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Annali di vita salentina: il paese fantasma

Storie che si incrociano con Monteruga: un vasto agro sostanzialmente incolto utilizzato ai tempi come nascondiglio o rifugio, quasi impenetrabile, da parte di loschi figuri

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Fino agli anni quaranta/cinquanta dello scorso secolo, la mappa della Penisola Salentina evidenziava nitidamente, sia sotto lo stretto profilo fisico e/o naturale, sia secondo il sentire e la conoscenza della gente, un particolare tratto di territorio, incuneato, quasi a lambirne i confini ufficiali, fra le provincie di Lecce, Brindisi e Taranto.

Tale fazzoletto di Puglia era denominato – lo è ancora, per le connotazioni e gli sviluppi residuali – comprensorio dell’Arneo, un vasto agro sostanzialmente incolto, se non selvaggio, ricoperto pressoché interamente di una bassa e fitta macchia, latifondo posto in capo, dal punto di vista della titolarità, a uno sparuto numero di famiglie abbienti, principalmente ai Tamborino di Maglie.

A detta plaga, nelle condizioni d’abbandono in cui versava, si attribuiva, in giro, soprattutto cattiva fama, correlata al suo utilizzo, sovente, come nascondiglio o rifugio, quasi impenetrabili, da parte di figure (sarebbe, forse, più giusta l’accezione figuri) irrispettose delle leggi e delle ordinarie regole di civile comportamento e buona condotta.

Conseguente eco di ciò, in una sorta di tamtam surreale, la definizione di “briganti”, accennata a bassa voce, se si vuole approssimativa e, però, indicativa, veniva a correre, di tanto in tanto, con conseguenti singulti di timore e preoccupazione, sulla bocca e nella mente delle persone, diciamo così, corrette o perbene.

Altro riflesso, ad esempio, i trasportatori che, per mezzo di traini, dalle alte ruote a raggi, lunghe stanghe anteriori e sospinti da quadrupedi, recavano merci, prodotti e beni vari da Lecce a Taranto (allora gli autocarri erano rarissimi), nell’intento di evitare o ridurre i rischi di brutti incontri con i personaggi di cui sopra, evitavano di percorrere il tratto stradale Nardò – Avetrana, in corrispondenza della boscaglia più folta, durante le ore notturne. Per lo meno, se costretti a coprirlo al buio, non procedevano da soli, bensì in carovana.

Nel periodo fascista, il Governo decise di porre in atto, un po’ in tutto il Paese, una serie di operazioni di bonifica agraria; per il territorio su descritto, affidò il compito alla S.E.B.I. Società Elettrica per Bonifiche e Irrigazione.

Quest’ultima, rilevò una parte dell’Arneo dagli storici proprietari privati e aprì un pubblico bando rivolto specialmente all’indirizzo di contadini e braccianti del Basso Salento, proponendo ai medesimi di spostarsi dai paesi d’origine, dai miseri poderi singolarmente posseduti, dalle precarie giornate lavorative sotto padrone (quando c’erano), verso, precisamente, le terre da bonificarsi, poste, alla fine, appena un po’ più a Nord, nell’Alto Salento.

All’inizio, gli aderenti avrebbero contribuito direttamente, dietro regolare retribuzione, con l’ausilio di attrezzature e mezzi meccanici procurati dalla S.E.B.I., alle opere di sbancamento per la trasformazione della macchia in superfici coltivabili, dopo di che, a ciascuno, sarebbe stato assegnato un appezzamento (due o tre ettari, secondo la composizione del nucleo famigliare), dove coltivare specialmente tabacco, salvo piccole aree da impiegarsi per differenti varie colture destinate alle occorrenze domestiche.

Nel frattempo, con oneri parimenti a suo carico, la S.E.B.I. metteva a dimora molte migliaia di ulivi e vaste estensioni di viti, patrimoni che, poi, sarebbero passati in gestione, non ai coloni, bensì ai massari, cioè i responsabili delle preesistenti masserie acquisite dai privati e, in certo qual modo, fiduciari della società neo proprietaria.

In parallelo alla trasformazione dei terreni, si realizzavano stalle, silos, un frantoio, serbatoi per l’acqua potabile, uno stabilimento vinicolo e una grande manifattura, su tre piani, per la lavorazione del tabacco.

Veniva in tal modo a sorgere o nascere l’insediamento o borgo o piccolo paese di Monteruga, richiamato nel titolo di queste note.

Dopo essere stata dotata, oltre che delle strutture operative prima menzionate, anche di una trentina di abitazioni per i coloni arrivati da fuori e provvisoriamente sistematisi nelle vecchie masserie (senza contare quella, con qualche confort aggiuntivo, a uso del fattore) e della scuola, Monteruga arrivava a rappresentare una realtà funzionale, residenziale e di vita laboriosa, umile e insieme civile. Vi risiedevano, fisse, circa duecentocinquanta/trecento persone, entità che poteva lievitare nei momenti di concentrazione dei raccolti e/o delle varie attività lavorative.

Le case erano composte di due stanze, con servizio igienico e giardinetto sul retro, erano servite da impianto elettrico e si rivelavano, con certezza, maggiormente vivibili rispetto all’alloggio, sotto forma di angusto monolocale, a disposizione di ogni singolo colono nelle masserie.

Nella fase finale del cantiere di edificazione, nel borgo sarebbe sorta anche una chiesetta, dedicata a S. Antonio Abate, che c’è ancora e, anzi, rappresenta la struttura conservatasi meglio.

Volendo tracciare una carta geografica più ristretta e determinata, se l’Arneo si poneva, nell’insieme, alla stregua di fulcro, ideale e virtuale abbraccio, fra tre provincie, si può osservare come anche Monteruga detenesse, e annoveri pure oggi, una polivalenza di riferimento.

Sul piano della viabilità stradale, essa si affaccia, difatti, sul rettilineo provinciale che da S. Pancrazio Salentino (Brindisi) corre in direzione di Torre Lapillo di Porto Cesareo, esattamente all’altezza del Km.7, punto mediano dell’arteria.

Dal lato meramente amministrativo, il suo territorio ricade, invece, nel feudo del Comune di Veglie (Lecce), anche se tale centro abitato si trova più distante, cioè a quattordici chilometri.

Tuttavia, per estrema precisione, va annotato che una piccola porzione dell’agro dove insiste il borgo di Monteruga, di là da un certo portone o arco del perimetro edificato, riguarda il territorio di Torre Lapillo, frazione di Porto Cesareo, quest’ultima località, da alcuni decenni Comune autonomo, prima, a sua volta, frazione di Nardò.

A comprova del richiamato spicchio di territorio con differente competenza o appartenenza, è sufficiente rilevare che, a brevissima distanza, poche centinaia di metri, da Monteruga, è situato il grande circuito o anello o pista per prove e collaudi di autovetture, di pertinenza della casa automobilista tedesca Volkswagen, noto come Pista di Nardò.

Infine, sul piano religioso, Monteruga faceva capo alla parrocchia, incardinata nell’arcidiocesi di Brindisi – Ostuni, di Guagnano, località distante, all’incirca, dieci chilometri.

Non suonino fini a se stessi e rasentanti la pignoleria, gli elementi di dettaglio anzi elencati, giacché, unicamente alla luce di determinati particolari, è dato di conferire ancoraggio e spiegazione logica a talune vicende, soprattutto a un episodio, vissute, in decenni ormai trascorsi ma non lontanissimi, dalla comunità già stanziale di Monteruga e di cui si farà rievocazione più avanti.

Nata all’insegna, con i buoni auspici e sotto l’effetto di un poderoso e, perché no, benemerito stimolo impresso dalle autorità governative, nella pur delicata parentesi di transizione dello Stato dal regime monarchico a quello repubblicano, in altre parole fra la fase conclusiva dell’ultima guerra e il primo lustro immediatamente successivo, la realtà di Monteruga avrebbe dovuto recare tutti i presupposti per una lunga, interessante e proficua vita.

Si poteva, addirittura, intravvedere un suo positivo influsso sulle comunità tradizionali limitrofe, specie quelle di dimensioni limitate, che incedevano, indubbiamente, su binari di sviluppo sociale a scartamento ridotto, con traversine di povertà, indigenza e arretratezza più evidenti e accentuate.

