Approfondimenti
Ci sono più di due auto ogni tre leccesi
I 95.253 residenti risultano intestatari di ben 66.915 auto. Tutti i dati sul parco veicolare in città e in provincia, suddiviso per categorie e tipo di alimentazione
Uno studio condotto dal data analyst, Davide Stasi, fotografa i veicoli circolanti in provincia di Lecce.
Se ci fossero 63.502 vetture intestate ai residenti del capoluogo, vorrebbe dire che sarebbero esattamente due ogni tre abitanti, considerato che i cittadini sono 95.253 (dato aggiornato al 31 dicembre 2021). Ma i leccesi risultano proprietari di ben 66.915 auto, pari al 12,9 per cento del totale provinciale (520.374, in base al Pubblico registro automobilistico). Nel 2015 si contavano 63.532 veicoli e, dunque, in questi anni sono anche aumentati.
L’attuale indice, espresso in termini percentuali, si attesta al 70 per cento. In altre parole, è come se il 70 per cento della popolazione leccese avesse e guidasse una macchina, compresi i minorenni e gli anziani.
In dettaglio, ci sono 8.175 vetture immatricolate prima del 31 dicembre 1992 e sono indicate come “euro 0”. Rappresentano il 12,2 per cento del totale (66.915) ma non è detto che siano tutte ancora circolanti perché alcune di queste sono anche da collezione.
Ci sono, poi, 1.555 auto che rispettano la normativa “euro 1»”, in quanto immatricolate a partire dal primo gennaio 1993 e corrispondono al 2,3 per cento. Sono 5.385 i veicoli che osservano la normativa “euro 2” (sono state immatricolate dal primo gennaio 1997) e corrispondono all’8 per cento. Sono 8.280 le auto che rispettano la normativa “euro 3” (sono state immatricolate dal primo gennaio 2001) e sono pari al 12,4 per cento.
La maggior parte, vale a dire il 26,7 per cento del dato complessivo, segue la “euro 4” (sono state immatricolate dal primo gennaio 2006): si tratta di 17.851 mezzi. Ed ancora, 10.989 veicoli rispettano la “euro 5” (sono state immatricolate dal primo gennaio 2011), pari al 16,4 per cento. Altre 14.582 osservano la normativa “euro 6” (immatricolate dal primo settembre 2015) e corrispondono al 21,8 per cento del dato complessivo, a cui se ne aggiungono 98 non definite, per un totale di 66.915 auto.
Sempre intestati ai leccesi risultano 12.398 motocicli, pari al 15,8 per cento del totale provinciale (78.266) e 7.353 veicoli commerciali, pari all’11,4 per cento del totale provinciale (64.758). Ci sono anche 166 trattori stradali, pari al 13,4 per cento del totale provinciale (1.236) e 147 autobus, pari al 12,6 per cento del totale provinciale (1.170)
I salentini residenti in provincia posseggono 679.829 mezzi, di cui 520.374 autovetture; 78.266 motocicli; 57.057 autocarri per il trasporto delle merci; 10.815 motocarri e quadricicli per il trasporto delle merci; 7.701 autoveicoli speciali; 2.018 rimorchi e semirimorchi per il trasporto delle merci; 1.236 trattori stradali o motrici; 1.170 autobus; 698 rimorchi e semirimorchi speciali; 494 motoveicoli e quadricicli speciali.
Davide Stasi
«In generale», spiega Davide Stasi, «la consistenza del parco veicolare leccese è aumentata negli ultimi anni e si è anche lentamente rinnovata, grazie soprattutto agli eco-incentivi, introdotti al fine di poter rispettare le direttive europee in materia di emissioni di anidride carbonica. L’incremento delle auto ibride ed elettriche, seppur in crescita, rappresenta ancora una quota di nicchia. Dal punto di vista del tipo di alimentazione, infatti, almeno fino agli ultimi due anni, le auto alimentate a gasolio continuavano ad aumentare, mentre per le auto alimentate a benzina si verificava il contrario. A Lecce, così come nel resto della provincia, la gran parte delle auto consuma gasolio (262.146 auto) che ha scavalcato la benzina (203.794). Alcune macchine montano motori esenti dal pagamento del bollo, ma non sempre c’è di mezzo la passione per le auto storiche; a volte, ci si arrangia per pura necessità».
