Lecce, orgoglio e misura

di Giuseppe Cerfeda

Nel calcio di oggi il vero azzardo può essere continuare a tenere i piedi per terra. Soprattutto quando sei al quinto campionato consecutivo in Serie A, hai uno stadio trasformato, una tifoseria che continua a polverizzare record e una società che, stagione dopo stagione, ha imparato a stare tra le grandi senza cambiare pelle.

Il Lecce di Saverio Sticchi Damiani riparte proprio da qui. Da una normalità che, osservata meglio, normale non è affatto. La permanenza nell’élite del calcio italiano ha modificato aspettative, dimensioni e percezione del club, senza scalfire quella prudenza programmatica che il presidente continua a considerare uno dei pilastri della gestione.

Il mercato ha consegnato una rosa che, nelle intenzioni della società, alza ulteriormente il livello tecnico. I giocatori più rappresentativi sono rimasti, il debutto vincente a Venezia ha portato subito punti pesanti, mentre la successiva battuta d’arresto contro la Roma ha lasciato soprattutto un rimpianto: aver visto per una sera un Lecce poco riconoscibile.

Intorno alla squadra, intanto, cresce tutto il resto.

Il Via del Mare ha cambiato volto, la prospettiva di Euro 2032 apre nuovi scenari, gli abbonamenti hanno raggiunto un altro primato e anche gli equilibri societari stanno entrando in una nuova fase dopo le uscite di Pantaleo Corvino e Sandro Mencucci.

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Ciullo

Su un punto, però, Sticchi Damiani non concede spazio alle illusioni: la salvezza resta il traguardo. Anzi, con una Serie A nella quale anche le neopromosse muovono risorse un tempo impensabili, restarci è diventato sempre più complicato.

DOPO IL CALCIO MERCATO

Presidente, un primissimo bilancio di questo inizio di stagione?

«Sicuramente è stato un bell’avvio, perché abbiamo centrato gli obiettivi di mercato che ci eravamo prefissati. Credo che tutto quello che volevamo fare, a cominciare dal tentativo di alzare il livello della rosa, sia stato fatto. Abbiamo trattenuto tutti i big: Falcone, Tiago Gabriel, Pierotti, Danilo Veiga e via dicendo. Dal mercato, quindi, sono arrivate buone notizie».

IL NUOVO VIA DEL MARE E EURO 2032

Via del Mare è ormai ultimato e manca soltanto il tiraggio della copertura. Quanto le piace il nuovo stadio, presidente?

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il Gallo (Fiera Miggiano) – Tra gli articoli

«Moltissimo, moltissimo. È cambiato completamente. Non è vero che, essendo uno stadio datato, non potesse essere modernizzato. È certamente un impianto risalente nel tempo, ma oggi ha assunto tutt’altro aspetto ed è diventato uno stadio moderno».

È anche il viatico verso nuove prospettive economiche e di crescita?

«Ci stiamo lavorando. Anche Euro 2032 potrebbe essere un passaggio, capace di aiutarci a migliorare ulteriormente le strutture».

«ANCHE NELLE SCONFITTE DOBBIAMO ESSERE IL LECCE»

Dal punto di vista sportivo è arrivata la vittoria all’esordio a Venezia: tre punti pesantissimi e conquistati su un campo dove sarà dura per tutti. Con la Roma è andata meno bene, anche se avevate di fronte una squadra fortissima.

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Avicola Marsilio

«Una squadra davvero forte, candidata allo scudetto. Quella partita, però, resta comunque un passaggio a vuoto. Al di là della forza dell’avversario, anche nelle sconfitte vorremmo perdere da Lecce. Invece, per molti aspetti, non siamo stati riconoscibili. Questa è l’unica ombra, non tanto per la sconfitta quanto per l’atteggiamento. Mi piacerebbe che, anche contro avversari proibitivi, il Lecce non perdesse mai le proprie caratteristiche tattiche e il suo spirito battagliero».

Siete al quinto campionato consecutivo in Serie A. Continuare a parlare esclusivamente di salvezza sembra una forma di sano realismo. Fare voli pindarici potrebbe essere pericoloso…

«Non avrebbe alcun senso parlare di altro. Sarebbe poco onesto da parte mia e da parte di una società che cerca sempre di essere credibile. Il mercato è cambiato: anche e soprattutto le piccole che salgono dalla Serie B alla Serie A spendono cifre che, fino a qualche tempo fa, erano inimmaginabili. Dobbiamo comprendere che, con il passare degli anni, conquistare la salvezza è diventato sempre più difficile. È ormai una vera impresa».

