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Tricase

Vertenza Adelchi: “Triplice” contro sigle autonome

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CGIL, CISL E UIL: “Noi dalla parte dei lavoratori e per la salvaguardia dell’occupazione in tutto il territorio”. Lunedì 26 ottobre l’incontro in Confindustria per la ratifica dell’accordo del 7 ottobre. I Sindacati confederali chiedono l’incontro separato dagli autonomi. Dichiarano le Segreterie Provinciali: “Come Sindacati confederali ci battiamo da sempre per la difesa del posto di lavoro e per il rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori, impegnandoci per una ripresa economica del nostro territorio, insieme alle istituzioni. Così continueremo a fare: per affrontare concretamente la crisi in questo territorio, nell’interesse dei lavoratori e delle loro famiglie.

Per questo ci sentiamo di riconfermare il valore dell’accordo del 7 ottobre siglato a Bari per la vertenza con Adelchi spa: un accordo certamente difficile, ma con cui siamo riusciti a sbloccare una situazione diversamente immobile, che avrebbe isolato i lavoratori e la vertenza nel rapporto con le istituzioni, che fino ad ora hanno dimostrato impegno e interesse alla questione. Un punto di partenza grazie al quale si potrà inserire Adelchi Spa nell’Accordo di programma del 1° aprile 2008. Riteniamo infatti che si tratti di un passo importante per intervenire nella soluzione della crisi del Tac, in generale, e di Adelchi in particolare.

Una ragione in più perché l’azienda provveda a presentare il piano industriale di riconversione e ammodernamento e che, a maggiore garanzia dei lavoratori, preveda anche investimenti propri. Sbloccare i fondi dell’Accordo di programma può significare garantire la rioccupazione di tutti i lavoratori, lavorare quindi per far ripartire l’intera macchina economica e produttiva del nostro territorio. Chi continua a incitare i lavoratori a forme di protesta estreme e cieche, senza nessun piano di proposta, altro non fa che cercare di guadagnarsi una vetrina mediatica sulla pelle dei lavoratori, giocando con la loro disperazione.

I Sindacati confederali CGIL, CISL e UIL rivendicando e ribadendo il proprio impegno nella lotta al fianco dei lavoratori, lavorano con la Task Force regionale per la ripresa del Salento, per realizzare un progetto valido e dettagliato che possa accedere ai fondi nazionali e regionali. Per questo come CGIL CISL e UIL, con le nostre categorie, saremo, lunedì 26 ottobre, all’incontro in Confindustria, alla quale abbiamo chiesto che si svolga separatamente dalle sigle autonome, poiché le stesse, non solo non riconoscono l’accordo, ma hanno fatto dichiarazioni farneticanti e offensive nei confronti del Sindacato Confederale. Noi andremo dritti per la nostra strada”.

Alessano

Short Message, droga nel sud Salento: le condanne

18 anni a Sergio Panarese, detto Fragola, 34 anni di Tricase, accusato di essere il promotore e di aver diretto il gruppo attivo su Tricase

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Oltre 150 anni di carcere al Processo celebrato nella’ula bunker di Borgo San Nicola a carico degli imputati, tutti condannati, arrestati nel corso dell’operazione dei carabinieri Short Message che un anno fa smantellò due associazioni cirminali che controllavano il traffico di droga nel basso Salento.

Le indagini hanno consentito di documentare le attività illecite di due distinte associazioni finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti.

La prima era attiva sui territori di Tricase e Tiggiano con ramificazioni nel capoluogo brindisino e nella città di Terlizzi (Ba), dedita alla gestione del traffico di sostanze stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana e hashish) sulle piazze di spaccio di numerosi comuni della provincia.

Le indagini ha consentito di individuare i fiorenti canali di approvvigionamento riconducibili ad esponenti di un agguerrito clan malavitoso della predetta località barese (Dello Russo – Ficco), i quali, a loro volta, si rifornivano anche da soggetti di nazionalità albanese.

