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Attualità

«La mafia salentina è sempre viva»

Intervista a Francesco Mandoi, ex magistrato salentino già Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo presso la Direzione Nazionale Antimafia: «Vi spiego tutto»

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di Sefora Cucci


Né eroe né guerriero. Ricordi e sfide di un magistrato” (Besa editrice).  Questo il titolo del libro di Francesco Mandoi, ex magistrato salentino che è stato Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo presso la Direzione Nazionale Antimafia, in libreria dal 25 aprile.


Da allora, il suo autore è coinvolto in un tour di presentazione e divulgazione che sta facendo il giro dell’intera Puglia, toccando moltissimi paesi, ad esempio Molfetta, Castellaneta, Cutrofiano, Manduria, Lecce, Novoli, Nardò, Trepuzzi e Ugento.


Una vita spesa al servizio dello Stato. «Il destino ha voluto che potessi fare il mestiere che amavo e grazie al mio lavoro posso dire di aver raggiunto, come sosteneva Primo Levi, “la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra”», dichiara il dott. Mandoi, che abbiamo intervistato.


Lei rifiuta l’etichetta di magistrato antimafia. Perchè?


«Non amo quella definizione perché la magistratura, nella sua essenza, non è mai stata né pro né contro qualcosa. La giustizia non dovrebbe essere partigiana e un magistrato non è e non deve essere un militante. Aggiungere l’aggettivo “antimafia” rischia di creare una grande confusione, perché il più delle volte viene utilizzato quasi per fini retorici, politici o mediatici. Sembra quasi indicare implicitamente che esista una categoria di magistrati “speciali” che svolgono un lavoro più nobile o significativo rispetto ad altri. Chi combatte la mafia non lo fa per vanità, ma per dovere. Etichettare qualcuno come “antimafia” non solo isola quel magistrato dal contesto più ampio della giustizia, ma sminuisce il valore del lavoro degli altri. Sono sempre più convinto che la lotta alla mafia non ha bisogno di eroi solitari, ma di una società consapevole e unita».


Dalla recente relazione DIA relativa al 2024 emerge che i clan storici del Salento continuano ad esercitare il controllo sul territorio. Quali armi allora?

«Ho letto con sincera preoccupazione i dati emersi i quali, non fanno altro che raffermare la mia idea che la SCU non è mai finita nel nostro territorio. Anzi, molto più correttamente dovremmo parlare di mafia salentina perché nel corso del tempo ha assunto vari nomi; perché sa, la mafia è camaleontica ed è in grado di adattarsi a qualunque scenario, mantenendo sempre gli stessi obiettivi. Alle attività tipiche (estorsione, spaccio, riciclaggio, ecc.) se ne aggiunge un’altra, altrettanto preoccupante: quella relativa al controllo delle attività turistiche».


Cosa possiamo fare?


«Denunciare e sensibilizzare. Questi non sono due verbi vuoti ma si caricano del significato che diamo loro: mettere la pulce nell’orecchio delle forze dell’ordine è possibile, purché ci sia fiducia nelle istituzioni. Dobbiamo stimolare alla collaborazione. Cosa serve? Uomini, mezzi, collaborazione, credibilità nello Stato e soprattutto recuperare la fiducia nei confronti delle Istituzioni che in questo momento storico va via via perdendosi. Occorre recuperare quella fiducia perché si sta diffondendo una cultura del ‘chi me lo fa fare?’ che è l’anticamera della cultura dell’omertà».


Le recenti riforme sulla giustizia e i disegni di legge qualificano una situazione in cui, da più parti, è stato lanciato un allarme al pericolo di lesione dello stato di diritto. Lei cosa ne pensa?


«Il pericolo è estremamente reale. Sono molto preoccupato. Il rapporto tra cittadino e Stato si deve basare sulla fiducia. Se questa viene a poco a poco minata, quanta credibilità rimane? Il rischio è di mettere in crisi lo stato di diritto perché la gente non crede. É scettica. E scetticismo si riscontra verso i recenti atti, pensiamo al decreto sicurezza, ormai legge. Al di là di possibili profili di illegittimità costituzionale, mi sembra fatto solo per ragioni demagogiche. E se si è scelta questa strada, significa che l’80% della legge serve solo a livello demagogico».


Attualità

Lavoro, domanda e offerta si incontrano

Recruiting Week Turismo: candidature da tutta Italia e anche dall’estero. Proseguono le selezioni di Arpal Puglia nei Centri per l’Impiego della provincia di Lecce: oltre 1.600 posizioni aperte nel report settimanale

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Prosegue la Recruiting Week Turismo promossa da Arpal Puglia per selezionare personale in vista della stagione turistica 2026 nel Salento.

