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Attualità

Volete raccogliere funghi? Ecco il corso (obbligatorio)

Dodici ore di lezione per ottenere il tesserino necessario all’attività di raccolta, oppure 7 ore per rinnovarlo

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L’amministrazione comunale di Giuggianello e la asd polisportiva Giuggianello, con la a.s.l. Dipartimento di prevenzione, organizzano un corso a pagamento per il rilascio o il rinnovo del tesserino obbligatorio che consente la raccolta di funghi epigei su tutto il territorio regionale.

La partecipazione al corso, che si terrà presso la sala polivalente comunale, comporta un versamento a favore della asl-dip.to di prevenzione pari a 50 euro per il primo rilascio e 25 per il rinnovo.

I moduli per l’adesione al corso sono disponibili presso l’ufficio di polizia municipale o sul sito web www.polisportivagiuggianello.com e vanno consegnati, debitamente compilati, all’ufficio di polizia municipale.

Le iscrizioni al corso dovranno pervenire necessariamente entro e non oltre il 17 ottobre 2016

Il corso, pari a 12 ore per il primo rilascio e di 7 ore per il rinnovo, si effettuerà al raggiungimento di un numero minimo di 30 partecipanti residenti e non residenti nel comune di Giuggianello.

Per ulteriori informazioni:
– ufficio di polizia municipale, tel. 0836 444920;
– asd polisportiva giuggianello, www.polisportivagiuggianello.it –polisportiva@live.com

Attualità

«Rimettiamo l’agricoltura al centro dell’agenda politica ed economica»

Intervista in esclusiva alla Ministra Teresa Bellanova: «Al primo posto la tutela del reddito di agricoltori, allevatori, pescatori. Altre mie priorità semplificazione, innovazione, difesa dell’agricoltura italiana e mediterranea in Europa e nel mondo»

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Ha dichiarato che al giuramento si è quasi commossa al ricordo di alcune sue amiche che non ci sono più…

«In quel momento ho pensato l loro, alle amiche che hanno perduto la vita nei pulmini dei caporali, che non hanno potuto farsi una famiglia, una casa, avere progetti. Alle persone con cui ho diviso e divido pezzi importanti di esistenza. In momenti così ti passa davanti la vita, è come tirare le somme, ed è naturale pensare che vorresti condividerlo con le persone più care, anche quelle che non ci sono più».

A proposito del giorno del giuramento, mi pare che la (stucchevole) polemica per il blu elettrico del suo vestito sia alle spalle…

«Non abbiamo tempo per discutere di abiti. In queste settimane l’ho ripetuto spesso: amo i colori perché amo la vita, e di questo non credo di dover dare conto a nessuno. Vorrei essere giudicata per quello che faccio, per la qualità del mio lavoro da Ministra delle politiche agricole. Il resto, me lo faccia dire, sono piccolezze di chi non ha altri argomenti».

Ha messo anche fine alle polemiche sul suo titolo di studio che alcuni hanno giudicato non idoneo a occupare un ruolo di guida di un dicastero. Però ha anche detto, rivolgendosi ai ragazzi di studiare perché è importante…

«Non mi stanco mai di ripeterlo, non solo a mio figlio ma a tutte le ragazze e ai ragazzi che incontro. Studiare, studiare, studiare! Perché più sai, più puoi. Anche quando incontro ragazzi impegnati politicamente, ci tengo ad essere chiara: va bene la passione politica ma non a costo dello studio».
Ha anche detto di aver avuto tanta paura. Perchè? «Quando hai responsabilità così grandi, e le scelte che puoi fare o non fare incidono sulla vita delle persone, provare un attimo di paura è il minimo. Sono abituata a rimboccarmi le maniche, scegliere fa parte della responsabilità che ho assunto. Ascoltare tutti, discutere e confrontarsi con tutti ma poi assumere su di sé la responsabilità della sintesi. Questo è il mio metodo. Comporta una grande responsabilità. Dunque anche il timore di poter sbagliare. Ma credo che l’errore più grande stia nel non farle, le scelte. Il tempo non è una variabile indipendente. E ritardare all’infinito il poter fare produce danni difficilmente rimediabili».