La seconda associazione criminale operava  su Taurisano Corsano, e riguardava principalmente il traffico e lo spaccio di eroina nei paesi del basso Salento, gestito da esponenti della criminalità del quartiere 167 della città di Lecce.

L’Operazione “Short Message” è stata condotta dai carabinieri della Stazione  di Specchia con il supporto del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Tricase.

Le condanne

18 anni per Sergio Panarese, detto Fragola, 34 anni di Tricase, accusato di essere il promotore e di aver diretto il gruppo attivo su Tricase;

7 anni e 8 mesi per Pasquale Nestola, 49 anni, di Galatina, a fronte di una richiesta di 14 anni e mezzo, per il quale è caduto il reato di essere il finanziatore e condannato come semplice partecipe dell’associazione;

8 anni e 4 mesi a Stefano Schirinzi, 32 anni, di Tiggiano, detto Big o Servola;

9 anni a Ivan Abate, 39 anni di Taurisano;

8 anni e 9 mesi a Roberto Dello Russo, 38 anni, di Terlizzi (Ba);

8 anni e 8 mesi a Paolo Ficco, di 39, di Terlizzi;

4 anni e 4 mesi ad Alessandro De Giorgi, 28 anni, di Brindisi;

8 anni e 2 mesi a Teodoro Vindice, 52 anni, di Brindisi, alias Padre;

10 anni a Dario De Angelis, 29 anni, di Tricase;

7 anni e 8 mesi a Michela De Ruvo, 30 anni, di Terlizzi;

7 anni e 8 mesi a Simone Martella, 35 anni, di Tiggiano detto Moto”;

3 anni a Matteo Zocco, 23 anni, di Corsano, assolto dal reato associativo e per il quale il pm aveva chiesto 8 anni;

4 anni e 8 mesi a Luca Andrea Fratolillo, 33 anni, di Tricase;

5 anni a Luca Frisone, 47 anni, di Lecce, detto Frisa;

5 anni per Roberto Corpus, 53 anni, di Lecce;

4 anni a Giovanni Rizzo, 50 anni, di Taviano, alias Collana;

3 anni per Massimo Petracca, 40 anni, di Castrignano del Capo;

4 anni a Donato Angelo Rainò, 51 anni, di Taviano, detto Donatello;

2 anni e 6 mesi ad Eleonora Baldassarre, 41 anni, di Cavallino;

2 anni e 6 mesi per Francesco Bongiorno, 49 anni, di Lecce;

2 anni e 6 mesi per Antonio Calò, 46 anni, di Lecce, detto il Nano;

2 anni e 6 mesi a Mario De Luca, 42 anni, di Lecce;

Giuseppe Guglielmo, 44 anni, di Miggiano;

2 anni a Sergio Margoleo, 26 anni, di Ugento;

3 anni a Cristian Fortiguerra, 32 anni, di Tricase, alias Crigu;

3 anni per Cosimo Damiano Marco Piro, 48 anni, di Taurisano;

2 anni e 2 mesi per Roberto Santo, 44 anni, di Lecce, detto il Gemello;

un anno e 8 mesi a Cristina Baglivo, 34 anni, di Tricase;

un anno e 8 mesi a Donato Orlando, 33 anni, di Tricase;

3 anni a Salvatore Savarelli, 24 anni, di Gagliano del Capo;

6 mesi a Simone Portaluri, 36 anni, di Cutrofiano.

Le accuse, a vario titolo, contestate agli imputati sono quelle di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio, estorsione e porto illegale di armi.

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Attualità

La Quercia Vallonea è l’albero italiano dell’anno

Oltre 350mila voti! Con un plebiscito web straordinario, la Quercia Vallonea di Tricase si è subito guadagnata la prima posizione nella classifica degli alberi in concorso e non ha mai retrocesso durante tutti i mesi di votazione

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Tree of the Yeqar 2019: vince la Quercia Vallonea di Tricase.

Nella giornata dell’Albero la Giant Trees Foundation annuncia sulla propria pagina facebook il primo vincitore del Tree of the Year Italiano.

