo stesso concetto dell’imprenditore, inteso come figura unica che esercita una sorta di dominio sull’organizzazione aziendale, è errato: in realtà, la figura detiene un ruolo diverso, ben più alto ma articolato.</p>
<p>Difatti, l’autorevolezza, il prestigio e la leadership del dominus scaturiscono sia dalla capacità di fare, di costruire, di produrre e di espandere, sia dalla capacità, quando è necessario, di attorniarsi di validi stretti collaboratori provenienti dall’esterno, manager a loro volta eccellenti che lo sappiano affiancare efficacemente e responsabilmente.</p>
<p>L’imprenditore che tende ad essere l’unico ad apparire, a «figurare» come si suol dire diffusamente, oggigiorno non trova più spazio: anzi, così facendo, egli pone un pesante limite alla sua stessa azione e, soprattutto, all’azienda. Dovrebbe, al contrario, avere costantemente presente l’esempio della famiglia di imprenditori italiani più conosciuta, non solo nel nostro paese, ma in tutto il mondo.</p>
<p>Al momento opportuno, dopo l’iter scolastico, universitario ed eventualmente specialistico, gli «adulti» dovrebbero applicare la ferrea regola di inviare in missione presso un’azienda terza, magari all’estero, coloro che prenderanno il loro posto, permettendo loro di formarsi sul campo, fare gavetta ed irrobustirsi fra gli estranei e poi, una volta completato il tirocinio, immetterli nell’impresa di famiglia, rigorosamente per gradi, cominciando da incarichi modesti sino ad affidar loro compiti di responsabilità e di guida dell’azienda.</p>
<p>In alternativa, i genitori, nella prospettiva del loro congedo dal lavoro attivo, dovrebbero affiancare sempre, ai figli, manager capaci, assunti da fuori, i quali li formino e li forgino sino alla maturazione della capacità e della sicurezza di leader, così da renderli più completi, preparati e idonei della generazione precedente.</p>
<p>Si nota, purtroppo, che non pochi imprenditori, specie nel meridione, sono soliti accentrare le funzioni, senza rendersi conto che finiscono con l’avocare solo sulla carta e non nella realtà, essendo del resto e comprensibilmente privi della competenza effettiva per poter fare tutto. In aggiunta, si circondano di figure appena normali, se non mediocri, le quali, al loro cospetto, si limitano ad assentire e basta. Il collaboratore capace e valido dovrebbe possedere il coraggio di alzare il dito e, pur con la dovuta forma, far notare al titolare o azionista che si sta sbagliando senza temere la reazione o l’eventuale cazziatone. A freddo, l’imprenditore ci penserà su e, se riscontrerà giustezza nell’osservazione, non mancherà di tenerne conto.</p>
<p>L’attuazione del passaggio generazionale è più difficile al Sud, rispetto al Nord, dove si vantano maggiori esperienze in merito. Però, tale gap può essere fronteggiato e colmato grazie all’obiettiva e dimostrata presenza, nel Meridione, di intelligenze giovanili più vive, più spiccate e guizzanti, come osservato, tempo fa, da un editoriale del «Corsera», in cui si leggeva che, nei confronti di queste individualità eccelse, le prestigiose università (del nord), dove questi giovani si recano a studiare, devono porsi prioritariamente l’obiettivo di «non guastare» siffatte intelligenze.</p>
<p>Le istituzioni del territorio farebbero bene a promuovere, ad integrazione dei validi poli formativi già esistenti, la creazione di qualche scuola, universitaria e/o di specializzazione (in atto si citano sempre solo Milano e Pisa) di particolare eccellenza, e ciò per coltivare e poi lasciar mettere a frutto localmente le intelligenze che, come detto prima, vengono invidiate alle comunità del Sud e che, al presente, finiscono in prevalenza con l’emigrare altrove.</p>
<p>Non sarebbe, poi,  male pensare all’istituzione di un apposito «Albo degli imprenditori», in cui poter essere iscritti solamente dopo severi percorsi e a seguito di opportuni esami e valutazioni.</p>
<p>Esercitare il ruolo di imprenditore, non è forse impegnativo e delicato almeno quanto esercitare determinate professioni?</p>
<p>Come chiosa finale, il ricordo di un altro editoriale, il «Corriere del Mezzogiorno», che titolava: “Speriamo che la Befana ci porti in dono dei manager”. Auspicio, certamente saggio e ben mirato, tuttora pienamente di attualità e, perciò, da continuare ad alimentare.</p>
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		<title>Più verità e sincerità</title>
		<link>http://www.ilgallo.it/2012/04/piu-verita-e-sincerita/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 10:54:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Gallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>

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		<description><![CDATA[Come non soffermarsi e riflettere sui grandi temi che trovansi pesantemente e drammaticamente sul tappeto? Come fingere di ignorare, o sottovalutare scriteriatamente, la pesante crisi economica e finanziaria che attanaglia lo scenario internazionale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/04/Repubblica-Italiana.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-39708" title="Repubblica Italiana" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/04/Repubblica-Italiana-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Come non soffermarsi e riflettere sui grandi temi che trovansi pesantemente e drammaticamente sul tappeto? Come fingere di ignorare, o sottovalutare scriteriatamente, la pesante crisi economica e finanziaria che attanaglia lo scenario internazionale, i focolai di guerra e i disordini sparsi per lo meno su una decina di aree del pianeta, i fenomeni di terrorismo, la realtà del buco nell’ozono, le diffuse situazioni di fame e miseria e, infine, per quanto riguarda il nostro Paese, le perenni diatribe fra schieramenti politici, i conti pubblici in difficoltà, il debito dello Stato ampiamente superiore al prodotto interno lordo e così via?</p>
<p>E però, avvertendo l’impatto, aggiuntivo, forte e cospicuo dei problemi “terra terra” della cosiddetta quotidianità, viene, in pari tempo, di pensare che valga anche la pena di calarsi, senza soluzione di continuità, nelle faccende frazionate, ma non meno concrete e prossime, che toccano, momento per momento, ciascun cittadino, vuoi come singolo, vuoi come membro della collettività.</p>
<p>In pratica, insomma, è il caso che tutti, indistintamente, siamo più pragmatici, e in particolare più sinceri e seri, con noi stessi, non esitando a dire la nostra – anche a rischio di andare contro corrente &#8211; ogni qual volta ci rendiamo conto che i sistemi e le mode circostanti sono prevalentemente ammantati da effimere promesse di benefici e godimenti, quando, addirittura, non si rivelano dannosi per il corpo e per la mente.</p>
<p>Si sono intessute infinite discussioni sugli abnormi aumenti dei prezzi negli ultimi dieci/undici anni, mettendoli pressoché automaticamente in relazione con l’entrata in vigore dell’euro, quasi che la nuova moneta avesse portato con sé una sorta di irresistibile lievito. Ma quando mai!</p>
<p>Come è noto, da che mondo è mondo, v’è chi vende e v’è chi compra. In realtà, nel periodo in questione, non si sono registrati, nell’insieme, significativi, spontanei e ineludibili processi di ascesa dei costi con riferimento ad importanti beni naturali e/o materie prime (anche per quel che attiene al petrolio, bisogna infatti ricordare che il prolungato aumento, a tratti peraltro rientrato, della quotazione per barile è stato in buona parte controbilanciato dalla svalutazione della divisa di riferimento, cioè il dollaro, rispetto a numerose monete, fra cui l’euro).</p>
<p>Di contro, sono intervenute manovre subdole e, diciamolo apertamente, truffaldine, per opera di una certa, e purtroppo vasta, componente fornitrice di merci o servizi, con spudorato impinguamento dei rispettivi introiti, a scapito e con spoliazione dei compratori: come se la predetta componente avesse messo le mani nelle tasche di questi ultimi.</p>
<p>Al che, come regolarsi? Bisogna muoversi senza indugio e tirando dritto, solamente in tal modo tante situazioni potranno ritornare ad uno stadio, se non del tutto normale, per lo meno sostenibile. In concreto, ad esempio, si compili una bella lista di beni e di prestazioni di largo spettro, si parta dai relativi prezzi a fine 2000, dopodiché si operino equi aggiornamenti, abolendo però, contestualmente, i prezzi e le tariffe, a dir poco molto più esosi, oggi praticati e richiesti.</p>
<p>Guardia di Finanza, Agenzie delle Entrate, Vigili Urbani, in aggiunta ai compiti meritori che già svolgete, ponete mano ad una nuova opera in tal senso, opera dall’esito non improbabile, purché la si avvii con fermezza: i risultati non mancheranno di arrivare.</p>
<p>Parliamo ora di pubblicità. Trattasi di un autentico veleno, dagli effetti oramai divenuti mortali: sembra, perciò, opportuno e salutare assestarle, allegoricamente, una sonora sberla, sia per la forma, sia per la petulante intensità, sia per i contenuti.</p>