C’è, però, un aspetto da tenere in considerazione: la sicurezza stradale.
«Il rinnovo del parco auto», aggiunge Stasi, «non solo riduce le emissioni inquinanti, ma soprattutto aumenta i livelli di sicurezza. Sulle vetture di nuova fabbricazione, infatti, è obbligatorio installare dispositivi sempre più efficienti. Riguardo ai provvedimenti che possono agevolare il ricambio dei mezzi in circolazione, si va dagli incentivi alla rottamazione per l’acquisto di veicoli con migliori prestazioni, ai disincentivi all’uso di mezzi obsoleti (con premi assicurativi e pedaggi autostradali più elevati), nonché ricorrendo alla defiscalizzazione per le aziende che si dotano di flotte più ecologiche».
Approfondimenti
Elezioni a Tricase: i sindaci sono 7, come i Re di Roma
La fotografia attuale appare piuttosto impietosa: troppe fratture, troppe ambizioni personali, troppe scommesse fatte sulla debolezza dell’altro…
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di Giuseppe Cerfeda
La campagna elettorale a Tricase non è ancora ufficialmente iniziata, ma il clima è già quello di una partita di poker giocata a carte coperte. Altro che “situazione fluida”: qui la matassa è talmente ingarbugliata che più che sciogliersi rischia di stringersi.
E, mentre mancano ancora mesi al voto di fine maggio, i protagonisti sono tutti seduti al tavolo, convinti di avere la mano vincente.
Anche quando le carte raccontano altro.
UN TAVOLO CON SETTE SEDIE
Le sedie al tavolo sono sette, i giocatori già certi di sedersi sei.
E nessuno, per ora, sembra intenzionato ad alzarsi.
Il problema è che le fratture, interne e trasversali, sono ormai crepe strutturali.
Non semplici divergenze, ma muri alzati anche dentro le stesse aree politiche.
E abbatterli, oggi, appare impresa assai ardua.
Ognuno convinto di avere il consenso in tasca, nessuno disposto a fare un passo di lato.
Il quadro politico si frammenta e l’unità resta un miraggio.
Cerchiamo di fare chiarezza con poche semplici domande, e relative risposte, ricevute dai sette candidati.
UNO: il sindaco uscente, Antonio De Donno
Il primo a sedersi al tavolo delle amministrative, anzi a rivendicare il posto con largo anticipo, è stato l’attuale sindaco Antonio De Donno, che da oltre un anno ha annunciato la candidatura per il secondo mandato.
La domanda è inevitabile: chi sosterrà De Donno?
Alle provinciali il sindaco ha guardato a destra, sostenendo Adriana Poli Bortone anche nel tentativo di ricucire la coalizione di centrodestra a Tricase.
Ma l’operazione, almeno finora, non sembra aver scaldato i cuori di Fratelli d’Italia, che resta fermo sul suo diniego.
Certa invece la presenza di Forza Italia, anche se resta da capire con quale formula e con quale simbolo.
Abboccamenti con gruppi civici e pezzi di opposizione? Ci sono stati.
Ma al momento non sembrano aver prodotto nulla di concreto.
Tutto sembra, dunque, ancora essere in divenire.
Sulla situazione attuale e la frammentazione delle proposte politiche le parole del primo cittadino: «Tricase merita rispetto», esordisce, «lo dobbiamo ad una storia ormai passata che portò la Città al centro della Politica che contava. Questo è il millennio delle amministrazioni che cadono, degli attori che non riescono ad incidere né nel tessuto sociale né in quello strutturale e, in molti casi, hanno lavorato perché nulla cambiasse. Noi siamo qui dopo cinque difficili ma entusiasmanti anni a narrare le cose fatte ed a programmare il futuro».
De Donno rivendica i risultati ottenuti: «Macchina amministrativa totalmente rinnovata, trasparenza totale con la valutazione reale delle performance dei dirigenti, soldi delle tasse pagate dai cittadini investiti in milioni di euro sulle opere pubbliche con un avanzo di bilancio mai visto, PNNR in itinere, relamping da 15 milioni di euro che illuminerà la nuova Città, strade di campagna rifatte ed illuminate, programmazione e realizzazione in corso di tutti i parcheggi della Città e delle Marine, rifacimento di tutte le piazze con fondi per la maggior parte interni, nuovo arredo urbano in corso, nuova Città dello Sport, tutti i funzionari degli stati africani beneficiari del piano Mattei che faranno qui la formazione grazie al CIHEAM, proiettando la Citta al centro del Mediterraneo, e tanto altro ancora».