Invece, non è dato di sapere come, forse per un’imperscrutabile e misteriosa nemesi storica, forse semplicemente sulla scia dei corsi e ricorsi delle cose, nonostante l’apparente ordinata gestione e amministrazione complessiva, la giovinezza del sito, intesa come buona salute, andò avanti a malapena per un quarto di secolo, un trentennio a voler abbondare.

Epilogo, fra il 1970 e il 1980, in concomitanza con l’abbandono, da parte della mano pubblica, del complesso, già fatto oggetto d’ingenti investimenti, e il ritorno del bene in testa a privati, purtroppo senza, almeno sinora, nessuna ipotesi o prospettiva concreta di rilancio di Monteruga e di una diversa destinazione d’uso, l’insediamento finì con lo svuotarsi del tutto.

E, da un pezzo, sopravvivono esclusivamente le tracce dei suoi edifici, manufatti, abitazioni, esercizi lavorativi, pochi gli immobili ancora integri, in prevalenza, invece, cadenti e/o diroccati e saccheggiati da mani incivili quando non vandaliche.

Per la precisione, un’idea di accettabile resistenza e mantenimento si riscontra unicamente nelle strutture del grande magazzino per la lavorazione del tabacco e della chiesetta.

Risultato, in sintesi d’immagine, un paese fantasma.

Si ricava la sensazione che nessuno abbia il desiderio o la volontà, non dico d’interessarsi, ma neppure di accostarsi a ciò che in quella plaga c’è stato e di cui, comunque, rimangono chiari segni e testimonianze materiali e tangibili ancora fresche.

Insomma, solo silenzio assoluto, in ogni senso, e abbandono.

Anche attraverso i moderni mezzi di comunicazione e d’informazione, stampa e web, sono rarissime le occasioni in cui si parla di Monteruga.

Del resto, con la privatizzazione, è venuta a mancare la vicinanza delle amministrazioni locali contermini, in particolare del comune di Veglie competente per feudo; infine, partiti i fedeli, è cessata anche la presenza da parte della Chiesa.

Pochi e occasionali riferimenti si riscontrano in internet sotto la voce “Monteruga”, ove si eccettuino alcuni recenti saggi e/o articoli e due libri, uno a firma di Michele Mainardi e l’altro pubblicato da Adriana Diso.

Si esaurisce qui la trattazione espositiva intorno a Monteruga, dalla nascita, alla sua purtroppo breve esistenza attiva e alla fine.

E, però, intende andare avanti l’applicazione analitica dello scrivente, da osservatore e narrastorie, con l’attenzione e la suggestione interiore spostate e orientate verso una serie di figure fisiche, esattamente due nuclei famigliari fra loto molto vicini, marittimesi d’origine, perciò compaesani, che, a suo tempo, hanno a lungo vissuto a Monteruga, ivi attraversando, da protagonisti di primo piano o testimoni prossimi e coinvolti, un’intensa serie di avvenimenti ed eventi.

Gli sposi di Monteruga

Nella natia Marittima, lo scrivente, classe 1941, iniziò piccolissimo, appena dopo l’ascolto degli iniziali accenni/riferimenti a tata (papà), mamma, nonni, a sentir parlare, talvolta, di trappiti (frantoi oleari), parmenti (stabilimenti vinicoli), tabacco (coltivazione delle relative piante a foglie verdi) e fieu (accezione, la più strana di tutte e, per ciò, a lungo rimasta per lui misteriosa e senza significato).

Si trattava di voci o echi, con associate immagini di gruppi di compaesani, anche cospicui, che lasciavano il luogo d’origine, in pratica emigravano, spostandosi temporaneamente in aree distanti (Brindisino, Tarantino, Basilicata). A ciò indotti, dal bisogno di accedere a opportunità lavorative meno precarie, con i cui proventi far fronte alle ordinarie necessità famigliari e, possibilmente, mettere da parte qualche risparmio che sarebbe stato poi utilizzato per preparare il corredo (dota) per le figlie femmine e costruire una nuova casa (frabbicu) a beneficio dei discendenti maschi che dovevano sposarsi.

Già avanti rispetto a detta, precocissima esperienza del narratore, nell’ambito della minuscola comunità marittimese, esistevano due determinati nuclei o focolari, che, di qui in poi, concorrono indicativamente ad animare le presenti note.

Il primo, dal cognome del capo famiglia A., nella sua massima composizione, sarebbe giunto ad annoverare otto membri viventi (più due nati morti o deceduti subito): Costantino e Ttetta (Maria Concetta) i genitori, Adele, Floriana, Clementina (detta Tina), Elvira, Settimia e Maria (quest’ultima, venuta alla luce proprio a Monteruga), le figlie, ben sei.

Due particolari sui nomi di battesimo, nello stretto rispetto delle usanze e tradizioni dei tempi passati: Floriana, a voler perpetuare l’appellativo del nonno paterno, Settimia, invece, a rimarcare che era, esattamente, la settima creatura venuta al mondo fra quelle mura domestiche.

Il secondo nucleo, dal cognome del capo famiglia P., comprendeva, da parte sua, i genitori Cosimo e Isabella e cinque figli: Attilio, Rita, Luigi (Gino), Emilio e Maria.

La famiglia A., volle porsi sull’esempio di due/tre altri gruppi di concittadini che già avevano preso l’iniziativa di lasciare Marittima e andare a vivere in masseria (fra S. Pancrazio Salentino, Veglie e Torre Lapillo).

Cosicché, attirata dalla prospettiva di attività lavorative sicure e continue (quanto all’uomo, nelle operazioni di bonifica e, una volta, le medesime, esauritesi, nelle coltivazioni agricole dirette, in primis il tabacco; circa le donne, in numero progressivamente crescente man mano che le figliole si facevano più grandi, dall’opportunità, non meno importante e redditizia, dell’impiego per tre/quattro mesi all’anno nella manifattura tabacco), fu la prima a partire, si era ancora in guerra, nel 1943, sistemandosi inizialmente nella masseria “Ciurli” e, in seguito, nelle nuove e più confortevoli abitazioni del borgo vero e proprio di Monteruga.

Analogo passo, a distanza di qualche anno, dopo un’esperienza di “prova” maturata dal giovane Gino, chiamato a lavorare da una compaesana, già loro vicina di casa, che dimorava da qualche tempo in una masseria, compì pure la famiglia P.

Nonostante l’impegno per l’adattamento nella nuova realtà, le prove della fatica e anche alcuni tristi eventi che sopravvennero colpendoli direttamente o indirettamente, non ebbero mai a pentirsi della scelta, i due gruppi di marittimesi, anzi erano contenti, si sentivano più liberi e aperti, in confronto ai ristretti limiti delle relazioni sociali e interpersonali nel paesello natio.

Per gli adulti c’erano le partite a carte sotto i portici coperti o nell’osteria – bottega di mescita del vino (puteca); riguardo specialmente ai giovani, in masseria, e ancor meglio a Monteruga, era loro dato agio di avvertire più ampi orizzonti, di crescere e di arricchirsi dentro, attraverso i contatti con i colleghi/amici emigrati, originari di altre diverse piccole località del Basso Salento (Diso, Vitigliano, Botrugno, S. Cassiano, Scorrano, Galatina).

Oltre al lavoro, anche duro, vi erano spazi per frequentazioni, svaghi, amicizie, sorrisi, affetti e amori; saltuariamente, balli in famiglia sulle note del grammofono, oppure, allargati, all’aperto, seguendo i ritmi dal vivo di complessi musicali o orchestrine che qualcuno dei residenti, con conoscenze nel settore, riusciva a portare a Monteruga.

In un’occasione, nel borgo, arrivò e si esibì addirittura il rinomato Gran complesso bandistico “Maestro Carlo Vitali” di Bari.

Fin qui, un quadretto in linee generali, ma limitato a taluni, ancorché tangibili, aspetti.

 

Nei giorni scorsi, ho voluto incontrare quattro degli attori protagonisti dell’epopea, a voler dire esperienza concreta e reale, di Monteruga, viventi, attivi e lucidi: Floriana ed Elvira A., insieme con i rispettivi mariti, Gino ed Emilio P. (innamoramento, fidanzamento e, in un caso, anche celebrazione del matrimonio, avvenuti proprio nel minuscolo borgo).

