Ex Foro Boario, il Comitato annuncia ricorso al Tar ed esposto ai Carabinieri

Nuovo capitolo nella vicenda del progetto previsto nell’area dell’ex Foro Boario di Lecce. Il Comitato Cittadino Foro Boario annuncia di aver notificato il 29 settembre un ricorso al Tar Puglia e di aver presentato nella mattinata del 2 ottobre un esposto ai Carabinieri nel quale viene prospettata, secondo quanto riferito dagli stessi residenti, un’ipotesi di falso in atto pubblico.

Le contestazioni sono contenute in una nota diffusa dal Comitato e riguardano, in particolare, l’iter amministrativo seguito tra la deliberazione del Consiglio comunale del 30 luglio e la successiva approvazione da parte della Giunta del progetto verificato e validato.

Nella nota si sostiene che la deliberazione consiliare del 30 luglio facesse riferimento al progetto definitivo trasmesso dai progettisti «a seguito dell’emissione del rapporto di verifica». Secondo la ricostruzione del Comitato, tuttavia, a quella data il procedimento di verifica e validazione non sarebbe stato ancora concluso.

Il Comitato richiama quindi la delibera di Giunta n. 401 del 23 settembre, con la quale è stato approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica, fase 2, verificato e validato ai sensi dell’articolo 42 del decreto legislativo 36 del 2023.

«La Giunta ha preso in giro il Consiglio Comunale e l’intera città, un fatto di una gravità inaudita», affermano nella nota i rappresentanti del Comitato. «Il Codice degli Appalti parla chiaro: gli articoli citati in delibera presupponevano la presenza di una validazione definitiva che al 30 Luglio non esisteva. Si è votato in buona fede su documenti tutt’altro che definitivi».

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I tempi contestati dal Comitato

Un altro passaggio sul quale si concentra la nota riguarda la tempistica degli atti di settembre.

Secondo quanto riferito dal Comitato, il rapporto di verifica della società Protos sarebbe stato firmato il 22 settembre, mentre il 23 settembre alle 10.07 il responsabile unico del procedimento avrebbe sottoscritto il rapporto di validazione. Nella stessa giornata, alle 12, si sarebbe poi riunita la Giunta che ha approvato il progetto.

Su questo punto i residenti contestano la possibilità di una valutazione completa della documentazione nell’arco temporale indicato.

«È fisicamente impossibile analizzare e prendere piena cognizione di oltre duecento elaborati tecnici in sole due ore. Com’è possibile che chi dovrebbe amministrare il bene pubblico avalli a scatola chiusa un’opera di queste dimensioni senza neppure il tempo materiale di capire gli atti che approva?», si legge nella nota.

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Il Comitato aggiunge: «Questo modus operandi è la prova che le dinamiche di Giunta siano esclusivamente politiche e che non ci si curi né del benessere dei cittadini e né di quello del territorio».

Le modifiche contestate al progetto

Nella stessa comunicazione vengono indicate anche alcune variazioni che, secondo il Comitato, sarebbero intervenute tra la documentazione esaminata dal Consiglio comunale e quella successivamente approvata dalla Giunta.

Tra gli elementi segnalati vi sarebbe una riduzione della superficie destinata a verde filtrante pari complessivamente a 680 metri quadrati e, secondo la nota, una diminuzione di cento aiuole rispetto alla precedente configurazione.

«Persino le tanto decantate aiuole, che erano state presentate come uno degli elementi di mitigazione dell’opera, come se delle aiuole potessero davvero mitigare l’impatto di quasi 30.000 metri quadrati di cemento, nel progetto modificato, sono state ridotte di 100 unità», sostiene il Comitato.

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Sempre secondo quanto riportato nella nota, alle piante già previste per l’espianto si aggiungerebbero otto palme di viale Porta d’Europa, per un totale indicato in 25 esemplari.

Vengono inoltre contestate alcune variazioni relative alle dimensioni dell’edificio fuori terra. Il Comitato riferisce che la superficie coperta sarebbe salita a 5.485,20 metri quadrati, con un incremento di 285,20 metri quadrati, mentre la volumetria avrebbe raggiunto 61.540 metri cubi, con un aumento indicato in 3.540 metri cubi. L’altezza massima riportata nella nota è di 15,50 metri.

Secondo il Comitato, tali caratteristiche determinerebbero inoltre criticità rispetto alle distanze dagli edifici sui fronti di via Adriatica e via della Lira Italiana. Anche in questo caso si tratta di una contestazione formulata dai residenti nell’ambito della propria iniziativa contro il progetto.

«La battaglia non si ferma»

Il Comitato chiede ora chiarimenti all’Amministrazione comunale sull’iter seguito e sulle modalità con cui sarebbe stata esaminata la documentazione.

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«Pretendiamo risposte immediate dalla Giunta: vogliamo sapere come abbia potuto esaminare compiutamente oltre duecento elaborati di un progetto validato alle 10:07 e approvato nella seduta convocata alle 12 dello stesso giorno. La nostra battaglia non si ferma: l’impugnativa al TAR è notificata e continueremo con gli esposti. Questa è la nostra città e accanto a quella piazza ci sono le nostre case», conclude il Comitato.

Nella stessa nota viene rilanciata anche la raccolta fondi promossa per sostenere le spese legali.

«Sono consapevoli che la città non vuole quest’opera e confidano nell’inerzia e nella mancanza di mezzi dei cittadini, ma questa volta siamo uniti, siamo stanchi di questo far west e pienamente consapevoli della città che vogliamo e di come debba essere amministrata», affermano infine i promotori dell’iniziativa.

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