<p>Come è possibile ascoltare ad ogni piè sospinto slogan/proposte del genere: “<em>Cogli l’occasione, mettiti alla prova, la tale autovettura può essere tua a soli 23.600 euro</em>” (circa quarantacinquemilioni delle cessate lire)? Siamo matti? Gli ideatori e i propagatori di tali annunci dovrebbero semplicemente guardarsi allo specchio e sotterrarsi per la vergogna. Siffatte “offerte”, per molti cittadini, corrispondono ad un anno/un anno e mezzo di stipendio, per non parlare dei pensionati, sicché il meccanismo prevalente che ne può derivare è quello di far impazzire gli animi, di stimolare il compimento di passi azzardati e spropositati.</p>
<p>Proprio l’antitesi di un esempio/segnale di civile progresso e comportamento.</p>
<p>Per finire, in tema di stipendi e salari, viene osservato e affermato  che  con  1000/1200 euro al mese non si riesce a campare. Orbene, tale indicazione costituisce un formidabile messaggio, senza però essere puntuale e fedelmente realistica.</p>
<p>In verità, si impone di distinguere da caso a caso. Talvolta, vedasi un single il quale vive in famiglia e non ha praticamente alcun onere connesso con il proprio sostentamento, i 1000/1200 euro bastano e avanzano pure. Talvolta, cioè allorquando a valle di tale livello di retribuzione o entrata vi sia un intero nucleo familiare, certamente i 1000/1200 euro non si palesano sufficienti.</p>
<p>Morale, su questi delicatissimi argomenti, ci si deve esprimere con completezza e precisione, diversamente si finisce col fare mera demagogia: e al punto in cui siamo situati, non si avverte proprio il bisogno di ventate demagogiche.</p>
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		<title>Otranto e la Chiesa bizantina di San Pietro</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 10:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>
		<category><![CDATA[Otranto]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima domenica di marzo 2012, nel dopo pranzo compio una puntatina ad Otranto, “perla” del Salento, impareggiabile per bellezza e storia, ormai diffusamente ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/03/interno.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-39067" title="interno" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/03/interno-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Prima domenica di marzo 2012, nel dopo pranzo compio una puntatina ad Otranto, “perla” del Salento, impareggiabile per bellezza e storia, ormai diffusamente conosciuta, senza tema d’esagerare, in tutto il mondo. Passo accanto al Castello, sosto brevemente in Cattedrale e, subito dopo, mi dirigo verso il gioiello artistico e architettonico rappresentato dalla Chiesa bizantina di S. Pietro, uno dei simboli della cittadina. Purtroppo, con amarezza in bocca e profonda delusione nella mente e nel cuore, trovo la porta del Tempio sbarrata. Al che, non resisto ad interrogarmi d’istinto e ad alta voce, dentro, senza che alcuno possa udire: “Ma come, anche se è domenica pomeriggio, si lascia chiuso un monumento del genere?”. Non so con certezza a quale autorità faccia capo l’amministrazione del sito (Archidiocesi, Comune, Provincia, Regione, Ministero dei Beni Culturali), tuttavia, al di là del nome dell’Ente o Istituzione di riferimento, a mio avviso si tratta di una situazione ingiustificata, paradossale, assurda: pur tenendo conto, che rendere e mantenere costantemente fruibile un bene artistico comporta un lavoro organizzativo e anche costi di natura economica (questi ultimi, peraltro, penso, recuperabili, se non in tutto almeno in parte, mediante simbolici ticket, dai visitatori). Chiaramente, il presente, è il mio punto di vista personale, una voce isolata che, in quanto tale, non può approdare ad alcunché. Per ciò, in esclusivo spirito d’amore di affetto, rispetto e ammirazione nei confronti di Otranto e di un suo eccezionale Tesoro, ardisco darne diffusione sulla stampa e nel web, con l’auspicio e la sincera speranza che tantissimi amici vorranno condividere e affiancare il mio pensiero e così ottenere, attraverso un grande mare di sensibilizzazione, che la Chiesa bizantina di S. Pietro in Otranto sia tenuta continuativamente aperta e visitabile, beninteso nell’ambito di ragionevoli fasce orarie.</p>
<p>Rocco Boccadamo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Salento: Che Fare?”: “Viva i NO TAV”</title>
		<link>http://www.ilgallo.it/2012/02/%e2%80%9csalento-che-fare%e2%80%9d-%e2%80%9cviva-i-no-tav%e2%80%9d/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 16:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>

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		<description><![CDATA[Da anni, il popolo della Val Susa sta portando avanti una importante e fondamentale battaglia contro la costruzione della linea TAV, treno ad alta velocità. E’ importante ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/02/listaNoTav1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-38875" title="No Tav" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/02/listaNoTav1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Da anni, il popolo della Val Susa sta portando avanti una importante e fondamentale battaglia contro la costruzione della linea TAV, treno ad alta velocità. E’ importante perché l’opera è dispendiosa, dannosa ed assolutamente inutile. Esiste già una linea ferroviaria Lione Torino, a doppio binario, ristrutturata da pochi anni, che viene utilizzata solo per il 25% delle sue capacità. Se già esiste una linea quasi inutilizzata, perché se ne deve costruire un’altra? Per la costruzione è previsto lo scavo di un tunnel di 54 Km in una montagna piena di amianto che, secondo le previsioni della ASL di Torino, provocherà nel giro di pochi anni circa 20.000 morti di tumore. Per non parlare della devastazione ambientale. Il tratto costerà inizialmente 14 miliardi di euro. Secondo le previsioni, il costo triplicherà come è già successo per la linea TAV Roma Napoli: previsti 2 miliardi di spesa, è costata più di 7 miliardi; 32 milioni di euro al Km. In ogni caso, i 14 miliardi occorrenti saranno prestati allo Stato italiano dalle banche europee ad un tasso di interesse che nel giro di pochi anni diventeranno 45 miliardi di euro. Soldi che aumenteranno il debito pubblico per cui sarà chiamata la gente a pagarlo. Della spesa finale saranno gli speculatori a trarne profitto. Sempre della TAV Roma Napoli, la spesa è stata di oltre 7 miliardi ma il costo effettivo dell’opera è stato di 2 miliardi. Il resto è andato tutto in tangenti. La TAV non apporta riduzione di tempi di percorrenza. Nel caso della Roma Napoli, già nel 1969 le elettromotrici ALe 601 impiegavano 90 minuti sulla linea tradizionale che si trova allo stato di sua realizzazione, del 1929 (con un sistema di blocco con ripetizione dei segnali in cabina a soli 4 codici, che limitano la velocità massima). Insomma, si è realizzata la TAV per ottenere lo stesso risultato che si era raggiunto nel 1969  con materiale rotabile più antiquato ed una linea della prima guerra mondiale. In pratica, basta riqualificare le linee storiche ed i tempi di percorrenza saranno ridotti ugualmente, senza dover spendere tanti soldi con nuove opere costosissime ed invasive. Appare chiaro che la T.A.V. è solo una scusa per impiegare maggior soldi che possono essere accaparrati da speculatori. Tanto grandi sono le opere, tanto più consistenti saranno i profitti delle aziende appaltatrici e le tangenti dei politici. Ecco perché la battaglia dei NO TAV è anche fondamentale per tutti noi. Perché è una battaglia di civiltà e di giustizia, contro lo strapotere dei potenti che utilizzano anche una linea ferroviaria per sporche operazioni finanziarie a scapito della popolazione sempre più chiamata a pagare debiti che hanno contratto altri e di cui non trarrà alcun beneficio. L’opposizione alla TAV è sacrosanta e legittima. In tutti modi deve essere impedita la realizzazione della TAV. La battaglia dei NO TAV è in favore di tutta la collettività. La loro vittoria sarà la vittoria dell’umanità. Per questo va sostenuta e difesa. Incondizionatamente.</p>
<p>Associazione “Salento: Che Fare?”</p>
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		<title>14 febbraio, una celebrazione superata e superflua</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 09:15:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiedo scusa, così è a mio modesto parere, e così dico, anche a costo di risultare voce spuria e nota stonata, rispetto al coro universale d’irriducibili romantici, festaioli ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/02/San_valentino.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-38458" title="San Valentino" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/02/San_valentino-142x150.jpg" alt="" width="142" height="150" /></a>Chiedo scusa, così è a mio modesto parere, e così dico, anche a costo di risultare voce spuria e nota stonata, rispetto al coro universale d’irriducibili romantici, festaioli e gaudenti senza età e confini. E però, ardisco pensare che si trovi con me d’accordo lo stesso Valentino protettore di Terni, che ci si ostina a festeggiare in senso e con spirito meramente laico, alla stregua di una delle ricorrenze più solenni dell’anno. Quando, poi, fra le righe, nei gesti e nei fatti, c’è tutto, meno che un solo barlume di fede religiosa e devozione. A farla da padrone, in seno al rito, ovviamente la marea, anzi un autentico maremoto di consumi, feste, intrattenimenti, serate speciali, regali, dai più semplici come un fiore o una rosa, a quelli d’elite e costosi. Non si capisce, ad ogni modo, per quale ragione si debba parlare di “giorno degli innamorati”, laddove, a onor del vero, coloro che si amano, provano reciproca attrazione, non sanno vivere l’uno senza l’altro e viceversa, sono soliti celebrare normalmente, sia pure fra naturali alti e bassi, il loro stare insieme con piacere e trasporto e l’incomparabile felicità del rapporto, in ogni indistinta scansione del calendario. Purtroppo, si avverte la sensazione che, attualmente, in seno alla società diffusa e prevalente, non esiste crisi che tenga, l’irrinunciabilità ai “veglioni” e alle “sagre” del godimento e dello “spendi e spandi”, sovente indirizzato in parte al superfluo, si pone come un dogma. Per stare sulla data odierna, ho sentito parlare di consumi finalizzati e dedicati dell’ordine di circa 1500 milioni, risorse inequivocabilmente ingenti, pari, addirittura, a quelle con cui la popolazione di due o tre Stati africani poveri messi insieme deve riuscire a campare un intero anno. Insomma, altro che S.Valentino, sull’altare delle abitudini e delle coscienze sembrano venerarsi miti, idoli e andazzi, di assai diverso genere.</p>
