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Attualità

Mirella Solidoro nelle mani del Papa

Il diacono don Luigi Bonalana, Segretario del Vescovo di Ugento-S.M. di Leuca, Mons. Vito Angiuli, ha consegnato a Francesco un’ immagine della Serva di Dio di Taurisano

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Nei giorni scorsi Don Luigi Bonalana, segretario di Vito Angiuli, durante un’udienza in Piazza San Pietro, ha consegnato un’immagine della Serva di Dio, Mirella Solidoro (CLICCA QUI), nelle mani di Papa Francesco. Un momento particolarmente emozionante che così racconta il diacono: “La figura di Don Tonino Bello ha affascinato tutta la nostra diocesi e non solo: la diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca, con il suo vescovo Vito Angiuli, sostiene la causa di beatificazione di Mirella. Nel tempo, continua Don Luigi, ho avuto la possibilità di apprezzarne le virtù di santità e, per questo motivo, ad oggi mi impegnerò a diffonderne la parola.
Il giorno della venuta di Papa Francesco era viva l’intenzione di presentargli anche Mirella. L’occasione non è mancata: grazie al mio vescovo, ho avuto l’opportunità di salutare in Piazza San Pietro Papa Francesco. Ho portato con me un quadretto di Mirella, l’ho messo nelle sue mani e il Santo Padre, con grande entusiasmo, mi ha immediatamente domandato di lei. Brevemente, per quello che mi e è stato concesso, ho illustrato al Santo Padre la figura di Mirella. Particolare attenzione è stata concessa alla sua cecità, o meglio, alla sua resilienza: la sua capacità di affrontare e superare. Il Papa allora si è chinato sul quadretto, l’ha baciato e benedetto dopo averlo consegnato al suo segretario. Si è congedato con me con un abbraccio. Mirella
, continua commosso, ha fatto la sua parte, ne sono convinto. Mi auguro quanto prima di vederla, insieme a Don Tonino, agli onori degli altari

Antonia Mirella Solidoro nacque il 13 luglio 1964 a Taurisano da una modesta famiglia di contadini. Terzogenita di cinque figli, visse la sua fanciullezza serenamente, guidata e sorretta dall’amore dei suoi genitori, e educata cristianamente dagli stessi e dai padrini che sempre le sono stati vicini. A soli nove anni iniziò il suo lento martirio di giovane ammalata. Continui e forti mal di testa la costrinsero a effettuare vari ricoveri ospedalieri e numerose consulenze specialistiche.

Presso l’ospedale di Brindisi, i sanitari riuscirono a diagnosticare, mediante la tac del cranio, un processo espansivo interessante la parete interiore e media del terzo ventricolo. In seguito a tale referto, Mirella fu trasferita all’ospedale Vito Fazzi di Lecce nella divisione di neurologia, dove si procedette inevitabilmente all’intervento.

All’esame istologico risultò essere un tumore congenito. L’intervento fu eseguito con la speranza di una completa asportazione della massa, che invece fu impossibile effettuare, data l’estensione della stessa e la sede delicata, per cui l’intervento fu solo esplorativo e diagnostico. Intanto Mirella si aggravò e, subito dopo l’intervento, perse la vista ed entrò in coma. I sanitari le dettero qualche mese di vita.

Mirella Solidoro

Molti erano i sofferenti che la cercavano o la chiamavano per telefono per avere conforto, consiglio e il sostegno della sua preghiera. Trattava tutti con illimitata dolcezza e infondeva serenità, nonostante le sue indicibili sofferenze. Entrando nella sua cameretta di dolore, le persone percepivano l’intima unione che legava Mirella a Dio e respiravano una dolcezza tale che solo la confidenza nel Signore può offrire.