Con un plebiscito web straordinario, la Quercia Vallonea di Tricase si è subito guadagnata la prima posizione nella classifica degli alberi in concorso e non ha mai retrocesso durante tutti i mesi di votazione.

La Puglia vince dichiarando un’amore profondo per la sua quercia (oltre 350mila voti!)”, si legge nel post, “ed ora aspettiamo la proprietà ed il Comune di Tricase per ritirare il meritatissimo premio! La Fondazione sarà felice di adoperarsi affinché questa meraviglia possa godere di salute a lungo“.

La cerimonia di premiazione è prevista per sabato 30 novembre presso Villa Florio a Buttrio, in provincia di Udine.

La Quercia Vallonea di Tricase è l’albero più antico del Salento: 700 anni, 700 metri quadrati di foltissima chioma ed un tronco di 4,25 metri.

È candidata a diventare patrimonio nazionale dell’Unesco e nell’anno 2000 il WWF l’ha identificata come Albero-Simbolo del Salento e della Puglia.

Questa specie è  poco rappresentata sul territorio nazionale e quindi anche per questo ancora più preziosa.

Come spesso accade, molte sono le leggende che vengono tramandate nelle tradizioni locali sui grandi alberi, per questo la Quercia Vallonea di Tricase è conosciuta anche come “Quercia dei cento cavalieri“.

Si narra, infatti, che Federico II, durante una sua visita in Terra d’Otranto, in seguito agli scontri avvenuti a Barletta, abbia trovato riparo sotto la chioma della quercia insieme ai suoi cento cavalieri durante un forte temporale .

La quercia ha sempre rappresentato per il territorio salentino un simbolo ma anche un supporto all’economia locale perché dalle sue ghiande si ricavava il “tannino”, una sostanza utilizzata nella concia delle pelli.

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Cronaca

Indagato Stefanazzi, capo gabinetto di Emiliano

Perquisita l’abitazione del funzionario originario di Tricase. Truffa e abuso d’ufficio le ipotesi di reato. Lui si difende su facebook: “Accusa infondata”

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La Guardia di Finanza ha eseguito delle perquisizioni nei confronti di Claudio Michele Stefanazzi, capo di gabinetto del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

Oltre al funzionario, originario di Tricase, perquisizioni anche nei confronti della moglie Milena Rizzo e dell’imprenditore Vito Ladisa.

L’inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dal pm Savina Toscani, è relativa ad un corso di formazione finanziato dalla Regione Puglia, eseguito dalla società Ladisa Srl e gestito dalla società dove lavorava la moglie di Stefanazzi.

I reati ipotizzati sono truffa aggravata e abuso d’ufficio. I finanzieri hanno acquisito documentazione nella sede della società Ladisa e nella sede di una società di formazione.

I fatti contestati risalgono agli anni 2016-2018.

Stefanazzi e Ladisa sono indagati, sempre dalla procura di Bari, anche per presunti illeciti legati al finanziamento della campagna elettorale per le primarie del Pd del 2017.

Lo stesso Stefanazzi ha già pubblicato un post su facebook per dire la sua sul decreto di perquisizione per truffa e abuso d’ufficio di cui è stato destinatario: “Gli atti pubblici depositati presso la Regione“, scrive il funzionario salentino, “attestano il regolare ed effettivo svolgimento delle attività di formazione connesse al Piano“.

Secondo Stefanazzi, “contestare la effettività della attività formativa effettuata significherebbe coinvolgere nell’eventuale reato una miriade di pubblici funzionari. Falsificare queste carte appare effettivamente piuttosto difficile“.

Claudio Stefanazzi con il Governatore Emiliano

Il Capo Gabinetto definisce anche “infondata” l’ipotesi della magistratura bareseche lo ritiene amministratore di fattodella società di formazione per la quale lavorava la moglie, la Dinamo srl di Lecce.

L’accusa“, si legge ancora nel posto di Claudio Stefanazzi, “riguarda la gestione, da parte della società di cui mia moglie era dipendente fino ad un anno fa, di un PFA, Piano Formativo Aziendale. Il Piano Formativo Aziendale è uno strumento di finanziamento di iniziative di formazione della Regione Puglia a beneficio di tutte le aziende per la riqualificazione delle competenze dei propri lavoratori” e “tutti coloro che richiedono un PFA e che rispettano i requisiti, vengono finanziati“.