Cosa manca? «La capacità di mettersi insieme per un bene comune superiore, che è il presente ed il futuro della nostra Città. Ecco perché non mi stancherò, fino alla presentazione delle liste, di spendermi per unire, per far lavorare insieme a noi, che abbiamo il diritto di proporci alla valutazione dei cittadini per il lavoro svolto, tutti coloro i quali, al di là dei colori politici, abbiano voglia e capacità di mettersi a disposizione della nostra grande Tricase».
Secondo il sindaco, «oggi la battaglia è relativamente politica: ho passato 5 anni, h24, fra le mura amministrative essendo questo l’unico modo di fare seriamente il sindaco a Tricase. La scelta sarà tra chi ama la Città senza chiedere nulla in cambio da essa e dalla politica e chi si propone per forti interessi dettati da ambizione personale o, peggio ancora, materiali».
«Tricase non ha bisogno di tanti candidati sindaci», conclude Antonio De Donno, «ma di una nuova squadra che si ponga l’obiettivo di raggiungere nuovi traguardi e di crescere una nuova classe dirigente. Noi ci siamo e ci saremo».
DUE: l’outsider, Vincenzo Errico, già assessore con Musarò
Da tempo ufficializzata anche la candidatura di Vincenzo Errico, già assessore ai servizi sociali nell’amministrazione Musarò e oggi alla guida del movimento Tricase Insieme.
Errico ha scelto la via dell’autonomia: niente apparentamenti, almeno al primo turno.
Lo stesso candidato spiega la genesi della sua candidatura: «Nasce da una riflessione maturata negli ultimi cinque anni insieme a un gruppo di cittadini che non voleva più assistere a una politica viva solo a ridosso delle elezioni. Negli ultimi decenni Tricase ha spesso scelto il “meno peggio”, senza una visione di lungo periodo condivisa e costruita nel tempo. Noi abbiamo scelto un’altra strada: ascolto costante, studio dei problemi, elaborazione di un progetto organico che tiene insieme strumenti urbanistici (a partire dal PUG), mobilità sostenibile, sviluppo economico attraverso agenzie operative e un’attenzione profonda al sociale in una città che cambia e invecchia. Non è una candidatura nata in un mese, ma il punto di arrivo di un percorso serio e continuativo, fondato su una visione di lungo periodo e su un cronoprogramma di priorità chiare».
Riguardo al numero delle liste previsto a sostegno, sostiene che: «Il progetto ha coinvolto in questi anni circa settanta persone, molte delle quali disponibili alla candidatura. Stiamo valutando in questi giorni la configurazione delle liste, con un’attenzione particolare al protagonismo giovanile (anche con l’ipotesi di una lista composta interamente da giovani) e con una presenza femminile che sarà maggioritaria, non per obbligo normativo ma per scelta naturale maturata dentro il progetto».
Quanto all’area politica, infine, Vincenzo Errico chiarisce che «non ci identifichiamo in etichette di destra o sinistra: crediamo nel civismo, nelle competenze, nell’ascolto e nel lavoro costante sul territorio. Amministrare una comunità significa avere visione, tempo, responsabilità e capacità di ascolto. È su questo che chiediamo di essere valutati».
TRE: Il PD, e quello che resta, con Vincenzo Chiuri
Parte del centrosinistra con una coalizione formata da Partito democratico, Sinistra italiana e quella parte del Cantiere civico che ha seguito Carmine Zocco al tavolo delle trattative, ha scelto l’oncologo Vincenzo Chiuri.
«Io non mi sono candidato, ma sono stato candidato», la premessa di Vincenzo Chiuri, che poi spiega:
«Nel senso che la candidatura è frutto della costruzione di un fronte politico unitario fondato sugli ideali del centrosinistra: attenzione alle fasce sociali deboli ed emarginate, alle politiche del lavoro e all’ambiente».
«Come in tutti i tentativi di mettersi insieme», ammette, «il percorso non è stato agevole. Ma devo riconoscere l’impegno di Gianluigi Forte, segretario del Circolo PD di Tricase, nel cercare di riportare nella casa comune del Centrosinistra quanti se ne erano allontanati.