Tra le mani teneva costantemente intrecciata la corona del rosario; pregava giorno e notte, perché un’insonnia quasi continua le dava la possibilità di intercedere per tutti. A causa di intensi dolori, fu poi costretta a ricoverarsi a San Giovanni Rotondo, nell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. I sanitari non poterono far nulla. Tornata a casa, continuò nella vita di intensa preghiera e di apostolato verso tutti, ma il parlare le costava molto dolore. Nell’estate seguente comparve una febbre continua e forte. Si ricoverò nell’ospedale di Tricase. Stava molto male; cosciente, rispondeva a stento. Quattro giorni dopo entrò in un coma irreversibile e la mattina del 4 ottobre 1999 si spense con tanta pace, “come un uccellino” disse il medico che la assisteva. Lasciando il suo testamento evangelico: “Vivere per daremorire per ricevere”, e la certezza che, dal Paradiso, Mirella prega ancora e intercede per tutti.

Mirella fu sepolta nel cimitero di Taurisano. La Serva di Dio fu traslata nella chiesa parrocchiale Santi Martiri Giovanni Battista e Maria Goretti di Taurisano. Alla Messa, presieduta da Vito Angiuli, Vescovo di Ugento – S. Maria di Leuca,  partecipò una folla immensa di fedeli e tante altre persone restarono sul sagrato della chiesa. Mirella riposa in un prezioso sarcofago in marmo di Carrara, opera dello scultore locale Donato Minonni. Molte sono le persone che si recano accanto alla tomba per pregare e chiedere l’intercessione della Serva di Dio. Tanti fedeli lasciano su un registro le loro riflessioni e richieste.

Di Mirella Solidoro, con il nullaosta della Conferenza Episcopale Pugliese e con la comunicazione della Congregazione per le Cause dei Santi è iniziato l’iter per la Causa di Canonizzazione. Il Postulatore Diocesano Padre Cristoforo Aldo De Donno ha raccolto tutta la documentazione necessaria, ha completato l’invito ai testimoni e sta preparando la biografia critica.

Attualità

Un “mosaico” di foto in memoria di Stefano

Gli amici del ragazzo di origini salentine, ucciso a Torino a febbraio, lo ricordano così in occasione del giorno del suo compleanno

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Un mosaico come regalo e come ricordo nel giorno del suo compleanno.

Gli amici di Stefano Leo, il ragazzo biellese di origine salentine (sua madre è di Morciano di Leuca) ucciso sul Lungo Po a Torino lo scorso 23 febbraio, pubblicano sui loro social un mosaico composto da tante piccole foto. Sono i loro volti che, messi assieme, compongono quello di Stefano.

“Oggi è il tuo compleanno e noi siamo qui uniti a mettere insieme i tasselli di un puzzle che rimarrà incompleto perché ne manca uno, perché manchi tu”, scrivono. “Siamo fatti delle persone che ci hanno voluto bene e che ce ne vogliono. E bisogna dirselo più spesso”.

Stefano oggi avrebbe compiuto 34 anni.

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Attualità

Polo Pediatrico: politica riconosca vere sfide e priorità

Il presidente provinciale dell’Ordine salentino dei Medici: «Il progetto colmerebbe un gap notevole, rappresentando anche l’opportunità di evitare il disagio di inutili migrazioni sanitarie. Retorica lasci posto a pragmatismo»: «Il progetto colmerebbe un gap notevole, rappresentando anche l’opportunità di evitare il disagio di inutili migrazioni sanitarie. Retorica lasci posto a pragmatismo»

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«Il Comune di Lecce d’intesa con la Regione Puglia ha siglato la proposta di finanziare attraverso il CIS (Contratto Integrato di Sviluppo) il progetto per la realizzazione del Polo Pediatrico Salentino, sottoponendola al CIPE. Riteniamo che il Polo Pediatrico rappresenti oggi uno dei progetti più innovativi e rilevanti nel territorio, il grande Salento, comprensivo delle province di Lecce, Brindisi e Taranto coinvolgente un bacino di circa 1.780.000 abitanti.

Tale progetto, che vorrebbe capovolgere la situazione attuale in cui il ritardo rispetto ad altre regioni appare incolmabile, è nato dal sogno di realizzare un modo nuovo di rapportarsi al benessere dei bambini che nella malattia, fragili due volte, sono sempre ricchi di speranze, hanno problematiche del tutto specifiche e mai assimilabili a quelle di piccoli adulti.

Il progetto colmerebbe un gap notevole, rappresentando anche l’opportunità di evitare il disagio di inutili migrazioni sanitarie, che aggiunge ulteriore precarietà per famiglie (soprattutto le più disagiate) e piccoli pazienti.

