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Se oggi mi trovo a scrivere per celebrare i trent’anni de il Gallo, è perché questa storia, in fondo, è iniziata molto prima del mio ingresso in redazione. È iniziata in casa, tra le mani di mio padre e il suo rapporto quasi viscerale con la carta stampata.
Per anni ha conservato i numeri del giornale che riportavano notizie riguardanti il nostro paese, Ugento. Non semplici giornali da leggere ma vere e proprie testimonianze di un tempo, di una comunità e delle sue trasformazioni.
Qualche tempo fa li abbiamo sfogliati nuovamente insieme. Le pagine erano ingiallite, il tempo aveva lasciato la sua impronta, ma quelle notizie continuavano a raccontare qualcosa. Alcune vicende erano ormai passate sotto il ponte della storia, altre sembravano appartenere a un mondo lontanissimo.
Eppure, in quelle pagine c’era ancora il valore più autentico dell’informazione locale: la capacità di custodire la memoria di una comunità.
Non immaginavo allora che, anni dopo, avrei trovato il mio posto proprio all’interno di quella storia.
L’INCONTRO CON LA REDAZIONE
L’occasione arrivò un paio di anni fa. In occasione di un forum dedicato all’emigrazione dei salentini all’estero negli anni Settanta, accompagnai presso la redazione un socio dell’Associazione Emigranti di Ugento, di cui avevo assunto pro tempore la presidenza.
Ricordo ancora l’accoglienza ricevuta: sincera, familiare, autentica.
Entrammo come ospiti e uscimmo con la sensazione di aver incontrato persone che condividevano la stessa idea di comunità. Da quel momento nacque una collaborazione occasionale fatta di contributi scritti e ragionati esclusivamente in virtù del mio sentire.
Ho scritto di cultura, arte, libri, percorsi di cittadinanza, esperienze collettive e momenti di confronto su temi importanti per la vita delle nostre comunità, spesso semplificati o strumentalizzati nel dibattito pubblico.
Del resto, il mio percorso accademico mi aveva condotto naturalmente verso la scoperta e, soprattutto, verso la divulgazione del bello.
LA SCOPERTA DELLA COMUNICAZIONE
Con il passare del tempo, tuttavia, mi sono accorta che ciò che più mi affascinava non era soltanto il contenuto degli articoli, ma il processo stesso della comunicazione.
La possibilità di costruire connessioni tra persone, idee ed esperienze. La capacità di raccontare senza pretese, ma con rigore e passione.
È da questa esperienza che nasce il mio approdo professionale a il Gallo. Ed è forse per questo che il progetto dei trent’anni assume per me un significato particolare.
Perché questi trent’anni non rappresentano soltanto una celebrazione, ma anche l’occasione per aprire una nuova fase della nostra storia.
UN NUOVO VOLTO PER il Gallo
Sabato 13 giugno la nostra testata inaugurerà il suo nuovo sito internet, una scelta che nasce dalla volontà di interpretare il cambiamento senza smarrire la propria identità.
Durante il dibattito “Carta o Pixel?”, ospitato il 21 aprile scorso a Palazzo Gallone nell’ambito delle celebrazioni del trentennale, è emersa una riflessione che considero centrale: il futuro dell’informazione non si costruisce scegliendo tra la carta e il digitale, ma comprendendo il valore che entrambe possono esprimere.
La carta continua a rappresentare qualcosa di profondamente popolare. Ha il ritmo lento della lettura, il fascino della conservazione, la capacità di diventare memoria. È il giornale che si trova sul tavolo di casa, nei bar, nelle sale d’attesa, nelle piazze. È il giornale che mio padre conserva ancora oggi e che insieme abbiamo riscoperto sfogliando quei numeri dedicati a Ugento.
Ma esiste anche un’altra dimensione, altrettanto necessaria.
Il nuovo sito nasce per ampliare quella stessa missione. Per raggiungere lettori lontani, per dialogare con le nuove generazioni, per offrire uno spazio di informazione costante e accessibile, capace di accompagnare il territorio oltre i limiti fisici della distribuzione tradizionale.
In fondo, ciò che cambia è il mezzo. Non cambia la vocazione.
NUOVO CAPITOLO
Usare una ricorrenza per riformarsi non è un’operazione da poco. È una sfida che coinvolge tutta la redazione e che nasce dalla visione condivisa del nostro direttore, sostenuta quotidianamente dal lavoro di chi contribuisce a costruire questo progetto.
Il nuovo sito raccoglie questa eredità e la rilancia, offrendo nuove possibilità di dialogo senza smarrire lo spirito che ha accompagnato il giornale in questi trent’anni. Perché ciò che conta non è il supporto su cui viaggiano le notizie, ma la qualità delle storie che si scelgono di raccontare e il legame che queste continuano a costruire con la comunità.
Tra la carta che conserva la memoria e il digitale che amplia gli orizzonti, il Gallo continua a fare ciò che ha sempre fatto: raccontare il nostro tempo con attenzione, passione e senso di appartenenza.
Buon compleanno, il Gallo. E buon lavoro a tutti noi, chiamati a custodire questa storia e ad accompagnarla nel suo prossimo capitolo.




