Attualità
Al Parco di Ugento la natura si racconta con il linguaggio dei giovani
Natura, formazione e innovazione digitale: i PCTO del Vivosa Academy diventano esperienza di cittadinanza attiva
Grazie all’impegno dei ragazzi, alla guida attenta dei docenti e al supporto del Parco Naturale Regionale Litorale di Ugento, sono stati realizzati 12 cartelloni itineranti dedicati alla flora e alla fauna del territorio, installati lungo il percorso naturalistico del Parco.
Design curato e accattivante, le infografiche sono fruibili anche in formato digitale grazie a dei QR code progettati dagli stessi studenti.
Un esempio concreto di divulgazione scientifica accessibile e coinvolgente.
È, in sintesi, il frutto del progetto dei Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO) di Vivosa Academy.
Un’iniziativa che promuove la conoscenza e la valorizzazione dell’ambiente attraverso il coinvolgimento attivo dei giovani.
«Il progetto», sottolinea Damiano Reale, AD del Vivosa Apulia Resort, «è un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati, capace di generare valore culturale e ambientale e di promuovere una cittadinanza più consapevole e sostenibile. Ma è, soprattutto, un’opportunità di crescita personale, legata ad un’esperienza immersiva coinvolgente a contatto con la natura».
«Il percorso», spiega Maria Rosaria De Marini, dirigente dell’I.T.E. “De Viti De Marco” di Casarano, «si inserisce in un modello pedagogico che vede i nostri studenti sistematicamente impegnati in contesti reali e fortemente motivanti, dove, attraverso la loro creatività e le loro competenze, determinano un significativo impatto sul territorio, in termini di valorizzazione e cambiamento, arricchendo contemporaneamente il proprio bagaglio culturale ed esperienziale. Ciò risulta possibile solo grazie a sinergie territoriali di alto spessore e quella col Vivosa Academy, ormai pluriennale per il nostro Istituto, risulta ad alto valore aggiunto, perché improntata a visioni innovative, che coniugano management e valori di tutela e rilancio del patrimonio territoriale».
UN ECOSISTEMA DA CONOSCERE, PROTEGGERE E RACCONTARE
Il Parco Naturale Regionale Litorale di Ugento è una delle aree a più alta biodiversità del Salento.
Ospita oltre 400 specie floristiche, tra cui numerose varietà di orchidee selvatiche, e rappresenta un habitat di rilevante interesse faunistico, soprattutto per l’avifauna migratoria.
«Oltre al coinvolgimento dei più giovani», aggiunge il Direttore del Parco, Giuseppe Scordella, «di questo progetto di valorizzazione del territorio va sottolineata la collaborazione tra enti pubblici e soggetti privati. Interventi come questo, a mio avviso, rappresentano una strategia sempre più efficace per promuovere lo sviluppo sostenibile, la tutela del patrimonio e la coesione sociale. Questi interventi integrano risorse, competenze e visioni differenti, unendo l’interesse collettivo con l’iniziativa imprenditoriale e culturale».
Oggi, grazie a questa visione strategica, il Parco di Ugento si afferma come modello replicabile di governance territoriale.
«Il risultato», conclude Veronica Milo, Director Sales and Marketing del Vivosa Apulia Resort, «è un insieme di interventi capaci di raccontare e rilanciare i luoghi, restituendo identità, attrattività e nuove opportunità di fruizione – nel rispetto dell’ambiente e delle comunità che lo abitano. E noi siamo fieri di essere parte attiva di queste azioni».
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Attualità
Ugento a Mudú – Quante risate su Rai 2
I video pubblicati dal comico Uccio De Santis svelano scorci di Ugento che sarà nella puntata di Mudú il prossimo 22 maggio
Ugento si prepara a finire sotto i riflettori nazionali. La città, farà infatti da sfondo alla prossima puntata di Mudù – Quante Risate, il celebre programma comico guidato da Uccio De Santis, in onda il prossimo 22 maggio su Rai 2 alle 23.35.
Un appuntamento che sta già alimentando curiosità e aspettative tra cittadini e appassionati della trasmissione.
Nel pomeriggio, ad aumentare l’entusiasmo, sono stati alcuni contenuti condivisi direttamente sui social. Dal profilo Instagram di Uccio De Santis sono stati pubblicati alcuni spezzoni della puntata che hanno subito catturato l’attenzione dei residenti più attenti. Nei video si riconoscono scorci familiari della città, tra cui via Santi Medici e via dei Cesari, luoghi che per qualche giorno si sono trasformati in un vero e proprio set a cielo aperto.
Ma l’entusiasmo non si è fermato ai canali ufficiali. Alcuni video e racconti sono stati condivisi anche da cittadini che vivono proprio nello slargo antistante la chiesa, teatro di alcuni momenti delle riprese.
Tra i video condivisi dai cittadini, uno mostra gli attori e alcuni membri della troupe accolti in casa da una residente mentre si concedono una pausa davanti a un caffè, seduti sul sofà tra sorrisi e chiacchiere.
