La sagra dei prezzi: il Salento presenta il conto

di Giuseppe Cerfeda

C’era una volta la sagra popolare.

Oggi, in certi casi, per ricordarsela conviene portare con sé una vecchia fotografia. E magari anche il bancomat.

L’estate salentina continua a macinare presenze, tavolini, coperti, feste, luminarie e serate affollate.

Insieme ai turisti, però, sembrano essere arrivati prezzi capaci di mettere alla prova perfino la più sincera vocazione alla convivialità.

Una cena al ristorante, una pizza in famiglia, qualche portata ordinata senza troppi pensieri: gesti normalissimi che, alla consegna del conto, possono trasformarsi in un esercizio di meditazione trascendentale.

Pubblicità
Miggiano Expo – tra gli articoli

Che i costi siano aumentati per tutti è evidente.

Materie prime, energia, personale, affitti, servizi pesano sulle attività e sarebbe ingeneroso ignorarlo.

Il problema nasce quando il rincaro smette di essere conseguenza e diventa filosofia commerciale: siamo in estate, siamo nel Salento, c’è gente, dunque il prezzo può salire. Una sorta di legge stagionale mai pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, eppure applicata con sorprendente puntualità.

LA SAGRA INDOSSA LA CRAVATTA

Il fenomeno diventa ancora più curioso quando raggiunge le sagre. Quelle vere, nella memoria collettiva, profumavano di sugo, brace, pittule e vino versato senza cerimonie.

Pubblicità
Sagra Volia Cazzata – tra gli articoli

Erano occasioni per stare insieme, raccogliere qualche risorsa per la festa patronale, finanziare un’associazione, sostenere la parrocchia o semplicemente mantenere viva una tradizione.

Si mangiava in piedi, sulle panche, con il piatto di plastica e nessuna pretesa da guida Michelin.

In compenso si spendeva poco.

Oggi capita di osservare qualcosa di diverso.

Pubblicità
il Gallo (Fiera Miggiano) – Tra gli articoli

Porzioni più misurate, prezzi più robusti e casse che lavorano con l’efficienza di un casello autostradale a Ferragosto. Il panino popolare ha acquisito una certa consapevolezza di sé; la porzione di carne ha scoperto di avere aspirazioni da ristorante; perfino il piatto della tradizione, servito tra una bancarella e l’orchestra di piazza, talvolta sembra chiedere al cliente un contributo alla propria carriera.

Per carità, organizzare una festa costa.

Servono autorizzazioni, sicurezza, forniture, allestimenti, spettacoli e decine di persone al lavoro. Tutto vero.

Resta però una domanda: fino a quale punto può spingersi una sagra prima di perdere la propria identità?

Pubblicità
Ciullo

EFFETTO BOOMERANG?

Corriamo il rischio di spennare anche la gallina dalle uova d’oro!

Il turismo vive anche di percezioni.

Il Salento ha conquistato negli anni una straordinaria capacità attrattiva grazie al mare, ai borghi, alla cucina e a quella sensazione di ospitalità semplice che rappresentava uno dei suoi tratti più riconoscibili.

Se ogni occasione diventa occasione per alzare l’asticella del prezzo, il pericolo è trasformare l’ospite in un portafoglio ambulante e il residente in uno spettatore delle proprie tradizioni.

Pubblicità
Avicola Marsilio

Perché quando una famiglia comincia a fare i conti prima di andare alla festa del paese, qualcosa del vecchio spirito si è già perso per strada.

Forse sarebbe utile ricordare che guadagnare oggi e conservare il valore di un territorio domani sono due conti diversi.

E che una sagra dovrebbe lasciare sulla camicia una macchia di sugo, sulla faccia un sorriso e nelle orecchie il rumore della piazza.

Se lascia soprattutto lo scontrino bello pesante, rischia di diventare memorabile per il motivo sbagliato.

Pubblicità
RSSA Capece – tra gli articoli