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A volte, per comprendere il futuro, occorre avere il coraggio di tornare a interrogare un filosofo che molti considerano definitivamente consegnato al passato.
È la sfida raccolta dal professor Hervé A. Cavallera, atteso protagonista dei Simposi Rosminiani in programma dal 7 al 10 luglio presso il Centro Internazionale di Studi Rosminiani di Stresa, in Piemonte, sulla sponda occidentale del Lago Maggiore, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola
Studioso ben noto anche ai lettori de “il Gallo”, Cavallera prenderà parte alla sessione pomeridiana di mercoledì 8 luglio.
Alle 15,30 terrà una relazione dal titolo «La pedagogia di Giovanni Gentile tra tradizione e innovazione», inserita in un programma che riunisce filosofi, pedagogisti, esponenti del mondo accademico ed ecclesiastico.
La sua presenza assume un significato particolare per il nostro territorio, che ritrova in uno dei più prestigiosi appuntamenti del pensiero filosofico italiano la voce di uno studioso capace di coniugare rigore scientifico, profondità storica e attenzione verso i grandi problemi della formazione umana.
LA LEZIONE DI GIOVANNI GENTILE
Il tema affidato a Cavallera conduce nel cuore di una delle esperienze intellettuali più complesse del Novecento italiano. Giovanni Gentile ha segnato in profondità il dibattito filosofico e pedagogico nazionale, attribuendo alla scuola e all’educazione un ruolo decisivo nella costruzione della persona e della coscienza.
La relazione annunciata a Stresa promette di affrontare quella concezione educativa attraverso una prospettiva capace di distinguere gli elementi legati al loro tempo dalle intuizioni che continuano a interrogare il presente.
Il rapporto tra tradizione e innovazione diventa così una chiave per rileggere la pedagogia gentiliana, sottraendola alle semplificazioni e restituendola alla complessità della sua elaborazione teorica.
È un terreno particolarmente congeniale a Cavallera, da sempre impegnato nello studio della filosofia dell’educazione e dei processi attraverso i quali l’individuo costruisce la propria identità culturale. La sua riflessione si inserirà in una giornata dedicata alla formazione umana, alla letteratura e al pensiero pedagogico, insieme agli interventi di Anna Kaiser, Alessandro Rivali e Stefania Zanardi.
L’INDIVIDUO TRA “VUOTO” E “COLMO”
L’edizione 2026 dei Simposi Rosminiani è dedicata al tema «Cambiamento. La formazione dell’individuo in bilico tra “vuoto” e “colmo”».
Una formulazione suggestiva, pensata per indagare le trasformazioni che attraversano l’uomo contemporaneo, spesso sospeso tra disorientamento affettivo, perdita di riferimenti culturali e ricerca di nuove certezze.
Il “vuoto” richiamato dal titolo del convegno rimanda alle fragilità generate dai mutamenti sociali e tecnologici. Il “colmo” indica invece il rischio di un’identità irrigidita, incapace di aprirsi al confronto e alla pluralità. Al centro resta la formazione della persona, intesa come esercizio di libertà, responsabilità e consapevolezza.
Dentro questa cornice, il contributo di Cavallera acquista una particolare coerenza. Tornare a Gentile significa interrogarsi sul significato dell’educazione, sulla funzione dell’insegnante e sulla responsabilità della scuola in una società attraversata da cambiamenti sempre più rapidi. Significa anche chiedersi quali strumenti possano aiutare le nuove generazioni a evitare tanto lo smarrimento quanto la chiusura dentro modelli precostituiti.
CONFRONTO DI RESPIRO INTERNAZIONALE
Nati nel 2000 come prosecuzione della “Cattedra Rosmini”, fondata nel 1967 da Michele Federico Sciacca, i Simposi Rosminiani rappresentano da oltre un quarto di secolo un luogo privilegiato di confronto intorno alle grandi questioni filosofiche, pedagogiche e culturali del nostro tempo.
Il programma di quest’anno vedrà alternarsi studiosi italiani e stranieri. Tra gli altri sono annunciati gli interventi di padre Eduino Menestrina, Samuele Francesco Tadini, Carlo Petracca, Davide Maria Coltro, Rocco Pezzimenti, Patrick Ryan Cooper e del cardinale Angelo Bagnasco, al quale sarà affidata la relazione conclusiva su Chiesa di Cristo e società contemporanea.
In questo autorevole contesto, la partecipazione di Hervé Cavallera rappresenta anche un motivo di soddisfazione per il Salento.
La sua voce porterà a Stresa una lunga esperienza di ricerca e insegnamento, insieme a quella sensibilità storica che gli ha consentito di illuminare pagine importanti della memoria tricasina.
Il pensiero filosofico torna così a mostrare la propria funzione più autentica: mettere in discussione le certezze, attraversare le contraddizioni del presente e restituire all’educazione il compito di formare persone capaci di pensare.