L’iniziativa, che coinvolge diversi Centri per l’Impiego della provincia di Lecce, sta registrando numerose candidature non solo dalla Puglia ma anche da altre regioni italiane e dall’estero.

L’obiettivo è favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in uno dei settori trainanti dell’economia locale, con colloqui in presenza e online per facilitare la partecipazione anche di chi vive fuori regione.

LE TAPPE NEI CENTRI PER L’IMPIEGO

Le selezioni in presenza proseguono fino al 12 marzo con un calendario che coinvolge diversi Centri per l’Impiego della provincia di Lecce.

Dopo l’appuntamento del 9 marzo a Gallipoli, gli incontri continueranno il domani, martedì 10 a Nardò, mercoledì 11 a Maglie e giovedì 12 marzo a Poggiardo.

È ancora possibile candidarsi consultando il report speciale dedicato alla Recruiting Week e inviando la propria candidatura attraverso il portale regionale.

Per chi vive fuori dalla Puglia è inoltre disponibile la possibilità di prenotare colloqui online, nell’ambito della strategia regionale mareAsinistra, pensata per attrarre talenti e professionalità nel territorio pugliese.

CANDIDATURE ANCHE DALL’ESTERO

La risposta dei candidati è già significativa. Alle selezioni stanno partecipando persone provenienti da numerose regioni italiane – tra cui Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Campania, Lazio e Sicilia – ma anche dall’estero.

Tra i Paesi di provenienza figurano Malta, Ucraina, Tunisia ed Emirati Arabi, segno dell’interesse crescente verso il settore turistico salentino e le opportunità lavorative offerte dal territorio.

IL REPORT SETTIMANALE: 1.618 POSIZIONI APERTE

Parallelamente alla Recruiting Week, Arpal Puglia ha pubblicato il decimo report settimanale del 2026, che segnala complessivamente 1.618 posizioni di lavoro disponibili.

Il turismo resta il comparto dominante, con 49 nuove offerte che si aggiungono alle 1.313 posizioni per cui sono già stati avviati i colloqui durante la settimana di recruiting.

Subito dopo si colloca il settore delle pulizie, con 77 posti, mentre costruzioni e impiantistica e l’area sanitaria, dei servizi alla persona e farmaceutica contano 42 opportunità ciascuno.

Altri settori coinvolti includono:

  • Riparazione veicoli e trasporti: 22 posti
  • Amministrativo e informatico: 17 posti
  • Tessile, abbigliamento e calzaturiero: 16 posti
  • Telecomunicazioni: 10 posizioni
  • Metalmeccanico e industria del legno: 9 ciascuno
  • Commercio: 6 posti
  • Agricoltura, pesca e ambiente: 4 opportunità
*PER LEGGERE IN VERSIONE INTEGRALE IL DECIMO REPORT SETTIMANALE DI ARPAL PUGLIA – BACINO DI LECCE CLICCA QUI

OPPORTUNITÀ ANCHE PER CATEGORIE PROTETTE E TIROCINI

Il report segnala inoltre dodici posizioni riservate agli iscritti alle categorie protette (articolo 18) e due posti per gli iscritti alle liste speciali (articolo 1).

Sono attivi anche dieci tirocini formativi, oltre a diverse opportunità di lavoro e formazione all’estero promosse attraverso la rete EURES, che favorisce la mobilità professionale a livello europeo.

Le offerte rispettano quanto previsto dal d.lgs. 198/2006 e sono aperte a candidate e candidati di ogni genere, età, etnia e credo religioso. Tutte le posizioni sono consultabili sul portale Lavoro per Te Puglia, da cui è possibile inviare direttamente la propria candidatura.

 

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Attualità

Cane impallinato e lasciato agonizzare in una fossa

L’animale, microchippato e intestato al Comune di Nardò, è stato trovato dopo giorni di lamenti nelle campagne di Sannicola. È morto dopo il ricovero. Denuncia contro ignoti e appello ai cittadini per identificare il responsabile

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Una scena di brutale crudeltà nelle campagne del Salento.

A Sannicola un cane è stato colpito con diversi pallini di fucile e poi lasciato agonizzante in una fossa coperta dalla vegetazione.

Per giorni, secondo quanto raccontato da alcuni residenti della zona, si sarebbero sentiti i suoi lamenti provenire dalla campagna. Quando è stato finalmente individuato e soccorso, l’animale era in condizioni disperate. Trasportato d’urgenza in una clinica veterinaria, è morto poche ore dopo a causa delle gravi ferite riportate.

Dalle verifiche è emerso che il cane era regolarmente microchippato e risultava intestato al Comune di Nardò.

