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L’apertura del nuovo anno scolastico induce ad una serie di riflessioni non solo sulla data d’inizio del calendario scolastico e sulla efficienza degli edifici scolastici, ma anche sulla natura dei risultati raggiunti. Ora, un aspetto interessante è quello della dispersione scolastica, cioè, per dirla al momento in parole semplici, su coloro che non raggiungono o raggiungono male il compimento del cosiddetto obbligo scolastico.
OBBLIGO E NUOVE FRAGILITÀ
Una volta, al compimento dell’unità d’Italia (1861), l’obbligo scolastico era esteso alla licenza elementare. Con la legge 31 dicembre 1962 l’obbligo scolastico fu esteso sino alla licenza media (e quindi sino al quattordicesimo anno di età). Con il ministro Giuseppe Fioroni (Governo Prodi II), la Legge 27 dicembre 2006, n. 296 (articolo 1, comma 622) e il successivo Decreto Ministeriale 22 agosto 2007, n. 139 stabilivano chel’obbligo durava 10 anni (dai 6 ai 16 anni) e che quindi gli studenti dovevano compiere tutta la scuola elementare (o scuola primaria), tutta la scuola media (secondaria inferiore) e il primo biennio di una secondaria superiore.
Alla luce di quanto sopra, si chiama dispersione scolastica il mancato o irregolare percorso sino al primo biennio, con due tipologie: a) dispersione esplicita; b) dispersione implicita.
La dispersione esplicita implica o l’abbandono o la ripetenza di uno o più anni scolastici, l’assenteismo prolungato.
La dispersione implicita riguarda studenti che pure arrivano alla fine del ciclo e prendono il diploma, ma presentano competenze di base minime in Italiano e Matematica. Sono state indicate le materie di Italiano e di Matematica in quanto presenti in tutti i corsi di studio.
LA DISPERSIONE CAMBIA VOLTO
I dati nazionali non sono infelici rispetto all’Unione Europea in quanto nel 1925 il tasso di dispersione scolastica in Italia è dell’8,7% secondo vari dati, mentre la media dell’Unione Europea è del 9,1%.
Se in Italia diminuisce la dispersione scolastica esplicita (l’abbandono) aumenta quella implicita, ossia sono promossi alunni con evidenti fragilità in alcune materie. Al contrario, si assiste ad un incremento della conoscenza della Lingua inglese e delle competenze digitali.
IL DATO INVITA ALLA CAUTELA
Per quanto riguarda in particolare la dispersione implicita è maggiore nel Mezzogiorno. In Puglia è dell’8,8% e in particolare nella provincia di Lecce è del 6,8% in leggero aumento rispetto al passato. Per quanto riguarda l’Italiano il livello raggiunto è del 46,3% e per la Matematica il 52, 5%.
La provincia di Lecce, dunque, è in buona situazione rispetto al resto della Puglia e di altre regioni meridionali; tuttavia, è evidente che occorre ben riflettere, anche alla luce del fatto che è il Mezzogiorno d’Italia a registrare la percentuale più alta in assoluto di studenti che ottengono il massimo dei voti (100 e 100 e lode) agli esami di maturità. In primo luogo – sempre per percentuale – la Calabria con circa il 16% totale di diplomati con il massimo dei voti (sommando 100 e lode), seguita dalla Puglia intorno al 14%.
Va inoltre ricordato che la provincia di Lecce è quella che nella regione ha meno tassi di abbandono e ha la maggiore copertura potenziale di asili nido in Puglia, con 24,9 posti ogni 100 bambini.
FAMIGLIA, SCUOLA E CONTESTO SOCIALE
Da un punto di vista generale si può ritenere che le cause più significative della dispersione scolastica siano legate a fattori economici come la povertà familiare, la carenza di stimoli culturali adeguati in famiglia o comunque nel contesto in cui vive lo studente o a cattivi rapporti all’interno dell’ambiente scolastico. Naturalmente tutto questo può essere, ma è significativo il fatto che aumentino la conoscenza dell’Inglese e la padronanza del digitale.
In realtà, quando nel 2006 e 2007 si decise l’aumento della frequenza scolastica sino al primo biennio della secondaria superiore era implicito l’auspicio che la popolazione studentesca avrebbe continuato gli studi sino al conseguimento del diploma superiore e poi – perché no? – continuare gli studi sì da pervenire alla laurea. Un Paese dove tutti i giovani sarebbero stati laureati! È chiaro non solo il carattere utopico di tale progetto (non tutti infatti hanno voglia, determinatezza e dedizione agli studi per conseguire una alta competenza), ma anche velleitario poiché non supportato da una visione programmatica d’insieme di esiti lavorativi, occupazionali, funzionali allo Stato e ai diversi territori, e così via.
Così tutto è rimasto sospeso e si può legittimamente sostenere che, date le premesse, i risultati per quanto riguarda il Salento non sono stati insoddisfacenti. Bisogna aggiungere poi il processo di globalizzazione e le correnti culturali e tecnologiche. Sotto tale profilo, l’aumento della conoscenza della lingua inglese è anche la testimonianza di una società europea pervasa da un mondo tecnologico in cui l’inglese è dominante (come del resto avviene nella stessa musica che una volta si chiamava “leggera”).
Al tempo stesso, la realtà del digitale sta trasformando sia il mondo del lavoro sia le modalità di esistenza di tanti (soprattutto adolescenti e giovani) con scelte di vita che inducono alla dispersione esplicita o implicita. È un mondo in trasformazione, se non proprio alla deriva, ed avrebbe bisogno di indicazioni chiare e motivazioni convincenti, laddove, invece, gli assi portanti della crescita formativa (la famiglia e la scuola) attraversano una fase per così dire poco felice.
IL FUTURO DEI GIOVANI
Stando così le cose, si può pertanto affermare che la provincia di Lecce ha retto abbastanza bene a quanto sta avvenendo, ma non per questo occorre stare tranquilli: gli episodi di violenza sono in aumento come è in crescita lo spopolamento; i giovani che hanno studiato in altre regioni non tornano più come non tornano coloro che hanno trovato un posto di lavoro in altre parti della Penisola.
La scolarizzazione di massa al tempo stesso, comprendendo anche la laurea, non assicura un sicuro e sereno esito lavorativo. Poi vi è l’insoddisfazione di generazioni che non riescono più a percepire valori, mentre gli anziani fanno spesso di tutto per venire incontro alle richieste immediate di chi è rimasto.
In tale contesto, la presenza di una dispersione scolastica è purtroppo comprensibile e diventa un aspetto secondario, a mio avviso, dinanzi al bisogno di una necessaria e soddisfacente riorganizzazione lavorativa del territorio pugliese, la quale soltanto può consentire non solo la serenità sociale, ma sollecitare i giovani ad un percorso formativo interessato e non astrattamente accettato.
Non si tratta di cedere all’intervento risolutivo dell’Artificial Intelligence come spesso accade, anche in trasmissioni televisive destinate al largo pubblico, ma di responsabilizzare i singoli soggetti umani all’interno di una comunità strettamente unita nel rispetto dei diversi ruoli. Pertanto, occorre ascoltare i dati, rallegrarci di quelli positivi, fare in modo che decrescano quelli negativi, ma soprattutto bisogna operare in una visione organica che salvi il Salento (e il Mezzogiorno) dall’esodo dei migliori o dei più fortunati.