A proposito delle coppie come sopra formatesi, Emilio ha tenuto a rilevare che, pur essendo più giovane, è stato lui, per primo, a mettersi con Elvira e, solamente dopo, il fratello Gino, ad allacciare rapporti con Floriana.

All’atto delle nozze, la sequenza temporale si è però rovesciata; per la precisione, gli sposi più anziani, per pronunciare solennemente il “”, hanno fatto ritorno nella natia Marittima, mentre Elvira ed Emilio (guarda la combinazione, due nomi con le medesime iniziali) hanno voluto, a ogni costo, coronare il loro sogno a Monteruga, il 1° maggio 1960, in quella semplice chiesetta, facendo convenire lì, dal luogo d’origine, una vasta schiera di altri famigliari e parenti.

V’è una bella fotografia, ovviamente in bianco e nero, che immortala l’evento, con un piccolo mondo antico, trasferitosi, per festeggiarlo, nel piccolo mondo nuovo di Monteruga.

A benedire le nozze, una figura assai benvoluta dalla comunità monterughese, don Giovanni Buccolieri, per tutti Papa Nino, originario di S. Pancrazio Salentino, a lungo preposto spirituale a Guagnano, prima da vice parroco e poi da parroco, e in mezzo alla gente del piccolo borgo agricolo da poco inaugurato.

Papa Nino si distingueva per la sua vicinanza e le premure all’indirizzo dei poveri e disadattati; si ricorda che, in un’occasione, arrivò a prelevare “furtivamente” un paio di scarpe (forse appartenenti a una persona abbiente) che erano nella bottega del padre calzolaio per una riparazione, per passarlo a un miserabile sofferente che era perennemente a piedi nudi.

Emilio, poco tempo dopo l’emigrazione da Marittima a Monteruga, si era arruolato in Marina, spesso si trovava di stanza a Taranto e faceva su e giù, per vedersi con la fidanzata, a cavallo di una Vespa (esiste un’altra istantanea, invero non comune in quell’epoca, con i due innamorati in sella allo scooter, a Monteruga, e, sullo sfondo, sorridente, Maria, la sorella di Emilio).

In tema di fidanzati e mogli, i quattro amici intervistati mi hanno anche riferito del terzo figlio P., Attilio, il maggiore, il quale, nei primi anni cinquanta, da poco giunto a Monteruga e pur avendo una zita (fidanzata) al paese natio, s’invaghì di un’altra Maria, appartenente a una famiglia terza, quella di un massaro del borgo: quest’ultimo non era per niente favorevole al rapporto della figlia con un “comune” colono, sicché la coppia si determinò a compiere la classica fuitina, sposandosi rapidamente e restando a vivere, come a distanza di tempo avrebbero fatto anche Gino e Floriana, nella natia Marittima.

 

Ecco, ora, le note non liete, per non dire tristi e dolorose, accennate prima.

Nel 1946, a ventuno anni, dopo una repentina e fulminante malattia, nel giro di otto giorni, venne a mancare, a Marittima, dove si era temporaneamente recata insieme con una sorella, Adele, la più grande delle sei A.

Nel 1954, cessò di vivere, a Monteruga, anche il genitore Costantino A., pure lui ancora relativamente giovane, le cui spoglie furono sepolte nel cimitero di Porto Cesareo, in Comune di Nardò, e tale destinazione finale, per la circostanza che il punto di Monteruga su cui sorgeva l’abitazione della famiglia A. ricadeva in quello spicchio di area rientrante, precisamente, nei confini comunali neretini.

Peraltro, in seguito, a distanza di una dozzina d’anni, i resti di Costantino A. furono trasferiti da Porto Cesareo al camposanto di Marittima, a cura della vedova Ttetta e con l’ausilio, io ero completamente all’oscuro di tal episodio, di mio padre Silvio, già a lungo impiegato all’anagrafe e Ufficiale dello Stato Civile e dunque, diciamo così, esperto in siffatto genere di pratiche.

Infine, pressappoco nella metà degli anni cinquanta, a Monteruga, rimase vittima di un incidente sul lavoro il giovane marittimese, lì emigrato, Pippi, che faceva il trattorista.

 

Formavano un insieme di belle ragazze le sei (a un certo punto, purtroppo, rimaste in cinque) sorelle A., come si può vedere da un’altra fotografia.

Certamente, non restavano inosservate; mi è stato detto, da Elvira, che, quando, in mancanza ancora della chiesa a Monteruga, si recavano insieme a piedi, per ascoltare la Messa, a S. Pancrazio salentino (quattordici chilometri, fra andata e ritorno), sovente qualche abitante del paese, al loro passaggio, commentava: “Vardàti, ce belle piccinne ne manda Monteruga”(osservate che belle ragazze arrivano da Monteruga).

Oltre ai lavori in campagna e nella manifattura tabacco, le giovani A. si occupavano di altre attività, erano divenute esperte di cucito e ricamo (Clementina detta Tina, sartoria, Elvira e Floriana, nell’ordine, tombolo e telaio, con esatti attrezzi di legno, a tutt’oggi conservati, costruiti da un abile falegname di S. Pancrazio Salentino).

Avevano un discreto numero di clienti, non solamente a Monteruga, ma, pure, nelle località contermini.

Non a caso, la loro abitazione era denominata la casa delle mescie (maestre).

In punto, per mostrare il significato del termine dialettale fieu richiamato prima, a lungo rimasto misterioso per l’infante Rocco.

Fieu  sta per feudo, da intendersi nell’accezione di contrada o comprensorio o grande estensione di terreni. I marittimesi di sessanta/settanta anni fa, specie le donne, partivano dal paese per lu fieu, nell’Alto Salento, per la campagna di raccolta, a mano, delle olive, che si protraeva lungo un arco stagionale di due/tre mesi.

 

Nell’intento di completare appieno il mio giro d’orizzonte propedeutico alla stesura delle presenti note, in aggiunta ai vari dati raccolti qua e là e alle confidenze dirette dei citati quattro amici e compaesani già vissuti a Monteruga, ho avvertito la necessità di compiere personalmente una visita materiale all’interno del borgo.

È stato, invero, un giro veloce, sotto un cielo grigio e, tuttavia, sufficiente a farmi avvertire e assimilare una piccola catena di suggestioni che esclusivamente il contatto materiale poteva lasciare scaturire ed emergere.

Non mi soffermo sulla descrizione delle strutture edificate che mi si sono parate innanzi agli occhi in fedele aderenza con quanto già trovato descritto, unico particolare di novità un grande disegno a colori vivaci, moderno, tipico dell’oggi, sulla parete interna di una delle abitazioni utilizzate dai coloni.

Con lo sguardo, invece, ho raggiunto, soffermandomi, una collinetta che si erge a breve distanza del borgo, il “monte” la definizione datale dei residenti, su cui, stando al racconto di Floriana ed Elvira, durante le parentesi di svago, erano solite radunarsi compagnie di ragazze e giovani, al fine di cogliere fiori di campo e… sognare.

Dalle medesime fonti, ho anche sentito che, dalla sommità, durante le giornate terse, si scorgeva non soltanto la vicina distesa dello Ionio, ma anche, in direzione sud, il campanile del Duomo di Lecce.

Mi piace e, nello stesso tempo, mi pare doveroso, terminare questo cammino di scrittura dando sparute righe di spazio alla quiete, pace assoluta, aleggiante e imperante nel cuore, che, per sé, non cesserà mai di battere, della minuscola Monteruga, sensazione notevolmente dominante in confronto a tutti i restanti elementi posti d’intorno e a contorno, vuoi che siano semplicemente opera della natura, vuoi che rappresentino frutti dell’attività umana che una volta vi pulsava.

E il silenzio, nei suoi contenuti più profondi, a parer mio, può significare anche storia che travalica il tempo.

Rocco Boccadamo

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Alliste

Salento’s Carnival

Si avvicina la chiusura del Carnevale 2019 ed in molti centri del Salento si preparano le grandi sfilate di carri, maschere ed allegri. Tutti gli appuntamenti in provincia

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Si avvicina la chiusura del Carnevale 2019 ed in molti centri del Salento si preparano le grandi sfilate di carri, maschere ed allegri.

