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Gallipoli

Si sposta il mercato di Gallipoli

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Il Consiglio Comunale che si riunirà a fine settimana affronterà, tra i vari punti all’ordine del giorno, anche quello relativo allo spostamento dell’area mercatale, che non invaderà più le strade limitrofe alla palazzina di via Pavia, trovando la sua nuova ubicazione in via Alfieri. “Si porta a compimento”, dichiara l’assessore Rosario Spada, “con l’ultimo atto ufficiale, siglato dall’assise civica, un percorso in cui hanno fortemente creduto il sindaco Giuseppe Venneri e l’Amministrazione Comunale, capaci di rispondere alle attese ed alle esigenze della cittadinanza, che richiedeva una struttura mercatale moderna, efficiente e funzionale.

Una risposta che abbiamo dato e che cancellerà con un colpo di spugna tutti i problemi registratisi sinora, soprattutto quelli legati alla vivibilità di quanti risiedevano lungo le vie che attualmente ospitano il mercato”. Il Consiglio Comunale sarà dunque chiamato a sancire la chiusura del mercato di viale Europa e la contestuale apertura di quello in via Alfieri, visto che è di competenza dell’assise civica la modifica al Regolamento Comunale per la disciplina dello svolgimento delle attività commerciali pubbliche. L’esecutivo, tuttavia, sta accelerando l’iter per porre in essere tutti i passaggi propedeutici e perchè il trasferimento diventi operativo quanto prima.

“Tra qualche giorno”, prosegue l’Assessore, “incontreremo le categorie dei commercianti proprio per definire e concordare gli ultimi dettagli del passaggio, che spero possa avvenire, soprattutto dopo l’ultimo avallo del Consiglio, per gli inizi di novembre”. Un’attesa che sarà ripagata con un mercato che rappresenterà una struttura a pieno servizio per commercianti e soprattutto cittadini.

“Un’area che azzererà”, chiarisce ancora Spada, “i problemi della viabilità e dei parcheggi, degli spazi e dei servizi igienici, visto che la nuova ubicazione di via Alfieri darà risposte certe e condivise a tutte le attuali ed annose problematiche che hanno caratterizzato per decenni i mercati settimanali della nostra città”. Il primo passaggio dell’iter consiliare è la convocazione della relativa Commissione, la Quarta, convocata dal presidente Emanuele Liaci per mercoledì 23 settembre, alle 16,30, e propedeutica ai lavori consiliari.

D.T.

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Attualità

Centro storico di Gallipoli: i commercianti non ci stanno

«Poco turismo per colpa nostra? Semmai il contrario!»

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In merito alla questione della chiusura delle attività commerciali nel centro storico di Gallipoli per il periodo invernale, Sandro Freddo e Matteo Spada, rispettivamente membro del direttivo e presidente dell’Associazione Commercianti e Imprenditori, ribadiscono che il poco turismo fuori stagione (né, tantomeno, il ripopolamento del centro storico) non è causato dalla chiusura delle attività commerciali ma, esattamente al contrario, sono i commercianti che sono obbligati a chiudere le attività per mancanza di turismo (o di residenti).

«Così è ristabilito il corretto rapporto di causa-effetto tra i due fenomeni, uno conseguenza dell’altro. La responsabilità quindi è da ricercarsi nella mancata destagionalizzazione, con l’assenza di turisti e la mancanza dei residenti nel centro storico, che non consentono un’apertura delle attività per tutto l’anno; ma non è certo da addebitarsi ai commercianti». Infine, il presidente Matteo Spada lancia una proposta: «Partire dal settore enogastronomico ed attivare (o sviluppare) i punti di interesse e di aggregazione come il Teatro Garibaldi, per poter innescare un processo di sviluppo in controtendenza e dare dei motivi validi per entrare nel centro storico e permettere quindi alle attività commerciali un’apertura continuativa per 12 mesi all’anno».