Così come va riconosciuta la maturità politica ed umana di Carmine Zocco e del suo Cantiere civico e di Sergio Fracasso e il gruppo di Sinistra italiana, figure di spicco del centrosinistra locale, capaci di sedersi al tavolo con persone che fino a poco prima erano avversari politici, anche acerrimi, per poi guardarsi negli occhi e rendersi conto che, al di là delle recriminazioni personali, vi era un interesse superiore: il bene della comunità di Tricase.
Parimenti, spero che coloro che hanno iniziato un percorso unitario per poi fermarsi a metà strada, possano recuperare la distanza, dal momento che sono più gli elementi che ci uniscono rispetto a quelli che ci separano.
D’altronde, parafrasando il concetto vendoliano del “meticciato”, è dalla mescolanza delle idee e delle proposte che emergono le soluzioni più inclusive, attente ai bisogni di tutti.
Non si può immaginare, infatti, quanto sia frustrante pensare al livello di emarginazione sociale e devianza giovanile in Tricase.
Ma, parallelamente, quanto sia entusiasmante ragionare insieme a tanti compagni sulle varie soluzioni per rendere le periferie meno lontane e gli emarginati meno soli, a partire dall’ambito scolastico, passando alle politiche sociali e abitative, fino allo sviluppo urbanistico della città («leggasi PUG, di cui si parla tanto, ma che non vede mai la luce»)».
In sintesi, «non una autocandidatura, bensì il frutto di un percorso articolato e partecipato che ha portato al mio nome come espressione di una coalizione di persone tenute insieme da una base comune di principi e ideali.
Quella base che ha fatto sì che il centrosinistra tricasino si autodeterminasse, nonostante in tanti ipotizzassero l’intervento di “fattori esterni” a designare il candidato Sindaco».
L’area politica di riferimento è «quella del centrosinistra tricasino unito, nonostante alcuni speculino su un PD frammentato o compagini alleate “svuotate”.
Al contrario: per una volta non stiamo andando incontro alla frammentazione, bensì al compattamento del fronte politico, accogliendo altre realtà della società civile vicine ai nostri ideali. Pertanto, si può prevedere la presentazione di quattro liste».
Ovviamente è d’uopo fare un passo indietro e ricordare genesi ed effetti più o meno indesiderati della scelta dello schieramento.
Al tavolo delle trattative per il sogno di un centrosinistra unito si erano seduti tutti o quasi ma poi si sono alzati “Tricase, che fare?” e Verdi la cui richiesta per le Primarie è rimasta inascoltata.
Dal tavolo sono sfilati alla spicciolata anche coloro che hanno scelto di seguire un’altra strada, come Francesco Minonne che si è anche dimesso dal gruppo consiliare del Pd.
QUATTRO: l’altra parte del centrosinistra con Andrea Morciano
L’altra strada era quella che prevedeva e prevede la candidatura dell’ingegner Andrea Morciano, sospinto dai vertici provinciali del Pd, in testa l’ex segretario provinciale Ippazio Morciano e l’allora presidente della Provincia, oggi consigliere regionale, Stefano Minerva.
A ridosso delle elezioni regionali ne è nata anche una vibrante polemica tutta interna ai Dem, poi scemata insieme alle esigenze elettorali di quel periodo.
Così Andrea Morciano, insieme al suo gruppo che denota un’alta densità di professionisti tra ingegneri, architetti e geometri, ha messo su l’associazione “Radici e Futuro” e ha presentato la sua proposta amministrativa.
«La mia candidatura», racconta Andrea Morciano, «è il risultato di un lungo percorso con tanti amici che hanno costituito “Radici e Futuro” e hanno deciso di proporre e sostenere la mia candidatura a sindaco. Con l’obiettivo primario di riportare al centro della scena politica Tricase e i suoi cittadini; ridare voce a tutti coloro che in questi ultimi anni sono rimasti volutamente inascoltati; restituire dignità a tutte le associazioni del territorio, alle quali non bisogna solo dire grazie ma soprattutto creare le condizioni per la loro crescita; mettere ordine nella gestione dei beni comunali; creare le condizioni di sviluppo economico, culturale e sociale, portando a termine il processo di approvazione del PUG dopo aver raccolto le numerose osservazioni di cittadini e tecnici che operano sul territorio (tecnici di qualunque area politica). Infine, ma non per ultimo, recuperare le tante esperienze culturali, sociali, le tradizioni che nel tempo sono state disperse per riportarle a nuova vita».