Di seguito tutti gli appuntamenti nei nostri paesi.

Corsano centro di gravitazione

Dopo quella del 24 febbraio la XXXVII edizione del Carnevale di Corsano e del Capo di Leuca torna in strada domenica 3 marzo e martedì 5 marzo.

È il Carnevale del Salento  con il suo carico di allegria, colori, musica e vere e proprie opere d’arte di cartapesta.

Quest’anno è stato dato molto più spazio per la preparazione dei carri”, ha spiegato l’assessore comunale alla cultura di Corsano, Antonella Nicolì, “con il Comune impegnato a trovare locali come il capannone ex Patriarca. Grazie alla sinergia si dà più valore a questa tradizione carnevalesca e, nonostante le tantissime difficoltà dovute al passaggio della tromba d’aria che ha distrutto un capannone poi risistemato in tempi record, non possiamo che esserne fieri”.

Tante le novità di quest’anno per la manifestazione organizzata dalla Pro Loco di Corsano, a cominciare dal numero dei carri fino all’allargamento territoriale che copre ormai tutta l’area del Capo di Leuca.

È un intero territorio del Salento che si riunisce per fare festa richiamando visitatori da ogni parte di Puglia.

Photo M.T

Alle sfilate di Corsano, infatti, partecipano anche carri provenienti dai paesi vicini a testimonianza della attrazione culturale rappresentata dalla tradizione carnevalesca.

Nei giorni di sfilata i carri, i gruppi mascherati e le maschere singole attraverseranno Corsano.

Il corteo partirà ogni volta alle 15 da via Kennedy con destinazione  piazza San Biagio di Corsano: cinque carri in concorso che lotteranno per aggiudicarsi l’ambito trofeo, anticipati dal carro di apertura della Pro Loco.

Vita Social: Involuzione della Specie? È il carro Carro del gruppo “Picca ma boni” (proveniente da Patù, carristi Francesco De NuccioFabio Panico e Stefano De Salvo); È tutto un Avada Kedavra è invece il carro del gruppo “Franky Family” (proveniente da Morciano di LeucaBarbarano del Capo, Specchia e Ruggiano di Salve, carrista Gianluca Piccinni); “Quelli che il Macello” (Corsano, carrista Carlo Morrone) presenteranno il carro Venghino Signori; lo storico Gruppo Mir (Corsano, carrista Cesario Ratano) si presenterà con Buon Compleanno Topolino; La Grande Abbuffata è il carro del gruppo “Corsano motori nella storia” (Corsano, carristi Pasquale Rizzo e Roberto Buccarello).

Tricase: U Masciu va alla Svizzera

È partita una nuova avventura del Carnevale Tricasino – I masci de na fiata, la manifestazione carnascialesca giunta alla sesta edizione e definita originale e territoriale, in quanto, rievoca gli usi e i costumi di un tempo.

L’evento, nato nel 2014 per volontà di alcune associazioni poi confluite nel Comitato Carnevale Tricasino è sulla via della istituzionalizzazione.

Per la prima volta infatti è coordinato dalla locale Pro Loco, in collaborazione con la Città di Tricase, mentre la direzione artistica resta affidata all’associazione Tricasèmia, sin dalle prime edizioni vero motore sul piano organizzativo con il sostegno strutturale della Consulta delle associazioni. Avviato l’iter istituzionale, che porterebbe, questa manifestazione, dal prossimo anno, a divenire a tutti gli effetti il Carnevale della Città di Tricase: Tricasèmia ha comunicato che esponenti dell’amministrazione comunale, hanno invitato, gli istituti della città a partecipare a quella che è identificata come la festa carnevalesca tricasina.

Quello de I masci de na fiata è un carnevale che si basa principalmente sulle cosiddette masciate ricordando la modalità povera di festeggiare l’evento nel territorio tricasino, quando le maschere erano costituite da vecchi vestiti e stracci che venivano usati principalmente per coprire i volti e rendere il proprio aspetto misterioso, andando così a bussare nelle abitazioni e cantare stornelli goliardici e divertenti.

I “masci” venivano così accolti dalle famiglie che li ringraziavano, offrendo loro i dolci tipici e tradizionalmente casarecci.

Protagonista principale sarà ancora una volta U Masciu de Tricase, la maschera disegnata dall’artista Ilaria De Marco e che rappresenta con i vari simboli, l’intera città, richiamando gli aspetti tipici di ogni rione: dalla maranciana di Sant’Eufemia, ai paparussi di Tutino, passando per la cistareddha di Caprarica; poi la crita di Lucugnano, i cosi curti de Depressa, i pesci di Tricase Porto e soprattutto la cucuzza, simbolo principe della città.

Nelle precedenti edizioni, U Masciu si è fatto notare per varie situazioni: dalla ricerca de na zzita, al matrimonio con la sua innamorata. Quest’anno sarà in partenza per la Svizzera per motivi di lavoro, in quanto ancora disoccupato, proprio come fecero i nostri padri e i nostri nonni nel dopoguerra. La partenza, sarà scongiurata dalla volontà dei concittadini e soprattutto dai bambini, che in un mondo di… cartoni animati, chiederanno al Mago pancione di starnutire, esaudendo così il desiderio di far restare U Masciu nella terra natia. In questo modo entreranno in gioco i cartoni di una volta, tema parallelo dell’edizione 2019.

Oltre alle diverse associazioni e comunità parrocchiali, parteciperanno al Carnevale Tricasino anche i bambini dell’Istituto Comprensivo via Apulia che insieme alla Scuola Materna “Regina Pacis” e alla Fondazione “Tommaso Caputo” di Tricase, saranno protagonisti, principalmente della parata in maschera di giovedì 28 febbraio, che partirà da Corso Giulio Cesare per raggiungere Piazza Cappuccini e festeggiare così il carnevale con canti e balli di un tempo.

Oltre a quella del Giovedì Grasso vi saranno le parate di domenica 3 marzo con lo stesso percorso e quella del Martedì Grasso (5 febbraio) che partirà da Piazza Cardinale Giovanni Panico, dopo che U Masciu avrà fatto visita ai bambini del reparto di Pediatria dell’ospedale.

L’orario di partenza delle parate è previsto per le ore 15. A seguire, il consueto ritrovo in Piazza Cappuccini, lo spettacolo del simpaticissimo Max Cavallari “Parzialmente Fico” (dei Fichi d’India) dalle 18,30 e poi la musica e la maxi festa in maschera, con le maschere dei cartoni di una volta che invaderanno la piazza.

L’evento sarà anticipato come al solito dalle masciate realizzate nei borghi: dopo gli appuntamenti a Sant’Eufemia (21 febbraio), Tutino (22 febbraio) a Depressa (23 febbraio) e Tricase Porto (24 febbraio) si prosegue (con inizio sempre alle ore 18) a Caprarica (questa sera), a Lucugnano, (martedì 26) e a Tricase centro in Piazza Pisanelli (mercoledì 27).

Valerio Martella

Il Carnevale Vernolese

L’Amministrazione Comunale Assessorato Turismo e Spettacolo ha organizzato la X edizione del Carnevale Vernolese con sfilate e premiazioni dei Carri Allegorici,  Gruppi Mascherati Senior, Gruppi Mascherati Junior, Maschere Originali e pelosetti mascherati

La sfilata è in programma lunedì 4 marzo; il raduno è previsto alle ore 14,30 alla Villa Comunale in Viale della Repubblica. Il festoso corteo percorrerà via Tripoli, Piazza Vittorio Veneto, via Sant’Anna, via Cimmarrusti, via  Monte Grappa, via Capitano Ramirez per chiudere il percorso in Piazza Vittorio Veneto dove, in attesa che la Giuria valuti i vincitori  da premiare, i partecipanti e la cittadinanza saranno accolti dall’animazione e dalle gag di Party Zoo Salento, The Lesionati. Presenterà  la serata Gianpaolo Catalano Morelli

A fine premiazione si ballerà con le note della musica travolgente del dj Gianluca Battista e per finire il pubblico sarà salutato con uno spettacolo di fuochi di artificio.