<p>Rocco Boccadamo (Lecce)</p>
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		<title>Io, Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 16:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Gallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[News & Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel maggio del '44 Nedo Fiano, ebreo italiano, arrivò con suo padre sulla banchina di Auschwitz. Tutta la sua famiglia fu deportata e sterminata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Cio’ che ha connotato tutta la mia vita è stata la mia deportazione nei campi di sterminio nazisti. Con me ad Auschwitz finì tutta la mia famiglia, vennero sterminati tutti. A diciotto anni sono rimasto orfano e quest’esperienza così devastante ha fatto di me un uomo diverso, un testimone per tutta la vita». Nedo Fiano al momento della promulgazione delle leggi razziali viveva a Firenze. Venne arrestato da italiani il 6 febbraio del 1944, fu rinchiuso nel carcere di Firenze, da lì condotto al campo di Fossoli. Deportato ad  Auschwitz il 16 maggio del 1944, matricola A 5405, liberato a  Buchenvald.<br />
<strong>Mi puo’ descrivere la comunità ebraica di Firenze, prima dell&#8217;entrata in vigore delle leggi razziali?<br />
</strong>«La presenza della famiglia Fiano a Firenze risale al 1400. La comunità ebraica fiorentina contava circa 1500 persone, 39mila in tutta Italia. Eravamo più italiani degli italiani, la maggior parte degli ebrei italiani erano ben integrati, seppur con una loro specificità. Quella di Firenze era una comunità composita: commercianti, insegnanti, industriali tutte le categorie della media borghesia. Mia mamma aveva una deliziosa pensioncina, con sette camere da letto. Una pensione dove venivano dirigenti e anche turisti. Facevamo una vita normalissima. Non c’era razzismo. Ogni tanto ci scappava la scazzottata, <em>l’ebreaccio</em>, ma insomma era normale. A Firenze a quel tempo i ragazzi ci dicevano <em>Cucchina Lanai</em>, cercando di riprodurre la parola ebraica <em>adonai</em>, che significa Dio. Insomma scaramucce, niente di più».</p>
<p><strong>Tutto cambiò nel 1938, con la promulgazione e l&#8217;entrata in vigore delle leggi razziali. Cosa accadde a Nedo Fiano?<br />
</strong>«Io venni cacciato da scuola perché ebreo. Ero un ragazzo, molto legato alla sua classe, ai suoi compagni. Ne avevo 32, di cui conservo ancora la fotografia. A 13 anni mi sembrò di essere davanti ad un baratro. Quando venni cacciato da scuola non c’era da affrontare i soldati armati, mi sarebbe bastata una stretta di mano e una consolazione &#8220;<em>Nedo non ti preoccupare giocheremo ancora insieme, noi siamo gli amici di sempre, non ti preoccupare non piangere</em>&#8220;. Questo non è avvenuto. Li ho rincontrati nel 1996 su mia iniziativa, ho detto loro che volevo vederli tutti. C’è forse un’attenuante per molti di loro: il fatto che i genitori gli avevano detto di evitarmi perché ebreo, per non avere guai. Pero’ finita la guerra qualcuno doveva venire a dirmi qualche cosa. Niente prima, niente durante, niente dopo».</p>
<p><strong>Che cosa è successo in quell’incontro?<br />
</strong>«Mi chiesero di dire qualche cosa. Io mi ero preparato un discorso, non lo faccio mai. Ma non l’ho letto. Li ho guardati e mi sono messo a piangere. &#8220;<em>Quello che io dovrei dire non lo dico, vedo che siamo più o meno tutti arrivati, mi siete mancati molto</em>&#8220;. Non li ho messi sotto accusa, il più sincero degli amici mi disse &#8220;<em>non credere è costata anche a noi</em>&#8220;».</p>
<p><strong>Dopo la cacciata da scuola cosa fece?<br />
</strong>«In quell’occasione mia madre, che nel frattempo a causa delle leggi razziali aveva dovuto chiudere la pensione, è stata grande, mi disse che la vita era fatta anche di queste cose, che erano le prove della vita. Da lì a poco la comunità ebraica si organizzò e venne istituita una piccolissima scuola, dove le classi avevano cinque, sei ragazzi al massimo e da sbarazzino e monello come ero, diventai un secchione. Il 50 per cento dei nostri insegnanti erano professori universitari cacciati a loro volta a causa delle leggi razziali. Nei giorni scorsi ho scoperto che la famosa scienziata Margherita Hack è stata allieva della professoressa Calabresi, che era stata mia insegnante in quel periodo. Da quella scuola improvvisata sono venuti fuori ambasciatori, banchieri, personaggi di altissimo livello. Studiavamo come pazzi, poi con quegli insegnanti straordinari. Ogni anno avevamo gli esami perché la nostra scuola non era riconosciuta. Il primo anno il preside della scuola dove eravamo andati a fare gli esami di fine anno aveva messo una bacheca per gli alunni ebrei e una per gli ariani. Noi ebrei avevamo tutti gli otto decimi, il massimo della media, e gli altri no. L’anno dopo, quando siamo tornati a fare l’esame per la seconda volta, il preside ci mise tutti insieme, per non far vedere che eravamo migliori degli ariani. Noi avevamo capito la motivazione della scuola, perché si doveva studiare».</p>
<p><strong>In che periodo venne deportato ad Auschwitz?<br />
</strong>«Fui catturato insieme a mio padre e nel maggio del 1944 deportato con lui ad Auschwitz. Arrivammo a destinazione il 23 maggio. Quando io e papà siamo arrivati, appena scesi dal convoglio, siamo passati subito dalla selezione: da una parte la camera gas e il forno, dall’altra il campo. Noi non siamo andati nella parte del forno. Papà era un uomo splendido, sembrava un ambasciatore. Aveva 54 anni, ma lui ha dichiarato di averne dieci di meno per potersi salvare. Siamo entrati nella quarantena, che era comunque un luogo di morte, le razioni erano dimezzate rispetto al campo, durava circa tre settimane e quando i prigionieri uscivano erano ridotti malissimo. Mi ricordo che siamo entrati in una baracca, dove era il momento della distribuzione della zuppa. Ad Auschwitz non c’erano né forchette, né coltelli, né cucchiai. Dovevamo mangiare mettendo la testa dentro nella ciotola, come del resto non c’era la carta igienica e la mattina ci si doveva pulire con le mani».</p>
<p><strong>Cosa accadde dopo la quarantena?<br />
</strong>«Quando fummo dentro la baracca entrò subito dopo un sergente maggiore delle SS, il quale disse: &#8220;<em>achtung&#8221;,</em> tutti scattarono in piedi, era un ordine. Incominciò a guardarci. Io so cos’è uno sguardo nazista, uno sguardo vitreo, freddo. I nazisti ci guardavano come fossimo stati degli scarafaggi. E come per gli scarafaggi, nessuno prova ritegno a schiacciarli, così era per noi. Il nazista disse che aveva bisogno di qualche interprete<em>. &#8220;Chi parla tedesco?&#8221;</em> chiese. Ero impietrito, immobile. E proprio quando pensavo che questo esame fosse finito, ho sentito una spinta sulla schiena, una mano che mi mandava avanti a offrire la mia disponibilità d’interprete. Mi sono trovato davanti alla SS, che continuava a fissarmi con lo stesso sguardo. A un certo punto mi chiese <em>&#8220;dove sei nato? &#8220;.</em> Io risposi &#8220;in Italia&#8221;, senza guardarlo, con gli occhi verso un punto infinito. <em>&#8220;Sì ma dove?&#8221;,</em> insistette lui. &#8220; <em>A Firenze</em>&#8220;. Non finii neppure di pronunciare Florence, che mi disse: &#8220;<em>caro amico, la tua città è bellissima</em>&#8220;. Dopo un monologo di dieci minuti mi ha selezionato per il corpo interpreti. Eravamo dei privilegiati, e se io sono qui a parlare forse è anche per questo. Gli interpreti lavoravano sulla banchina d’arrivo della stazione di Auschwitz -Birkenau».</p>
<p><strong>Suo nonno era stato deportato con voi?<br />
</strong>«No. So che è difficile da credere, perché mio nonno morì nel ’36 quando io avevo 11 anni. Però ne sono sicuro: lui mi sospinse. E’ a lui che devo la mia sopravvivenza. Mio nonno paterno parlava tre lingue, tra cui anche il tedesco. Era cieco, un gran affabulatore. Lui mi parlava di Salgari, quando in genere a quel tempo i ragazzi si occupavano del <em>Libro cuore</em>, o al massimo di<em>Pinocchio</em>. Io ero un bambino di otto anni, frequentavo la terza elementare. Un giorno mi disse: &#8220;<em>Nedo tu devi imparare il tedesco e ricordati che le lingue rappresentano le chiavi per aprire le vie del mondo</em> &#8220;. In quei tre quattro anni di insegnamento mi ha aperto la via alla vita».</p>