Riguardo al numero delle liste chiarisce: «Sarà quello ideale per competere nella campagna elettorale; per il mio gruppo non è importante la quantità delle liste ma la qualità dei candidati, per la maggior parte alla prima candidatura o già attori di altre competizioni elettorali, senza però aver assunto ruoli nella politica cittadina, salvo alcune eccezioni che rappresenteranno la conoscenza, l’esperienza e il vissuto politico di Tricase».
«Siamo dei civici e in quanto tali», conclude Andrea Morciano, «siamo aperti a tutte le esperienze, con il solo vincolo che, chi starà con noi, dovrà lavorare solo ed esclusivamente per il bene di Tricase, lasciando da parte ambizioni o interessi personali».
CINQUE: già candidato alle ultime elezioni, Giovanni Carità
Non ci sono state le condizioni per una partecipazione di “Tricase, che fare?” alla coalizione del centrosinistra perché il gruppo rappresentato in consiglio nell’ultimo quinquennio dal suo fondatore Giovanni Carità e dai consiglieri Antonio Baglivo e Armando Ciardo, non ha accettato «decisioni imposte da altri» o «calate da fuori» e ha posto come condicio sine qua non il passaggio dalle Primarie.
Vista la riluttanza degli altri partecipanti al tavolo delle trattative il gruppo si è chiamato fuori.
A primavera presenterà le sue liste e il candidato naturale sarà Giovanni Carità.
«Il gruppo consiliare e l’Associazione Tricase, che fare? da oltre sei anni sono presenti nel territorio e in consiglio comunale sediamo dall’inizio di questa amministrazione tra i banchi dell’opposizione, dove l’elettorato ha voluto che stessimo: nessuna transumanza, nessun trasformismo».
Questa la premessa di Giovanni Carità, che annuncia: «In linea con i nostri principi e i nostri valori, a cui non vogliamo rinunciare, daremo seguito alla nostra esperienza amministrativa, presentando una proposta completamente alternativa alle altre già in campo. Alternativa nei valori e nelle modalità di approcciarsi alla politica locale».
Poi attacca: «Non siamo e mai saremo inclini a tollerare ingerenze da fuori Tricase. Ribadiamo anche, supportati dal dato storico, che in democrazia non conta il numero dei candidati ma esclusivamente la coerenza e la qualità della proposta politica. Siamo pronti alla campagna elettorale», conclude Carità, «il tempo che ci siamo presi non è per mancanza di idee o di coraggio, che non sono mai venuti meno, ma per garantire, attraverso la politica, gli strumenti necessari per dare seguito al nostro percorso».
SEI: già candidato sindaco, Fernando Dell’Abate c’è sempre
A Tricase c’è una certezza: quando si parla di amministrative, prima o poi salta fuori il nome di Fernando Dell’Abate.
È un po’ come il tormentone estivo: cambia la stagione, ma lui resta in classifica. Candidato sindaco nel 2017, quando al ballottaggio dovette cedere la fascia a Carlo Chiuri, Dell’Abate non ha mai smesso di orbitare nell’universo politico cittadino.
Area centrosinistra, radici socialiste (ex PSI), da mesi il suo nome viene rimbalzato (fatto rimbalzare?) nei corridoi, nei bar, nelle chat politiche e probabilmente anche nelle file alla posta.
«Sarò della partita per le prossime amministrative», conferma Fernando Dell’Abate, «perché la Politica è passione, impegno sociale, servizio per la comunità. Per me l’azione amministrativa è mettersi a disposizione e stare tra la gente, come ho sempre fatto nel mio lungo percorso politico e professionale».
«Ho accettato l’invito di amici, alcune associazioni e cittadini comuni», spiega, «di rappresentare, spero degnamente, le loro istanze di maggiore partecipazione ed ascolto sulle tante criticità che affliggono la nostra comunità. Tricase ha bisogno di concretezza e competenza legate ad un processo di reale partecipazione dei cittadini alla vita politico-amministrativa. Sollecitare un maggiore impegno civico, che non può incanalarsi solo nei partiti, è la chiave di volta per riportare la gente al voto, con la convinzione che, a livello locale, non vale il detto: “Tanto sono tutti uguali!”. Proprio perché i tricasini ci conoscono».