IL VALORE DELLA ROSA

Secondo Sky Sport 24, la vostra è la rosa meno ricca della Serie A, con un valore stimato di poco più di 80 milioni di euro complessivi…

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Frantoio Palma – Tra gli articoli

«Credo che, se oggi qualcuno volesse acquistare, uno per uno, tutti i giocatori della nostra attuale rosa, non spenderebbe poco. Non credo che costi poco comprare Falcone, Tiago Gabriel, Pierozzi, Danilo Veiga, Guilbert o Berisha. Sono valutazioni che lasciano il tempo che trovano. Il fatto che abbiamo acquistato Tiago Gabriel per un milione e mezzo un anno e mezzo fa non significa che oggi possa essere comprato per la stessa cifra. Chi volesse acquistare singolarmente ciascuno dei calciatori della nostra rosa dovrebbe spendere una somma importante».

DI FRANCESCO, IL DOPO CORVINO E LA GOVERNANCE

La conferma di Di Francesco in panchina dimostra che avete individuato l’uomo giusto per aprire un ciclo. In società, invece, ci sono state le uscite di Corvino e Sandro Mencucci. È questo il quadro definitivo o dobbiamo aspettarci altri scossoni?

«No, Di Francesco era nelle cose. Ha raggiunto la salvezza, ha fatto bene e avevamo piacere di continuare con lui. Per quanto riguarda Corvino, abbiamo provveduto immediatamente a sostituirlo con il direttore Stefano Trinchera che, in questa sessione di mercato, ha dimostrato tutta la sua bravura e la sua abilità professionale. Quello riguardante Mencucci è un tema interno, legato alla governance. Non ha determinato chissà quale scossone, ma soltanto qualche disagio organizzativo. Già in questo mese sistemeremo gli aspetti relativi alla governance».

IL CASO BANDA E IL RISCHIO FAR WEST

Vicenda Banda, lei è intervenuto duro come forse mai durante la sua gestione. La parola d’ordine credo che sia “rispetto”. Per la società, la maglia e i tifosi…

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Colella Costruzioni – Tra gli articoli

«La vicenda Banda è una cosa drammatica. Se cominciamo a sottrarre ai club i giocatori regolarmente sotto contratto, significa trasformare il calcio in una specie di Far West. Mi aspetto che questa battaglia non sia soltanto quella del Lecce. Mi aspetto di sentire vicine anche le istituzioni calcistiche italiane, come la FIGC e la Lega. Se questa pratica dovesse prendere piede, potrebbe produrre un effetto domino devastante».

SALENTO SEMPRE PIÙ DENTRO IL SUO LECCE

La campagna abbonamenti si è chiusa con un nuovo record. Quanto la soddisfa una partecipazione popolare di queste dimensioni?

«Tantissimo. È un percorso in continua crescita, segno che il territorio e i tifosi sono sempre più appassionati a questo modo di gestire il club: un modo onesto, credibile e trasparente, che si esprime attraverso il lavoro e mai attraverso i proclami. Tutti questi valori, uniti alla passione crescente della piazza e delle nuove generazioni, stanno portando a numeri che su questo territorio non si erano mai registrati».

E IN FUTURO…

Lei ha detto che il Lecce deve riuscire ad andare oltre le singole persone, presidente compreso. Se dovesse immaginare il club fra tanti anni, quale sarebbe il risultato che le farebbe dire di aver lasciato qualcosa destinato a durare anche dopo Sticchi Damiani?

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il Gallo numeri sito- Tra gli articoli

«Vorrei lasciare un club forte, strutturato, moderno e solido. Un club capace di affrontare qualsiasi emergenza il calcio possa proporre. Io non sono un dirigente di calcio sul mercato: la mia esperienza da dirigente nasce e morirà con il Lecce. È qualcosa che faccio per la mia terra e vorrei lasciare una società che possa avere un futuro a prescindere dalla mia presenza quotidiana. Oggi la mia presenza è davvero quotidiana e necessaria. Vorrei che, con il passare del tempo, questa macchina diventasse sempre più autonoma e indipendente, capace di camminare da sola».

Forse è proprio qui che si comprende meglio il progetto costruito in questi anni.

Cinque Serie A consecutive, i conti, il mercato, lo stadio, gli abbonati sono fotografie di un presente che il Salento può godersi. La vera partita di Sticchi Damiani, però, si gioca su un tempo molto più lungo: costruire un Lecce che un giorno possa avere sempre meno bisogno del suo presidente.

Perché si lascia davvero il segno quando, dopo aver guidato a lungo la macchina, si riesce finalmente a togliere le mani dal volante e a vederla continuare a correre.

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Miggiano Expo – tra gli articoli