Acquacoltura, la Puglia investe sul benessere dei pesci

La Puglia è tra le regioni italiane che hanno scelto di utilizzare i fondi europei destinati all’acquacoltura anche per migliorare le condizioni degli animali allevati. Una strada già intrapresa insieme a Sardegna e Toscana, mentre a livello nazionale centinaia di milioni di euro restano ancora da assegnare a meno di due anni dalla scadenza del programma comunitario.

A evidenziarlo è un’analisi pubblicata da Essere Animali, con il supporto tecnico di The Good Lobby, sull’impiego delle risorse del Programma nazionale FEAMPA 2021-2027. Il piano dispone complessivamente di 987 milioni di euro, ma, secondo quanto riportato dall’associazione, meno dell’un per cento sarebbe destinato in maniera specifica alla tutela dei pesci.

Alla data del 31 dicembre 2025 risultava impegnata meno della metà dei finanziamenti previsti per il comparto. Il tempo per utilizzare le somme residue, dunque, si restringe, mentre l’acquacoltura italiana continua a crescere e aumenta la necessità di rendere il settore più innovativo, competitivo e sostenibile.

La scelta della Puglia

Nel panorama nazionale la Puglia viene indicata tra le amministrazioni regionali che hanno attribuito maggiore attenzione al tema. I bandi regionali incentivano interventi dedicati alla salute e al benessere degli animali acquatici, alla riduzione dell’impiego di medicinali veterinari e al contenimento del rischio di antibiotico-resistenza.

Una scelta significativa per una regione dalla forte vocazione marittima e produttiva, chiamata a coniugare sviluppo economico, tutela degli ecosistemi e qualità delle condizioni di allevamento. Accanto alla Puglia, la Sardegna ha predisposto un bando esplicitamente orientato al benessere animale, comprendendo attività di ricerca e investimenti per migliorare anche le fasi della macellazione. La Toscana ha invece finanziato studi, buone pratiche, misure di biosicurezza e interventi per diminuire la dipendenza dai farmaci.

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Il quadro resta molto disomogeneo. Secondo l’analisi, Marche, Calabria, Basilicata e Molise non avrebbero inserito il benessere animale nei bandi finora pubblicati. In diverse altre regioni il tema sarebbe presente soltanto in maniera formale, senza vincoli o incentivi capaci di orientare concretamente le decisioni degli operatori.

Oltre cento milioni di animali allevati ogni anno

Essere Animali stima che negli impianti italiani siano allevati annualmente oltre cento milioni di pesci, per una produzione complessiva di circa 50mila tonnellate. L’associazione richiama l’attenzione soprattutto sulle modalità di trasporto, stordimento e abbattimento, considerate ancora marginali nel dibattito pubblico e nelle politiche di finanziamento.

«Sulla base degli ultimi dati disponibili, stimiamo che ogni anno in Italia vengano allevati oltre 100 milioni di pesci, per una produzione di circa 50 mila tonnellate. Le modalità di allevamento, trasporto e macellazione incidono direttamente sulla loro sofferenza, ma spesso rimangono escluse dal dibattito pubblico e dalle politiche di finanziamento», spiega Chiara Caprio, responsabile relazioni istituzionali di Essere Animali. «L’acquacoltura continuerà a crescere e con essa aumenterà anche il numero di pesci allevati in Italia. La domanda non è se il settore si svilupperà, ma come e se sarà sostenibile a tutto tondo. I finanziamenti pubblici possono scegliere quale modello premiare: uno che punta solo ad aumentare la produzione oppure uno che investe anche nel benessere degli animali e nella tutela dell’ambiente e del territorio. Sarebbe un errore perdere questa occasione» aggiunge Caprio.

Il punto più delicato riguarda le fasi finali della vita degli animali. Uno studio del 2024, condotto in 21 allevamenti italiani di spigole e orate, avrebbe rilevato l’utilizzo dell’asfissia per esposizione all’aria in un impianto e dello shock termico in acqua e ghiaccio negli altri venti.

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Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e le linee guida dell’Organizzazione mondiale per la salute animale, l’immersione in acqua e ghiaccio senza uno stordimento preventivo efficace non assicura una perdita immediata di coscienza. Gli animali possono rimanere coscienti pur essendo paralizzati, andando incontro a una morte lenta per asfissia.

Il confronto con gli altri Paesi europei

L’Italia, sottolinea l’associazione, dispone degli stessi strumenti finanziari utilizzati da altri Paesi europei per innovare il settore. In Spagna, principale beneficiaria dei fondi comunitari destinati all’acquacoltura, imprese, ricercatori e organizzazioni della società civile hanno sviluppato linee guida nazionali e sperimentato sistemi di stordimento capaci di ridurre sensibilmente i tempi di sofferenza.

Esperienze analoghe sono state avviate anche in Francia, Danimarca e Paesi Bassi. Alcuni grandi operatori hanno inoltre assunto impegni pubblici per installare sistemi di stordimento nei propri allevamenti entro scadenze definite. Per Essere Animali, investire in queste tecnologie consentirebbe al comparto italiano di recuperare competitività e rispondere alla crescente attenzione dei consumatori verso la sostenibilità delle produzioni.

«I prossimi due anni saranno decisivi: abbiamo a disposizione quasi un miliardo di euro che potrebbero concretamente fare la differenza per milioni di pesci allevati nel nostro Paese. Risorse pubbliche preziosissime che rappresentano un’opportunità concreta per dimostrare che competitività, innovazione e benessere animale possono procedere nella stessa direzione, e che non possono essere sprecate. Non c’è tempo da perdere: serve aprire rapidamente bandi dedicati al benessere animale, finanziare l’introduzione di sistemi di stordimento efficaci e coinvolgere imprese, università, istituti di ricerca e organizzazioni della società civile nello sviluppo di linee guida nazionali. In altre parole: investire in un’acquacoltura più moderna, più sostenibile e soprattutto più rispettosa degli animali. Non ci possiamo permettere di tirarci indietro», conclude Caprio.

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La Puglia ha già indicato una possibile direzione, collegando gli incentivi alla salute degli animali, alla diminuzione dei medicinali veterinari e alla lotta contro l’antibiotico-resistenza. Ora la sfida sarà trasformare i bandi in interventi concreti e fare in modo che le risorse ancora disponibili accompagnino davvero il comparto verso standard più avanzati.