Adesso cresce l’attesa per scoprire quali scorci di Ugento entreranno nelle case degli italiani. Il conto alla rovescia è già iniziato: il 22 maggio la città sarà nella puntata di Mudù – Quante Risate, pronta a mostrarsi al pubblico tra vicoli e quell’atmosfera autentica che, durante le riprese, ha già conquistato attori e troupe.
Attualità
A Tricase i giovani insegnano il valore del rispetto
Il concorso promosso dall’Inner Wheel Club di Tricase – Santa Maria di Leuca ha trasformato la scuola in un laboratorio di cittadinanza attiva, creatività e partecipazione
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Ci sono immagini che restano impresse più delle parole.
Una di queste è sicuramente quella degli sguardi curiosi, attenti e pieni di entusiasmo dei bambini e degli adolescenti presenti nella Sala del Trono di Palazzo Gallone durante la premiazione del concorso “Rispetto è…”.
L’iniziativa, tappa conclusiva del service annuale “Semi di Rispetto – Coltivare la convivenza con parole e gesti”, promosso dall’Inner Wheel Club di Tricase – Santa Maria di Leuca, ha dimostrato quanto le nuove generazioni siano capaci di mettersi in gioco quando vengono coinvolte con temi autentici e profondi.
SCUOLA SPAZIO DI CRESCITA CIVILE
I ragazzi delle scuole del territorio, dall’infanzia alle superiori, non si sono limitati a partecipare a un semplice concorso scolastico
Guidati dai docenti, hanno trasformato le loro riflessioni in racconti, opere artistiche, elaborati multimediali e video capaci di affrontare il tema del rispetto in tutte le sue sfaccettature.
Dal rispetto verso gli altri a quello per l’ambiente, passando per l’inclusione e la diversità, gli studenti hanno dimostrato maturità, sensibilità e una sorprendente capacità di analisi.
Un segnale importante in un tempo in cui spesso gli adolescenti vengono descritti come distanti dalla vita pubblica o troppo immersi nel mondo digitale
A Palazzo Gallone, invece, è emersa un’altra realtà: quella di giovani pronti ad ascoltare, confrontarsi e partecipare attivamente alla comunità.
CREATIVITÀ, EMOZIONI E CONFRONTO
Il concorso si è trasformato in un vero percorso di crescita collettiva
I più piccoli hanno raccontato il rispetto attraverso il digital storytelling, mentre gli studenti più grandi hanno proposto riflessioni articolate e profonde sulla convivenza civile e sulle relazioni umane.
A valutare i lavori una giuria composta dalla dottoressa Gabriella De Luca, dalla regista Alessandra Crocco, dalla presidente del club Anna Rita Musio e dalla giornalista Luana Prontera.
Non solo elaborati creativi, ma anche un’esperienza educativa concreta: lavorare insieme ha significato imparare ad ascoltare, collaborare e mettersi nei panni degli altri.
IL VALORE EDUCATIVO DEL RICONOSCIMENTO
Particolarmente significativo anche il momento della premiazione. I vincitori hanno ricevuto buoni acquisto per libri da utilizzare nelle librerie locali, una scelta che ha voluto premiare l’impegno e incentivare la cultura.
Per i ragazzi, ricevere un riconoscimento in un contesto così prestigioso ha rappresentato molto più di un premio simbolico: la conferma che il loro pensiero, le loro idee e il loro lavoro hanno valore.
UNA LEZIONE ANCHE PER GLI ADULTI
L’esperienza vissuta a Tricase lascia un messaggio chiaro: i giovani hanno bisogno di fiducia, ascolto e occasioni concrete per esprimersi. Quando questo accade, sanno sorprendere con intelligenza, sensibilità e spirito critico.
L’iniziativa dell’Inner Wheel Club dimostra che la scuola può diventare un motore di cittadinanza attiva e che il rispetto, prima ancora di essere una parola, è una pratica quotidiana da coltivare insieme.
Attualità
La bolla AI si sgonfia e cosa arriva dopo l’iperbole
L’entusiasmo per l’intelligenza artificiale ha incontrato i suoi primi conti in rosso: scopri cosa cambia per investitori, imprese e utenti nel 2026.
Per due anni l’intelligenza artificiale è stata raccontata come una rivoluzione totale, capace di rifondare ogni settore. Nel 2026 il tono è cambiato. Non un crollo improvviso, ma una sgonfiatura lenta che separa le promesse dai bilanci e costringe il mercato a distinguere ciò che funziona da ciò che è stato venduto come tale.
I numeri che hanno innescato il ripensamento
Il primo segnale arriva dalle valutazioni. A fine 2025 i primi dieci titoli statunitensi rappresentavano circa il 40% della capitalizzazione dell’S&P 500 e quasi un quarto dell’intero mercato azionario globale, un livello di concentrazione paragonabile al picco della bolla dot-com. Lo Shiller PE statunitense ha superato quota 40 per la prima volta dal 2000.