L’iscrizione è gratuita e potrà essere effettuata presso l’Assessorato al Turismo e Spettacolo, Ufficio Socio Culturale del Comune di Vernole sino alle ore 13 di lunedì 4 marzo giorno della sfilata.

Il CutroCarnival

È il CutroCarnival, il carnevale della città della ceramica.

Organizzato dal circolo Aini con la direzione artistica di Rocky Di Maggio il CutroCarnival è alla terza edizione.

Dopo la grande sfilata di domenica 24 febbraio, chiusura del carnevale domenica 10 marzo con la mega Pentolaccia in piazza Municipio.

Carnevale Griko, il Carnevale dei Diritti

Il Carnevale della Grecìa Salentina e Martignanese è una manifestazione collettiva che coinvolge i Comuni dell’area ellenofona del Salento e non solo. Finalizzato alla conservazione dell’identità culturale e linguistica dell’area in cui si svolge e al sostegno di momenti di scambio culturale, divertimento, socializzazione e integrazione culturale, l’evento vanta una tradizione di ben 39anni come Carnevale Popolare Martignanese e di 33 anni come Carnevale della Grecìa Salentina; inoltre da ormai 29 anni la Morte te lu Paulinu rappresenta la tradizionale chiusura dei “riti” carnascialeschi.

Il clou del cosiddetto Carnevale Griko, il Carnevale dei Diritti, sarà quando sfileranno i Carri allegorici e Gruppi mascherati nella giornata di domenica 3 marzo e La Morte te lu Paulinu nella giornata di martedì 5 marzo.

Il Carnevale della Grecia Salentina è una festa in cui si incrociano arte, incontri interculturali e gemellaggi con diverse città italiane e danno vita ad eventi caratterizzati da folklore intrecciato alla religione. L’evento è frutto della collaborazione fra il Comune di Martignano, l’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina e varie Associazioni del territorio.

La perfetta coordinazione tra enti e collaboratori vari ha portato alla creazione di un evento straordinario, ricco di animazione e tanto divertimento, in cui regna un’armonia di fondo garantita dai gemellaggi con le comunità ladine della Val di Fassa.

Commento del Carnevale della Grecia Salentina anche nella lingua dei segni

La tradizione prevede che l’ultima settimana dei festeggiamenti sia riservata sia a momenti di degustazione di prodotti tipici che a porre l’attenzione su argomenti ambientali importanti grazie a incontri formativi.

Nel frattempo si attende la sfilata dei gruppi mascherati e dei carri allegorici e per finire del “Funerale dellu paulini Cazzanisi”, che chiude i festeggiamenti.

Anche i non udenti saranno coinvolti grazie al commento del passaggio dei carri allegorici e Gruppi mascherati fatto nella lingua dei Segni.

Il programma prevede: domenica 3 marzo la grande sfilata di carri allegorici e gruppi mascherati da Largo Calvario a Via Roma con arrivo in Piazza della Repubblica; martedì 5, in piazza della Repubblica, la Morte te lu Paulinu Cazzasassi; domenica 10 marzo, chiusura presso la Sartoria popolare – Centro Kfar Matta con la Pentolaccia.

L’organizzazione ha fatto sapere che è stata attrezzata un’area per diversamente abili con percorso dedicato da Via Turati (sosta e parcheggio) fino a via Roma a ridosso del centro sociale Kfar Matta.

Il passaggio dei carri allegorici e Gruppi mascherati sarà commentato e interpretato in lingua dei Segni a favore dei non udenti i quali si potranno posizionare di fronte al palo giuria su Via Roma in Piazza della Repubblica.

La Festa dei Folli a Poggiardo

È la Festa dei Folli quella organizzata dall’associazione CreativaMente che da sei anni si occupa del carnevale Poggiardese.

I carristi preparati dal locale Liceo Artistico Nino della Notte sono al lavoro da tempo per preparare i carri allegorici.

Quest’anno carri, maschere e gruppi mascherati saranno ispirati a i personaggi di Coco, Aladdin, Mary Poppins ed al mondo del circo.

La Festa dei Folli a un’unica regola: nessuna competizione ma tutti insieme per divertirsi.

Dopo l’apertura di domenica 17 e la replica del 24 febbraio,  altra sfilata domenica 3 marzo con la musica del Balla Italia e la riconsegna delle chiavi da parte dei regnanti Boiardo e Messapica al sindaco di Poggiardo.

Carri e maschere a Vitigliano

Organizzato dall’associazione Vitilianum Carnevale Vitigliano. Dopo quella di domenica 24 febbraio, sfilate in programma domenica 3 e il Martedì Grasso, il 5 marzo.

Carri, maschere e gruppi mascherati saranno ispirati anche dal recente successo cinematografico per bambini Coco.  Martedì 5 marzo la premiazione.

Oltre a carri mascherine e tanto divertimento, spazio alla musica e, per i più golosi, saranno aperti gli stand gastronomici.

A Galatone lu focu mpizzica pi magia

Quandu rriava lu Carniale allu paese mia, lu focu mpizzicava pi magia”: organizzato dal Comitato Carnevale Galatonese, tra coriandoli, stelle filanti e lustrini, torna il Carnevale di Galatone. Giunto alla 62.ma edizione e forte del grande successo che ormai lo accompagna di anno in anno, il Carnevale di Galatone, punta ancora una volta, a battere ogni record, confermandosi come una delle manifestazioni carnascialesche più longeve e belle.

Lunedì 4 marzo, la grande festa di strada. Un percorso lungo 1,8 km con la tradizionale sfilata dei gruppi mascherati, delle scuole e dei carri allegorici provenienti da vari Paesi della Provincia di Lecce. Un corteo mascherato che, ogni anno, conta numerosissimi partecipanti e che ha l’obiettivo dichiarato di far divertire i partecipanti ed il pubblico presente, con messaggi di condivisione ed inclusione sociale.

La novità più importante dell’edizione di quest’anno è, sicuramente, il percorso: i numerosissimi gruppi mascherati, infatti, partendo da Via Savoia, avranno modo di allietare con i loro colori sgargianti Viale Aldo Moro, Largo Stazione e lo storico “corso” di Viale XXIV Maggio per poi arrivare in Piazza San Sebastiano, dove ad attendere tutti i partecipanti, ci sarà una giura chiamata a valutare le esibizioni, i costumi ed i messaggi portati in scena.

Al termine della sfilata il sorteggio dei premi abbinati alla Lotteria di Carnevale. Prologo alla grande sfilata del 4 marzo la XXIX edizione del Veglioncino dei Bambini: giovedì 28 febbraio, dalle 16, mascherine singole e in coppia sono pronte a far festa presso il Salone Parrocchiale “Don Mimino Colazzo” della Chiesa di Santi Medici. Tutti i bambini verrano premiati in egual modo. Presenteranno Cristina Colopi e Rosita Romano. Il ricavato della serata sarà devoluto al progetto Bimbulanza.

Il Carnevale di Galatone”, sottolineano dal Comitato, “si connota positivamente per la consolidata prosecuzione collaborativa con alcune delle più importanti realtà carnascialesche della provincia, oltre alla storica collaborazione con alcune fondamentali associazioni cittadine tra cui la Società Operaia “A. De Ferrariis”, la Fidas Galatone e la Pro Loco Galatone”.

Aradeo: Carnevale in onda… su radio e Tv

Saranno domenica 3 e martedì 5 marzo le due giornate dedicate alle sfilate allegoriche della 31ª edizione del Carnevale Aradeino.

Le date sono state ufficializzate da Damiano Mascello, presidente dell’Associazione Gruppo Carnevalesco Aradeino “Oscar Tramacere”, organizzatore della kermesse, insieme alla disponibilità per i carristi di un capannone dove gli stessi stanno realizzando i grandi carri allegorici per le sfilate. Mascello ha anche esposto alcune delle novità di questa edizione:  l’istituzione di un premio “Green” assegnato al carro allegorico o al gruppo mascherato che avrà usato la maggiore percentuale di materiale ecocompatibile per la sua realizzazione; l’attivazione  dell’ufficio stampa del Carnevale Aradeino curato dalla redazione del gruppo media Ditutto;  l’istituzione di un responsabile all’accoglienza e ospitalità.

