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Cronaca

Tricase, tenta di uccidere il vicino col machete: in manette 64enne

Rocco Sciurti 64 anni, del posto, è stato dichiarato in arresto per tentato omicidio aggravato e porto abusivo di oggetti atti ad offendere

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I Carabinieri della Stazione di Tricase, in collaborazione con i militari dell’Aliquota Radiomobile, hanno arrestato, per tentato omicidio aggravato e porto abusivo di oggetti atti ad offendere, Rocco Sciurti, 64enne di Tricase, già gravato da precedenti di polizia e giudiziari. Nella tarda serata di lunedì 3 settembre alla Centrale Operativa della Compagnia di Tricase sono giunte, tramite il Numero Unico Europeo di Emergenza 112, diverse segnalazioni che riferivano di una furibonda e violenta aggressione in una via della zona 167. All’indirizzo indicato è rapidamente giunta una pattuglia della Stazione di Tricase con, in supporto, un’autoradio dell’Aliquota Radiomobile. Al loro arrivo i militari hanno visto un signore attempato che, brandendo un piccolo machete, tentava di scagliarsi addosso ad un 26enne che, visibilmente stordito, sanguinava copiosamente dalla testa. Le minacce di morte gridate ad alta voce dall’aggressore erano di fatto vanificate da alcune persone che facevano da scudo con il proprio corpo al ferito. Bloccato e disarmato dai Carabinieri l’assalitore la situazione si è tranquillizzata tanto da permettere l’intervento dei soccorritori del 118 che hanno trasportato l’aggredito in ospedale in codice rosso. Gli accertamenti svolti hanno permesso di accertare che fra Sciurti e la sua vittima, da diverso tempo, i rapporti erano logorati per banali questioni di vicinato. Ieri sera i due avevano avuto l’ennesima discussione che, come sempre, si era conclusa nel volgere di pochi istanti con reciproci scambi di accuse ed offese. Dopo alcuni minuti il giovane aveva fatto rientro a casa assieme a sua madre ma, appena aperto il portone gli si è parato davanti Sciurti con il machete in mano. La donna, terrorizzata, è subito corsa in strada chiedendo aiuto mentre il figlio, nonostante venisse colpito al capo dall’anziano, riusciva a sottrarsi ad ulteriori fendenti e ad uscire dall’androne anche lui. Alcuni passanti, fra cui il cognato del ragazzo, allertati dalle grida della donna si sono precipitati a proteggere la vittima nonostante Sciurti tentasse ancora di raggiungere il ferito per ucciderlo. La volontà omicida, resa evidente dal tipo di aggressione, era rinforzata dalle continue minacce urlate in un primo tempo al solo aggredito ed in seguito anche a chi, frapponendosi, impediva all’uomo di raggiungere il suo scopo. Solo il repentino intervento dei Carabinieri consentiva di placare gli animi e far soccorrere il ferito al quale, trasportato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale “Cardinale Panico” di Tricase, veniva riscontrata una profonda ferita lacero contusa al cranio che necessitava di oltre dieci punti di sutura. Solo per un caso fortuito, data la tipologia dell’arma utilizzata e la violenza del colpo inferto, non sono state lesionate le ossa del cranio. Rocco Sciurti è stato dichiarato in arresto per tentato omicidio aggravato e porto abusivo di oggetti atti ad offendere e, al termine delle formalità di rito, è stato accompagnato presso il carcere “Borgo San Nicola” di Lecce dove dovrà rimanere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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Cronaca

Corrente rubata a call center: condannato 84enne

Allacciato abusivamente a contatore attraverso buco nel muro: sei mesi a professore in pensione

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“A carico degli altri, cintura larga”, recita un vecchio detto dialettale salentino, improvvidamente tradotto in italiano.

L’aveva piacevolmente sperimentato un professore in pensione di Galatina, C. M., 84enne, che per tener viva la sua passione per la falegnameria sfruttava la corrente pagata da un call center adiacente la sua “bottega”. Al punto da beccarsi una condanna.

Mediante un allaccio abusivo al contatore della limitrofa attività, infatti, l’uomo godeva di luce gratis. La vicenda, risalente al 2007, è venuta a galla grazie ad un episodio che ha confermato i sospetti: l’amministratrice del call center, notate le bollette particolarmente salate, aveva deciso (su consiglio dei tecnici) di staccare per un periodo il contatore. Trappola funzionante: l’uomo, prontamente, si sarebbe recato nel call center a chiedere se anche loro fossero rimasti al buio.

Una volta scoperto, l’oggi 84enne aveva provato a difendersi dimostrando di essere entrato in possesso dell’immobile dopo che questo era stato collegato illegalmente alla rete elettrica mediante il contatore dei vicini. La difesa però non ha retto, nemmeno dinanzi all’esibizione della copia della domanda di allaccio alla fornitura elettrica, presentata e mai ottenuta dall’imputato.

