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Cavallino

Rapina in gelateria: fuggiti con 4mila euro

La rapina ai danni della gelateria “Principe” di Porto Cesareo. Il colpo, poco prima delle 3 di notte, quando in giro non vi era ormai nessuno…

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Un colpo simile a quello avvenuto, poche ore prima, nei magazzini Mondo Convenienza del centro commerciale di Cavallino.

In due, entrambi con i volti coperti da passamontagna, hanno fatto irruzione all’interno della gelateria “Principe” di Porto Cesareo.

La coppia è passata all’azione poco prima delle 3. Pistola puntata contro il gestore, per farsi consegnare l’incasso: circa 4mila euro.

Arraffato il denaro, i due sono fuggiti, a detta di alcuni, a bordo di un’auto di colore scuro di cui non è stato possibile risalire al numero di targa.

Gli uomini del Commissariato di Polizia di Nardò, che si occupano del caso, hanno analizzato i  filmati di videosorveglianza negli istanti successivi alla rapina da cui n’è emerso un dettaglio: i due rapinatori si sono espressi con un accento locale.

Gli inquirenti, non escludono quindi, che si possa trattare della stessa banda che poco prima, ha agito nel centro commerciale di Cavallino.

Cavallino

Matino, Cavallino e Supersano: notte di fuoco

Cinque auto distrutte dalle fiamme in poco più di tre ore

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Poco prima di mezzanotte in via Malta, a Matino, le fiamme hanno distrutto al parte anteriore di una Opel Meriva di proprietà di un muratore del luogo. Fiamme domate vigili del fuoco distaccamento di Gallipoli.

Neanche mezzora dopo a Cavallino, in via Santa Chiara, distrutta dalle fiamme una Fiat Panda. Fiamme che prima di essere domate dai vigili del fuoco Lecce hanno fatto in tempo a danneggiare una Peugeot 307 parcheggiata vicino ed il prospetto di un’abitazione.

Intorno alle tre di notte a Supersano, in via Cesare Battisti, invece, è andata praticamente distrutta una Citroen Picasso; seriamente danneggiata anche una Volkswagen Touran parcheggiata vicina.  Le fiamme sono state spente dai vigili del fuoco del distaccamento di Maglie. Sul posto anche i carabinieri di Ruiffano che hanno avviato le indagini.

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Cavallino

Dalla lite alle minacce: 49enne arrestato per estorsione

Dissidi personali sfociati in intimidazioni nei confronti di un uomo e del figlio, con tanto di richiesta di denaro

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Nella serata di ieri i militari della Stazione Carabinieri di Cavallino, con l’ausilio di personale della Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Lecce, nel corso di un servizio scaturito a seguito della denuncia sporta dalla vittima, hanno tratto in arresto in flagranza del reato di estorsione, un uomo già noto alle forze dell’ordine.

Si tratta di De Riccardis Giovanni classe 1970, residente a Cavallino.

Il 49enne aveva avanzato una pretesa di denaro, nei confronti di un uomo, a seguito di contrasti e dissidi di natura privata. Problemi poi sfociati in vere e proprie minacce di morte nei confronti non solo del denunciante ma anche del figlio.

Così aveva intimato la consegna della somma di 250 euro in contanti, che la vittima avrebbe dovuto lasciare all’interno di un armadietto, in uso all’arrestato, sito in uno spogliatoio sul luogo di lavoro di quest’ultimo, a Cavallino. Dopo la consegna del denaro sul posto sono arrivati i Carabinieri che hanno bloccato il 49enne un attimo dopo il ritiro della somma.

All’interno dell’armadietto sono stati trovati anche alcuni coltelli, che cautelativamente sono stati sequestrati.

Recuperato il denaro, per l’uomo sono scattate le manette con l’accusa di estorsione e, dopo le formalità di rito, lo stesso è stato condotto presso la Casa Circondariale di Lecce si disposizione dell’Autorità Giudiziaria

Dopo la consegna del denaro sul posto sono arrivati i Carabinieri che hanno bloccato il 49enne un attimo dopo il ritiro della somma.

All’interno dell’armadietto sono stati trovati anche alcuni coltelli, che cautelativamente sono stati sequestrati.

