Fevi

Tanti anni di Libertà (e qualche querela)

di Antonio Memmi

La mia collaborazione con  “il Gallo” è iniziata nel 2007 e il fatto che sia ancora qui, quasi vent’anni dopo, probabilmente dice più di qualsiasi celebrazione.

In un’epoca in cui si cambia casacca con la stessa frequenza con cui si cambia password, essere rimasto nello stesso giornale per tutto questo tempo è già una chiara indicazione di soddisfazione.

SIN DAL PRIMO INCONTRO

Il vero motivo è che fin dal primo giorno ho trovato qualcosa che nel mondo dell’informazione è più raro di un parcheggio libero sotto casa: la libertà.

Ricordo ancora il primo incontro con Luigi, il direttore; lui non aveva alcuna idea dei miei orientamenti politici, delle mie simpatie, delle mie antipatie o delle mie eventuali fissazioni; avrebbe potuto fare le classiche domande di rito, cercare di capire da che parte stessi, verificare se fossi allineato a qualche corrente di pensiero e invece non fece niente di tutto ciò.

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Mi disse semplicemente: «Scrivi le cose vere e, se scrivi le cose vere, puoi scrivere quello che vuoi».

Fine del colloquio. Fu una frase semplice, quasi disarmante ma in quelle poche parole c’era già tutta la filosofia del giornale e della linea editoriale.

LIBERTÀ VERA,  NON SOLO A PAROLE

Negli anni successivi ho poi potuto verificarlo sul campo.

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Salvo, infatti, rarissime eccezioni legate a periodi particolari, come le campagne elettorali o le festività, non mi è mai stato detto cosa scrivere, cosa non scrivere o soprattutto come scriverlo ma ho sempre scelto autonomamente argomenti e contenuti e per uno che ama infilare il naso dappertutto e che considera ogni tema degno di essere raccontato, è stato come consegnare le chiavi di una pasticceria a un bambino.

Infatti, ho scritto praticamente di tutto:

di economia, di politica, di pubblica amministrazione, di eventi, di curiosità, di problemi locali, di grandi temi e di piccole vicende che, a volte, raccontano più delle grandi.

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QUANDO QUALCUNO  SI ARRABBIA

Naturalmente, quando si scrive liberamente, può capitare che qualcuno non gradisca; del resto, “se nessuno si arrabbia per quello che hai scritto probabilmente non hai scritto niente di interessante” e, in quasi vent’anni qualche arrabbiato l’ho incontrato (e qualcuno anche in tribunale); sono arrivate infatti contestazioni, polemiche e persino qualche querela… accade quando si prova a raccontare fatti e opinioni con un pizzico di schiettezza e quindi ogni tanto si finisce nel mirino.

MAI LASCIATO SOLO

In quei momenti ho, però, scoperto un’altra qualità del giornale: nessuno mi ha lasciato solo. Direttore e redazione hanno infatti sempre garantito il supporto necessario, compresa l’assistenza nelle situazioni più delicate e questo non è un dettaglio, perché la libertà di espressione è una bellissima teoria, ma diventa una cosa seria quando qualcuno è disposto a difenderla concretamente.

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IL PEPE DEI TITOLI

In questi anni ho imparato ad apprezzare la pazienza di chi lavora dietro le quinte, come ad esempio Giuseppe, costretto spesso a convivere con una delle mie abitudini peggiori: consegnare gli articoli all’ultimo momento utile, talvolta persino qualche minuto dopo. Per ragioni legate alla mia attività professionale, infatti, non sempre riesco a chiudere i pezzi nei tempi indicati… Eppure, la pazienza non è mai mancata, anzi, ho la certezza che alla fine Giuseppe (che è anche il titolista) si diverta alle mie spalle!

Perché, se è vero che i miei articoli vengono spesso definiti irriverenti, una buona parte del pepe ce la mette lui.

I suoi titoli e sottotitoli sembrano infatti studiati da un team specializzato nel reclutamento sistematico di nuovi nemici: io scrivo il pezzo, lui aggiunge il titolo e improvvisamente il numero dei potenziali contestatori raddoppia. È un talento!

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ESSERCI NEL  MOMENTO GIUSTO

Come è un talento la tempestività con cui il team riesce a pubblicare online gli articoli legati agli eventi. Chi scrive sa bene quanto sia importante la rapidità quando si racconta qualcosa legato al territorio.

Mantenere un dialogo costante con i lettori significa anche questo: esserci nel momento giusto.

SCRIVERE SEMPLICE È  UNA FORMA DI RISPETTO

In fondo, il rapporto con i lettori è sempre stato il vero motore di questa esperienza e forse anche per questo il mio stile è rimasto sostanzialmente invariato negli anni.

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Capece

Ho sempre cercato, infatti, di scrivere in modo semplice, perché considero la chiarezza una forma di rispetto.

Non ho mai creduto infatti negli articoli scritti per impressionare ma preferisco quelli scritti per essere compresi, perché l’obiettivo non è dimostrare quanto sappia l’autore ma fare in modo che il lettore arrivi all’ultima riga, senza sentirsi trattato come uno studente davanti a un professore in cerca di consensi.