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Irpef più alta in Puglia per coprire disavanzo sanitario

di Giuseppe Cerfeda

La Regione Puglia sceglie la strada dell’aumento dell’addizionale regionale Irpef per affrontare il disavanzo della sanità pubblica.

Una decisione destinata ad avere effetti immediati sui bilanci di migliaia di famiglie pugliesi, già alle prese con inflazione, aumento del costo della vita e crescita delle spese quotidiane.

L’intervento riguarda soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati, categorie sulle quali il prelievo fiscale incide in maniera diretta e costante.

La manovra nasce dall’esigenza di coprire il deficit accumulato dal sistema sanitario regionale, ma riapre il dibattito sull’equità delle scelte economiche adottate nei territori del Mezzogiorno.

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GLI AUMENTI PREVISTI

Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, l’incremento dell’addizionale regionale Irpef interesserà le diverse fasce di reddito con un aumento progressivo.

Per i redditi fino a 28 mila euro l’aliquota passerebbe dall’1,23% all’1,73%, con un incremento dello 0,50%.

Per i redditi compresi tra 28 mila e 50 mila euro l’aliquota salirebbe all’2,63%.

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Per i redditi superiori a 50 mila euro si arriverebbe al 3,33%, uno dei livelli più alti a livello nazionale.

Tradotto nella vita quotidiana, significa centinaia di euro in meno all’anno per molte famiglie pugliesi, in una fase storica in cui il potere d’acquisto continua a ridursi.

IL CONFRONTO CON ALTRE REGIONI

La questione assume un peso ancora maggiore se confrontata con quanto avvenuto in altre aree del Paese.

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In Piemonte, ad esempio, davanti a un disavanzo sanitario superiore ai 200 milioni di euro, la risposta è arrivata attraverso una variazione di bilancio e strumenti interni di compensazione.

In Puglia, invece, la scelta è stata quella di trasferire direttamente il peso della crisi sui contribuenti.

Una differenza che alimenta il senso di squilibrio tra Nord e Sud e rafforza la percezione di un’Italia che continua a procedere a velocità diverse.

SANITÀ E QUESTIONE MERIDIONALE

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Il nodo centrale resta la gestione della sanità pubblica.

La crescita dei costi sanitari rappresenta un problema nazionale, aggravato dalla carenza di personale, dall’aumento delle prestazioni e dall’invecchiamento della popolazione.

Nel Mezzogiorno, però, ogni difficoltà economica rischia di trasformarsi in una pressione fiscale ulteriore.

Il risultato è una spirale che finisce per colpire territori già più fragili sotto il profilo economico e occupazionale.

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La sensazione diffusa tra i cittadini è quella di un sistema nel quale i sacrifici richiesti aumentano mentre i servizi continuano a mostrare criticità, soprattutto sul fronte delle liste d’attesa, della medicina territoriale e della mobilità sanitaria verso altre regioni.

SCELTA DIVISIVA

L’aumento dell’Irpef regionale sta già alimentando un acceso confronto politico e sociale.

Da una parte la necessità di garantire la tenuta dei conti pubblici e del sistema sanitario, dall’altra il timore di comprimere ulteriormente i redditi delle famiglie pugliesi.

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La sfida dei prossimi mesi sarà quella di coniugare sostenibilità economica ed equità sociale, evitando che il costo delle inefficienze finisca ancora una volta per gravare sui cittadini.

In una regione che continua a dimostrare energia produttiva, capacità imprenditoriale e forte coesione sociale, cresce la richiesta di una gestione più efficace delle risorse pubbliche e di una strategia capace di rafforzare la sanità senza trasformare ogni emergenza in nuove tasse.