<p><strong>Voi avevate consapevolezza di quello che vi aspettava ad Auschwitz?<br />
</strong>«I convogli ferroviari, i trasporti che portavano gli ebrei allo sterminio si chiamavano &#8220;trasporti notte e nebbia&#8221;. Pensate a questa definizione poetico letteraria, la definizione più precisa e puntuale e anche la più drammatica. Che cosa puoi immaginare di un tale convoglio? Niente. Un trasporto che non sai dove va. Sulla banchina di Auschwitz abbiamo visto arrivare per mesi ebrei greci, polacchi, ungheresi, italiani. Io ero sulla banchina quando con un convoglio è arrivata anche mia nonna. Era sorda, si guardava in giro senza riuscire a capire dove fosse finita. Io l’ho riconosciuta subito e sono andato ad abbracciarla, cosa peraltro rischiosissima e sono svenuto dall’emozione. I miei compagni allora mi hanno preso e mi hanno messo da una parte, coprendomi con delle foglie. Mi sono ripreso quattro minuti dopo, mia nonna era già finita nella camera a gas».</p>
<p><strong>Che spiegazione si dà per quanto è accaduto. C’è chi ha detto che dopo Auschwitz è cambiato persino il concetto e l’idea di Dio?<br />
</strong>«Molti, come me, non riescono a spiegare questa cosa. Per quello che è accaduto agli ebrei in questa ultima guerra, con la shoah c’è da chiedersi, con tutta franchezza, se è possibile che un Dio buono, onnipotente, onnipresente lasci ammazzare sei milioni di persone, anche se fossero stati sei milioni di delinquenti, che poi non erano. Mio nipote aveva solo 18 mesi, che colpe aveva? Io me la sono spiegata in questo modo. Per me il grande miracolo su questa terra è la nascita, la  procreazione. L’uomo cresce con un’intelligenza, una coscienza. Iddio, questa entità, è all’origine della nascita, poi l’uomo se la vede da sé, non possiamo credere che Dio intervenga nelle cose dell’uomo, perché allora dovremmo ammettere che su alcune interviene e su altre no. L’uomo è responsabile delle sue scelte, l’uomo ha il libero arbitrio. L’uomo ha la capacità e il potere di fare il bene e il male».</p>
<p><strong>Quindi l’uomo rimane il principale responsabile.<br />
</strong>«Certo. Se io penso che i tremilacinquecento uomini, che costituivano la guarnigione di Auschwitz, scrivevano a casa lettere affettuose alle mogli, mandavano ai propri figli fotografie, scrivevano parole buone, devo pensare anche che è presente questa dualità , e che è sempre in agguato. L’uomo è il responsabile, non Iddio. L’umanità è responsabile della Shoah, come dello stermino dei Curdi e degli Armeni. L’uomo è responsabile. Io ho lavorato sulla banchina della stazione di arrivo ad Auschwitz fino all’ottobre del 1944, guardavo Josef Mengele, simile ad un attore americano, vestito sempre elegante, come ad un galà, che avvicinava ai bambini dava loro carezze e caramelle, quando vedeva due gemellini se li portava via per i suoi esperimenti. Era un uomo. Noi eravamo dei candidati alla morte e lui sceglieva».</p>
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</strong>«Quando si dice che uno è sopravvissuto ad Auschwitz per testimoniare, si dice una balla. Chi è sopravvissuto, lo ha fatto per istinto. Non è stato facile testimoniare ciò che è stato. Se si andava solo quindici anni fa in una scuola e si chiedeva ad un preside di parlare dell’esperienza di Auschwitz la risposta tipica era &#8220;ma non rientra nei programmi&#8221;, &#8220;sa non vorrei turbare i ragazzi…&#8221;. Insomma nelle scuole non si entrava. Poche erano quelle disposte ad ascoltarci, ed era grazie a pochi illuminati. Il fenomeno delle testimonianze dei sopravvissuti ai campi di sterminio si è avuto all’inizio degli anni Novanta, quando c’è stata una vera apertura delle scuole. La gente della nostra generazione ha un senso di colpa perché tutto quello che è accaduto non sarebbe accaduto se ci fosse stata la solidarietà e la mancanza di questa  è stato ciò che ha alimentato la  strage. Per capire bisogna parlare del 1938 e delle leggi razziali. Il paese di Dante, di Michelangelo e di Leonardo, ha prodotto anche gli scienziati che hanno avallato la menzogna della razza, affermando che esisteva una razza ariana, e gli ebrei, non essendo ariani, era giusto che venissero estromessi dalla vita civile, dalla società, nonché avviati allo sterminio. Quello era il tempo in cui il signor Levi direttore di banca veniva cacciato e i colleghi, anziché indignarsi, si fregavano le mani perché si liberava un posto. E così successe nelle università, nelle scuole, nelle aziende. Questo è il punto, in Italia non c’è stato un movimento di opposizione alle leggi razziali, come ad esempio in Olanda dove hanno fatto anche degli scioperi».</p>
<p><strong>Oggi si assiste ad un rigurgito antisemita e ad un revisionismo storico esasperato, a cosa è dovuto?</strong><br />
«È dovuto principalmente alla destra, che legittima certe posizioni. Io direi che la shoah è stata molto metabolizzata e purtroppo nel modo peggiore. Se io penso che un paese come questo, che tra l’altro ha avuto un forno crematorio, quello di Trieste, la Risiera di San Sabba, oltre a vari campi di concentramento da Merano a Fossoli, ha faticato non poco per ottenere un giorno dedicato alla Memoria, ho detto tutto. Sul revisionismo possiamo solo dire che per sei milioni di morti massacrati in quel modo non ci puo’ essere né una giustificazione storica, né ideologica, pertanto l’unica difesa, l’estrema ratio è la negazione. E’ un processo pericoloso che intacca la conoscenza. La recente edizione di una famosa enciclopedia riporta alla voce Auschwitz questa definizione: &#8220;Luogo di detenzione dove vennero internati gli ebrei per tutta la guerra&#8221;. 2milioni e mezzo di morti finiti così. Se questo è il risultato, ci vorrebbe una seconda resistenza, ma non siamo capaci di farla».</p>
<p>Michele Mancino</p>
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		<title>Tricase: la Pro Loco Depressa scrive al Commissario</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 17:08:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>
		<category><![CDATA[Tricase]]></category>

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		<description><![CDATA[Egregio Commissario, vista la sensibilità con la quale Lei ha affrontato e in alcuni casi risolto alcuni problemi che riguardano la Comunità di Tricase, ci permettiamo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37904" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/01/gab-enel3.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-37904" title="Il punto dove dovrà sorgere la cabina Enel" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/01/gab-enel3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Il punto dove dovrà sorgere la cabina Enel</p></div>
<p>Egregio Commissario, vista la sensibilità con la quale Lei ha affrontato e in alcuni casi risolto alcuni problemi che riguardano la Comunità di Tricase, ci permettiamo, come Associazione Pro Loco Depressa, di sottoporle alcuni problemi che riguardano la nostra piccola realtà. Da alcuni giorni sono iniziati lavori da parte dell&#8217;Enel tesi a posizionare una cabina elettrica nei pressi della Scuola Media di Depressa. Dovrebbe fornire energia elettrica alle abitazione costruite in una vicina lottizzazione. Non vogliamo sapere perchè il tecnico autore del progetto di lottizzazione non abbia previsto un&#8217;area servizi all&#8217;interno della stessa, nè perchè e come l&#8217;Ufficio Tecnico comunale abbia approvato tale progetto senza accertarsi della presenza dei requisiti previsti per legge; ci chiediamo solamente perchè si sia ritenuto dover posizionare questa cabina su sedici metri quadrati di terreno pubblico, su una zona, peraltro, che all&#8217;atto della costruzione della Scuola si ipotizza sarebbe diventata una piazzetta o una piccola oasi verde con giochi per bambini, della quale peraltro Depressa è priva. Ci rimettiamo pertanto a Lei, pregandoLa di rivedere la decisione, di far posizionare in altro luogo la cabina di cui trattasi e nello stesso tempo far demolire il muro che delimita la zona di fronte alla Scuola Media, ripulirla dalle immondizie e dalle erbacee che vi sono anche sul retro per renderla agibile ed evitare nel contempo che sia infestata da animali e che continui ad essere ricettacolo di qualsiasi rifiuto, tenuto conto che la zona è abitata e che c’è una scuola ora frequentata anche da alunni delle elementari. Cogliamo l&#8217;occasione, tenuto conto che ultimamente Depressa è stata molto trascurata, per sottoporre alla Sua attenzione alcune situazioni che dovrebbero essere prese in seria e sollecita considerazione. 1) Via Cicciotti: la strada che porta al cimitero, se piove, all&#8217;altezza dell&#8217;oratorio parrocchiale, per circa 100 metri, diventa impraticabile per giorni, con grave disagio per i contadini che devono recarsi nelle loro campagne, per coloro che vogliono fare visita ai propri defunti, in occasione di funerali e in occasione della festa patronale; in alcune occasioni è dovuta intervenire un’autopompa per rimuovere l&#8217;abbondante massa d&#8217;acqua. 2) Via Salvemini, andando verso Castiglione, subito dopo il vecchio edificio scolastico</p>