Dopo il grande successo di presenze e di partecipazione dello scorso anno”, ha spiegato Mascello, “abbiamo riscontrato molto interesse anche fuori dai confini salentini, tanto che siamo stati contatti da Associazioni e persone che ci chiedevano informazioni su come poter partecipare la prossima edizione del Carnevale Aradeino… per questo abbiamo istituito un responsabile all’accoglienza e ospitalità che si occuperà di dare tutte le informazioni e il supporto necessario a coloro che vorranno venire ad assistere alla kermesse”.

Tra i tanti premi che verranno assegnati ai Gruppi Mascherati e ai Carri Allegorici, confermati anche per questa edizione il Premio Solidarietà e il Premio Proloco.

Tanti anche gli eventi collegati alla kermesse tra cui la prima edizione di Miss Carnevale Aradeino, un originale fashion talent abbinato alla finale nazionale televisiva di Miss Ditutto 2020, e il Summer Carnival,  esclusivo party in maschera in riva al mare che si svolgerà sabato 27 luglio presso lo stabilimento balneare Mahja di Torre Suda (Marina di Racale).

La vera novità annunciata durante la presentazione è che il Carnevale Aradeino  si arricchirà di diversi eventi culturali e artistici, workhshop e iniziative ludiche che si snoderanno per tutto l’anno, grazie anche al supporto dell’amministrazione comunale e di tante associazioni.  In pratica diventerà operativo il progetto sperimentale, avviato lo scorso settembre, volto a far rivivere agli appassionati del Carnevale l’arte e la storia di questa antica tradizione durante tutto l’anno e non solo nei classici giorni della sfilata.

Domenica 3 e martedì 5 marzo, poi, Radio RNS  con i suoi Dj e conduttori  sarà sul Welcome Stage della kermesse per accogliere i carri e i gruppi mascherati che sfileranno alla 31ª edizione del Carnevale Aradeino. Musica, balli, interviste ma soprattutto un grande show che si aggiunge al ricco programma del Carnevale Aradeino.

Raggiunto anche l’accordo tra il Gruppo Carnevalesco Aradeino “Oscar Tramacere” e il Gruppo Norba per la diretta tv della sfilata dei Carri Allegorici di domenica 3 marzo sulle emittenti Telenorba e TgNorba24.

Gallipoli: niente carri, ma c’è Lu Titoru

Carri o no a Gallipoli si fa festa uguale. In quest’edizione a Gallipoli mancheranno i giganti in cartapesta che solitamente guidano il corteo colorato lungo via Roma e nel cuore della città. Oltre ai carri mancheranno anche i “Regnanti” del Carnevale, il re Candellinu e sua Maestà la Regina Mendula Riccia, ai quali ad ogni edizione veniva consegnata simbolicamente la chiave di Gallipoli.

Seppur dovendo rinunciare a    qualcosa, però, la tradizione del Carnevale Gallipolino è salva. I carri saranno sostituiti invece da tre strutture, sempre in cartapesta, che faranno parte dello spettacolo itinerante su corso Roma.

E poi al carnevale gallipolino continueranno a dare il loro apporto i gruppi mascherati di Neviano, Galatone, Aradeo e Melissano; daranno manforte ai gruppi degli oratori di San Lazzaro, di San Gabriele, del Sacro Cuore, della scuola di danza Betty Boop Dance Academy e Disc’n’Roll e dell’associazione NovaVita di Casarano.

Dopo la grande festa nel centro storico del 24 febbraio si continuerà sette giorni dopo, domenica 3 marzo, alle ore 19, in piazza Tellini, si ballerà con il Festival Bar Italia e la musica di Vanny Dj, l’animazione di Paolo Stefanelli e le ballerine che danzeranno su diverse coreografie.

A chiudere i festeggiamenti, martedì 5, lu Titoru, la maschera tipica gallipolina il goliardico soldato gallipolino soffocato a causa di una polpetta nel giorno di Carnevale.

Con partenza dal ponte seicentesco alle 16, una sfilata di “Teodori” invaderà il centro storico, A seguire, cerimonia di premiazione.

Taviano, Racale, Alliste e Melissano: Carnevale a 4 piazze

Un Carnevale ricco di appuntamenti per trascorrere insieme questa divertente festa, grazie alla collaborazione tra Taviano, Melissano, Racale, Alliste e Felline.

I quattro paesi si sono organizzati per evitare sovrapposizioni di date e fare in modo che tutti possano partecipare ad ognuna della sfilate. Dopo la serata inaugurale del 17 febbraio a Melissano e quella del 24 febbraio a Felline (frazione di Alliste) sfilate il 2 marzo a Taviano, il 3 marzo a Melissano ed il 4 marzo a Racale.

A Felline la manifestazione è stata organizzata dal Comune di Alliste insieme alle associazioni Protezione civile, Band di Babbo Natale,  associazione Lizzai, Saratambula, Movimento Pro Felline, Consulta Giovani ed Info Point; Nell’organizzazione anche Anna Lucia Gaetani e Giorgio Adamo. L’evento è stato votato alla solidarietàcon una lotteria il cui ricavato verrà devoluto per intero alla Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori).

A Taviano, sabato 2 marzo, ritrovo alle ore 14,30 in Viale Stazione per poi partire in Sfilata verso il Teatro all’Aperto in Via Martin Luther King, dove partirà la Super Festa del Carnevale Tavianese 2019.

Sarà un pomeriggio ricco di divertimento, allegria, premi, animazione e tante sorprese.

Aperte le iscrizioni per il concorso che decreterà la Maschera e il Gruppo Mascherato più originale, inoltre la giuria assegnerà anche un Premio Speciale “Arlecchino” per la Maschera più esuberante.

Seconda serata a Melissano, domenica 3: il corteo si ritroverà alle 15 in Largo Stazione per poi attraversare le vie principali del paese e giungere infine in Largo Gesù redentore dove si terranno le premiazioni del Carnevale 2019 (vedi sotto).

Il Carnevale Racalino andrà in scena lunedì 4 marzo: dopo ritrovo alle 15 in piazza San Sebastiano, l’allegro corteo in maschera attraverserà le vie principali del paese fino ai Giardini del Sole dove tutti insieme si farà festa.

Rioni in gara a Melissano

Prosegue la XIII edizione del Carnevale Città di Melissano –Trofeo Federaziende.

Dopo quello dello scorso 17 febbraio si replicherà domenica 3 marzo con la sfilata di carri allegorici che attraverseranno la città, in un clima di festa e spensieratezza.

Una distanza temporale imprescindibile fra le due date, legata sia alla ricorrenza della Madonna del Miracolo (24 febbraio), che alla volontà di evitare sovrapposizioni con le manifestazioni carnevalesche dei paesi vicini.

Siamo pronti a dare spettacolo” è lo slogan che accompagna quest’edizione, realizzata ancora una volta grazie all’impegno e dedizione dell’associazione Amici del Piper, con il patrocinio del Comune di Melissano, rinnovando il gemellaggio tracciato diversi anni fa con il Carnevale di Gallipoli e il Carnevale di Galatone.

Confermato il duo formato da Francesco Troisi ed Elena Micaletto nel ruolo di presentatori dell’evento, mentre a presiedere la giuria sarà Luigi Stella.

Mantenendo fermo l’obiettivo di integrare ai gruppi mascherati le realtà associative a sostegno dei più bisognosi presenti sul territorio, questa edizione vede la partecipazione di: Spiriti liberi con “Nel segno del sogno Generazione 0.2”, Fidas con “Chi dona col cuore dà colore alla vita”, classi I A e B della Scuola Primaria locale con “La giostra delle stagioni”, la Scuola paritaria San Giuseppe con “Il brutto anatroccolo” e la Comunità educativa “La Casa” insieme al Centro diurno “Crescere” di Neviano con “Coloriamoci di emozioni”.

I rioni in gara. A contendersi la vittoria finale, per la realizzazione del carro più artistico e di maggiore effetto, saranno: il rione Stazione con “Buon compleanno Topolino 90! – È qui la festa”; Campo dei Fiori con “Mary Poppins: può illuminare il mondo a festa”, il rione Ora (vincitore della passata edizione) con “Fiabe, coriandoli e felicità: un mondo senza tempo” e il rione Caulata con il gruppo mascherato “Carnevale matto”. Previsti momenti di intrattenimento e animazione con la comicità di Bruno Manni.

