Gallipoli, appello alla Regione: stop alla condotta sottomarina

Foto di repertorio

A Gallipoli torna d’attualità il confronto sul futuro della depurazione e sulla gestione delle acque reflue, una questione che incrocia tutela del mare, disponibilità della risorsa idrica e scelte infrastrutturali.

Al centro della discussione c’è ancora il progetto della condotta sottomarina collegata all’impianto di depurazione consortile, sul quale si riaccende la contrapposizione tra chi ne sostiene la realizzazione e chi chiede di puntare sul recupero integrale delle acque depurate.

Il circolo cittadino di Sinistra Italiana ha inviato al presidente della Regione Puglia un appello con cui sollecita lo stop definitivo all’opera e chiede di orientare gli investimenti verso sistemi di depurazione naturale e riutilizzo delle acque reflue.

Nel documento viene contestata l’ipotesi di realizzare una tubazione che, secondo quanto riportato nell’appello, potrebbe raggiungere una lunghezza di circa sette chilometri e comportare una spesa pubblica di 16 milioni di euro. Vengono inoltre richiamati gli investimenti già sostenuti per potenziare l’impianto di affinamento di Gallipoli e consentire il riutilizzo dell’acqua depurata.

Secondo quanto sostenuto nel documento, la scelta della condotta sarebbe in contrasto con l’esigenza di tutelare la risorsa idrica in un territorio esposto alla crisi idrica e al rischio di contaminazione salina della falda. Nello stesso appello viene ricordato che il Piano di Tutela delle Acque non avrebbe previsto la condotta sottomarina per l’agglomerato di Gallipoli, a differenza di quanto avvenuto per altre località pugliesi.

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Tra le criticità evidenziate figurano anche quelle legate alla vulnerabilità delle infrastrutture sottomarine, potenzialmente esposte a ostruzioni, rotture, mareggiate, correnti e ancoraggi delle imbarcazioni. Viene inoltre sottolineato come lo spostamento dello scarico al largo non inciderebbe sulla qualità del refluo in presenza di eventuali malfunzionamenti dell’impianto di depurazione.

Particolare attenzione viene riservata alla conformazione della baia a nord di Gallipoli, caratterizzata, secondo il documento, da correnti deboli, e alla presenza sui fondali della Posidonia oceanica. L’appello richiama il valore di questo habitat per la biodiversità, l’ossigenazione delle acque e il contrasto all’erosione costiera, paventando possibili conseguenze legate ai lavori di posa dell’infrastruttura.

L’alternativa proposta passa attraverso la realizzazione di un impianto terziario di fitodepurazione naturale e lagunaggio, da integrare con il sistema già esistente.

L’ipotesi contempla anche l’utilizzo delle cave dismesse presenti nelle vicinanze per realizzare bacini di stoccaggio e una rete destinata al riuso dell’acqua per l’irrigazione del verde pubblico, il lavaggio delle strade, le esigenze antincendio e il comparto agricolo. Tra gli obiettivi indicati figura il raggiungimento dello “scarico zero” in mare e la possibilità di contribuire alla ricarica della falda contrastando l’intrusione salina.

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A sostegno della proposta vengono richiamate esperienze già realizzate in Italia e in Puglia, con particolare riferimento a Melendugno e Fasano, indicate come esempi di applicazione della fitodepurazione terziaria.

La richiesta rivolta alla Regione è quindi quella di chiudere definitivamente il capitolo della condotta sottomarina e indirizzare risorse e programmazione verso il recupero delle acque reflue e la tutela dell’ecosistema del golfo gallipolino.