Riguardo alle liste e all’area politica di riferimento, Fernando Dell’Abate fa sapere che sono «in corso numerosi incontri d’ascolto con cittadini e portatori di interesse pubblico, nonché proficue interlocuzioni con altre forze politiche sul campo».
SETTE: ultimo, ma non ultimo, il centrodestra (FdI) con Giuseppe Negro (di Tiggiano), fresco candidato alle regionali 2026
Fratelli d’Italia auspica un fronte compatto, sì, ma non con De Donno candidato. Un dettaglio non da poco. Il partito della presidente Giorgia Meloni valuta quindi una corsa autonoma.
Proprio nel momento in cui andavamo in stampa è rimbalzata in redazione l’indiscrezione (si attendeva solo l’ufficalità) del candidato sindaco uscito dal mazzo dei nomi che già circolavano.
Sarà Giuseppe Negro, quest’ultimo reduce da una campagna regionale che, pur senza vittoria, ha mostrato un consenso significativo (6.685 preferenze).
In attesa dell’annuncio la posizione ufficiale, giusto dirlo, resta (sempre al momento di andare in stampa) quella del presidente del circolo cittadino Antonio Forte: «Fratelli d’Italia sta lavorando da settimane alla costruzione di una coalizione politica dell’area di centrodestra. Si tratta di un percorso in continua evoluzione, il cui esito, che guardiamo con fiducia e ottimismo, potrebbe essere definito nelle prossime ore o nei prossimi giorni. Il nostro obiettivo», spiegava, «è far ritornare, finalmente, Tricase al posto che merita, ponendolo nella condizione di essere un riferimento vero e concreto a tutto il territorio di cui ne è il naturale centro. Non deve più essere visto come un banale serbatoio di voti e poi essere abbandonato al suo destino.
«Tricase», concludeva Antonio Forte, «merita di ritornare in modo serio e duraturo al livello della Politica che conta».
TROPPE CREPE NESSUNA SINTESI
La fotografia attuale appare piuttosto impietosa: troppe fratture, troppe ambizioni personali, troppe scommesse fatte sulla debolezza dell’altro. E mentre i protagonisti si studiano, l’elettorato osserva. Con crescente distacco. Al di là delle alchimie di palazzo, la domanda vera resta una sola: chi saprà proporre un progetto credibile per la città?
A Tricase il piatto è ricco, ma le carte sono ancora coperte. E il rischio è che, tra bluff e personalismi, alla fine vinca non chi ha il punto migliore, ma chi riesce semplicemente a restare in piedi.
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Approfondimenti
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Approfondimenti
Santu Pati, il Capodanno contadino del Salento
Il 17, 18 e 19 gennaio a Tiggiano la Festa di Sant’ippazio, patrono del piccolo borgo medievale e protettore della virilità e della fertilità maschile simboleggiate dall’ortaggio locale del periodo, la pestanaca, prezioso simbolo del paese e inserita dal 2004 nell’elenco nazionale PAT-prodotto agroalimentare tradizionale. Tre serate di musica, tradizione e gastronomia tipica con il Capodanno contadino del Salento. Grande festa di chiusura lunedì 19 , giorno del santo, con la fiera mercato tradizionale, il caratteristico rito dell’innalzamento dello stendardo di 6 metri portato in processione con il santo e I Calanti in concerto
È il vero Capodanno contadino del Salento, la festa di “Santu Pati” a Tiggiano.
Si celebrerà sabato 17, domenica 18 e lunedì 19 gennaio, con un programma intriso di tradizioni antiche, di saggezza arcaica e di quelle consuetudini contadine che, tra fede e goliardia, rendevano meno duro il lavoro nei campi.
Sant’Ippazio è protettore della virilità e della fertilità maschile, simboleggiate dall’ortaggio locale del periodo, la pestanaca, la carota giallo-violacea, coltivata esclusivamente nel territorio locale, diventata prezioso simbolo di Tiggiano e inserita dal 2004 nell’elenco nazionale PAT-prodotto agroalimentare tradizionale.
Il Comune salentino è l’unico d’Italia a celebrare Sant’Ippazio e anche quest’anno lo fa dedicandogli un intenso programma di riti religiosi e civili, una festa di devozione con grandi appuntamenti di intrattenimento per tutti.