«Italia sia un Paese per donne»

Ritiene davvero che l’Italia non sia un Paese per donne?

«Questo Paese dovrebbe essere molto più attento al valore della presenza femminile. Che è una straordinaria leva di innovazione dei tessuti sociali e produttivi. Per questo nel presentare le linee programmatiche dell’azione di governo ho indicato tra i punti qualificanti l’impegno per una agricoltura sempre più attrattiva per le giovani generazioni e per le donne.

Lavoreremo con tutti gli strumenti a disposizione per favorire il ricambio generazionale e sostenere gli investimenti da parte dei giovani a partire dalle misure del subentro in agricoltura. Puntiamo a un incremento del credito e dei capitali per investimenti, così come vogliamo rendere più accessibile la terra. Con gli stessi obiettivi intendiamo sostenere l’imprenditoria femminile, che oggi rappresenta il 30% circa dell’agricoltura nazionale.

Possiamo e dobbiamo incrementare il numero di donne alla guida di aziende agricole e sostenere meglio chi già ha intrapreso questo percorso. In questo l’agricoltura multifunzionale è una risorsa straordinaria».

«Nessun aumento delle tasse»

Quali saranno e linee guida del suo dicastero? Quali le priorità e gli interventi non più differibili?

«Parto dalle ultime ore. Dal Consiglio dei Ministri sulla Manovra dove abbiamo iniziato a dare segnali concreti. Per valorizzare sempre più eccellenza e qualità e consentire alle nuove generazioni di considerarlo a pieno titolo un pezzo importante del loro progetto di futuro. Le tasse agli agricoltori non subiranno aumenti. L’azzeramento Irpef nel 2020 per chi vive di agricoltura significa quasi 200 milioni di euro che lasciamo alle imprese per investire. Non ci saranno aumenti sull’imposta di registro e, come avevamo già condiviso con il ministro Gualtieri, le agevolazioni per il gasolio agricolo non subiranno tagli. Cose concrete. Assumiamo l’impegno a promuovere il ricorso alle polizze assicurative che aiuterà a fronteggiare le emergenze e i danni da maltempo e non solo. Dedichiamo risorse per sostenere ricambio generazionale e imprenditoria femminile».

«Le mie 10 priorità»

«Rimettere l’agricoltura al centro dell’agenda politica ed economica del Paese è la parola d’ordine. E al primo posto c’è la tutela del reddito di agricoltori, allevatori, pescatori. Nei miei 10 obiettivi prioritari ci sono semplificazione, innovazione, difesa dell’agricoltura italiana e mediterranea in Europa e nel mondo.
Vogliamo lavorare per un’agricoltura dove giovani e donne siano protagonisti. Combattere l’illegalità con controlli rafforzati e contrastare il caporalato per difendere le persone e le migliaia di aziende oneste. Vogliamo filiere più forti, più inclusive e più eque, con consumatori più informati grazie all’etichettatura trasparente. Puntiamo sulla sostenibilità per essere in prima linea nel contrasto alla crisi climatica. E crediamo nell’economia circolare, che dovrà sostituire quella lineare che produce rifiuto o spreco alimentare. In audizione con le Commissione riunite di Camera e Senato ho detto: leviamo il freno all’agroalimentare. Io ci credo».

Xylella, il Piano

Lei è salentina e quindi segue con un sentimento particolare la questione Xylella e ha già fatto capire qual è la strada che intende perseguire: stop alle polemiche del passato e interventi decisi…

«È quello che ho detto nel corso dell’incontro di coordinamento che abbiamo tenuto al Ministero a pochi giorni dal mio insediamento e che poi ho ribadito anche a Lecce nell’incontro svoltosi nella sede del Distretto agroalimentare di qualità jonico salentino. Una delle prime iniziative che ho voluto assumere per lanciare un segnale esplicito: alle nostre spalle ci sono le polemiche, noi dobbiamo mettere mano al Piano per il rilancio dell’olivicoltura e la rigenerazione del paesaggio agricolo salentino e pugliese, ed essere nella condizione di spendere proficuamente le risorse disponibili nei tempi dati. Non possiamo permetterci il lusso di sprecare altro tempo, di non contenere in tutti i modi l’avanzare della batteriosi, e dobbiamo tutelare come è sacrosanto il reddito delle imprese. Abbiamo condiviso un ordine di priorità chiaro: acceleriamo sugli investimenti per rilanciare le aree colpite, assicuriamo serietà nel contenimento, garantiamo massima disponibilità su tutti gli aspetti e nell’interlocuzione costante con Bruxelles. E facciamo del Salento un grande campo di sperimentazione a cielo aperto».