Supersano in abiti pregiati

Metà paese sfila, l’altra metà è impegnata a cucire i vestiti, curare le musiche e la scenografia…

Il Carnevale coinvolge, infatti, tutti gli abitanti del piccolo centro salentino, incorniciato da una pineta e perfettamente equidistante dai mari Jonio e Adriatico.

I gruppi mascherati non devono solo sfilare, ma anche impegnarsi in uno spettacolo di danza arricchito con le scenografie.

Vince il gruppo più originale!

I vestiti, tutti fatti a mano e con stoffe pregiate, vengono dalla migliore arte sartoriale, che ha reso il paese famoso al mondo per gli abiti da sposa.

Da quest’anno, con l’ottica di regalare emozioni ed esperienze indimenticabili al viaggiatore sarà data la possibilità di vestire alcuni abiti di pregio del Carnevale e sfilare assieme ai suoi abitanti.

Appuntamento domenica 3 e martedì 5 marzo con le sfilate dei carri e gruppi allegorici.

Il festoso corteo si fermerà in piazza Magli dove, dalle 17 in poi, ci saranno gli spettacoli realizzati dai vari gruppi mascherati che e saranno ripresi e trasmessi in diretta tv da Telerama.

La competizione sarà divisa in 3 categorie: gruppi junior, senior e carri allegorici.

L’amministrazione comunale vincitrice del progetto “Ospitalità” della Regione Puglia”, hanno anticipato il consigliere alla promozione del territorio Sandro Negro e la giornalista Carmen Mancarella, “ospiterà giornalisti italiani e francesi i quali propagheranno su carta stampata e siti online la manifestazione carnevalesca giunta ormai alla XLIX edizione, raccontandone la bellezza dell’evento e la sua storia, in questo modo si punta a destagionalizzare il flusso turistico nel borgo di Supersano”.

Il Carnevale Casaranese

Tutto pronto per l’edizione 2019 del Carnevale Casaranese.

Ancora una volta organizzato da una sempre attiva Pro-Loco ed ovviamente con il patrocinio della Città di Casarano, la manifestazione di quest’anno sarà un vero e proprio punto di riferimento per l’intero basso Salento.

Saranno tantissimi infatti i gruppi mascherati che, soprattutto martedì 5 marzo, coloreranno di suoni e di allegria le strade (start viale Ferrari, ore 15) di una Casarano sempre più abituata a queste sfilate. Taurisano, NevianoMelissano, TavianoMatino e Parabita, oltre che ovviamente Casarano, sono i comuni dai quali proverranno i gruppi già iscritti e che porteranno in scena temi e colori dai più disparati contenuti dal sociale al goliardico, sino ovviamente all’immancabile satira politica.

Quest’anno anche tanta musica per ballare e scatenarsi con Mister Stefanelli dj alla consolle e con la voce di Donato Rivoli dj che, domenica 3 marzo, trasformeranno piazza Indipendenza in una grandissima discoteca a cielo aperto. Martedì 5, invece,  sarà l’incontenibile simpatia di Giampaolo Viva, dei MalfAttori, che, con le sue incursioni, renderà ancora più movimentato l’appuntamento.

Parabita: sfilata il 3 marzo

Organizzata dalla locale Pro Loco la sfilata della XXVI edizione del Carnevale Parabitano sarà in scena domenica 3 marzo.  Tra le novità di quest’anno la partecipazione del Milan Club Parabita che affianca la Pro Loco nell’organizzazione dell’evento.

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Approfondimenti

All’Alba dei Popoli con Venditti

Il cantautore romano in concerto il 30 dicembre a Otranto. Divertentismo in piazza con Dj Wender dello Zoo di 105, Radio Ciccio Riccio, Pierdavide Carone e Antonio Maggio il 31.
Il programma completo della XX edizione della rassegna

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Ritorna l’Alba dei Popoli, giunta alla ventesima edizione, manifestazione organizzata dal Comune di Otranto, inserita nella programmazione “Luce d’Oriente”, che propone un mese di eventi nel periodo delle festività natalizie.

Fino al 6 gennaio 2019, una serie di appuntamenti, per grandi e piccini, si susseguiranno nella Città dei Martiri, con le serate clou in piazza del 30 e 31 dicembre, dove, accompagnati dalla musica di artisti e dj che si avvicenderanno sul palco, saluteremo l’anno vecchio e ci proietteremo in quello nuovo.

La Città di Otranto domenica 30 dicembre ospiterà un artista di grande fama che si esibirà sul palco di una delle kermesse più rappresentative del capodanno pugliese: Antonello Venditti.

Lunedì 31 dicembre la piazza esploderà in una vera e propria festa musicale con dj, animazione, divertentismo.

Un mix di esibizioni in grado di incontrare il favore del pubblico, offrendo un cast artistico variegato: Antonio Maggio, vincitore del Festival di Sanremo 2013 Categoria Giovani,  Pierdavide Carone, dal talent show Amici di Maria De Filippi, Dj Wender dello Zoo di 105, Radio Ciccio Riccio.

 

PROGRAMMA COMPLETO DELLA XX EDIZIONE

14/12/2018 – NATALE IN PRIMA PAGINA

Recita natalizia a cura dei bambini della scuola dell’infanzia e della sezione primavera dell’Istituto Maestre Pie Filippini.

Teatro Istituto Maestre Pie Filippini ore 17.30

15/12/2018 – ROBERTO COTRONEO. NIENTE DI PERSONALE

A cura dell’Associazione culturale Otranto è di tutti.Presentazione del nuovo libro di Roberto Cotroneo “Niente di personale”.
Castello Aragonese ore 17.00

15-16/12/2018 – RACCOLTA TELETHON

A cura dell’Associazione Marinai d’Italia.
Giardini pubblici

16/12/2018 – TUTTI AL CINEFORUM

Proiezione gratuita di due film per bambini e ragazzi.
Sala Triangolare Castello Aragonese ore 16.00 e ore 18.00

18/12/2018 – RECITA BAMBINI SCUOLA DELL’INFANZIA COMUNALE

A cura della scuola dell’infanzia comunale.

Scuola Infanzia Viale Rocamatura ore 17.00

19/12/2018 – RECITA BAMBINI SCUOLA PRIMARIA STATALE

Messaggio di auguri da parte dei bambini della scuola primaria statale.

20/12/2018 – NATALE INSIEME

Serata dedicata agli ultrasettantenni di Otranto, organizzata dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con l’Associazione Carpe Diem. Occasione per scambiarsi gli auguri di Natale e di Buon Anno e per trascorrere insieme una serata in allegria.

Basiliani Resort ore 18.30

21/12/2018 – NATALE A OTRANTO

Scene, riflessioni e canti natalizi a cura dell’Istituto Maestre Pie Filippini.

Cattedrale ore 18.30

23/12/2018 – LA NATIVITA’ A TORRE MATTA

A cura della Pro loco Otranto.Scambio di auguri, assaggio del panettone artigianale prodotto dagli studenti dell’Istituto Alberghiero di Otranto. Tamburellisti di Otranto.

Torre Matta ore 16.30

23/12/2018 – TUTTI AL CINEFORUM

Proiezione gratuita di due film per bambini e ragazzi.
Sala Triangolare Castello Aragonese ore 16.00 e ore 18.00

24/12/2018 –  NATIVITA’ SUBACQUEA

A cura della Sezione della Lega Navale di Otranto.

Un gruppo di sub si immergerà nelle acque del porto di Otranto per riporre la statuetta del Bambinello nella Grotta della Natività.

Porto di Otranto ore 16.30

28/12/2018 – GRAN CONCERTO LIRICO NATALIZIO

A cura dell’Associazione Hydruntum Art.
Cattedrale ore 19.00.

30/12/2018 – ANTONELLO VENDITTI IN CONCERTO

Largo Porta Terra ore 21.00

30/12/2018MARATONINA DELL’ALBA DEI POPOLI

A cura dell’Associazione dilettantistica Otranto 800.
Lungomare degli Eroi ore 9.30

30/12/2018 – TUTTI AL CINEFORUM

Proiezione gratuita di due film per bambini e ragazzi.
Sala Triangolare Castello Aragonese ore 16.00 e ore 18.00

31/12/2018 – NOTTE DI SAN SILVESTRO

La piazza esploderà in una vera e propria festa musicale con dj, animazione, divertentismo.