Dichiara Sandro Freddo, operatore del centro storico e membro del direttivo dell’Ass. Commercianti: «Una cosa dev’essere chiara: la chiusura delle attività commerciali del centro storico nel periodo invernale è frutto di scelte forzate: non è che non ci sia turismo per la chiusura delle attività commerciali, ma è esattamente il contrario. Deve essere chiaro a tutti che i commercianti sono di fatto obbligati a chiudere, in quanto non vi è quel flusso di affari tale da giustificare l’apertura di un’attività per tutto il periodo invernale, né tantomeno hanno la possibilità di occupare il suolo pubblico ai fini commerciali. Quindi, dalla mancata destagionalizzazione con l’assenza di turisti nei mesi freddi e dalla mancanza dei residenti nel centro storico, scaturisce la desertificazione del centro storico di Gallipoli. Questo ovviamente, altro non è che il frutto di ciò che è dettato dal mercato; ed i commercianti, in assenza di politiche che diano un indirizzo ben preciso al tessuto economico, commerciale e imprenditoriale della città, devono quindi sottostare alla legge di mercato, che impone di puntare su ciò che è più redditizio in particolari periodi dell’anno, come trattare articoli per i turisti da vendere durante la stagione estiva e facili da riporre in valigia»

Rimarca il presidente Matteo Spada: «Si vuole addossare ai commercianti la responsabilità dello svuotamento del centro storico, senza considerare, ad esempio, che le stesse istituzioni hanno delocalizzato gli uffici al di fuori di esso, facendo venire meno servizi essenziali per i residenti. Non di secondaria importanza sono poi i problemi causati dall’attuale contesto normativo (su scala locale ad esempio, non è permessa l’occupazione di suolo pubb. Ininterrottamente per 365 gg l’anno), la concorrenza dei negozi online e le variabili macro economiche, che comportano consumi sempre più contratti e che rendono sempre più oneroso e problematico gestire o avviare un’attività commerciale. Quindi, accusare i commercianti dello svuotamento del centro storico, è frutto di una visione semplicistica e miope, in quanto serve per prima cosa la volontà istituzionale di voler mettere a fuoco il problema, analizzandone il fenomeno e le variabili che hanno portato a questo, e dall’altra parte cercare di porre in essere delle contromisure idonee per poter registrare una controtendenza ponendo fine al trend di spopolamento e desertificazione. Certo, non è facile trovare una soluzione che possa portare più residenti per le vie del centro storico, dato che nel corso degli ultimi decenni sono profondamente cambiati gli stili di vita e le necessità della popolazione, con una maggiore ricchezza media e lo sviluppo di nuove aree residenziali con maggiori servizi, che vengono preferite alla “poesia” che può offrire il centro storico.

Quello che avviene a Gallipoli in inverno accade anche in tanti altri centri storici, come Ischia, Matera, Leuca e, fino a poco tempo fa, Lecce; senza dimenticare poi altre due variabili fondamentali: in primis, il Centro Storico di Gallipoli è delocalizzato rispetto al Centro “geografico” della città e, in secundis, a spopolarsi non sono solo i centri storici, ma è l’intero Salento e tutto il mezzogiorno. Come si può pensare allora che sia possibile invertire tale tendenza semplicemente mantenendo qualche negozio aperto, magari molto più scomodo da raggiungere rispetto agli altri presenti nel borgo nuovo; mentre altri luoghi di forte interesse sono chiusi, come il Teatro Garibaldi, che invece potrebbe rendere la città protagonista di una preziosa stagione teatrale ed essere un’attrazione per tutta la Provincia? Oltre gli aspetti artistico-culturali poi, l’unico settore abbastanza attrattivo nel centro storico è la ristorazione; allora, magari, si potrebbe partire proprio dal settore enogastronomico, insieme all’attivazione dei punti di interesse e di aggregazione come il Teatro Garibaldi, organizzando piccoli e grandi eventi toccando le nostre peculiarità quali l’arte dei cartapestai, i riti della settimana santa e così via, per poter innescare un processo di controtendenza e dare dei motivi validi (e ce ne sono tanti) per entrare nel centro storico e permettere quindi alle attività commerciali un’apertura continuativa per 12 mesi all’anno. Ristabiliamo quindi un ordine logico per un problema che è ancora ben lontano dall’essere risolto e affrontato e che danneggia tutti, non solo i residenti ma soprattutto i commercianti stessi; perché sarebbe da folli limitarsi ad un’apertura di 8 mesi, se ci fosse da guadagnare e lavorare per tutto l’anno».