La piaga del caporalato

Ha fatto i conti con la piaga del capolarato prima da lavoratrice e poi da sindacalista. La nostra terra purtroppo continua ad essere teatro di tali soprusi, oggi anche e soprattutto con i migranti. Cosa si può fare per combattere seriamente il fenomeno?

«Abbiamo una delle Leggi più avanzate al mondo, che dovunque è considerata una best practice: va attuata per intero, nella parte repressiva e in quella preventiva. Mercoledì si è insediato il Tavolo interistituzionale sul caporalato. Lavoriamo insieme con le Ministre Catalfo e Lamorgese, Abbiamo presentato la bozza di Piano Triennale delle attività, con l’obiettivo di aprire un confronto con tutti gli stakeholders sulle linee di azioni e arrivare a una strategia partecipata e condivisa. Sconfiggere il caporalato è possibile. Dobbiamo spezzare il cappio che tiene sotto ricatto lavoratrici e lavoratori ma anche imprese. In questo l’organizzazione dei servizi, dai trasporti all’ospitalità, alla logistica, all’incrocio trasparente domanda e offerta di lavoro, è fondamentale. Azioni coordinate, riallineamento della filiera, alleanza con i consumatori. Se un prodotto costa meno del suo prezzo di produzione, da qualche parte quel costo si scarica. Non dobbiamo permettere che accada. L’alleanza con i consumatori è fondamentale. Come è fondamentale ricordare che la stragrande delle nostre imprese agricole sceglie quotidianamente legalità e lavoro buono. La lotta al caporalato la facciamo anche per loro e vogliamo farla insieme a loro».

Il dopo-Centinaio

Ci saranno elementi di continuità con il lavoro svolto dal suo predecessore, Gian Marco Centinaio?

«La continuità è nelle cose, nelle strutture, nei fascicoli aperti che sono tantissimi ed esigono risposte. La discontinuità non è a prescindere, è nel merito e nel metodo.
Subito dopo il Giuramento, ho voluto immediatamente incontrare i direttori generali e i capi dipartimento. L’ho fatto nella Sala Paola Clemente perché volevo che fin da subito emergesse uno degli obiettivi più importanti del lavoro che abbiamo davanti: sconfiggere il caporalato, appunto.
Di certo non ho mai pensato che i Ministeri, al cambio dei Ministri, dovessero essere rivoltati come un calzino. In ogni Amministrazione risiedono competenze e saperi importanti e preziosi. Sapersene giovare lo ritengo un tratto essenziale anche della buona azione di governo».

Il rapporto con i 5 Stelle

«Lavoriamo per la qualità della sintesi. Rimaniamo diversi ma questo non impedisce il confronto sui temi e la ricerca condivisa delle soluzioni».

Matteo Renzi e Italia Viva: «Ne sono entusiasta!»

Matteo Renzi l’ha indicata come “capo” del nuovo partito Italia Viva…

«Italia Viva è un nuovo soggetto politico che interpreta il bisogno di riformismo del Paese. E risponde alle domande del presente: questa è la nostra parola d’ordine. Perché il presente fa domande incalzanti e noi non possiamo dare risposte che hanno testa rivolta al passato. Alle ragazze e ai ragazzi che arrivano, a tutti coloro che condividono e condivideranno con noi questo progetto, non chiediamo “con chi stai? ” ma “dimmi come pensi di poter trasformare lo stato di cose”. Mettiamo in circolo entusiasmo, passione, saperi, competenze, visioni. Apriamo invece che chiudere. Io ne sono entusiasta».

