Avere un mulino con macine in pietra significa garantire la lavorazione di qualità dei cereali antichi per ottenere farine sane. Se quel mulino, però, è di comunità, allora la sfida è doppia: significa dare a giovani contadini l’opportunità di reinventare dal basso, collettivamente, le sorti di un pezzo di territorio.
Nasce per questo la campagna di raccolta fondi “Il mulino di comunità”, che sarà il primo in Puglia. Il lancio ufficiale tenuto lo scorso 13 novembre, a Castiglione d’Otranto, in zona Curteddhra, su via Vecchia Lecce (sede del Vivaio della Biodiversità), durante la quarta edizione di “Chi semina utopia raccoglie realtà”, la semina collettiva di cereali. L’iniziativa è voluta dall’associazione Casa delle Agriculture Tullia e Gino, che da anni si occupa di riconversione in agricoltura naturale di terreni abbandonati, ceduti in comodato d’uso gratuito. A sostenere la campagna è un’intera rete fatta di associazioni e piccoli produttori, coordinati da SalentoKm0, oltre che di semplici cittadini.
Come contribuire alla raccolta fondi
IT47 E033 5967 6845 1070 0191 234: è il codice Iban del conto corrente su cui poter effettuare le donazioni. L’obiettivo economico da raggiungere è ambizioso: 47.700 euro. Non si parte da zero: al momento sono già stati raccolti 8mila euro.
15 ettari sottratti all’abbandono

Tuttavia, l’assenza di un mulino collettivo, che sia punto di riferimento per tutti con equità di accesso, rappresenta un limite che rischia di inficiare lo sforzo della produzione. La gestione sarà affidata ad un’azienda agricola di nuova costituzione, braccio operativo dell’associazione. Questo consente di creare, oltre a un servizio a costi sociali, anche opportunità di lavoro per giovani che hanno scelto di restare o tornare nella propria terra.
Investimento sulla salute

I mulini a pietra, quasi completamente scomparsi sul territorio, sono l’unica alternativa per la produzione di farine di notevole pregio, poiché questo tipo di macinazione permette di conservare il germe, la parte più nobile del seme. Al contrario del metodo industriale, che lavora maggiori quantità di grano ma raffina, surriscalda e quindi impoverisce le farine di vitamine e proteine, l’approccio dolce delle mole al grano consente di rispettare maggiormente le caratteristiche fisiche e chimiche delle granaglie, consegnando farine meno fini, ma più ricche di vitamine, oli, enzimi, sali minerali.
Costi e Prospettive
Casa delle Agriculture ha provveduto a richiedere preventivi ad aziende specializzate.
I migliori hanno questi importi: 25.350 euro per mulino con macine a pietra (ditta Osttiroler Getreidemühlen, resa 100/140 kg/h), completo di macchina setacciatrice e trasporto pneumatico farina; oltre a 12.350 euro per impianto completo di decorticatura dei cereali (300-800 kg/h).

La sede del mulino, anche questa concessa in comodato d’uso gratuito da un attivista, è nel cuore rurale di Castiglione, accanto alla cripta dello Spirito Santo e alla chiesetta della Maddalena, luogo storico in cui, ogni 22 luglio, in occasione della fiera, veniva fissato il prezzo dei cereali per tutto il circondario.
Il totale da raggiungere è dunque di 47.700 euro.