Il Polo Pediatrico è la possibilità di riscatto di un tessuto sociale e sanitario troppo a lungo e ingiustamente condannato alla marginalità ed è anche il terreno per declinare concretamente una vera lotta alle disuguaglianze e alle povertà, inaccettabili in un sistema sanitario di un Paese civile. Racconta la forza di lavorare insieme mettendo in campo le potenzialità di una rete virtuosa che saldi realmente famiglie, territorio, ospedale e società: dalla pediatria di libera scelta a varie figure professionali (neuropediatri, ortopediatri, pediatri gastroenterologi e rianimatori, pediatri chirurghi e oncoematologi, ecc. ecc) vere eccellenze della nostra comunità. Mettere insieme tutto ciò realizzerebbe un volàno attrattivo, formativo e innovativo.

Lo stesso stereotipo dell’ospedale in questo contesto viene superato, coinvolgendo anche professioni e tecnologie diversificate (ad esempio dall’informatica alla domotica, dalla bioingegneria alla cibernetica) che pongono al centro il benessere, la complessità e l’unicità del bambino, senza alcuna distinzione. Inoltre questo progetto ha visto protagonisti (come in pochi casi si è registrato nel nostro contesto) la parte pubblica e il privato, che ha apportato con la sensibilità del volontariato proattivo idee ed energie vitali: in particolare l’Associazione Triacorda (presieduta dal dr. Aguglia) rappresenta motore e anima di questo sogno che deve diventare realtà.

Il polo pediatrico inoltre ha rappresentato il terreno di incontro di Enti e istituzioni diverse: l’impegno della ASL di Lecce, del Comune, della Regione, dell’Ordine dei Medici di Lecce non sono mai mancati: non teoriche e scontate adesioni, ma lavoro su problemi e criticità concrete; unità di intenti che ha rappresentato il paradigma tangibile della vicinanza delle istituzioni al cittadino.

Oggi però la retorica delle parole e l’entusiasmo dei sogni deve lasciare il posto al pragmatismo delle scelte politiche. Ci aspettiamo perciò l’approvazione del CIS: questo atto rappresenta una opportunità storica e duplice: la prima sfida per la politica è quella di dare sostenibilità e gambe ad un progetto prioritario e di alto profilo che coinvolgerà e avvantaggerà le generazioni future e contribuirà non poco ad un salto di qualità del sistema sanitario, così pesantemente in affanno nella nostra terra.

La seconda opportunità è ritrovare autorevolezza e dimostrare nei fatti che la politica sa essere vicina alle esigenze dei cittadini, intercettando aspettative e prospettive future, ritornando ad essere non strumento di potere, ma amministrazione equa di servizio, creando le premesse affinché siano ridotte le disuguaglianze in sanità, terreno di diritti universali e pari opportunità, in cui le risorse economiche devono essere sempre considerate un mezzo e non un fine».

Donato De Giorgi

(Presidente provinciale Ordine dei Medici)

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Attualità

Tricase: una petizione per le vie del centro

«Situazione a dir poco indecorosa sin dal 1996 per via A. Tedeschi, via F.lli Allatini e piazzetta Ciardo». L’assessore Sabato: «Allo studio uno specifico piano traffico dell’intera zona interessata»

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Una petizione con 116 firme per chiedere al Comune di farsi carico della «situazione a dir poco indecorosa» che «sin dal 1996 interessa via A. Tedeschi, via F.lli Allatini e piazzetta Ciardo».

La promotrice della raccolte firme è Maria Morciano: «Sono una tricasina trapiantata da 50 anni a Milano, ma con il cuore sempre a Tricase», racconta, «ogni anno in estate ci torno con assoluto piacere, prima per vedere i miei genitori e, da quando non ci sono più, per portarvi figli e nipoti. Lo scorso anno, come già accaduto in passato, mi sono recata in Comune per fare le mie rimostranze su molti problemi della città, tra cui in particolare la situazione ormai divenuta intollerabile del traffico e della viabilità su via A. Tedeschi, via F.lli Allatini e piazzetta Ciardo.  Dopo interminabili rinvii per incontrare qualcuno dell’Amministrazione e dopo estenuanti attese nel corridoio del municipio», punta il dito, «ho incontrato una signora che mi ha detto di esporre a lei il problema. Dopo ho saputo essere l’assessore Sonia Sabato».