A distanza di qualche anno si chiude ora il procedimento a carico dell’84enne, condannato a 6 mesi con pena sospesa, per essere incensurato. L’uomo sarà costretto a pagare la somma di 200€, in attesa del rito civile che potrebbe portare ad un ulteriore condanna con risarcimento danni.

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Cronaca

Giardino di marijuana: arresto a Ugento

11 vasi per 13 chili di piante: 40enne in manette

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Un rigoglioso giardino di marijuana è costato l’arresto ad un uomo di Ugento.

C. M., 40enne, era finito nel mirino della polizia da qualche giorno. Nella “visita” a sorpresa presso la sua abitazione gli uomini in divisa lo hanno trovato sull’uscio di casa con uno spinello. Una volta sul retro, nel giardino, il resto: ben 11 vasi per un totale di 13 chili di piante coltivate per la produzione di marijuana.

In casa il tipico materiale atto alla preparazione ed al confezionamento per la successiva vendita.

Il 40enne è stato arrestato e condotto in carcere, a Lecce.

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Cronaca

Avvocati: è caos

Dimissioni della presidente Roberta Altavilla e degli altri cinque componenti del Consiglio dell’Ordine degli avvocati 

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La presidente Roberta Altavilla, il segretario Vincenzo Caprioli, la consigliera tesoriera Luigia Fiorenza ed i consiglieri Simona Bortone, Laura Bruno e Raffaele Fatano lasciano. Erano stati dichiarati ineleggibili dalla sentenza della Consulta perché hanno svolto due o più mandati consecutivi prima del voto dello scorso maggio.

«Abbiamo congiuntamente deciso di non dare seguito alla nostra tutela in sede giurisdizionale conseguente ai reclami proposti da alcuni candidati non eletti, al Consiglio Nazionale Forense, contro la nostra proclamazione», si legge in una nota.

«Sarebbe stato nostro pieno diritto», hanno scritto ancora, «attendere la decisione del Consiglio competente in via esclusiva in materia elettorale, perché, oltre ai profili di costituzionalità vagliati dalla Consulta, ci sono una pluralità di questioni interpretative della normativa, oltre a ulteriori e rilevanti aspetti di legittimità costituzionale, anche con riferimento alla retroattività della norma e alla sua incidenza sull’elettorato attivo e passivo.

Purtroppo il divieto di terzo mandato, pur se oggetto di critiche anche da parte di illustri costituzionalisti, piuttosto che suscitare un sereno e approfondito dibattito, ha dato sfogo a pressioni indebite, mirate, ancor prima della pronuncia della Corte Costituzionale, ad ottenere immediate dimissioni. Pressioni sconfinate spesso nella diffamazione e nella calunnia e sono divenute oramai intollerabili.

Sin dal momento della candidatura abbiamo espressamente dichiarato di aver svolto almeno due mandati seppure, in taluni casi, di diversa durata; allo stesso modo sarebbe stato doveroso che altri candidati avessero manifestato l’esistenza di differenti ipotesi di incandidabilità e ineleggibilità sebbene previste dalla legge.

La tendenza del legislatore a ricorrere a norme con efficacia retroattiva è uno degli elementi di maggiore preoccupazione, che dovrebbe consigliare un diverso atteggiamento da parte dei Giuristi, per le possibili future implicazioni.

Pur consapevoli che ogni Avvocato, anche quando tratta questioni che lo coinvolgano personalmente e attengano alla rappresentanza, non debba mai cedere alle pressioni, soprattutto quando le stesse siano volgari, calunniose e appaiano dirette a fini diversi da quelli dichiarati, siamo altrettanto consci che  la permanenza nella carica potrebbe indurre l’opinione pubblica a malevole, quanto infondate illazioni, circa la volontà di mantenere inesistenti privilegi, derivanti dal ruolo, così svilendo l’avvocatura tutta.

Rivendichiamo dunque la legittimità del nostro operato, poiché non vi sono, allo stato, sentenze che abbiano modificato il risultato elettorale e il foro merita rispetto anche per il rilevante suffragio elettorale che ha inteso attribuirci”.

Poi l’annuncio: «Nelle prossime ore rassegneremo le dimissioni da componenti del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lecce per evitare che si addensino nell’opinione pubblica ombre che offuschino l’istituzione forense, che dopo oltre quarant’anni ospiterà il Congresso Nazionale, un successo raggiunto con  il nostro serio e proficuo impegno. Auspichiamo nel contempo analogo senso di responsabilità da parte di coloro che si trovano in condizioni di ineleggibilità per differenti profili».

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