Segui ilGallo Live News su WhatsApp clicca qui
Dietro ogni persona affetta da ludopatia ci sarebbero fino a cinque familiari costretti a convivere con le conseguenze economiche, psicologiche e relazionali della dipendenza. Una platea che, in Italia, potrebbe comprendere tra i 4,5 e i 7,5 milioni di persone, finora rimaste sostanzialmente fuori dalle statistiche pubbliche.
La stima è stata elaborata dall’associazione giocoresponsabile.info applicando ai dati italiani il cosiddetto “moltiplicatore familiare”, utilizzato dalla ricerca clinica internazionale per calcolare quante persone subiscano gli effetti del gioco d’azzardo problematico di un proprio caro.
Il punto di partenza è rappresentato dai numeri contenuti nel “Libro Nero dell’Azzardo – Lo Stato Perdente”, pubblicato nel maggio 2026 da CGIL, Federconsumatori e Fondazione Isscon. Nel corso del 2025 gli italiani hanno giocato complessivamente 165,34 miliardi di euro, registrando perdite per quasi 22 miliardi. Una somma superiore di oltre 26 miliardi rispetto al Fondo sanitario nazionale e pari al doppio della spesa pubblica destinata all’istruzione.
Cifre che descrivono le dimensioni economiche del fenomeno, senza però fotografare ciò che accade all’interno delle famiglie.
Il quadro in Puglia
Anche i numeri della Puglia restituiscono la portata del fenomeno. Nel 2025 la raccolta complessiva del gioco d’azzardo, considerando sia il canale fisico sia quello a distanza, ha superato i 12,4 miliardi di euro. Più della metà di questa somma, circa 6,6 miliardi, è legata ai giochi di abilità a distanza. Sono dati che indicano il volume delle giocate e non le perdite effettive o il numero di persone affette da ludopatia, ma mostrano quanto l’azzardo sia presente anche nel territorio regionale. Il rapporto, tuttavia, non consente di stabilire quante famiglie pugliesi convivano con le conseguenze economiche, sanitarie e relazionali della dipendenza di un proprio caro.
Il “moltiplicatore familiare”
Secondo i dati dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, attraverso gli studi IPSAD ed ESPAD del 2022, in Italia sarebbero circa 1,5 milioni le persone affette da Disturbo da Gioco d’Azzardo. A queste si aggiungerebbero circa 800mila persone con un profilo di rischio moderato o severo.
La ricerca internazionale ha provato a quantificare il numero di persone significativamente danneggiate dalla dipendenza di ogni giocatore. Il fact sheet dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul gambling, pubblicato nel dicembre 2024, indica che per ogni persona con un comportamento di gioco ad alto rischio altre sei possono subirne le conseguenze.
“GiocoResponsabile” ha scelto di applicare una valutazione più prudente, considerando esclusivamente tra tre e cinque familiari stretti per ogni persona affetta da ludopatia. Il calcolo conduce a una stima compresa tra 4,5 e 7,5 milioni di italiani potenzialmente coinvolti.
Si tratta di coniugi, figli, genitori e parenti che possono essere chiamati ad affrontare debiti, difficoltà lavorative, impoverimento, conflitti familiari, separazioni e problemi di salute mentale.
Una popolazione senza dati ufficiali
Nonostante le dimensioni ipotizzate, in Italia non esisterebbero rilevazioni epidemiologiche nazionali dedicate specificamente ai familiari dei giocatori problematici. Mancano studi quantitativi sistematici e indagini Istat capaci di misurare il peso sanitario, economico e sociale della dipendenza sulle persone più vicine.
Le testimonianze vengono raccolte soprattutto attraverso gruppi di auto-aiuto, come Gam-Anon, associazioni e servizi territoriali. A queste si aggiungono studi qualitativi e una vasta letteratura clinica internazionale, senza che sia stata ancora realizzata una fotografia statistica complessiva del fenomeno italiano.
Il “Libro Nero dell’Azzardo 2026” evidenzia come il gioco produca un costo sociale elevatissimo, del quale non sarebbe disponibile una valutazione completa. Al calcolo delle perdite economiche dovrebbero infatti essere aggiunti i costi sanitari, il sostegno alle famiglie impoverite, l’indebitamento, il rischio di usura, la perdita del lavoro e la rottura delle relazioni familiari.
Ansia, depressione e difficoltà economiche
Gli studi internazionali citati dall’associazione descrivono conseguenze rilevanti sulla salute dei familiari. I coniugi dei giocatori problematici presenterebbero livelli di ansia e depressione superiori rispetto alla popolazione generale.
Tra gli effetti più frequentemente rilevati figurano anche insonnia cronica, cefalee, disturbi gastrointestinali legati allo stress e un peggioramento complessivo delle condizioni psicofisiche.
Pesante anche l’impatto economico. Secondo alcune ricerche britanniche, una famiglia potrebbe subire perdite comprese tra 20mila e 80mila euro durante il periodo di dipendenza attiva del proprio congiunto.
Particolare attenzione viene riservata ai figli. Crescere con un genitore affetto da ludopatia potrebbe aumentare il rischio di sviluppare, in età adulta, disturbi d’ansia, depressione o altre forme di dipendenza comportamentale. Il gioco problematico risulterebbe inoltre collegato a un incremento delle separazioni coniugali.
«Negli ultimi anni i dati sull’azzardo in Italia sono diventati più trasparenti, almeno a livello territoriale e di mercato», osserva “GiocoResponsabile”. «Conosciamo il fatturato dei concessionari e le somme giocate nei diversi territori. Quello che continuiamo a non sapere è cosa succede dentro le case italiane: quante persone si sono indebitate per coprire le perdite di un familiare, quanti genitori hanno sviluppato sintomi depressivi e quanti figli stanno crescendo accanto a un giocatore patologico».
La proposta di un Osservatorio nazionale
GiocoResponsabile.info chiede alle istituzioni, a partire dall’Istituto Superiore di Sanità, dal Ministero della Salute e dall’Istat, di avviare rilevazioni specifiche sulle famiglie coinvolte.
La proposta è quella di istituire un Osservatorio nazionale sulle famiglie colpite dalla ludopatia, con la partecipazione di ISS, Federazione SerD, Caritas, Avviso Pubblico, Gam-Anon Italia, organizzazioni dei consumatori e associazioni del terzo settore.
L’organismo dovrebbe produrre ogni anno dati epidemiologici, misurare le conseguenze sanitarie, economiche, lavorative e relazionali, verificare l’accesso dei familiari ai servizi di assistenza e fornire al legislatore elementi concreti per sviluppare politiche pubbliche di prevenzione e sostegno.
«Non si possono realizzare politiche efficaci per aiutare le famiglie senza prima averle contate», conclude l’associazione.