<p>(meriterebbe più attenzione prima di crollare del tutto): si è creato, forse a causa di un pino, un dislivello di circa 15 cm che in caso di passaggio concomitante di due automezzi diventa molto pericoloso sia per i mezzi che per le persone. 3) Strada vicinale che da Depressa costeggiando il campo sportivo porta a Tricase: al punto in cui la strada si incrocia con la strada che venendo dal cimitero della frazione porta a Tricase, l&#8217;asfalto è letteralmente sparito e al suo posto vi è una buca larga circa 30 metri quadrati che rende la strada impraticabile; tenga conto che quella strada è altamente utilizzata oltre che dagli abitanti di Depressa anche da residenti di paesi limitrofi e della stessa Tricase che si recano ai Magazzini Piccinni. Questi menzionati sono solo alcuni dei problemi che la nostra piccola Comunità presenta ma sono di notevole importanza e meriterebbero da parte sua una solerte considerazione.</p>
<p>Adolfo Rizzo (Presidente Pro Loco Depressa)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Balzello del 6%: tu gratti, loro vincono</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 11:29:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se per principio come componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, ho sempre ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/01/Gratta-e-Vinci.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-37413" title="Gratta e Vinci" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2012/01/Gratta-e-Vinci-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Anche se per principio come componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “<a href="http://www.sportellodeidiritti.org/">Sportello dei Diritti</a>”, ho sempre puntualizzato la contrarietà verso il gioco d’azzardo di Stato e l’incentivazione di lotterie, “Gratta &amp; Vinci” e di qualunque misura che inviti il cittadino all’indebitamento, specie dietro al falso mito della “Fortuna”. La notizia che riportiamo ha dell’incredibile se si pensa che era quasi passata inosservata ai più e costituisce un’ulteriore prova che si voglia sempre far pagare i soliti noti, in questo caso qualche “fortunato” consumatore. Ci riferiamo in particolare al nuovo balzello introdotto dalla Manovra bis della scorsa estate dell’ultimo governo Berlusconi che è entrata in vigore il 1° gennaio 2012: secondo quanto contenuto in un articolo della suddetta manovra, lo Stato tratterrà il 6% delle vincite superiori ai 500 euro di Superenalotto, lotterie istantanee tipo i Gratta e Vinci e per le videolotteries. È da ricordare che la stessa percentuale è già prevista per il gioco del Lotto e il 10&amp;Lotto. La nuova tassa, come puntualizzato dall&#8217;agenzia specializzata Agicos, era stata già annunciata con un decreto dai Monopoli di Stato, in attuazione della manovra bis del 2011. Per le videolotteries i concessionari dovranno adeguare i sistemi di gioco entro il 20 gennaio. Il precedente governo ha previsto così d’incassare a danno dei consumatori circa un miliardo di euro l’anno a partire dal prossimo con questa vera e propria tassa al 6% delle vincite superiori a 500 euro. Si pensi che se il prelievo fosse stato applicato ai 178 milioni al Superenalotto nell&#8217;ottobre del 2010, la più alta vincita della storia in Italia, l’importo che sarebbe finito nelle casse dell’Erario sarebbe stato pari a 10,6 milioni di euro. Chiaramente il balzello del 6% si applicherà anche alle recenti lotterie vitalizie. Per esempio, “Win for Life” che attualmente attribuisce ai fortunati della prima categoria di vincite un premio da 6 mila euro al mese per 20 anni, con l’introduzione della misura scenderà a 5.640 euro (-360 euro). Per “Gold”, saranno invece trattenuti 600 euro. Analogo discorso per i vitalizi assegnati con i “Gratta &amp; vinci”: 360 euro in meno al mese con “Turista per Sempre” (e meno 12 mila euro per il bonus da 200 mila euro), e meno 600 euro al mese con &#8220;Vivere alla Grande&#8221; (e meno 30 mila euro per il bonus da 500 mila euro). Sul jackpot massimo delle Videolotteries, di 500 mila euro, il prelievo sulla vincita arriverà fino a 30 mila euro. Se da una parte viene introdotto una sorta di inganno da parte dello Stato che a fronte di una vincita dichiarata, in realtà verserà il 6 % in meno ai vincitori, resta una magra consolazione per i “giocatori”: la tassa non inciderà su Lotteria Italia, scommesse, poker e casinò online, bingo e slot machines, assodato che la vincita massima di 100 euro, è ben al di sotto della soglia su cui si applicherà la nuova tassazione.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Avv. Giovanni D’Agata</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sanità: serve anche comprensione&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 16:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federik</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Egregio Direttore, sono un laureando in Infermieristica ed assiduo lettore del suo giornale. Spesso, con molto dispiacere, leggo articoli sul nostro mondo ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/11/medico.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-35713" title="medico" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/11/medico-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Egregio Direttore, sono un laureando in Infermieristica ed assiduo lettore del suo giornale. Spesso, con molto dispiacere, leggo articoli sul nostro mondo sanitario alquanto negativi e sconcertanti. Questa lettera per esprimere la mia vicinanza ai cittadini bisognosi di salute, ma anche la mia comprensione e la mia (per quanto utile possa essere!) difesa nei confronti di tutti gli operatori sanitari che, ogni giorno, svolgono il proprio dovere, lottando contro un modello sanitario imposto da altri. Medici, infermieri, OSS, OTA, che ogni giorno devono affrontare numerose richieste avendo un bagaglio numerico di personale molto al di sotto delle aspettative. E&#8217; una sanità che sta pagando anni di sfruttamento e di anarchia, soprattutto economica. Non sono i cittadini gli unici a subire le conseguenze di tutto, ma anche gli operatori sanitari che, con responsabilità grossissime, devono sostenere dei ritmi di lavoro e di soddisfacimento della richiesta, assurdi. Un altro fattore importante, poco segnalato e discusso, è quello dell&#8217;emigrazione verso il nord da parte dei cittadini pugliesi: per risolvere lievi problemi di salute (come un&#8217;asportazione di un neo, un “dito a scatto”, un “alluce valgo”, ecc.). Mancanza di fiducia? Questo comporta delle spese enormi per il nostro Sistema Sanitario Regionale a favore di tutte quelle Regioni che ne “usufruiscono”. Concludo chiedendo, da futuro infermiere, comprensione da parte di tutti i cittadini (difficile quando si parla di salute, è vero!) verso tutti gli operatori sanitari che ogni giorno cercano di dare un servizio qualificato dal punto di vista professionale e umano, mettendo da parte i problemi e le carenze di un Sistema Sanitario che deve essere cambiato con l&#8217;apporto di tutti. Nella speranza poi che in questo mondo ci sia ancora spazio per noi futuri laureati.</p>
<p>Lettera firmata</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ospedale di Scorrano: “Grazie a tutti!”</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 10:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federik</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Scorrano]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Ministero della Salute, nonostante i piani di rientro, ha considerato la Puglia come una delle regioni dove gli standard qualitativi sono bassissimi per quanto ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/11/ospedale-Scorrano.