Viveva libero sul territorio secondo quanto previsto dalla normativa regionale sulla gestione dei cani randagi.

Una circostanza che rende ancora più grave l’episodio, perché l’animale era censito e sotto tutela.

LA DENUNCIA: «UN GESTO DI CRUDELTÀ INACCETTABILE»

Sul caso è intervenuta LNDC Animal Protection, che ha presentato denuncia contro ignoti per uccisione e maltrattamento di animale, chiedendo alle autorità di individuare il responsabile.

«Sparare a un cane e lasciarlo morire lentamente in una fossa è un gesto di una crudeltà inaccettabile, che dimostra un totale disprezzo per la vita e per la legge», ha dichiarato Piera Rosati, presidente dell’associazione, «chi compie atti simili rappresenta un pericolo per l’intera comunità e non può restare impunito».

L’APPELLO: «CHI HA VISTO QUALCOSA SI FACCIA AVANTI»

L’associazione ha lanciato anche un appello ai cittadini della zona.

Chiunque abbia visto o sentito qualcosa di sospetto nelle campagne di Sannicola è invitato a contattare le forze dell’ordine o a scrivere all’indirizzo [email protected], anche in forma anonima.

Le segnalazioni dei cittadini, spiegano dall’associazione, possono risultare decisive per ricostruire quanto accaduto e assicurare alla giustizia il responsabile di questo grave episodio di violenza contro un animale.

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Bancomat fatti esplodere, l’allarme dei sindaci pugliesi

ANCI scrive al Ministero dell’Interno. Escalation di assalti agli sportelli automatici in tutta la regione: chiesto un intervento urgente e un rafforzamento delle forze dell’ordine

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Gli assalti esplosivi ai bancomat continuano a colpire la Puglia. ANCI Puglia ha inviato una nuova nota al Ministero dell’Interno chiedendo misure straordinarie di contrasto e maggiore presenza delle forze dell’ordine, soprattutto nei piccoli centri dove cresce la preoccupazione dei cittadini.

FENOMENO IN CRESCITA IN TUTTA LA PUGLIA

Gli assalti ai bancomat con esplosivi continuano a diffondersi in diverse province pugliesi e ormai assumono un carattere emergenziale.

Per questo motivo ANCI Puglia ha inviato una nuova nota al Ministero dell’Interno chiedendo un intervento urgente per contrastare un fenomeno che sta generando forte allarme nelle comunità locali.

La comunicazione segue una precedente segnalazione inviata il 2 dicembre 2025 e ribadisce il crescente senso di insicurezza percepito dai cittadini e segnalato dai sindaci pugliesi.

ESPLOSIONI NEI CENTRI ABITATI E NEI CENTRI STORICI

Negli ultimi mesi si sono registrati nuovi episodi nelle province di Foggia, Barletta-Andria-Trani, Bari, Taranto e Lecce.

Gli attacchi avvengono quasi sempre durante la notte e spesso con l’utilizzo di cariche esplosive che fanno saltare gli sportelli automatici. Le esplosioni, oltre a distruggere i bancomat, provocano gravi danni strutturali agli edifici e mettono a rischio la sicurezza dei residenti.

In molti casi gli sportelli colpiti si trovano in pieno centro abitato o nei centri storici, aumentando ulteriormente i pericoli per la popolazione.

LA PROVINCIA DI FOGGIA LA PIÙ COLPITA

Tra le aree maggiormente interessate dal fenomeno c’è la provincia di Foggia, dove la frequenza degli attacchi risulta particolarmente elevata.

Secondo quanto segnalato dai sindaci, in alcune fasi si è arrivati anche a un assalto ogni pochi giorni, con modalità operative che farebbero pensare all’azione di gruppi criminali organizzati.

Questa situazione sta alimentando un clima di forte preoccupazione nelle comunità locali.

LA RICHIESTA: STRATEGIA REGIONALE E PIÙ FORZE DELL’ORDINE

Nella nota inviata al Ministero dell’Interno, ANCI Puglia chiede l’avvio di una strategia coordinata di prevenzione e contrasto a livello regionale.

Tra le proposte avanzate: un confronto operativo immediato tra Ministero, Prefetture e sindaci; il rafforzamento del presidio territoriale delle forze dell’ordine; interventi mirati nelle aree più colpite, dove gli organici risultano spesso inferiori al minimo previsto.

L’obiettivo è restituire sicurezza ai cittadini e garantire l’accesso ai servizi essenziali, come il prelievo di contanti, oggi compromesso dalla ripetizione di questi episodi criminali.

*immagine prodotta con AI
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