Un mix di esibizioni in grado di incontrare il favore del pubblico, offrendo un cast artistico variegato: Antonio Maggio, vincitore del Festival di Sanremo 2013 Categoria Giovani,  Pierdavide Carone, dal talent show Amici di Maria De Filippi, Dj Wender dello Zoo di 105, Radio Ciccio Riccio.

Largo Porta Terra dalle ore 22.00

31/12/2018 – SPETTACOLO PIROTECNICO

A mezzanotte

31/12/2018 – LA PRIMA ALBA D’ITALIA

A cura del Cea Terre di Enea.

Il “saluto al sole”. L’ultimo tramonto dell’anno, nel luogo dove il sole disegna il “tramonto rosa nella Baia dell’orte”. Una performance teatrale ed artistica con letture di vari brani della selezione “poesie adriatiche” di Renato Grilli. Un percorso lungo l’Adriatico, da Dubrovnik a Valona, da Trieste ad Otranto, che disegnano, poeticamente, le due sponde dell’adriatico.

L’attesa. Incontro artistico e conviviale in attesa della mezzanotte, con performance teatrali tra cui lo speciale percorso ispirato al “Salto dell’Acciuga” di Nico Orengo, ospite di Otranto e del Salento in occasione della premiazione nel corso dell’iniziativa “l’olio della Poesia” e “Mediterraneo” di Predrag Matvejevic’.

Paesaggio sonoro – Sound landscape.

Il Sole sorgerà alla 07.09, la performance è prevista quindi dalle 05.45. Inizia con le video proiezioni sull’edificio del faro per un quarto d’ora, prosegue con il sound design.

Il sole inizia a delineare l’incredibile scenario di Capo d’Otranto con le montagne dell’Albania, gli Acrocerauni, l’isola di Saseno, il Karaburun e le isole greche di Othonoi e Merlera (a volte Corfù).

Ai lati la Baia dell’Orte e la Palascìa con il Capo di Leuca sullo sfondo. Un paesaggio meraviglioso ma incompleto: manca tutto ciò che si muove sotto la superficie del mare.

L’Ingegnere del suono, catturando con gli speciali idrofoni le voci dei delfini, tonni, pescespada, tartarughe marine, li amalgama creando un paesaggio sonoro in 3d in grado di far percepire la vera, grande ricchezza del luogo, invisibile ai più.

Il tema è duplice: promozione dell’Area Marina Protetta di Capo d’Otranto e testimonianze della resilienza (natura che rinasce dopo catastrofi).

Il sound design accompagna il sorgere del sole e disegna nella mente dello spettatore un paesaggio finalmente in 3D disvelando con il suono non solo il paesaggio che progressivamente illumina il sole (vento, alberi, rocce, scogli, uccelli, etc), ma anche il paesaggio sottomarino. Sorge il sole e, con intensità, si sottolinea il momento con un brano dedicato “Soundwalk Palascìa”.

Sono previste performances artistiche con musica live, musica elettronica, jam session, dj set, videoinstallazioni.
Faro di Palascia dal tramonto all’alba

1/1/2019 – 1^ REGATA DELL’ANNO

VIII edizione della prima Regata dell’Anno. Le imbarcazioni del Campionato Invernale “Più Vela Per Tutti” saluteranno il 2018, in anteprima nazionale, con una veleggiata-regata che partirà dal Porto di Otranto e raggiungerà una boa posizionata a est del Faro di Capo d’Otranto, doppiando così Punta Palascia, il punto più ad est d’Italia. La manifestazione è aperta a tutte le imbarcazioni in regola con le norme vigenti per la navigazione da diporto.
Partenza dal porto di Otranto ore 11.15

4/1/2019 – CONCERTO MUSICALE NATALIZIO

A cura della scuola-laboratorio musicale Salentum.
Il M° Prof. Lorenzo Cotardo, e i suoi ottanta elementi, propone un concerto per far rivivere più intensamente il Mistero dell’Incarnazione di Gesù Cristo attraverso brani scritti appositamente per tale evento.
Cattedrale ore 18.30

5/1/2019 – NATALE A CASA CAPPELLO

A cura de I Teatranti delle Orte.
Commedia in tre quadri liberamente tratta da “Natale in casa Cupiello” di E. de Filippo.  I giovanissimi attori hanno animato per tutto il mese di dicembre un laboratorio teatrale curato da volontari e dagli attori del gruppo Teatranti delle Orte.

Teatro Istituto Maestre Pie Filippini ore 17.00

5 e 6/1/2019 – 1° TROFEO ALBA DEI POPOLI

A cura dell’A.S.D. Tennis Tavolo Otranto.
Tappa delle gare regionali di Tennis Tavolo.
Palazzetto dello Sport

6/1/2019 – ARRIVA LA BEFANA

A cura dell’Associazione Art’Etica. Animazione, dolce tombolata, dolciumi e giochi per tutti i bambini.

Centro don Tonino Bello ore 10.00

6/1/2019 – TUTTI AL CINEFORUM

Proiezione gratuita di due film per bambini e ragazzi.
Sala Triangolare Castello Aragonese ore 16.00 e ore 18.00

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Approfondimenti

Sulle isole di Torre Guaceto, dove i colombi selvatici costruiscono nidi speciali

Grazie all’assenza di predatori terrestri sulle isole della Riserva, uesti animali hanno preso la strana abitudine di nidificare a terra, sotto grandi pietre e, soprattutto, in fenditure dello scoglio. Due uova alla volta, come dettano le leggi naturali della specie…

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Le isole dell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto ospitano una numerosa colonia di colombi.

Progenitore delle razze domestiche conosciute da tutti, il colombo di Torre Guaceto ha forma selvatica, Columba Livia, quella che un tempo viveva in gruppo sulle scogliere e pareti rocciose di vaste aree del Mediterraneo.

Per secoli, l’uomo ha usato questo volatile a scopo alimentare, per il trasporto dei messaggi e più recentemente a scopo ornamentale, selezionando per questo fine numerose razze contraddistinte da colori spesso molto dissimili da quelli del selvatico.

Testimonianza dello sfruttamento di questa specie sono le numerose torri colombaie che un tempo venivano edificate all’interno delle masserie e tutt’ora osservabili in alcune strutture preservate dall’usura del tempo. In queste torri, i colombi venivano allevati per poi essere macellati.

I colombi più fortunati, però, riuscivano a scappare e, pur essendo nati in cattività, facevano ritorno ai siti naturali della specie, dove vivevano ancora i progenitori selvatici, e finivano con il mettere al mondo pulcini ibridi, per metà con le caratteristiche del colombo selvatico e per metà domestici.

Il fenomeno, nel tempo, è stato talmente imponente che oggi sono rare le colonie costituite esclusivamente da soggetti selvatici. La colonia di Torre Guaceto non fa eccezione, infatti, sulle isole sono presenti forme fenotipicamente riconducibili al selvatico, ossia con piumaggio di una colorazione simile, forme tipicamente domestiche ed altre intermedie.

Caratteristica della colonia di Torre Guaceto è che qui i colombi costruiscono il nido in terra e non su pareti rocciose inaccessibili, come da abitudine della specie. Una peculiarità che può presto essere spiegata.

La chiave di volta per comprendere le ragioni di questa consuetudine è l’assenza di predatori terrestri sulle isole della Riserva.

È grazie alla mancanza di pericoli terresti, infatti, che questi animali hanno preso la strana abitudine di nidificare a terra, sotto grandi pietre e, soprattutto, in fenditure dello scoglio. Due uova alla volta, come dettano le leggi naturali della specie.

Gli unici pericoli ai quali è esposto il colombo di Torre Guaceto sono quelli che vengono dal cielo. La colonia delle isole della Riserva, infatti, suo malgrado, ha una grande funzione ecologica, costituisce la base alimentare per le specie di rapaci che frequentano l’area protetta, tra le quali si annoverano il falco pellegrino, quello di palude e l’aquila minore.

(Foto e video di Giuseppe Lanotte)

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