Organizzata dal Comitato Festa Patronale della Parrocchia di Tiggiano con il patrocinio della Provincia di Lecce e del Comune di Tiggiano, in collaborazione con PugliArmonica, si svolge nel centro del paese, tra la Chiesa Madre Sant’Ippazio, Piazza Olivieri, Via Sant’Ippazio e Piazza Mario De Francesco.
Sabato 17 gennaio, alle 19, apertura dei festeggiamenti con accensione dei bracieri monumentali, al suono della Banda di Matino “V. Papadia”, e poi al via la prima delle tre serate di Capodanno contadino, a cura del Comitato Feste, con prodotti tipici e piatti tradizionali, come la paparotta, la “merenda contadina” di una volta, una minestra povera ma molto sostanziosa fatta di rape, piselli, pezzi di pane soffritto.
Alle ore 21 arriva anche l’intrattenimento in musica, in piazza Mario De Francesco, con Alta Frequenza Live Show.
Si entrerà nel vivo domenica 18.
Seconda serata per il Capodanno contadino e, dalle 21, la musica diventa colonna sonora di questa grande celebrazione del santo patrono, con Shocchezze in concerto.
Grande festa di chiusura lunedì 19 gennaio, giorno del santo, con un ricco programma di appuntamenti civili e religiosi tra cui, dalle ore 6 alle 13, la Fiera Mercato tradizionale, arricchita tra l’altro dalla musica del Concerto Bandistico Municipale Città di Taviano alle ore 9.
Alle ore 15 uno dei momenti più simbolici e caratteristici di questa festa, il pittoresco innalzamento dello stendardo di 6 metri, legato a un drappo rosso, portato in processione con la statua del santo. L’appuntamento con le diverse squadre di portatori è sul sagrato della chiesa, per contendersi l’onore di portare la statua e lo stendardo.
Una vera e propria contrattazione, che si conclude con un pittoresco rullo di tamburi e l’uscita dello stendardo, mantenuto in posizione parallela al suolo per tutto il tragitto, dalla chiesa del santo patrono fino alla chiesetta dell’Assunta, dove poi sarà issato con un solo e deciso gesto dal portatore, che assicura così al paese ai cittadini un’annata prospera e un raccolto generoso.
Una vera e propria prova fisica, salutata dalle campane e dagli applausi dei presenti, assiepati ai lati delle strade, che culmina nella processione accompagnata dalla banda e dai fuochi d’artificio.
Alle ore 18 di lunedì 19 gennaio la Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento-S.Maria di Leuca. Poi, dalle 19, la continuazione del Capodanno contadino e, alle 20,30, il concerto de I Calanti, storica formazione di musicisti e ballerini che rinnovano una tradizione musicale di famiglia raccontando in musica la cultura e le tradizioni popolari del Salento.
Finale con lo spettacolo di fuochi d’artificio.
LA PESTANACA DELLA VIRILITÀ
Tiggiano è incastonato in un paradiso naturale, tra distese di grano e terra rossa, antiche pagghiare e masserie cinquecentesche, che ha incantato anche l’attrice premio Oscar Helen Mirren che, con suo marito, il regista Taylor Hackford, qui ha messo su casa, un buen retiro italiano, dove vivono circa sei mesi l’anno.
In questo piccolo comune (diventato un caso per l’aumento di popolazione, in controtendenza rispetto agli altri paesini del Sud) a dettare il tempo è ancora il ritmo del calendario agricolo, della vita contadina di una volta.
Non a caso anche la devozione per il patrono qui passa per un ortaggio, la pestanaca.
Cara al santo, la gustosa carota, sempre presente a pranzo e a cena, insieme a finocchi, carote, sedano, per un colorato miscuglio di subbrataula, è l’ortaggio simbolo del patrono della virilità e della fertilità maschile, taumaturgo, invocato contro l’ernia inguinale degli uomini.
La tradizione vuole che, ambasciatrici e intermediarie per vocazione, siano le donne a farsi da tramite perché il santo interceda e guarisca i mali degli uomini: con discrezione, strofinano la statua di Sant’Ippazio con un fazzoletto, lo stesso che passeranno poi sulla parte da guarire dell’uomo di casa interessato.