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-35421" title="ospedale di Scorrano" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/11/ospedale-Scorrano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il Ministero della Salute, nonostante i piani di rientro, ha considerato la Puglia come una delle regioni dove gli standard qualitativi sono bassissimi per quanto riguarda la Sanità. Tutti noi cittadini siamo ormai talmente abituati a sentir parlare di “malasanità” e di “grande disagio” della sanità pugliese che quando, di contro, ci troviamo di fronte all&#8217;eccellenza dei nostri medici e all’efficienza di alcuni reparti ospedalieri ne rimaniamo veramente stupiti. L’eccellenza e l’efficienza, a dire il vero, dovrebbero essere la norma ma sempre più spesso sono un’eccezione di cui però rimaniamo sorprendentemente compiaciuti. L&#8217;ospedale, come afferma E. Hirsch, è percepito molto spesso più come un luogo di violenza e disumanità che come uno spazio in cui regna la sensibilità per gli aspetti più delicati e più intimi dell&#8217;estrema vulnerabilità umana. Si avverte, infatti, un abbassamento della soglia “dell’umano” e se da un lato la Sanità è sempre più votata alla ricerca del profitto o del pareggio del bilancio, dall’altra i pazienti sono sempre più considerati solo dei numeri. Ed allora, affinché quel sorprendente e piacevole compiacimento dell’eccellenza dei nostri medici e dell’efficienza dei nostri ospedali diventi una sprone per i medici e per i sanitari tutti a far sempre meglio, è necessario sottolineare, evidenziare e valorizzare quelle eccellenze che negli ospedali pugliesi si trovano. Nel mese di agosto mia moglie è stata ricoverata per un delicato intervento presso l’Ospedale “Veris-Delli Ponti” di Scorrano. Durante il suo ricovero sono rimasto piacevolmente stupito dall’assistenza che mia moglie e tutti i pazienti hanno ricevuto. Voglio ringraziare i medici e tutto il personale paramedico dei reparti di Ginecologia ed Ostetricia non solo per la loro professionalità ma, particolarmente, per l&#8217;umanità, la delicatezza e la sensibilità con cui hanno trattato mia moglie nei giorni del suo ricovero ospedaliero. Un ringraziamento sincero va, quindi, a tutti coloro che ogni giorno “operano” per salvare vite umane e lo fanno con dedizione, con competenza, con senso di responsabilità ma anche e soprattutto con amore. I medici Augusto De Donno ed Antonio Tau che hanno operato mia moglie, il Direttore delle Unità Operative citate dott. Antonio Perrone ed il Direttore responsabile dott. Rosario Zecca, non solo hanno garantito cure eccellenti, ma hanno diretto una équipe, medica e paramedica, che mai ha fatto mancare il conforto, la disponibilità e l’amore nei confronti dei pazienti. Voglio ringraziare in modo particolare anche il Primario del Pronto Soccorso Dr. Luigi Perulli per la serietà, i consigli e la dedizione con cui svolge il suo ruolo quotidianamente. Le parole di E. Trudeau “<strong>Curare a volte, alleviare spesso, confortare sempre” le ho ritrovate nel pensiero della Coordinatrice dei reparti, </strong><strong>la Sig.ra Donatella</strong><strong> Stanca “</strong>Il paziente deve essere accolto ed anche confortato…deve sentirsi a casa”. E’ con questo sentimento e questa sensazione… di essere a casa, che io e, in particolar modo, mia moglie abbiamo trascorso, in Ospedale, momenti sicuramente non semplici per l’intervento chirurgico, che rimarranno indelebili nel nostro cuore. Queste Persone ci hanno insegnano che per essere bravi medici e bravi infermieri non bisogna mai trascurare anche l’aspetto umano, fondamento importante di una società evoluta. Pertanto ai direttori, ai medici, al personale infermieristico e paramedico dei reparti di Ginecologia ed Ostetricia dell’Ospedale “Veris-Delli Ponti” di Scorrano va tutta la nostra riconoscenza, tutta la nostra gratitudine e la nostra profonda stima.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Lettera firmata</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Sono più malato che lo ero prima”</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 10:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federik</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tricase]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo testualmente una lettera indirizzata al Primario di Urologia dell’Ospedale “Cardinale Giovanni Panico” di Tricase. Sapere cosa pensi uno straniero ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/11/ospedaleTricase.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-35423" title="ospedale di Tricase" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/11/ospedaleTricase-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Pubblichiamo testualmente una lettera indirizzata al Primario di Urologia dell’Ospedale “Cardinale Giovanni Panico” di Tricase. Sapere cosa pensi uno straniero del nostro servizio sanitario può esserci utile.</p>
<p><em>&#8220;Egregio Primario, essendo straniero, La prego di scusare gli errori linguistici. In seguito ad una colica renale sono dovuto recarmi due volte al dipartimento dell’urologia del suo ospedale sempre avendo un appuntamento preciso. Tutte e due le volte ho dovuto aspettare quasi due ore e la seconda volta ho rinunciato al servizio dell’ospedale perché non ce la facevo più e mi sentivo trattato male. Ho 74 anni e non sono in grado di subire questo stress che mi fa più malato che lo ero prima. Distinti saluti, Micheal Binder&#8221;.</em></p>
<p>Capito cosa intendevamo&#8230;?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Quel lavaggio non s’ha da fare!”</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 18:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casarano]]></category>
		<category><![CDATA[News & Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>

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		<description><![CDATA[Non posso fare a meno di segnalarvi un caso assai grave: il 5 settembre scorso, il primario di Oncologia degli ospedali di Casarano e Gallipoli (è lo stesso primario ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/10/ospedale-casarano.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-35414" title="ospedale di Casarano" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/10/ospedale-casarano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Non posso fare a meno di segnalarvi un caso assai grave: il 5 settembre scorso, il primario di Oncologia degli ospedali di Casarano e Gallipoli (è lo stesso primario per le due strutture) ha reso impossibile una semplicissima prestazione infermieristica ambulatoria mensile, quale la pulizia del Port, perché la paziente (mia moglie) non era da lui seguita. Ecco nei dettagli la vicenda. (</em><em>Carmelo De Matteis – Taviano)</em></p>
<p>“Lunedì 5 settembre 2011, verso le ore 9,00 circa mi reco, accompagnata da mio marito De Matteis Carmelo, presso l’ambulatorio di Oncologia dell’ospedale di Casarano, ove ci trovavamo per altri motivi, munita di regolare impegnativa del medico curante per richiedere una semplice prestazione ambulatoriale: il lavaggio periodico del Port (o C.V.C. – Catetere Venoso Centrale) di cui sono portatrice da oltre 2 anni. Il primario dott. Giuseppe Serravezza, presente nella stanza della capo-sala ove ci siamo recati per richiedere tale prestazione, mi ha chiesto dapprima se sono una sua paziente, quindi alla mia risposta negativa si è rifiutato di far eseguire tale prestazione. Alla mia richiesta di chiarimenti sulle motivazioni, mi risponde sgarbatamente che tale prestazione è riservata esclusivamente ai pazienti da lui seguiti, e che quindi è necessaria una preventiva visita oncologica completa che valuti il mio stato di salute generale con l’apertura di una cartella clinica e una valutazione complessiva della situazione. Fattogli presente che la mia richiesta era di un semplice lavaggio del Port e non di una visita oncologica, lavaggio che consiste nell’iniettare con una siringa una piccola quantità di soluzione fisiologica mista ad eparina, operazione a cui tutti i portatori di Port devono necessariamente sottoporsi ad intervalli massimi di circa 3/4 settimane al fine di evitare che un coagulo di sangue otturi il tubicino che termina nella vena giugulare, con conseguenze in tal caso catastrofiche, la sua risposta è stata breve e concisa: “no, non si può fare”. Fattogli ancora presente che da 2 anni esatti effettuo mensilmente la stessa prestazione presso il reparto di Oncologia dell’ospedale di Gallipoli, dove lo stesso dott. Serravezza è primario, mi risponde testualmente: “<em>bene, vuol dire che darò disposizione ai miei collaboratori di Gallipoli affinché non la faccia più neanche lì</em>”. Per fare il lavaggio mi invita quindi a recarmi presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale, dove mi reco subito poiché dal lavaggio precedente erano ormai passati oltre 35 giorni, quindi ero già a rischio di otturazione. Ovviamente il medico e l’infermiera di turno, seppur mortificati dal nostro racconto, non hanno potuto aiutarmi in quanto la prestazione richiesta è di esclusiva competenza oncologica. Lasciato l’ospedale di Casarano ci rechiamo nella stessa mattinata presso l’ospedale di Gallipoli, reparto Oncologia, dove tutti gli altri lavaggi sono stati eseguiti finora. Arrivata in reparto, dove oramai sono conosciuta dal personale, vengo prima fatta accomodare nella saletta infermieristica e poi fatta uscire dopo pochi minuti perché erano giunte nel frattempo nuove disposizioni dal primario dott. Giuseppe Serravezza riguardo le prestazioni di lavaggio Port. Mi reco assieme a mio marito dal medico di turno dott.ssa Paolelli, la quale ammette di aver ricevuto in mattinata nuove disposizioni dal dott. Serravezza secondo le quali il lavaggio del Port deve essere preceduto da visita specialistica dietro presentazione di tutta la documentazione clinica pregressa. Alle nostre rimostranze che la modalità di lavaggio non cambia a seconda della patologia del paziente, e che comunque con me viaggia il tesserino di accompagnamento ed identificazione del Port, da esibire in caso di problemi al personale medico, ma non certo la documentazione clinica, la dott.ssa Paolelli rifiuta di visionare il tesserino definendolo non importante, e compila una cartella chiedendomi di sottoscrivere una sua personale annotazione circa il mio presunto “rifiuto” a esibire la documentazione medica. Questa cartella, ovviamente non sottoscritta perché non veritiera, è stata poi ritirata senza rilasciarmene copia quando mio marito ha iniziato a scriverci le nostre contro-deduzioni. Infine la dott.ssa Paolelli si è rifiutata di far eseguire il lavaggio e, alla presenza del Direttore Sanitario dott. Falsea intervenuto nel frattempo e che può testimoniare, si è anche rifiutata di rilasciarmi dichiarazione scritta contenenti le motivazioni per le quali rifiuta la prestazione e con l’assunzione diretta di tutte le responsabilità cui andavo incontro in assenza di tale lavaggio. Il lavaggio è stato poi eseguito in maniera encomiabile e senza alcun problema presso l’ambulatorio di Oncologia dell’Ospedale di Nardò. Per quanto su esposto, chiedo che venga fatta chiarezza sull’atteggiamento tenuto dai reparti di oncologia degli ospedali di Casarano e di Gallipoli e sul disservizio arrecato al servizio pubblico sanitario con la negazione di una prestazione infermieristica ambulatoriale ad un paziente oncologico”.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Anna Maria Rainò &#8211; Taviano</strong></em></p>