Giuseppe Cerfeda

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Attualità

Tricase: ed ora che succede a Palazzo Gallone?

Sindaco dimissionario: entro il 23 ottobre dovrà confermare o revocare le proprie dimissioni. Il dubbio di Carlo Chiuri: continuare comunque o azzerare tutto e tornare alle urne?

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Fino a mercoledì 23 ottobre difficilmente si saprà se Tricase avrà ancora un sindaco ed un’amministrazione o dovrà passare attraverso l’interregno del Commissario Prefettizio prima delle elezioni anticipate.

Entro quella data, infatti, Carlo Chiuri, avrà la facoltà di decidere se confermare o meno le dimissioni protocollate il 3 ottobre scorso quando, dopo un lungo periodo di nervi tesi, contrasti interni più o meno presunti e cose dette e non dette, sono arrivate (quasi) come un fulmine a ciel sereno le dimissioni del primo cittadino.

Dimissioni ufficializzate con una missiva indirizzata al segretario generale del Comune di Tricase e al presidente del Consiglio Dario Martina: «A causa delle continue fibrillazioni interne alle liste collegate alla mia candidatura e con le quali, nonostante tutto, si è riusciti a creare nella città un nuovo clima di fiducia e attivismo», ha scritto il sindaco dimissionario, «ritengo attualmente necessaria una pausa di riflessione. È mia intenzione continuare solo con persone disponibili a fare il bene di Tricase e che non suddividono le poltrone a destra e a manca (anche ipotetiche futuribili). Non posso accettare che interferenze esterne, alle quali il supremo interesse della città è assolutamente indifferente, blocchino l’attività operativa intrapresa e a fatica portata avanti in questo ultimo periodo. Queste persone», lo sfogo del sindaco, «non vogliono lo sviluppo di Tricase! Non è mia intenzione lasciare la città ostaggio di interessi elettoralistici che certamente minerebbero, anzi paralizzerebbero l’attività amministrativa. Di fronte ad un disfattismo di tal fatta”, accusava, «non sono assolutamente tollerabili il silenzio e l’inerzia, pertanto sono costretto a rassegnare le dimissioni».

Carlo Chiuri ha poi rincarato la dose: «Non svendo Tricase per assecondare bramosie e ambizioni interne ed esterne che non hanno minimamente amore verso la nostra comunità: sarebbe la paralisi! In assenza di un rapido e sereno confronto, basato sulla chiarezza e la condivisione, sarebbe oltremodo dannoso continuare».

Ormai mancano pochi giorni alla scadenza dei 20 giorni cuscinetto concessi dalla legge. C’è stato il «rapido e sereno confronto»? Parrebbe proprio di no, perché davanti ad ognuna delle nostre domande il sindaco Chiuri si trincera dietro ad un irremovibile «no comment». Sia quando gli chiediamo se, nel caso decidesse di restare, avesse una maggioranza solida che lo sostenga, sia quando proviamo a chiedergli dei rapporti coi dimissionari (dal gruppo di maggioranza) Dario Martina e Giuseppe Peluso (quest’ultimo, a dire il vero, pur avendo manifestato la propria volontà di chiamarsi fuori dalla maggioranza non ha ancora messo in pratica le sue intenzioni con un documento ufficiale).

Il sindaco non parla ma i muri di Palazzo Gallone, si sa, hanno occhi ed orecchie.

A quanto ci risulta, Chiuri sarebbe combattuto tra l’azzeramento e quindi le elezioni anticipate alle quali si ricandiderebbe con un gruppo scremato dai riottosi, o continuare con una maggioranza mutilata ma che starebbe ancora in piedi.

Non ne farebbe più parte Dario Martina con il quale il rapporto non sarebbe più recuperabile e che, anzi, il sindaco non vorrebbe più presidente del consiglio comunale perché, dopo quanto accaduto, non lo riterrebbe più in grado di svolgere serenamente il suo ruolo di garante. Rapporto, invece, che potrebbe essere recuperato quello con Giuseppe Peluso anche se restano (al momento di andare in stampa) dei nodi da sciogliere, soprattutto sulla composizione della giunta.

