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Di Tricase, ha frequentato il
liceo classico Stampacchia e
poi ha studiato medicina
all’Alma Mater di Bologna;
specializzato in medicina
d’emergenza e urgenza sempre
a Bologna, lavora come
dirigente medico in Pronto
Soccorso e medicina d’urgenza
del Policlinico Sant’Orsola
di Bologna.
Tra le sue passioni anche la
musica: ha frequentato il
Conservatorio di Lecce, suona
il violoncello nell’orchestra
dell’universitá Collegium
Musicum Almae Matris
Avere trent’anni oggi è trovarsi sospesi fra un mondo che non esiste più e un mondo che attorno a noi è in continua evoluzione.
È l’esser cresciuto con le foto sviluppate dal rullino, con il lettore CD portatile, il cellulare che era “roba da grandi”, il rumore del modem che ci connetteva lentamente e inesorabilmente ad un universo sconosciuto e affascinante.
Avere trent’anni oggi è ricordare gli appuntamenti con gli amici al solito posto alla stessa ora perché non esisteva whatsapp e ora ritrovarsi a videochiamare in tempo reale amici dall’altra parte del globo.
È ricordare le 500 lire messe in mano dal nonno per comprare le caramelle, mentre paghi una birra a Londra con un solo tocco di smartphone.
Avere trent’anni oggi è avere vivida l’immagine di interminabili viaggi in pullman per raggiungere posti lontanissimi a sole poche centinaia di chilometri da casa, ritrovandosi a poter studiare e viaggiare in qualsiasi stato europeo con poche difficoltà.
È far convivere la vecchia versione di te che vocabolario alla mano decifra passo dopo passo una difficile versione di greco e la nuova versione di te che con l’intelligenza artificiale traduce in tempo reale un testo in cinese senza sforzo.
È una stretta al cuore al pensiero di papà che sfoglia il Gallo seduto al tavolo della cucina commentando le ultime notizie, mentre cerchi online da una città lontana un pezzo di casa sullo stesso quotidiano online.
Avere trent’anni oggi è essere cresciuto in un mondo analogico e nostalgicamente lento e ritrovarsi ad esplorare un mondo digitale, iperconnesso e così veloce che talvolta fa girar la testa.
È avere paura ed entusiasmo al tempo stesso, è avere il mondo a portata di mano e sentirsi perso davanti all’infinita possibilità, è viaggiare su un treno velocissimo godendosi il panorama e non sapendo esattamente dove ti porterà, ma avere nel profondo la speranza che la prossima fermata sia sempre e comunque casa.




