Puglia autentica o trasformata dal turismo? Il confronto tra Nick Difino e Aldo Patruno

La Puglia che oggi attrae visitatori da tutto il mondo è ancora fedele a sé stessa oppure il successo turistico l’ha trasformata in una grande vetrina? È il tema al centro del confronto a distanza tra Nick Difino, giornalista e divulgatore televisivo e gastronomico, e Aldo Patruno, giornalista ed ex direttore del Dipartimento Cultura e Turismo della Regione Puglia.

Due punti di vista differenti, pubblicati sulle pagine di Repubblica Bari, che affrontano una questione ormai entrata nella quotidianità dei pugliesi: quale prezzo sta pagando il territorio per essere diventato una delle destinazioni più desiderate d’Italia?

Difino e il rischio di una Puglia costruita per Instagram

A sollevare il tema è stato Nick Difino con l’intervento dal titolo “Addio Puglia autentica, sei ridotta a messinscena da pubblicare su Instagram”. Secondo il giornalista, dietro l’immagine seducente diffusa sui social starebbe prendendo forma una regione sempre più uniforme, nella quale borghi, masserie, ristoranti ed esperienze finiscono per assomigliarsi.

Difino descrive una Puglia che rischia di adattarsi alle attese dei visitatori fino a perdere spontaneità. Le abitazioni diventano case vacanza, i centri storici cambiano volto, i prezzi crescono e alcune attività pensate per la vita quotidiana lasciano spazio a servizi rivolti quasi esclusivamente ai turisti.

Nel suo ragionamento, il problema non è rappresentato da chi arriva, ma da un modello che potrebbe trasformare l’identità locale in un prodotto da esibire e vendere. Aperitivi al tramonto, luminarie, cene “tradizionali”, masserie di charme e scorci perfetti per una fotografia rischiano così di comporre una scenografia dietro la quale la vita reale dei residenti diventa sempre meno visibile.

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Il giornalista auspica che restino luoghi e momenti sottratti alla commercializzazione: una piazza vissuta nelle prime ore del mattino, una spiaggia libera, una sagra, la controra. Frammenti di una Puglia quotidiana che non abbia bisogno di mettersi continuamente in posa.

Patruno: il turismo ha restituito dignità al territorio

A questa lettura ha risposto Aldo Patruno con l’intervento “La Puglia ora ha un’identità, prima nessuno se la filava”. L’ex direttore regionale riconosce alcuni dei problemi evidenziati da Difino, ma invita a osservare anche ciò che è accaduto negli ultimi vent’anni.

Per Patruno, il successo turistico non avrebbe cancellato l’identità pugliese. Al contrario, avrebbe contribuito a renderla riconoscibile dopo un lungo periodo nel quale la regione faticava ad affermarsi come destinazione nazionale e internazionale. Prima dell’attuale popolarità, ricorda, la Puglia doveva fare i conti con scarsa visibilità, infrastrutture insufficienti e un’immagine turistica ancora debole.

La crescita non sarebbe quindi il risultato di una semplice operazione promozionale. Musei, biblioteche, bande, musica popolare, feste patronali, luminarie, artigianato ed enogastronomia avrebbero alimentato una nuova consapevolezza culturale, consentendo alla Puglia di valorizzare ciò che possedeva senza averlo sempre pienamente riconosciuto.

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Patruno non ignora le conseguenze meno positive: overtourism, gentrificazione, aumento dei prezzi delle abitazioni e difficoltà per residenti e studenti. A suo giudizio, però, questi fenomeni richiedono politiche capaci di governare la crescita, non la cancellazione del percorso compiuto.

Due prospettive sulla stessa trasformazione

Il punto di distanza tra i due giornalisti riguarda soprattutto il significato attribuito all’autenticità. Difino teme che sia stata confezionata secondo i gusti del pubblico e riprodotta fino a diventare una formula commerciale. Patruno ritiene invece che la stagione culturale e turistica abbia permesso alla regione di riscoprire, organizzare e comunicare meglio la propria identità.

Anche i numeri vengono letti in maniera diversa. Per Difino, l’aumento delle presenze non può bastare a misurare il benessere di un territorio, soprattutto quando i residenti incontrano maggiori difficoltà nel trovare casa o nell’accedere ai servizi. Per Patruno, la capacità di attrarre visitatori rappresenta il risultato di un lavoro che ha finalmente collocato la Puglia tra le destinazioni più importanti.

Più che uno scontro, è dunque un confronto tra due modi di osservare la medesima trasformazione. Da una parte c’è la preoccupazione per una Puglia troppo esposta e progressivamente modellata sulle aspettative dei turisti; dall’altra la convinzione che proprio l’apertura al mondo le abbia permesso di riconoscere il valore della propria storia.

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Le due analisi finiscono comunque per incontrarsi su un punto: il successo deve essere governato. La vera sfida sarà evitare che la Puglia diventi una semplice scenografia, senza dimenticare quanto sia stato lungo il percorso che l’ha portata al centro dell’attenzione.