Sul lato dei flussi di capitale il quadro è ancora più nitido. Su circa 425 miliardi di dollari investiti dal venture capital globale nel 2025, 211 miliardi sono finiti in società legate all’AI, con cinque sole aziende che hanno raccolto 84 miliardi. Goldman Sachs e Citigroup indicano che la spesa in conto capitale degli hyperscaler potrebbe sfiorare i 490 miliardi entro il 2026, mentre OpenAI prevede perdite operative crescenti fino al 2028.
Una parte di questo edificio finanziario poggia su un punto fragile: le emissioni di debito legate ai data center sono passate da 166 miliardi nel 2023 a 625 miliardi nel 2025. La differenza con il 1999 è proprio questa: oggi la costruzione non è azionaria, è creditizia.
Cosa ha rotto l’incanto
L’evento che ha sgonfiato la prima narrazione è arrivato in gennaio 2025, quando il modello cinese DeepSeek ha mostrato che si potevano ottenere prestazioni comparabili a quelle dei leader occidentali con costi molto inferiori. In pochi giorni il mercato tech ha bruciato circa mille miliardi di dollari, e Nvidia ha perso il 17% in una sola seduta.
Da quel momento le domande sono diventate più scomode. Il dibattito si è spostato dalla potenza dei modelli al loro impatto economico, in particolare nelle applicazioni consumer dove l’AI lavora dietro le quinte: motori di raccomandazione, sistemi antifrode, personalizzazione dei contenuti. Sono le funzioni che ormai animano l’esperienza utente su portali di e-commerce, servizi di streaming e piattaforme di gaming online, dal grande marketplace internazionale fino al sito di settore italiano casinò winnita. Senza ricavi ricorrenti, però, i multipli non reggono. Capital Economics ha rilevato a marzo 2026 che il rapporto prezzo/utili del comparto tech statunitense è sceso ai minimi dalla pandemia, e diversi software vendor hanno perso circa il 30% del valore nei primi mesi dell’anno.
In parallelo, alcuni segnali interni al business hanno alimentato il ripensamento:
- Studi del NBER hanno rilevato che il 90% delle aziende intervistate non registra ancora impatti misurabili dell’AI sulla produttività.
- Pur con un’adozione dichiarata dell’88% nella ricerca di McKinsey, molte implementazioni restano sperimentali.
- L’aumento del “debito tecnico” generato dal codice AI è ormai citato da Forrester e Accenture come uno dei principali costi nascosti dei progetti aziendali.
- I tempi di ammortamento dei data center superano di gran lunga quelli del debito che li finanzia.
La fotografia europea e italiana
Il quadro europeo è meno surriscaldato di quello statunitense. Eurostat indica che nel 2025 il 19,95% delle imprese dell’Unione utilizzava almeno una tecnologia AI, con un divario marcato tra grandi aziende (55%) e piccole (17%). Secondo i dati ECB SAFE del quarto trimestre 2025, in media le imprese dell’area euro destinano il 9% degli investimenti totali all’AI.
L’Italia ha chiuso il 2024 con un mercato AI superiore a 1,2 miliardi di euro, trainato da manifattura, sanità e servizi finanziari. L’OECD stima guadagni di produttività compresi tra 0,2 e 0,8 punti percentuali annui nel prossimo decennio: una forchetta più contenuta rispetto a Stati Uniti e Regno Unito ma significativa per un sistema produttivo dominato da PMI.
| Indicatore | Valore | Periodo |
| Imprese UE che usano AI | 19,95% | 2025 |
| Quota investimenti dedicata all’AI (area euro) | 9% | Q4 2025 |
| Mercato AI in Italia | >1,2 miliardi di euro | 2024 |
| Produttività attesa da AI in Italia | +0,2-0,8 p.p./anno | 2025-2035 |
L’iniziativa InvestAI dell’Unione Europea punta a mobilitare circa 200 miliardi di euro, di cui 20 miliardi riservati alle “AI gigafactory”, segnalando una scelta strategica diversa rispetto al modello americano basato su hyperscaler privati.
Cosa resta dopo l’iperbole
Lo sgonfiamento non equivale a una fine. Le correzioni storiche delle bolle tecnologiche, dalla ferrovia al dot-com, hanno sempre eliminato le sovrapprezzature lasciando in piedi l’infrastruttura. Molte aziende AI di oggi generano ricavi reali, anche se ancora insufficienti rispetto ai capitali bruciati. Bezos lo ha chiamato “bolla industriale”: parte degli investimenti andrà sprecata, ma la base tecnologica resterà.
Una nuova fase, meno teatrale
La seconda metà del 2026 non somiglierà al biennio precedente. I capitali si concentreranno meno su modelli di linguaggio generalisti e più su applicazioni verticali, infrastrutture energetiche, sicurezza e robotica. Per chi guarda al mercato italiano, il rallentamento globale rappresenta paradossalmente un’opportunità: meno pressione sulle valutazioni, più spazio per progetti di lungo periodo radicati nei distretti industriali. L’iperbole si sgonfia, ma le tubature restano, e proprio adesso si capirà chi sa farle funzionare.
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