Dell’Abate: imperizia, negligenza e strafottenza, questo è il Comune di Tricase

Il Comune commissiona a una ditta il rifacimento di un marciapiede. I lavori causano consistenti danni alla confinante proprietà di un cittadino che, prima bonariamente e poi in giudizio, ne richiede il risarcimento all’Ente comunale. Quest’ultimo non risponde, né si costituisce in causa per indicare il vero responsabile dell’accaduto e farsi rivalere. Il giudice di conseguenza condanna il solo Comune a pagare danni, interessi e spese legali.

Altro caso, ancor più eclatante.

Il Comune incarica di un servizio di assistenza per anziani un’azienda specializzata del settore, la quale espletato l’incarico ed emessa fattura resta in attesa del pagamento. Trascorrono invano due anni e l’azienda sollecita con il proprio legale l’Amministrazione comunale. Quest’ultima risponde asserendo di non aver ricevuto alcuna fattura. L’azienda gliela rimanda ed attende ancora invano per un altro anno, dopodichè cita in giudizio il Comune che viene condannato a pagare con l’aggravio di interessi moratori e competenze legali.

Non è finita. Il Comune sbaglia nel conteggiare quanto liquidato dal Giudice ed invia all’azienda una somma minore. La creditrice lo rileva e l’Ente comunale provvede ad integrare.

Ancora più grottesco il seguito. L’azienda dopo tre mesi aziona con atto di precetto la differenza che, a suo dire, non ha ricevuto. Il Comune predispone nuovo mandato di pagamento per la medesima integrazione con l’aggiunta degli oneri legali di precetto, senza procedere ad alcuna verifica. Come Gruppo Consiliare, dopo aver rimproverato la gestione allegra dell’intera vicenda, chiediamo, con non poca fatica e sempre additati come i soliti “fastidiosi”, di bloccare il mandato e di effettuare in ragioneria i dovuti accertamenti. Risultato: la prima integrazione è stata regolarmente bonificata all’azienda che ha omesso di avvertire il proprio legale che a sua volta ne dà atto; il Comune non deve pagare altro.

Si potrebbe riempire un intero Volantino con fattispecie del genere. Ma gli interrogativi, inquietanti, restano sempre quelli: perché tanto sperpero di denaro pubblico? Se si pagasse di tasca propria, ci sarebbe altrettanta imperizia e negligenza, per non dire strafottenza?

Certo, quando si ascolta il Sindaco lamentarsi che non ci sono soldi in Comune, viene spontaneo rispondergli: “Chiuda i rubinetti e ne troverà tanti”.

Nunzio Dell’Abate

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