Il temporale che nasce dalle fiamme: cos’è il pirocumulonembo

I vasti incendi che stanno interessando il sud della Francia hanno riportato l’attenzione su un fenomeno meteorologico raro e impressionante: il pirocumulonembo, una vera e propria nube temporalesca che può svilupparsi sopra incendi particolarmente estesi e intensi.

A generarla è lo stesso calore sprigionato dalle fiamme, capace di innescare potenti moti ascendenti e di spingere verso l’alto aria, vapore acqueo, fumo e particelle. Quando l’atmosfera presenta le condizioni adatte, questa colonna può svilupparsi fino ad assumere caratteristiche simili a quelle di un normale cumulonembo.

COME NASCE IL PIROCUMULONEMBO

«Il Pirocumulonembo è una nube del tutto simile al cumulonembo responsabile dei temporali, ma la sua formazione avviene sopra i grandi incendi», spiega Edoardo Ferrara di 3Bmeteo.com.

Il forte riscaldamento prodotto dal rogo determina correnti ascendenti che, salendo, incontrano temperature progressivamente più basse. In presenza di sufficiente umidità e instabilità atmosferica, il vapore condensa e la nube continua a svilupparsi verticalmente, potendo raggiungere anche quote dell’ordine dei 10 chilometri.

La presenza di un incendio, dunque, da sola non basta: perché si formi un pirocumulonembo occorre che anche l’atmosfera sia favorevole allo sviluppo di moti convettivi molto intensi.

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QUANDO IL ROGO ALIMENTA IL PROPRIO NEMICO

L’aspetto più insidioso riguarda gli effetti che questa nube può produrre sullo stesso incendio che l’ha generata.

«Il pirocumulonembo, a dispetto di quanto si possa pensare, può esasperare l’incendio anziché smorzarlo», sottolinea Ferrara.

Come un temporale, può essere accompagnato da forti correnti d’aria, turbolenze e fulmini. Particolarmente pericolosi sono i fulmini secchi, capaci di innescare nuovi focolai anche a distanza dal fronte principale dell’incendio.

Le intense correnti discendenti possono inoltre produrre improvvise raffiche al suolo e modificare rapidamente direzione e velocità del vento, contribuendo alla propagazione delle fiamme e complicando le operazioni delle squadre impegnate nello spegnimento.

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In condizioni molto calde e secche, parte delle precipitazioni generate dalla nube può inoltre evaporare prima di raggiungere il terreno, limitando l’effetto benefico della pioggia.

IL LEGAME CON IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Il pirocumulonembo non nasce direttamente dal riscaldamento globale: alla base della sua formazione deve esserci un incendio abbastanza vasto e intenso. Il collegamento con il cambiamento climatico può però essere indiretto.

«In condizioni sempre più calde e siccitose sono favoriti gli incendi e quindi di conseguenza aumenta la probabilità di assistere a questo fenomeno per quanto comunque raro», spiegano da 3Bmeteo.

Temperature elevate, lunghi periodi senza precipitazioni e vegetazione particolarmente secca possono infatti creare condizioni più favorevoli allo sviluppo e alla rapida propagazione dei grandi incendi. Ed è proprio sopra roghi di queste dimensioni che, quando anche l’atmosfera presenta sufficiente instabilità e umidità, può prendere forma il pirocumulonembo.

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Il fenomeno è conosciuto soprattutto nelle aree frequentemente interessate da incendi boschivi estremi, tra cui il Nord America occidentale, il Canada, la Siberia e l’Australia. Negli ultimi anni episodi di questo tipo sono stati osservati anche in Europa, soprattutto durante gli incendi più intensi.