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Approfondimenti

Difendiamo la biodiversità: censimento degli alberi “di pregio”

Cittadini chiamati a segnalare alberi di particolare rilevanza nei territori di Corsano, Morciano, Salve e Tiggiano

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Parte il progetto “Proteggiamo gli alberi e difendiamo la nostra biodiversità”, dell’associazione Legambiente Salve con Gaia Corsano e Proloco di Tiggiano.


Nell’ambito del bando per la promozione e la formazione del volontariato, il progetto invita tutti i cittadini a collaborare segnalando alberi di particolare pregio naturalistico (in base a età e dimensioni, a portamento e forma, a rarità botanica o ad architettura vegetale), paesaggistico o storico-religioso.

Ecco di seguito la documentazione da compilare ed i numeri da contattare: scheda-segnalazione-alberi


Contatti: per Corsano (Corrado) 3281424495; per Morciano (Lorenzo) 3495810837; per Salve (Giovanni) 3476651520; per Tiggiano (Massimo) 3351374907.

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BABELE OFF 2026: un mese di spettacoli, pratiche e immaginazione civile

Dal 7 giugno al 4 luglio ZeroMeccanico Teatro inaugura il percorso di Babele, linguaggi contemporanei 2026. Sei appuntamenti per disobbedire alla forma

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Babele Off torna in scena a Gallipoli dal 7 giugno al 4 luglio prossimi.

Sei appuntamenti con la rassegna di spettacoli, laboratori, pratiche partecipative e incontri organizzata da ZeroMeccanico Teatro che inaugura il percorso di Babele, Linguaggi Contemporanei 2026, progetto ideato e promosso con il sostegno del POC Puglia 2021–2027 – Linea d’intervento 6.2.

L’edizione 2026 è dedicata al disobbedire alla forma.

Un invito a mettere in discussione ciò che appare naturale, inevitabile o già deciso. La forma che modella i corpi, educa gli sguardi, organizza il possibile. La forma che stabilisce ciò che è normale e ciò che resta ai margini.

Babele attraversa spettacoli, laboratori, pratiche artistiche e momenti di incontro che provano a mettere in discussione traiettorie già scritte, aprendo spazi di immaginazione, relazione e possibilità.

Babele Off rappresenta il primo movimento di questo percorso.

Un tempo necessario per incontrarsi, attraversare luoghi, mettere in comune domande, fragilità e desideri.

Un gesto collettivo che prende forma nei corpi, nelle relazioni e nei territori e che accompagnerà il pubblico fino all’autunno con Babele Festival e successivamente con TuttoMondo, la sezione dedicata all’infanzia e alle famiglie.

Il programma si apre domenica 7 giugno al Parco Gondar, sipario alle 20.30, con SOLD OUT, nuova creazione collettiva del laboratorio adulti di ZeroMeccanico Teatro.

Uno spettacolo che attraversa con ironia e lucidità il linguaggio dei media, della politica e del consumo contemporaneo per interrogare il mercato più redditizio di tutti: quello dei bisogni umani.

«SOLD OUT nasce- le parole di Ottavia Perrone, direttrice artistica di ZeroMeccanico Teatro –  da nove mesi di lavoro collettivo. Un tempo dedicato all’ascolto, alle domande, ai bisogni e alle contraddizioni che attraversano le nostre vite. Siamo partiti dai fatti di cronaca, dalle relazioni, dai desideri e da tutti quei prodotti che il mercato continua a presentarci come indispensabili.

Ma di cosa abbiamo bisogno davvero? Abbiamo bisogno di essere costantemente rassicurati? Di consumare per sentirci accettati? Di essere continuamente distratti e storditi?

SOLD OUT è un’immersione dentro un sistema che trasforma ogni mancanza in una merce e ogni fragilità in un’opportunità di vendita. Un sistema che consuma tempo, relazioni e immaginazione, fino a oscurare la possibilità stessa della felicità.

Questo spettacolo non offre risposte. Prova ad aprire domande. Sui bisogni, sui desideri, sui sogni e su questo nostro strano modo di stare al mondo. È il nostro atto di disobbedienza.

Più in generale – conclude Ottavia Perrone – questo è ciò che attraversa l’intero progetto Babele 2026: disobbedire alle forme che ci vengono consegnate per generare nuovi scenari possibili».

