Akustica, il mosaico ascolta la musica

La musica prende corpo, attraversa la luce e si deposita sulla materia.

Dal 1° luglio al 20 settembre il Fiermonte Museum di Lecce accoglie “Akustika”, mostra personale dell’artista e mosaicista di Maglie, Stefania Bolognese (nella foto in alto) curata da Antonia Yasmina Filali e Marta Siciliano.

L’esposizione conduce il visitatore lungo un percorso sospeso tra ascolto e visione, nel quale il mosaico assume il ritmo di una partitura tridimensionale. Tessere di vetro, pietra e oro compongono superfici vibranti, capaci di tradurre le onde sonore in forme, cromatismi e movimenti. Ogni frammento acquista il valore di una nota; ogni riflesso sembra custodire un ricordo, una tensione, un’emozione.

La mostra si inserisce nel programma culturale de La Fiermontina Family Collection, che nel 2026 celebra il settantesimo anniversario dell’intensa storia d’amore tra la pittrice e violinista Antonia Fiermonte, scomparsa nel 1956, e lo scultore e musicista francese Jacques Zwobada. Una ricorrenza che trova in “Akustika” una consonanza profonda, alimentata dal legame tra creazione figurativa e linguaggio musicale.

IL MOSAICO OLTRE LA SUPERFICIE

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La ricerca di Stefania Bolognese amplia i confini tradizionali dell’arte musiva.

Le tessere si inclinano, emergono dal piano, occupano lo spazio e intercettano la luce, avvicinando il mosaico alla pittura, alla scultura e alla composizione musicale.

Le opere esposte raccontano un cammino costruito attraverso studio, restauro e sperimentazione.

Nata a Maglie nel 1971, l’artista si è diplomata al Liceo sperimentale “Francesca Capece”, nella sezione di Decorazione plastica in Arte applicata, per poi perfezionarsi alla prestigiosa Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo.

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Un passaggio decisivo della sua formazione risale all’esperienza maturata durante il restauro del pavimento musivo della Cattedrale di Otranto.

La luce riflessa dalle tessere capovolte rivelò alla giovane artista la vitalità di un materiale apparentemente immobile, suggerendole una strada espressiva che avrebbe segnato l’intero percorso successivo.

Alla produzione artistica Bolognese ha affiancato il lavoro nei cantieri di restauro, intervenendo anche nelle chiese di Santa Chiara e del Gesù, a Lecce, insieme a un’intensa attività didattica.

DA BACH A DEBUSSY, LE NOTE DIVENTANO COLORE

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Musica e mosaico rappresentano le due direttrici fondamentali della sua ricerca.

Alcune composizioni rendono omaggio a protagonisti del repertorio classico come Johann Sebastian Bach, Claude Debussy e Paul Hindemith, assunti come interlocutori ideali di un dialogo che attraversa epoche e discipline.

Le note diventano sequenze cromatiche, gli spartiti si trasformano in superfici sensibili, le variazioni musicali trovano corrispondenza nei contrasti tra stasi e movimento.

La materia viene tagliata, levigata e ricomposta fino ad acquistare leggerezza, ritmo ed energia.

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«Architettura invisibile del creato, la musica trascina l’artista nell’armonia della materia, rafforzando la personale visione del mondo attraverso l’estasi delle emozioni. Scomponendo i colori, le forme fluttuano tra stasi e movimento. Sfaccettata l’anima diventa mobile, diafana», osserva Marta Siciliano, curatrice del Fiermonte Museum e della mostra.

IL DIALOGO IDEALE CON JACQUES ZWOBADA

L’intreccio tra musica e arti plastiche crea un ponte ideale con Jacques Zwobada, tra i protagonisti della collezione permanente del museo.

Prima di dedicarsi pienamente alla scultura, l’artista francese coltivò con passione lo studio del violoncello.

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Nel 1962 Zwobada scriveva che forme e colori possiedono la stessa forza espressiva della gamma delle sette note e che l’arte può generare in chi guarda o ascolta uno stato di piacere e di evasione, capace di ricondurlo verso la propria dimensione più profonda.

La ricerca di Bolognese si colloca lungo questa medesima traiettoria: il suono diventa forma, la forma custodisce il sentimento e il mosaico si offre come spazio di raccoglimento.

Le opere invitano a rallentare, osservare i riflessi, seguire il movimento delle tessere e riscoprire un ascolto interiore spesso soffocato dal frastuono quotidiano.

UN MUSEO DA VIVERE

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Il Fiermonte Museum, in vicolo dei Raynò 4, custodisce l’eredità artistica e sentimentale di Antonia Fiermonte insieme alle opere di Jacques Zwobada e dello scultore René Letourneur.

Acquerelli, sculture, olografie, realtà virtuale e panorami stereoscopici compongono un percorso immersivo dedicato alle vicende umane e creative della famiglia.

L’esperienza prosegue nelle quattro suite tematiche del museo: Nocturne, legata alla musica di Antonia e Zwobada; Peplum, dedicata al cinema e a Enzo Fiermonte; Avant–Garde, ispirata alla pittura; Marbre, incentrata sulla scultura di Letourneur e Zwobada.

“Akustika” sarà visitabile dal mercoledì al sabato, dalle 11 alle 17, e la domenica dalle 10 alle 13. Il museo resterà chiuso il lunedì e il martedì.

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L’ingresso è su prenotazione, contattando anche tramite WhatsApp il numero 370 1357664 oppure scrivendo a arts@fiermontemuseum.com.