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		<title>Nardò: una colonscopia davvero… dolorosa</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 15:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nardò]]></category>
		<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>
		<category><![CDATA[Porto Cesareo]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 7 ottobre 2011, a mezzogiorno circa, ho accompagnato mio marito presso l’Ospedale Civile di Nardò perché doveva fare una colonscopia. Appena arrivati ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/10/ospedale-Nardò.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-35224" title="ospedale Nardò" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/10/ospedale-Nardò-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Venerdì 7 ottobre 2011, a mezzogiorno circa, ho accompagnato mio marito presso l’Ospedale Civile di Nardò perché doveva fare una colonscopia. Appena arrivati in reparto abbiamo informato l’infermiera di turno di essere lì in attesa della chiamata per svolgere l’esame. Dopo cinque minuti circa una voce in fondo al corridoio ha chiamato mio marito per fargli firmare un modulo e praticargli una iniezione, senza dargli alcuna informazione sul trattamento sanitario al quale doveva sottoporsi e sul farmaco fattogli assumere. Dopo dieci minuti circa mio marito è stato richiamato per sottoporsi all’intervento sanitario. Erano passati all’incirca due minuti, quando dalla sala di attesa ho iniziato a sentire dei lamenti sommessi che di lì a poco sono sfociati in grida atroci di dolore. Incredula mi ci è voluto più di qualche minuto per capire che quelle urla erano di mio marito, allora spaventata mi sono avvicinata alla porta della stanza dove si stava svolgendo l’esame ed ho bussato ripetutamente per essere tranquillizzata, ma il risultato: nessuna considerazione, nessuna risposta di rassicurazione, mentre invece continuava l’esame colonscopico, nonostante lo strazio e l’atroce sofferenza che mio marito continuava a manifestare, senza alcuna forma di pietà e rispetto del dolore altrui. Inebetita dallo spavento ed esterrefatta mi sono recata verso la sala d’attesa per trovare qualcuno, un medico o un infermiere, che ponesse fine a questo tormento; non ho trovato nessuno, tranne una signora anziana che aveva fatto lo stesso esame di mio marito, la quale seduta furtivamente su una sedia lamentava il trattamento sanitario appena subito. Con voce flebile per il dolore sopportato e le gambe tremolanti per lo stress patito diceva che mai più avrebbe fatto un esame del genere all’Ospedale di Nardò, facendomi notare di averlo già fatto altre due volte presso altre strutture sanitarie senza patire il benché minimo dolore. Dopo venti minuti circa dall’inizio della seduta, mio marito ha finito finalmente l’esame colonscopico, diafano e cianotico in viso, con la fronte e il viso imperlato e tutto madido di sudore, con un aspetto molto patito ed innaturale. Triste ed arrabbiata per l’accaduto, ho subito esatto dal medico di turno spiegazioni sul mancato ricorso a farmaci anestetizzanti e/o antidolorifici, prima e durante la colonscopia, il quale mi ha risposto seccamente che è così che si interviene da sempre per questo tipo di trattamenti sanitari e se non contenta del Servizio sanitario nazionale, posso rivolgermi altrove. Furente ma illuminata da tale risposta, ho compreso che in Italia, soprattutto quella del sud e nello specifico nel Salento, esistono due Servizi sanitari nazionali, quello pubblico, che opera in barba ai principi più elementari del diritto alla salute, alla trasparenza amministrativa, al diritto all’informazione e al diritto al sollievo dalla sofferenza (in violazione dell’art. 32 Cost, dell’art. 1 legge n.241 del 1990, del Giuramento di Ippocrate) e quello privato che non soffre di questi problemi, che vive e si rigenera, anche e soprattutto grazie alla disaffezione per le strutture ed i servizi pubblici, ingenerata, tra l’altro la maggior parte delle volte, dagli operatori dello stesso servizio pubblico, che svolgono lo stesso lavoro anche privatamente. Scrivo per portare questa mia esperienza familiare alla Sua conoscenza, perché episodi del genere non si verifichino più!  Perché cessi questa dicotomia tra Sistema sanitario pubblico e privato che è tutta sulle spalle dei cittadini e delle loro famiglie in termini di disservizi, di perdite di tempo e di costi. Una soluzione fra le tante magari potrebbe essere il calmierare i prezzi dei servizi sanitari privati, lasciando la libertà ai cittadini o utenti (non sudditi o servitori della gleba) di scegliere di quale servizio sanitario avvalersi a parità di qualità oppure non consentire a chi presti servizio presso una struttura sanitaria pubblica di svolgere la stessa attività presso strutture private. O magari sottoporre periodicamente gli operatori che ricoprono ruoli di responsabilità ad esami e/o alla valutazione dell’utenza per misurare la capacità, l’etica, ecc… Mi chiedo: forse se solo ci fosse un po’ di buona volontà da parte delle Istituzioni sarebbe poi così difficile far viaggiare il Sistema sanitario nazionale invece che sulla corsia dei veicoli lenti su quella di sorpasso?</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Rosa Coppola (Porto Cesareo)</strong></p>
<p><em>La signora ha indirizzato questa lettera anche al Ministro della Sanità, al Governatore ed all’Assessore alla Sanità della Regione Puglia, al Presidente regionale di Cittadinanza Attiva TDM ed alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ufficio Postale di Tricase 2: “Grazie agli impiegati”</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 08:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federik</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tricase]]></category>

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		<description><![CDATA[Voglio segnalare la mia grande soddisfazione per il servizio avuto dall’Ufficio Postale di Tricase 2. Nei mesi precedenti ho mandato dei soldi in Germania per mio cognato ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/10/poste.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-35221" title="poste" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/10/poste-150x127.jpg" alt="" width="150" height="127" /></a>Voglio segnalare la mia grande soddisfazione per il servizio avuto dall’Ufficio Postale di Tricase 2. Nei mesi precedenti ho mandato dei soldi in Germania per mio cognato e non potendo riscuoterli per un errore di nome sull’indirizzo, assieme all’impiegato dell’Ufficio Postale suddetto abbiamo richiamato i soldi indietro e messo l’indirizzo giusto: tempo un’ora, abbiamo risolto tutto con l’aiuto della pazienza e della gentilezza degli impiegati dell’Ufficio Postale di Tricase 2, che senza far muovere il destinatario a destra e a sinistra, sono riusciti a fargli percepire la somma inviata. Un altro servizio me l’hanno offerto alcuni giorni fa, quando avevo urgenza di spedire una montagna di documenti a Bruxelles, in Belgio, alla Commissione Europea (per questioni personali): ebbene, gli impiegati hanno avuta tanta pazienza nel confezionarmi il pacco con tutto in ordine, compresa raccomandata e spedizione. Ringrazio ancora i dipendenti dell’Ufficio Postale di Tricase 2 per la loro gentilezza e disponibilità.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Antonio Bardoscia (Miggiano)</strong></p>
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		<title>Il futuro che ci fa paura</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 08:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>