Raffaele Fitto: “Doppia morale a secondo della convenienza”

Sulla vicenda interviene anche Raffaele Fitto che attacca direttamente Emiliano: “Il presidente poteva risparmiarsi l’attenta analisi della vicenda che sta riguardando il suo Capo di Gabinetto. Noi siamo sempre garantisti e confidiamo nel lavoro della Magistratura. Lo siamo stati anche nei confronti dei suoi ex assessori defenestrati dalla Giunta senza che lui avesse fatto la stessa analisi che invece ha riservato oggi a Stefanazzi e qualche giorno fa all’assessore al Welfare, Ruggeri. Sarà un caso che nelle inchieste che hanno investito sia Stefanazzi, sia Ruggeri sia lui stesso indagato e quindi prima di chiedere le loro dimissioni avrebbe dovuto dare le sue“.

Secondo Fitto “questo garantismo di Emiliano a doppio binario dovrebbe far riflettere tutti: la doppia morale a seconda della convenienza è spesso un brutto vizio del centrosinistra”.

I 5 Stelle: “Emiliano e Stefanazzi di dimettano”

Sulla vicenda anche una nota dei consiglieri del M5S Puglia: Emiliano rispetti il lavoro della magistratura“, scrivono, “non spetta a lui assolvere qualcuno prima della chiusura delle indagini e poi cercare di correggere il tiro concedendo alla magistratura il diritto d’indagare. Piuttosto ci saremmo aspettati che chiedesse le dimissioni del capo di Gabinetto Stefanazzi, come fatto in passato per i suoi assessori, anche se non indagati. Ma neanche questo può più fare, dal momento che essendo lui stesso coinvolto in tre inchieste, dovrebbe essere il primo a staccarsi dalla poltrona. Lui e Stefanazzi devono dimettersi“.

Secondo i consiglieri pentastellati è “chiaro che gli stia sfuggendo la situazione di mano: il consigliere Cera ai domiciliari con l’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità, l’assessore Ruggeri indagato per corruzione nell’inchiesta sulla nomina del commissario dell’ASP di Chieuti e l’ex assessore Caracciolo, su cui ieri abbiamo letto la notizia della chiusura delle indagini con le accuse di corruzione e turbativa d’asta. Decisamente troppo per chi fa della legalità la sua bandiera“.

Poi l’invito: “È necessario che Emiliano venga in Consiglio a riferire su quanto sta succedendo, senza dare vita alle scenate a cui ci ha abituati. In ogni caso, a prescindere da quanto leggiamo sui giornali a proposito dell’indagine, emerge chiaramente un problema nella gestione della Formazione in Puglia. Una situazione che più volte abbiamo sollevato, ma su cui si è preferito far finta di niente. Da anni chiediamo di attivare il monitoraggio per verificare la qualità e l’efficienza degli interventi formativi erogati dagli enti di formazione accreditati. Questo sia per garantire la corretta partecipazione ai bandi regionali che il miglior servizio ai cittadini. Abbiamo chiesto più volte anche l’introduzione della figura del valutatore indipendente a cui spetterebbero i compiti di verificare la qualità delle politiche della formazione e di elaborare una relazione annuale da presentare in Consiglio, in modo da poter valutare e superare eventuali criticità. Gli enti di formazione hanno un ruolo fondamentale, per questo chiediamo la garanzia che i servizi erogati vengano monitorati e valutati in base alla loro efficacia. Ovviamente niente è stato fatto: come per le nomine si aspettano le inchieste prima di provare a cambiare le cose“. 

In conclusione i consiglieri del M5S Puglia si chiedono: “Emiliano con tutti questi componenti della propria maggioranza indagati e sottoposti a misure cautelari, riesce a dormire serenamente o qualche senso di colpa, per le scelte fatte, glielo impedisce?

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