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di Giuseppe Cerfeda
La Puglia concede altri tre anni di respiro ai propri fondali. Il Consiglio regionale ha approvato la proroga del fermo biologico per la pesca del riccio di mare fino al 30 giugno 2029, completando il percorso avviato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale.
La decisione conferma quanto anticipato il 29 giugno da ilgallo.it, che aveva dato conto dell’orientamento ormai maturato negli uffici regionali e della volontà di prolungare una misura ritenuta indispensabile per la sopravvivenza della specie.
Il passaggio nell’aula consiliare, arrivato il 30 giugno, rende ora effettivo il nuovo impianto di tutela.
L’ANTICIPAZIONE DE il Gallo ORA DIVENTA LEGGE
Il precedente fermo, introdotto con la legge regionale del 2023, aveva vietato il prelievo, la raccolta, la detenzione, il trasporto, lo sbarco e la commercializzazione dei ricci provenienti dalle acque pugliesi.
Tre anni di stop hanno prodotto alcuni segnali incoraggianti, soprattutto per quanto riguarda la crescita dimensionale degli esemplari osservati.
Le attività di monitoraggio hanno tuttavia mostrato la necessità di proseguire lungo la strada intrapresa.
La ripresa delle popolazioni resta fragile, mentre la pesca abusiva e la commercializzazione clandestina continuano a sottrarre risorse a fondali già duramente impoveriti da decenni di prelievi intensivi.
La proroga fino al 2029 nasce dunque dall’esigenza di consolidare i primi risultati, ampliare la raccolta dei dati lungo l’intera costa pugliese e costruire un sistema capace di coniugare salvaguardia ambientale, legalità e prospettive economiche per gli operatori.
MONITORAGGIO PERMANENTE E CONTROLLI SUL MERCATO ILLEGALE
La nuova legge supera la logica dell’intervento temporaneo e introduce un modello di gestione fondato sull’osservazione scientifica costante.
Il monitoraggio dello stato della specie diventerà permanente e coinvolgerà università, Arpa Puglia, organismi di controllo, rappresentanti del comparto e pescatori professionisti.
Sarà inoltre istituito un Tavolo tecnico-scientifico regionale chiamato a valutare l’andamento delle popolazioni, individuare le aree maggiormente compromesse e indicare le strategie più efficaci per il recupero dei fondali.
Un capitolo centrale riguarda il contrasto alla pesca illegale. Il nuovo impianto prevede sistemi più avanzati di tracciabilità del prodotto, strumenti utili a ricostruirne la provenienza e controlli più incisivi sulla filiera commerciale. L’obiettivo è colpire un mercato sommerso che continua ad alimentare il prelievo clandestino e finisce per penalizzare gli operatori rispettosi delle regole.
PRELIEVI SPERIMENTALI SOLO CON IL VIA LIBERA DEGLI SCIENZIATI
La legge contempla la possibilità di autorizzare, in futuro, programmi temporanei e sperimentali di prelievo contingentato. Ogni eventuale apertura sarà riservata ai pescatori professionisti muniti di regolare licenza e potrà avvenire esclusivamente nelle zone in cui i dati scientifici certificheranno condizioni favorevoli della popolazione di ricci.
Il parere del Tavolo tecnico-scientifico sarà obbligatorio e vincolante. Le eventuali deroghe dovranno essere accompagnate da controlli rigorosi e da sistemi di tracciabilità capaci di seguire il prodotto dal mare fino alla vendita.
Accanto al monitoraggio sono previste azioni di ripopolamento controllato, semine e reintroduzioni nelle aree considerate idonee, insieme a interventi per il recupero delle praterie di Posidonia, habitat essenziale per la salute dell’ecosistema marino.
PESCATORI COINVOLTI NELLA TUTELA DEI FONDALI
La proroga porta con sé anche misure rivolte ai pescatori professionisti, chiamati a diventare parte attiva nelle attività di controllo, raccolta dei dati e ripopolamento.
Sono previsti contributi compensativi, indennizzi legati al fermo biologico, percorsi di riconversione verso altre attività della filiera e il coinvolgimento diretto nei progetti finanziati attraverso le risorse europee del Feampa.
La platea interessata comprende circa ottanta pescatori professionisti pugliesi.
Per loro la salvaguardia della specie dovrà tradursi in opportunità di lavoro e in un riconoscimento concreto del ruolo svolto nella conoscenza e nella custodia del mare.
Tra le novità figura anche l’istituzione del marchio «Riccio di Puglia», pensato per proteggere e valorizzare una filiera identitaria, garantendo provenienza, qualità e rispetto delle regole.
TRE ANNI DECISIVI PER IL FUTURO DELLA SPECIE
Il riccio di mare rappresenta una presenza familiare nella cultura gastronomica pugliese, oltre a svolgere una funzione rilevante nell’equilibrio biologico dei fondali.
La sua rarefazione racconta gli effetti di uno sfruttamento protratto nel tempo e di controlli spesso incapaci di arginare il prelievo abusivo.
La proroga approvata dal Consiglio regionale offre alla specie un nuovo arco temporale per ricostituire popolazioni stabili. Il risultato dipenderà dalla qualità del monitoraggio, dalla continuità dei controlli e dalla capacità di impedire che i ricci pescati illegalmente raggiungano ristoranti, pescherie e consumatori.
Il mare ha bisogno di tempo.
La politica pugliese ha scelto di concederglielo, confermando la direzione che ilgallo.it aveva indicato nei giorni scorsi.
Ora la prova più difficile si sposta lungo le coste, nei porti e nei luoghi della commercializzazione, dove la tutela dovrà diventare pratica quotidiana.