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Alezio

Gallipoli: che succede a Rivabella?

Chiazze a mare: Confindustria Lecce chiede risposte (e interventi) urgenti rispetto al danno ambientale e turistico

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«Attendiamo risposte chiare e definitive, non è più il caso di temporeggiare perché a farne le spese è l’intera economia del turismo e la salute dei cittadini».

Ad affermarlo è il presidente di Confindustria Lecce Giancarlo Negro, nel richiamare la grave situazione che periodicamente viene a crearsi, ormai da 17 anni, con le chiazze melmose, maleodoranti, scure e schiumose che sporcano il mare di Gallipoli nei pressi di Rivabella (foto in alto di leccenews24).

«È del novembre 2018», continua il presidente, «l’incontro con Regione Puglia, Acquedotto Pugliese, sindaco di Gallipoli e gli imprenditori, durante il quale abbiamo analizzato lo stato dei luoghi e cercato di individuare soluzioni a vantaggio della tutela dell’ambiente e della valorizzazione del turismo, risorsa fondamentale per la Città bella. L’impegno a ritrovarsi a 30 giorni per monitorare l’evoluzione della situazione e programmare insieme le azioni future è stato però disatteso. E, intanto, appare davvero assurdo che dal 2002 ad oggi le problematiche siano sempre le stesse».

A preoccupare Confindustria Lecce, nonostante le recenti rassicurazioni del sindaco Minerva e dell’Acquedotto a seguito delle segnalazioni del Presidente della Sezione Turismo Giuseppe Coppola, sono le ricadute negative sul territorio e sul comparto turistico locale, già fortemente penalizzato dalla presenza di uno scarico di acque reflue lungo un litorale su cui insistono attività turistiche, con il conseguente divieto di balneazione per oltre un chilometro, come previsto dalle norme e dai regolamenti a tutti i livelli.

Lo scarico in questione, installato nel luglio 2002 in località San Leonardo, rappresenta il punto di confluenza finale delle acque reflue del depuratore consortile di Gallipoli, Alezio, Sannicola e Tuglie ed è stato attivato dal Commissario straordinario dell’epoca. L’autorizzazione allo scarico, concessa dalla Provincia di Lecce, inoltre, era vincolata alla costruzione della condotta sottomarina che Confindustria Lecce auspica venga realizzata a tempo di record.

«Ancora una volta imprese e cittadini pagano lo scotto della burocrazia e della lentezza degli iter», dice ancora Negro. «è davvero impensabile, infatti, che in un tratto di costa dove insistono oltre la metà dei posti letto messi a disposizione da parte di imprese che investono in servizi, accoglienza e promozione di qualità, venga interdetta la balneazione a causa della presenza del punto di scarico. Il possibile funzionamento altalenante del depuratore, inoltre, causa di fatto un problema enorme alle imprese, con un pesante fardello in termini di promozione turistica e di depauperamento del valore intrinseco dei luoghi. Sono le stesse imprese insediate nella zona ad essere penalizzate, nonostante sforzi e investimenti, con una perdita di valore non da poco».

«È il momento»,  conclude il presidente Negro, «di trovare una soluzione immediata al problema con la messa in sicurezza delle acque anche attraverso la realizzazione della condotta sottomarina, al fine di salvaguardare un territorio ad alta vocazione turistica che trae il maggior profitto e la ricchezza dall’economia e dall’indotto del turismo».

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Cronaca

Alba di fuoco a Gallipoli

Vasto incendio propagatosi anche per il forte vento nella zona di Baia Verde. Distrutti diversi ettari di vegetazione

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Vasto incendio nei pressi di Baia Verde a Gallipoli.

Sin duale prime luci dell’alba i vigili del fuoco sono stati impegnati e con grandi difficoltà e grazie all’ausilio di un Canadair dopo ore sono riusciti a spegnere l’incendio.

Il rogo infatti è divampato con estrema velocità ed intensità anche per le cattive condizioni del meteo e per il forte vento che spirava su Gallipoli.

Distrutti diversi ettari di vegetazione.

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