Il sindaco, però, non ne vorrebbe fare una questione di poltrone e difficilmente silurerà uno tra Sonia Sabato e Lino Peluso, come da antica richiesta.

Resta da capire che direzione prenderà Federica Esposito che non ha firmato la famosa lettera-ultimatum a Dario Martina (sottoscritta da tutti gli altri componenti della maggioranza) e che, fino ad oggi, non si è pronunciata sui suoi intendimenti. Chiaro che, se tutti e tre, Peluso ed Esposito oltre Martina, facessero il salto della quaglia, numeri alla mano, la maggioranza non ci sarebbe più e andare avanti non avrebbe senso. Le solite gole profonde, però, fanno sapere che tale rischio sarebbe già stato scongiurato e che «al limite sarebbe una maggioranza minima con l’esigenza che a nessuno venga mai un raffreddore».

Nel caso si dovesse andare al voto anticipato, in città rimbalzano già i primi nomi dei possibili candidati, ovviamente frutto solo di ipotesi e indiscrezioni e senza alcun fondamento specifico.

I nomi più chiacchierati sono, oltre a quello di Carlo Chiuri che, come detto si ripresenterebbe, quelli di Dario Martina, Nunzio Dell’Abate e Giovanni Carità. Tutto però, al momento, dipende dalla decisione che prenderà il sindaco sul suo stato di dimissionario.

Le uniche eccezioni all’irremovibile (o quasi) silenzio, Chiuri le concede quando gli chiediamo dell’accusa mossagli da Nunzio Dell’Abate che lo indica come il fautore della voce che i consiglieri Dell’Abate e Federica Esposito sarebbero impegnati a salvare il loro ruolo in sede alla Provincia e per far questo dovrebbero lanciare un salvagente al sindaco. Qui Chiuri sbotta: «Ma di cosa stiamo parlando? Questa non è politica è pettegolezzo! Come la questione del mio stipendio… Ma quali tremila euro? Qualcuno si è dimenticato di dire che sono lordi. Ora vi faccio vedere io quanto prendo…».

E tira fuori una busta paga che certifica i circa 1.800 euro netti mensili e che ci consegna per farci controllare.

Qualche giorno prima, dal suo profilo facebook, il consigliere d’opposizione Nunzio Dell’Abate aveva sbottato: «Le voci fatte circolare ad arte dal sindaco, anche attraverso il fido consigliere Pasqualino De Marco, su di una intensa attività sottotraccia che il sottoscritto, insieme a Federica Esposito, starebbe profondendo per evitare la caduta della sua amministrazione al solo fine di preservare la poltrona provinciale, è quanto di più becero ci possa essere e necessita di una secca smentita, ove mai qualcuno sia mosso a crederci. Comprendo la ragione della misera trama che vuol essere di monito ai consiglieri di maggioranza affinché sappiano che, extrema ratio, troverà appoggio nei due consiglieri provinciali che devono necessariamente conservare lo status di consigliere comunale. Film già visto con altri colleghi di minoranza che hanno stroncato sul nascere ogni tentativo di approccio. Chiuri confonde lo spirito di servizio con la poltrona, quella a cui è attaccato lui e che costa al Comune di Tricase 3mila euro al mese».

Giuseppe Cerfeda

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Attualità

Prevenzione: anche Ruffano e Torrepaduli si tingono di rosa

Fiocchi, nastri e ciclamini su pali della luce, alberi e panchine delle zone principali

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In occasione del mese della prevenzione del tumore al seno, la consigliera comunale con delega alla sanità Giorgetta Caroppo, insieme alla giunta comunale e con le consigliere di maggioranza, ha colorato di rosa, con fiocchi, nastri e ciclamini, i pali della luce, gli alberi, le panchine delle zone principali di Ruffano e Torrepaduli  per ricordare a tutte le donne che “la prevenzione è vita”.

Ogni anno in Italia 52.300 donne si ammalano di tumore al seno (in media una su otto). Fondamentale è la prevenzione e investire nella ricerca: così da venticinque anni il mese di ottobre si tinge simbolicamente di rosa per accompagna la battaglia della medicina contro il tumore al seno.

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