Per le mamme, invece, è consuetudine raccogliersi in preghiera insieme al piccolo maschietto di casa, nella chiesa di Sant’Ippazio, per evocarne la benedizione.
Fede, tradizione culinaria e rituali quasi pagani, si mescolano nei giorni della ricorrenza.
La cerimonia del santo patrono è anche un’importante vetrina commerciale, anche questa una consuetudine ereditata dalle “fere” di una volta, le fiere mercantili, appuntamenti importanti per i produttori locali.
Durante i giorni di festa, infatti, ci si ritrova davanti banchetti con “pestanache” in originali composizioni, nelle caratteristiche ceste di vimini. Un campionario di colori e genuinità, che punta alla salvaguardia della biodiversità alimentare, con la partecipazione degli agricoltori locali, fieri di fare sfoggio delle proprie produzioni.
Un ortaggio locale, quindi, per un santo mediorientale.
Il culto di Sant’Ippazio, d’origine turca, è infatti giunto insieme ai monaci basiliani nel Salento, dove è per tutti semplicemente “Santu Pati”, quasi un amico, un vicino di casa, ma soprattutto un confidente, un orecchio discreto al quale confessare le preoccupazioni più intime, i timori più nascosti, certi di trovare sempre ascolto e comprensione.
IL PROGRAMMA RELIGIOSO
10 – 18 GENNAIO – NOVENA
Ore 18:00 Celebrazione Eucaristica e Novena in Chiesa Madre
DOMENICA 18 GENNAIO – VIGILIA
Ore 18:00 – Chiesa Madre Celebrazione Eucaristica vigiliare e Novena
Ore 19:00 – Chiesa Madre Concerto dell'”Artistica Inclusione” della scuola di musica “W.A. Mozart” – direttore M. Antonio Mastria
LUNEDÌ 19 GENNAIO – SOLENNITÀ DI SANT’IPPAZIO
Ore 8:00 – 9:30 – 11:00 Celebrazioni Eucaristiche in Chiesa Madre
Ore 16:00 Inizio della processione secondo il seguente itinerario: Chiesa madre – via S. Ippazio – via V. Veneto – via XXIV Maggio – via del Mare – via Diaz – via Mazzini – Via M. di via Fani – via Volta – via Filzi – via Oberdan – via Battisti – via Solferino – via Petrarca – via V. Veneto – via Roma – p.zza Roma – via Cortina – p.zza M. De Francesco – via S. Ippazio – Chiesa Madre.
Al termine della processione, sul sagrato della Chiesa Madre, per la prima volta il Sindaco consegnerà le chiavi del paese al Santo Patrono
Ore 18:00 Concelebrazione Eucaristica presieduta da Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento – Santa Maria di Leuca
IL PROGRAMMA CIVILE
SABATO 17 GENNAIO
Ore 19:00 – Via Sant’Ippazio
Apertura del capodanno contadino con l’accensione dei bracieri monumentali.
Stand gastronomici con prodotti tipici.
BANDA DI MATINO “V. PAPADIA” IN CONCERTO
Ore 21:00 – Piazza Mario De Francesco
ALTA FREQUENZA LIVE SHOW
DOMENICA 18 GENNAIO
Ore 21:30 – Piazza Carmine Olivieri
SHOCCHEZZE IN CONCERTO
Stand gastronomici con prodotti tipici
LUNEDÌ 19 GENNAIO – FESTA PATRONALE
Ore 6:00 – 13:00 – Vie centrali
Tradizionale Fiera mercato di Sant’Ippazio
Ore 9:00 – Vie centrali BANDA DI TAVIANO – GIRO MUSICALE
Ore 15:00 – Sagrato Chiesa Madre Tradizionale
Asta del Santo e dello stendardo
A seguire processione per le vie del paese accompagnata dalla BANDA DI TAVIANO
Ore 17:00 – Sagrato Chiesa Madre
Al rientro della processione lancio dei palloni aerostatici a cura della ditta Pulli di Veglie
Ore 20:30 – Piazza Mario De Francesco I CALANTI IN CONCERTO
Stand gastronomici con prodotti tipici
Ore 22:30 – Viale stazione
Spettacolo di fuochi d’artificio a cura della ditta Dario Cosma di Arnesano, donato dalla famiglia De Francesco Pietro
Luminarie a cura della ditta Arte e Luce di Scorrano.
Luna Park in Piazza Cuti.
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