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Da Lecce arriva una lettura degli ultimi sviluppi del caso Garlasco che riporta indietro di oltre vent’anni, fino al delitto di Cogne. A proporre il parallelismo è Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che mette in relazione le tensioni scientifiche, giudiziarie e mediatiche delle due vicende.
Secondo D’Agata, protagonisti e ruoli possono essere cambiati, mentre tornano dinamiche già viste: consulenze contrapposte, scontri tra avvocati e periti, querele e un confronto che finisce per svilupparsi anche fuori dalle aule giudiziarie, soprattutto attraverso la televisione.
Da Cogne allo scontro Taormina-Garofano
Nel 2004, durante le indagini sul delitto di Cogne, l’avvocato Carlo Taormina, allora difensore di Annamaria Franzoni, ingaggiò una durissima battaglia contro il generale Luciano Garofano, all’epoca comandante del RIS di Parma.
Taormina arrivò a denunciare e querelare Garofano e i suoi uomini, accusandoli di aver manipolato o sbagliato i rilievi scientifici effettuati nella villetta, con particolare riferimento alla disposizione delle tracce di sangue.
Da quegli scontri nacque anche un’indagine parallela sulla gestione delle consulenze.
Garlasco e l’Impronta 33
A distanza di oltre vent’anni, uno scenario per certi versi simile viene individuato negli sviluppi dell’inchiesta-bis della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco, focalizzata sulla figura di Andrea Sempio, la cui posizione era stata archiviata anni fa, e sulla cosiddetta “Impronta 33”, la traccia palmare rinvenuta sulla parete delle scale della villetta dei Poggi.
Garofano, dopo aver lasciato il ruolo di comandante del RIS, è diventato consulente della difesa di Sempio. Ha sostenuto pubblicamente che l’attribuzione dell’impronta a Sempio fosse un «errore del software automatico» dei consulenti della Procura e che la traccia non contenesse sangue.
Le tensioni nate attorno all’impronta e ai rilievi eseguiti dal RIS nel 2007 hanno alimentato anche un nuovo fronte legale. Garofano ha intrapreso azioni e querele per diffamazione dopo scontri mediatici e diffusioni di intercettazioni.
Tra la fine del 2025 e i successivi sviluppi, inoltre, Garofano si è dimesso dall’incarico di consulente per Sempio a causa di divergenze strategiche e tecniche con i legali della difesa proprio sulla gestione dell’Impronta 33.
Perizie e processi paralleli in tv
Il parallelismo indicato dallo “Sportello dei Diritti” riguarda soprattutto la contrapposizione tra letture scientifiche differenti.
A Cogne lo scontro vedeva Taormina contestare il lavoro del RIS e di Garofano per presunti errori scientifici sulle tracce di sangue nella camera da letto. A Garlasco il confronto riguarda invece l’Impronta 33, la possibile presenza di tracce ematiche e l’operato del RIS nei rilievi compiuti nel 2007.
Nel frattempo la Procura ha convocato nuovamente Garofano per chiarire proprio quegli accertamenti, mentre consulenti e avvocati continuano a confrontarsi sulle diverse interpretazioni tecniche.
Per Giovanni D’Agata il punto di contatto tra le due vicende è proprio qui: cambiano i protagonisti e, in alcuni casi, cambiano anche i ruoli, mentre torna uno schema fatto di perizie contrapposte, querele incrociate e processi paralleli celebrati davanti alle telecamere.
Un copione che, secondo il presidente dello “Sportello dei Diritti”, riporta Garlasco vent’anni indietro, fino alle tensioni che accompagnarono il caso Cogne.