Recuperato il denaro, per l’uomo sono scattate le manette con l’accusa di estorsione e, dopo le formalità di rito, lo stesso è stato condotto presso la Casa Circondariale di Lecce si disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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Cavallino

Guerra a Cavallino per l’amianto

Il sindaco si difende: “Decisione non nostra. Voi, retrogradi”

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In 4 contro uno. Il Comune di Cavallino si trova a fronteggiare gli attacchi di ben 4 sindaci di comuni limitrofi per l’impianto di trattamento dell’amianto presente sul suo territorio.

Si tratta dei primi cittadini di San Cesario, Lequile, Lizzanello e San Donato che puntano il dito contro l’amministrazione cavallinese rea di aver lasciato aprire, nei pressi delle due discariche di rifiuti solidi urbani già insistenti sulla zona, l’impianto proposto dalla società Project Resources Abestos, una srl nell’orbita della Geoambiente srl, responsabile della gestione di una delle due discariche adiacenti.

Il casus belli, oltre alla collocazione in una zona già altamente esposta a ovvi rischi ambientali, è la modalità di avvio delle attività. I 4 sindaci infatti contestano al sindaco di Cavallino l’aver permesso l’avvio delle attività lo scorso dicembre con una semplice SCIA, sfruttando la decisione di un decreto del Ministero dell’Ambiente grazie alla quale l’apertura dell’impianto non ha dovuto passare prima da una Valutazione di Impatto Ambientale.

Ecco quindi la decisione dei sindaci di San Cesario, Lequile, Lizzanello e San Donato di impugnare dinanzi al Tar del Lazio il decreto, mettendo in dubbio la legittimità della SCIA per una decisione di questo genere e di questa portata.

Da Cavallino arriva prontamente la risposta del sindaco Gorgoni, che spazza subito via le voci sulla società in questione: “Innanzitutto va precisato che l’iniziativa di realizzare l’anzidetto impianto è stata adottata esclusivamente da un soggetto privato, P.R.A. Srl, quindi, la stessa non è certamente e sotto qualsivoglia profilo, riferibile all’Amministrazione Comunale di Cavallino. Alla luce di quanto riferito dall’Ufficio tecnico comunale, l’utilizzo dello strumento di SCIA, adottato dalla Società“, aggiunge poi, “risulta rispondente alla tipologia dell’intervento edilizio a suo tempo proposto dalla medesima. In definitiva” sottolinea Gorgoni, “questo Comune non poteva legittimamente inibire l’iniziativa, in quanto è assolutamente conforme alla normativa vigente. Tra l’altro si presenta come laboratorio sperimentale di trascurabilissima portata ed entità, avente una durata limitata nel tempo di soli 24 mesi”.

Per poi chiosare: “Tale modo di agire impedisce lo sviluppo e la crescita  del nostro Mezzogiorno“.

Non si sottraggono alla polemica 3 dei 4 primi cittadini attivatisi contro l’impianto: a stretto giro arriva infatti la replica dei sindaci di San Cesario, Fernando Coppola, di Lequile, Vincenzo Carlà, e di Lizzanello, Fulvio Pedone. “Le nostre comunità hanno già pagato un tributo pesantissimo ed è ovvio che, se sempre in quella zona si vuole realizzare pure un impianto per l’amianto, esse – al pari di ARPA e ASL – chiedano una Valutazione di Impatto ambientale proprio considerata la specifica collocazione territoriale. La VIA garantirebbe solo il coinvolgimento delle nostre comunità, eventualmente rassicurandole sulla eventuale assenza di fattori di impatto o rischio ambientale. Per questo davvero non comprendiamo perché PRA S.r.l. dimostri di temere e fugga come la morte una semplice VIA, cui al suo posto ci saremmo già sottoposti. Allo stesso modo non comprendiamo perché presentare di soppiatto una SCIA anziché chiedere una autorizzazione unica ambientale per la messa in esercizio dell’impianto“.

Ed in merito alla frecciatina sulla mancanza di lungimiranza, rispondono: “Non siamo contro lo sviluppo, ma per uno sviluppo sostenibile, che passi attraverso l’utilizzo (e non la fuga) dei procedimenti maggiormente partecipativi e pubblici, idonei ad assicurare a popolazioni già sottoposte da decenni a enormi pressioni ambientali il necessario e tempestivo coinvolgimento e le massime garanzie per la salute del nostro ambiente e dei cittadini“.

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