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		<description><![CDATA[Camminavo distrattamente fra le viuzze semisederte del mio piccolo paesino, in un pomeriggio di inizio autunno, pensando al niente, diretta verso casa. Poi mi sono fermata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/10/giovani-e-lavoro.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-34812" title="giovani e lavoro" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/10/giovani-e-lavoro-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Camminavo distrattamente fra le viuzze semisederte del mio piccolo paesino, in un pomeriggio di inizio autunno, pensando al niente, diretta verso casa. Poi mi sono fermata, attratta da una scritta a caratteri cubitali e malconci, che campeggiava su di un muretto altrettanto malconcio, eroso in più parti, scalfito dal tempo; la scritta diceva: “Non esiste più il futuro di una volta”.Quanto è vero, pensai amaramente, anche se probabilmente l&#8217;autore di quella triste verità non ne era pienamente consapevole. O magari la mano che aveva guidato la bomboletta spray sul muretto, era una mano come la mia, giovane, inesperta e timorosa. Beh, non si può certo dire che viviamo un bel momento(e “bel momento” sembra addirittura un beffardo eufemismo), minacciati dai continui dati Istat, da tristi sondaggi, da classifiche deludenti e da notizie sconfortanti, che immancabilmente e continuamente i media ci propinano, come se non ci rendessimo conto già da soli di quanto le cose vadano male; come se noi giovani non sapessimo già abbastanza quanto la parola “futuro” sia diventata un lusso che pochissimi si possono permettere. “Che cosa vuoi fare da grande?”: è questa la domanda che più spesso ti viene posta, caro studente senza futuro, non è vero? Ma forse farebbero meglio a chiederti: “Cosa sogni di fare, cosa speri di diventare?”. Giusto. La speranza è l&#8217;unica cosa su cui ormai possiamo contare ora che il futuro ci fa paura; ora che vorremmo restare per sempre studenti universitari, per poter così rimandare il momento in cui, con quel pezzo di laurea in mano, non sapremo da che parte andare, nonostante tutto l&#8217;impegno e gli sforzi profusi per conquistarlo, quel pezzo di carta che, ahimè, ci servirà a ben poco. E i sogni&#8230; beh, anche quelli sono la nostra salvezza, caro laureato precario, e ti serviranno soprattutto quando, dietro la postazione di un Call Center, rassegnato all&#8217;idea che non diventerai mai un bravo giornalista, un affermato professionista, un apprezzato chirurgo piuttosto che uno stimato avvocato, non ti resterà che chiudere nel cassetto le tue ambizioni e sognare come sarebbe stato per te se il mondo in cui vivi fosse girato un po’ per il verso giusto.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Carla Imperato</em></strong></p>
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		<title>Un padre di Lucugnano: badiamo di più ai nostri figli</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 17:14:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>
		<category><![CDATA[Tricase]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono di Lucugnano e vorrei raccontare ai miei concittadini un episodio accaduto l’estate appena trascorsa. Un tardo pomeriggio di agosto, allarmato da urla e strani ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/10/LucugnanoVandali-2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-34771" title="vandali a Lucugnano" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/10/LucugnanoVandali-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Sono di Lucugnano e vorrei raccontare ai miei concittadini un episodio accaduto l’estate appena trascorsa. Un tardo pomeriggio di agosto, allarmato da urla e strani rumori provenienti dalla Scuola Media  adiacente la mia abitazione, ho deciso di andare a controllare di persona cosa stesse accadendo. Al mio arrivo gli autori di quei rumori si erano volatilizzati. Lo spettacolo che si presentava ai miei occhi mi lasciava allibito. Nel vecchio edificio di quella Scuola ha sede il “Centro Culturale Ricreativo Sportivo Lucugnanese”. Tale Associazione, di cui faccio parte, attraverso le sue molteplici iniziative (che vanno dalle rappresentazioni teatrali all’organizzazione di convegni, alle manifestazioni sportive di vario tipo), ha movimentato e arricchito la piccola Lucugnano per quasi 25 anni, promuovendo, con fierezza, il nome dei suoi cittadini più illustri (Girolamo Comi e Papa Galeazzo) su tutto il territorio salentino. Ebbene, la sede del “Centro” era stata devastata. Finestre distrutte, costumi di scena e scenografie (usati nel corso delle predette rappresentazioni teatrali) sparsi per il giardino. All’interno uno spettacolo sconcertante. Il locale sembrava “esploso”. Inoltre, capivo finalmente l’origine di quei tonfi sordi: ai piedi di una finestra giaceva semidistrutto un grosso estintore, trafugato da quei locali. I nostri “eroi” si erano divertiti a lanciarselo addosso. Sono rimasto per qualche minuto in silenzio ad osservare quella scena. Poi sono corso a casa a prendere la macchina fotografica. Volevo immortalare quello “spettacolo”. In quei momenti ho purtroppo constatato, con mia enorme amarezza, che Lucugnano non ha dato solo i natali a “poeti illuminati” o a “parroci libertini”, ma anche a “giovani annoiati” che non trovano altro divertimento se non quello di danneggiare le strutture e i monumenti cittadini. Era già successo con il Monumento ai Caduti, ridotto nel corso degli anni ad un ammasso di mattoni cadenti. A questi giovani non importa che quel “mucchio di pietre” sia dedicato a uomini che hanno dato la vita per tutti noi. Quanta amarezza se si pensa che magari su quella lapide vi è inciso anche il nome di un loro nonno! Per loro non ha alcun valore il fatto che dei lucugnanesi, attraverso il “Centro Culturale” o altre Associazioni del genere, sacrifichino parte del loro tempo e denaro per promuovere il nome del loro paesino. La mia non vuole essere la solita critica “generazionale” o la solita frase fatta “ai miei tempi ciò non succedeva” (anche se devo ammettere che a me e ai miei amici bastava un pallone per non essere sopraffatti dalla noia). La mia è, forse, la richiesta di aiuto di un padre preoccupato. E’ un richiamo a chi dovrebbe inculcare nei ragazzi il rispetto per le cose e le persone; ad essere un po’ più presente nella vita dei propri figli. E se anche uno solo di quei ragazzi, leggendo questo mio sfogo, rifletterà e capirà la stupidità di certi comportamenti, io avrò raggiunto il mio obiettivo.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Gianpiero Minerva &#8211; Lucugnano (Tricase)</strong></p>
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		<title>Il calvario di un impiegato ammalato</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 17:22:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora parlo io]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrivo perchè stremato da una condizione che ormai è divenuta insostenibile. Sono un ragazzo di 29 di Lecce, di professione infermiere presso la Asl BAT. Inizio ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/10/viaggiare-treno.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-34774" title="viaggiare treno" src="http://www.ilgallo.it/wp-content/uploads/2011/10/viaggiare-treno-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Scrivo perchè stremato da una condizione che ormai è divenuta insostenibile. Sono un ragazzo di 29 di Lecce, di professione infermiere presso la Asl BAT. Inizio a lavorare nel maggio 2006 presso sopradetta azienda, ma nel 2010, in seguito alla visita medico-legale, mi viene diagnosticata una cardiopatia dilatativa post infartuale con una frazione di eiezione di ormai il 20%: per capirci, il minimo per poter svolgere le normali mansioni di un vecchio di 90 anni, ossia mangiare, bere, vestirsi. Niente sport, niente sforzi, niente di niente di niente. Sono un ottimista e nonostante tutto non mi perdo d&#8217;animo e continuo ad affrontare quello che la vita mi presenta, senza sorprendermi di nulla ormai. Quello che però non digerisco e non ho intenzione di mandare giù è il fatto che nonostante mi sia stata riconosciuta una invalidità del 75%, la 104 con relativo art. 21, ancora oggi mi ritrovo a dover affrontare settimanalmente i 300 km che mi separano dalla mia residenza. 300 km che in Puglia si traducono in ritardi, disagi, ecc. per 7 ore di treno (salvo perdere coincidenze, ecc.). Sono ottimista e continuo ad esserlo finché il fiato me lo permetterà. Ma finche avrò quello in gola, voglio gridare la mia rabbia nei confronti delle istituzioni che alla mia domanda di avvicinamento hanno risposto verbalmente che loro hanno l&#8217;organico al completo (mi viene da ridere…!) e ancora oggi, a distanza di due anni dalla domanda e con le condizioni cliniche che peggiorano di mese in mese, mi ritrovo a dover affrontare questi estenuanti e sfiancanti viaggi, a vivere da solo in una casa, anzi non da solo ma con l&#8217;ansia (certificato Asl Le) che la notte diventa paura e incubi, che di certo non aiutano una condizione patologica già di per sè. Cosa voglio dire con questa lettera? Vergogna Italia, vergogna Asl, vergogna direttori sanitario, generale, amministrativo, ecc., ecc. Tanto morirò lontano da casa e, chissà, in qualche schifoso treno, in qualche schifosa e afosa giornata di mezza estate. E poi qualcuno dirà “poverino, si poteva evitare” e cazzate varie. Ma adesso che ancora ci sono, dico: “Vergogna istituzioni, vergogna burocrazia, vergogna Italia!”.</p>
<p><a href="mailto:mauriziobiasco@hotmail.it">mauriziobiasco@hotmail.it</a></p>
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