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Ci sono storie che non hanno bisogno di essere scritte per attraversare i secoli. Viaggiano nella voce di un anziano, nei passi di una danza, nelle parole di un proverbio, nel ritmo di un tamburello. Oggi, 22 agosto, si celebra la Giornata mondiale del Folklore, occasione dedicata a quel patrimonio di tradizioni, usanze, racconti, musiche e saperi popolari attraverso cui le comunità continuano a riconoscersi.
La scelta della data rimanda al 22 agosto 1846, quando lo studioso e antiquario britannico William John Thoms utilizzò il termine “folk-lore” in una lettera pubblicata sulla rivista londinese The Athenaeum. Una parola destinata a raccogliere sotto un’unica definizione ciò che fino ad allora veniva ricondotto alle antichità popolari: costumi, credenze, racconti e tradizioni trasmessi di generazione in generazione.
Nel Salento il passato continua a parlare
Pochi territori come il Salento possono comprendere fino in fondo il significato di questa giornata. Qui il folklore continua a vivere nella quotidianità, anche quando cambia forma. È nella pizzica, nei canti alla stisa e nelle serenate; nelle luminarie che disegnano le piazze durante le feste patronali; nelle processioni, nelle bande, nelle tavole imbandite secondo ricette familiari che raramente hanno avuto bisogno di un libro per essere tramandate.
È nelle parole del dialetto, nei soprannomi, nei modi di dire che racchiudono intere pagine di storia locale. Vive nelle pajare disseminate nelle campagne, nei mestieri di un tempo, nei racconti legati alle masserie e nelle credenze che per generazioni hanno accompagnato la vita dei piccoli paesi.
Un patrimonio che appartiene alla memoria collettiva e che trova un riferimento più ampio nel concetto di patrimonio culturale immateriale: secondo l’UNESCO ne fanno parte tradizioni orali, arti dello spettacolo, pratiche sociali, rituali, feste, conoscenze legate alla natura e saperi dell’artigianato tradizionale. La loro importanza risiede soprattutto nelle conoscenze e nelle competenze che vengono trasmesse da una generazione all’altra.
Tradizione significa trasmissione
Il rischio, oggi, è trasformare tutto questo in una semplice scenografia. Il folklore vive finché qualcuno continua a praticarlo, raccontarlo e reinventarlo senza recidere il filo con chi è venuto prima.
L’UNESCO sottolinea proprio il carattere “vivente” del patrimonio immateriale: le tradizioni possono evolversi e adattarsi ai tempi, purché continuino a conservare un significato per le comunità che le custodiscono.
Ed è forse questa la sfida più interessante anche per il Salento contemporaneo, terra che negli ultimi decenni ha visto alcune delle proprie espressioni popolari raggiungere pubblici sempre più vasti. Dalla riscoperta della musica tradizionale alle feste di paese, fino al recupero delle parlate locali e degli antichi mestieri, ciò che un tempo sembrava destinato a scomparire è tornato spesso al centro dell’attenzione.
E la coincidenza, quest’anno, è particolarmente significativa: proprio oggi, 22 agosto, nella Giornata mondiale del Folklore, Melpignano ospita il Concertone de La Notte della Taranta. Sul piazzale dell’ex Convento degli Agostiniani va in scena la 29ª edizione di quello che la Fondazione definisce il più grande concerto dedicato alla musica popolare tradizionale in Europa. A guidare l’Orchestra Popolare sarà il maestro concertatore Ermal Meta, in un’edizione costruita attorno al tema del Mediterraneo e all’incontro tra culture, storie e linguaggi diversi.
La coincidenza tra le due ricorrenze assume così un valore quasi simbolico. Nel giorno dedicato al folklore, il Salento porta sul grande palco una delle espressioni che più di ogni altra, negli ultimi decenni, hanno contribuito a proiettare la musica e la cultura popolare locale oltre i confini regionali e nazionali.
Con una responsabilità in più: evitare che la tradizione diventi soltanto consumo e continuare invece a consegnarne il significato alle nuove generazioni.
Perché il folklore, in fondo, sopravvive così: quando un racconto trova ancora qualcuno disposto ad ascoltarlo e, un giorno, a raccontarlo di nuovo.