Di seguito, il programma completo e in sintesi di Babele Off 2026

Il 13 giugno la Compagnia Teatrale Petra presenta HUMANA FORESTA, esperienza immersiva dedicata al rapporto tra essere umano e ambiente naturale, con due repliche alle ore 17.00 e alle ore 19.00.

Il 17 giugno la pineta del Parco Gondar ospita MUNARIA – Pratiche di immaginazione ispirate a Bruno Munari, laboratorio dedicato a bambine e bambini: attraverso carta, colore e sperimentazione, i partecipanti saranno invitati a esplorare forme inattese e possibilità creative fuori dagli schemi.

Il 19 giugno, con ritrovo presso la Torre di Lido San Giovanni, si terrà ESERCIZI DI IMMAGINAZIONE, progetto realizzato in collaborazione con La Scatola di Latta. Un’esperienza collettiva dedicata all’immaginazione civile come strumento per leggere e trasformare il presente.

Il 26 giugno, presso SPAZIO.ZERO, Walter Spennato sarà protagonista di NELLA CASA DELLE NUVOLE ROVESCIATE, incontro dedicato alle storie e alle esperienze che abitano i margini della normalità, interrogando il confine tra fragilità, relazione e comunità.

Chiude il programma il 4 luglio CRANGON CRANGON, pratica partecipativa ideata e condotta da Daria Greco e prodotta da Chiasma. Con partenza da Piazza Aldo Moro, il pubblico sarà invitato a frequentare il passo inverso, esplorando il rapporto tra corpo, spazio e ignoto attraverso esercizi di percezione e camminate all’indietro.

PROGRAMMA

7 giugno | ore 20.30
SOLD OUT
Parco Gondar
Ingresso gratuito

13 giugno | ore 17.00 e ore 19.00
HUMANA FORESTA
Compagnia Teatrale Petra
Biglietto € 5

17 giugno | ore 10.30
MUNARIA
Pratiche di immaginazione ispirate a Bruno Munari
Pineta Parco Gondar
Prenotazione obbligatoria | max 15 partecipanti

19 giugno
ESERCIZI DI IMMAGINAZIONE
In collaborazione con La Scatola di Latta
Ritrovo Torre di Lido San Giovanni
Partecipazione gratuita | prenotazione obbligatoria

26 giugno | ore 20.00
NELLA CASA DELLE NUVOLE ROVESCIATE
Con Walter Spennato
SPAZIO.ZERO
Ingresso gratuito

4 luglio
CRANGON CRANGON
Con Daria Greco
Ritrovo Piazza Aldo Moro
Partecipazione gratuita

Babele, linguaggi contemporanei 2026
Con il sostegno del POC Puglia 2021–2027 – Linea d’intervento 6.2

Informazioni e prenotazioni:
ZeroMeccanico Teatro 3483819266 / zeromeccanicoteatro@gmail.com

ZeroMeccanico Teatro, fondata nel 2013 in Puglia da Ottavia Perrone e Francesco Cortese, utilizza l’arte scenica come linguaggio trasversale, in dialogo con arte contemporanea e scrittura. La compagnia produce spettacoli caratterizzati da una ricerca poetica, politica e visionaria, e parallelamente agisce sul territorio con laboratori, festival e progetti formativi. Tra le iniziative principali: MòVimento laboratori teatrali per tutti (dal 2013), i cicli indipendenti ContaminAzioni e Piccole ContaminAzioni, la rassegna Agorart (2021), il Gallipoli in Poesia Festival (dal 2019) e il Babele Festival, nato nel 2021 come spazio multidisciplinare capace di abbattere le distanze tra artisti, pubblico e città. Da sempre ZeroMeccanico costruisce esperienze che intrecciano scena, comunità e luoghi.

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“Al mio paese”, la restanza e la partenza, un sud ridotto a sognatori festaioli e vagabondi. Una narrazione sterile e inconcludente

Non è lentezza poetica, è povertà politica: farne del romanticismo significa essere complici di questa negligenza e renderla, paradossalmente, un aspetto positivo

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di Deborah Biasco

Dopo diverse settimane dalla sua uscita, ho ascoltato per intero la canzone di Serena Brancale, Levante e Delia: “Al mio paese”; preciso subito che questa non è una recensione, anche perché non ne avrei le competenze.