«La stessa, dopo avermi fatto parlare per circa cinque minuti, per tutta risposta mi ha “consigliato” di spostarmi in altre zone visto che il paese non mi era “gradito”. Ovviamente ho ribadito che era lei ad occupare un luogo sicuramente non consono alla sua persona e alla funzione che aveva l’obbligo di esercitare. Non mi ha fatto neppure finire che mi ha congedato su due piedi».

«Quest’anno», prosegue, «mi sono recata nuovamente in Municipio per incontrare espressamente il Sindaco, ma nuovamente si è presentata la stessa assessore Sabato ed a quel punto mi sono rifiutata di parlarci. Ritengo sia necessario scuotere prontamente le coscienze in modo da far cambiare mentalità a chi ci amministra. Trovo il mio paese sempre più trascurato e gli abitanti, tra cui alcuni miei vecchi amici e conoscenti, sono rassegnati, delusi, scoraggiati e timorosi di affrontare qualsiasi problema dalla cui soluzione si avrebbero benefici per tutti. Insieme ad altri 116 cittadini abbiamo protocollato una petizione al Sindaco perché si affronti la problematica segnalata. Non so se verremo quantomeno ascoltati, ma sicuramente sento di aver fatto il mio dovere civico».

«Vorrei», conclude, «tanto che il mio paese cambiasse registro, è un luogo fantastico ma abbrutito dalla mentalità e dalla approssimazione per non dire strafottenza».

«Sempre gentile e cortese con tutti»

Ovviamente abbiamo girato la patata bollente alla diretta interessata. L’assessore Sonia Sabato dapprima si è palesemente meravigliata delle accuse, poi ha precisato: «Corrisponde al vero che la sig.ra Maria Morciano ha parlato con me, ma non è assolutamente rispondente alla verità quanto da lei scritto riguardo al mio comportamento. Come è mio costume e comportamento sono stata e sono sempre gentile e cortese con tutti e non mi è passato mai per la testa di invitare chicchessia ad allontanarsi da Tricase e scegliere altri paesi. Anzi», aggiunge, «ricordo bene di aver detto che, nonostante l’argomento non rientrasse nella specifica competenza delle deleghe assegnatemi, avrei volentieri  e comunque informato il collega assessore competente, il sindaco e tutta la giunta».

Sonia Sabato

Liquidata la polemica ha aggiunto: «Detto questo, è bene precisare, a scanso di equivoci e cattive interpretazioni, che la difficoltosa transitabilità e l’eccessivo traffico di via A. Tedeschi sono problemi che esistono e sono all’attenzione dell’intera giunta municipale.  Vanno affrontati in modo razionale e corretto, con il contributo  indispensabile del Comando della Polizia Locale e di esperti del traffico, e, soprattutto, predisponendo uno specifico piano traffico dell’intera zona interessata,  praticato prima in via sperimentale e poi definitiva. Ovviamente non può bastare, come chiesto dalla sig.ra Maria Morciano, la semplice modifica della transitabilità da doppio senso a senso unico di circolazione solo per via A. Tedeschi».

Pur mantenendo il solito garbo, infine, la Sabato lancia una stoccata alla firmataria della lettera e ad eventuali terze figure: «Considerato il lungo lasso di tempo intercorso dalla venuta al Comune della sig.ra Morciano, mi sembra strumentale ed inspiegabile la lettera inviata solo ora al giornale. Probabilmente, chi lo sa, la signora sarà stata mal consigliata da chi, ultimamente, svolge in modo continuo e sistematico un’azione denigratoria nei confronti delle diverse attività e dei tanti servizi di competenza dell’assessorato che ho l’onore di condurre. La sottoscritta e l’intera giunta municipale», conclude la Sabato,  «sono sempre disponibili a dialogare per il bene della città e nell’interesse di tutti i cittadini».

Giuseppe Cerfeda

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