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Il dato che riguarda più da vicino il Salento è anche uno dei più significativi dell’intero Rapporto Ecomafia 2026: Lecce entra tra le dieci province italiane con il maggior numero di reati ambientali.
Nel 2025 in provincia ne sono stati accertati 847, con un incremento del 30,6% rispetto all’anno precedente. Un numero che porta Lecce all’ottavo posto nella graduatoria nazionale, in un quadro pugliese che resta tra i più delicati del Paese.
È quanto emerge da Ecomafia 2026 – Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, il rapporto presentato da Legambiente il 1° ottobre e costruito sui dati forniti dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto.
La provincia salentina compare anche ai vertici di un’altra graduatoria: quella degli illeciti amministrativi, dove Lecce, con 3.408 contestazioni, si colloca al secondo posto in Italia.
Puglia terza in Italia
Il quadro regionale conferma il peso dell’illegalità ambientale sul territorio pugliese.
Nel 2025 in Puglia sono stati accertati 3.601 reati ambientali, pari al 10,1% del totale nazionale. La regione occupa così il terzo posto in Italia, preceduta dalla Campania, con 5.636 reati, e dalla Sicilia, con 3.726. Segue la Calabria con 2.862.
Sono tre le province pugliesi presenti tra le prime dieci d’Italia: Bari è sesta con 985 reati, Lecce ottava con 847 e Foggia nona con 838.
Per la Puglia il numero complessivo diminuisce rispetto ai 4.146 reati registrati nel 2024, quando la regione occupava il secondo posto nazionale. Il dato regionale arretra, dunque, mentre quello leccese segue la direzione opposta, con una crescita superiore al 30 per cento.
Il primato degli incendi
Particolarmente pesante il capitolo degli incendi boschivi e di vegetazione. La Puglia è la prima regione italiana per numero di reati accertati in questo settore, con 611 casi nel corso del 2025 e 8.152 ettari interessati dalle fiamme.
Anche su questo fronte il Salento compare nei dati del rapporto. Per quanto riguarda gli illeciti amministrativi collegati agli incendi, Lecce registra 364 contestazioni, lo stesso numero della provincia di Foggia.
È uno dei segnali più evidenti della pressione esercitata sul patrimonio naturale pugliese, soprattutto durante i mesi estivi, quando incendi dolosi, colposi e comportamenti vietati si sommano alle condizioni climatiche favorevoli alla propagazione delle fiamme.
Rifiuti e cemento
La Puglia occupa posizioni elevate anche nelle principali filiere dell’illegalità ambientale.
Nel ciclo illegale dei rifiuti è terza a livello nazionale, mentre nel ciclo del cemento si colloca al secondo posto dopo la Campania. I reati pugliesi riconducibili a quest’ultimo settore rappresentano l’11,9% del totale italiano; il bilancio comprende inoltre 940 persone denunciate e 142 sequestri.
Dentro questa categoria finiscono fenomeni differenti: abusivismo edilizio, violazioni urbanistiche, cave illegali, reati contro il paesaggio e irregolarità legate agli appalti.
Il fronte della corruzione
Il Rapporto Ecomafia dedica attenzione anche alle indagini sulla corruzione collegata ad attività con impatto ambientale.
Tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026, in Puglia sono state censite sette inchieste, quarto dato regionale a livello nazionale. Gli arresti sono stati 53, terzo valore più elevato d’Italia dopo Sicilia e Campania.
Il fenomeno riguarda un settore particolarmente sensibile perché può intrecciare procedure amministrative, concessioni, lavori pubblici, gestione dei rifiuti e autorizzazioni ambientali.
In Italia calano i reati, cresce il business
Il quadro nazionale presenta invece un’apparente contraddizione. Nel 2025 i reati ambientali accertati sono stati 35.735, il 12% in meno rispetto al 2024, a fronte di oltre 1,46 milioni di controlli.
Aumentano però gli illeciti amministrativi, arrivati a 77.895, con una crescita dell’11,4%. Complessivamente le violazioni accertate raggiungono quota 113.630, una media di circa 311 al giorno.
E mentre il numero dei reati penali diminuisce, cresce il valore economico attribuito da Legambiente all’ecomafia: 11,5 miliardi di euro, 2,2 miliardi in più rispetto all’anno precedente.
Nel 2025 il maggior numero di reati riguarda il ciclo illegale dei rifiuti, con 10.914 casi, davanti al cemento, fermo a 8.034. Seguono i reati contro gli animali e quelli legati agli incendi boschivi e di vegetazione.
Dentro questa fotografia nazionale, però, il dato leccese procede controcorrente. Mentre l’Italia registra una diminuzione complessiva dei reati ambientali, la provincia di Lecce cresce del 30,6% ed entra per la prima volta nella top ten nazionale.
Un numero che, più di molte classifiche, restituisce la dimensione di un problema che nel Salento continua a lasciare tracce sul territorio.