Si tratta di una riflessione nata dal sentimento di fastidio che sentivo farsi spazio mentre la ascoltavo, fastidio diventato poi indignazione, e che ho interrogato. Come ha detto la stessa Delia in un video diffuso sui social, non dovremmo prendercela con chi fa musica, in questo caso con lei e le sue colleghe, ma con chi potrebbe apportare un miglioramento, compiendo scelte a favore del sud e di chi ci vive; una toppa niente male come risposta alle critiche, bisogna darne atto. 

D’altra parte, però, credo che se esiste qualcosa, oltre alla politica dei like e delle frasi retoriche, che ha recato danni al sud, questa sia proprio la narrazione distorta che intorno a esso si è creata e che si continua ad alimentare. Non saprei indicare il numero delle volte in cui ho iniziato a scrivere questo pezzo per poi fermarmi ponendomi delle domande sul senso per il quale lo volessi fare; e il senso l’ho trovato nel mio credere fermamente che il personale sia politico: ho pensato che dare voce alla mia rabbia, forse, avrebbe significato dar voce anche alla rabbia di altri, perché la politica inadempiente e la narrazione alterata, ci fanno sentire soli e a volte responsabili di dinamiche che in realtà non dipendono da noi, e che creano divisione tra chi resta al sud e chi parte. 

D’altronde, uno dei modi per tenere a bada i giovani, è sempre stato quello di metterli gli uni contro gli altri: disperdere in questo modo energie e rabbia, indebolendo così la loro voce. L’aspetto fondamentale da cui attuare ogni analisi sulle dinamiche dell’emigrazione, dovrebbe riguardare le problematiche che si ritrova ad affrontare sia chi resta al sud e sia chi se ne allontana: idealizzare l’una o l’altra condizione, sminuendo le difficoltà a suon di rime e di banalità, condanna i giovani a una solitudine che resta sempre, ancora, inascoltata. 

La vita lenta del sud, così tanto romanticizzata, si traduce quotidianamente nella fatica di spostarsi, perché non esistono collegamenti tra paesi situati anche a breve distanza tra loro; questo comporta l’impossibilità o, nei casi fortunati, la difficoltà di accedere a ogni tipo di servizio: che sia economico, lavorativo, sanitario, sociale, culturale. 

Non è lentezza poetica, è povertà politica: farne del romanticismo significa essere complici di questa negligenza e renderla, paradossalmente, un aspetto positivo. 

Le donne raccontate spesso in atteggiamenti di rassegnazione o in attività di servizio verso altri, sono le nonne, le mamme, le cittadine che non hanno potuto scegliere tra le loro aspirazioni e la maternità, perché se l’Italia intera non è un paese per donne, il sud ne compromette ulteriormente la realizzazione personale, a causa dell’assenza di politiche che tutelino e che sostengano la maternità e la prima infanzia. 

Il sud descritto come se fosse un luogo a cui sono sconosciute le dinamiche del capitalismo, un pezzo di mondo caratterizzato da terre incontaminate e popolato da gente sempre in festa, corrisponde a un immaginario costruito dal turismo banale, commerciale e borghese, e portato avanti da chi da questa forma di sfruttamento ci guadagna. Legittimo sarebbe se il sud lo raccontassero le persone che ci vivono, quelle che devono fare i conti con le sue mancanze e con le sue problematicità, quelle che devono faticare più di altre: perché è sempre, tutto, una questione di classe, di possibilità. 

La stessa che dovrebbe introdurre ogni discorso riguardante chi dal sud è andato via, mentre invece dell’emigrazione se ne parla non tenendo conto delle difficoltà che comporta, che hanno a che fare con la  precarietà e con gli affitti troppo alti, che nei casi più fortunati costringono a doversi accontentare: perché l’Italia è diventata un paese inabitabile, e se ne parla poco, troppo poco. Altroché ritornelli imbarazzanti: che con il costo del biglietto del treno, risulta difficile anche tornare “al mio paese”. 

Generazioni intere a cui è stato negato il diritto anche solo di desiderare la sicurezza e la realizzazione personale, sia che restino e sia che partano, a cui è stata insinuata la logica secondo cui l’urgente viene sempre prima di ciò che è importante, senza la speranza che questo possa cambiare; nell’assenza di una politica, locale e no, che pianifichi e proponga un cambiamento, e accetti anche di correre dei rischi, come quelli che accetta chi la possibilità di scegliere, a volte, non ce l’ha nemmeno. Ha ragione 

Delia a dire che non dovremmo prendercela con lei e con le sue colleghe, e che la musica deve ricordare la leggerezza, ma è vero anche che l’arte ha origine dalle persone e alle persone deve tornare, raccontandole nel modo più autentico possibile e rappresentandone i sentimenti. 

Sappiamo che di Rino Gaetano non ne nascono più: ma speravamo di non vederci ancora ridotti a festaioli e vagabondi (nell’accezione negativa di entrambi i termini), perché se la narrazione continua a essere questa, a ritmo di pizziche interminabili e di vagonate di fuori sede che altro non sognano se non la sagra estiva del paese, nessuno si sentirà spronato né tanto meno in dovere di favorire un cambiamento; un cambiamento reale, che includa tutte e tutti, e che superi il divario classista, e quello tra chi parte e chi resta. 

pizzica salentina

La restanza e la partenza le possono raccontare solo le persone che ne affrontano le difficoltà: la narrazione di chi non deve fare i conti con le mancanze e con gli ostacoli che comporta l’una o l’altra condizione, non solo non ci interessa, ma è anche problematica per le terre e per le persone di cui travisa la storia. 

E per finire, tornando alla canzone, una postilla: se, come viene cantato, al sud si vive ancora la religiosità in modo importante con le processioni che animano le strade, è perché da sempre sappiamo che i santi sono gli unici a cui possiamo rivolgerci e che, forse, ci presteranno ascolto; tutto questo nella tranquillità della politica dei like e delle retoriche, che su questa narrazione ci fa la pacchia. 

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Tricase celebra la XXV Giornata del Sollievo

“Io mi prendo cura”: una giornata tra arte, spiritualità e condivisione per riaffermare il valore della cura e della dignità umana

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Una giornata dedicata alla cura, all’ascolto e alla vicinanza verso chi soffre.

Domenica 31 maggio si celebra la XXV Giornata Nazionale del Sollievo, iniziativa istituita nel 2001 su proposta dell’allora ministro della salute Umberto Veronesi per promuovere la cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale.

La manifestazione, che quest’anno porta il messaggio “Io mi prendo cura”, coinvolgerà la Città di Tricase, riconosciuta a livello nazionale tra le Città del Sollievo, insieme alla Pia Fondazione “Panico” e all’Hospice Casa Betania.

L’obiettivo della giornata è sensibilizzare cittadini e istituzioni sull’importanza dell’accompagnamento e dell’umanizzazione delle cure, valorizzando il lavoro di operatori sanitari, caregiver e volontari impegnati ogni giorno accanto ai malati e alle loro famiglie.

Tra gli scopi dell’iniziativa anche quello di promuovere competenze e azioni capaci di portare sollievo, favorire la collaborazione tra le professioni sanitarie e sviluppare una cultura della cura rivolta anche ai più giovani.

Il programma delle iniziative si aprirà alle ore 9 nel piazzale antistante Casa Betania – Hospice con la presentazione del progetto “Itinerari di cura: l’arte terapia”. Spazio quindi a esperienze sensoriali, musica e pittura-terapia, strumenti pensati per migliorare la qualità della vita dei pazienti attraverso percorsi di relazione e condivisione.

Tra le iniziative anche “Beauty farm in Hospice” e “Diamo colore alle emozioni”, con la realizzazione di tele dedicate al tema della giornata.

Alle ore 11 sarà celebrata la Santa Messa della Santissima Trinità presieduta dal vicario generale della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, monsignor Beniamino Nuzzo.

Alle 12 spazio al momento simbolico “Siate come i girasoli”, con la distribuzione di un girasole agli ospiti e ai pazienti dell’ospedale come segno di speranza e vicinanza.

La giornata si concluderà alle 17.30 con il concerto “Se l’amore avesse un nome… sarebbe il tuo!”, che vedrà alternarsi gruppi musicali, volontari e caregiver in un momento finale all’insegna della condivisione.

La Giornata Nazionale del Sollievo è promossa dalla Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti onlus insieme al Ministero della Salute, alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e a numerose realtà del mondo sanitario, sociale e religioso.

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