“Non è in gioco la scrivania o il giorno di ferie, ma la stessa vita dei dipendenti, delle loro famiglie e dell’intera collettività”. Questa la motivazione che da subito spinse il sindacato Confsal-Unsa a chiedere la riduzione delle attività negli uffici pubblici, salvaguardando i servizi: oggi partono le diffide per violazione di legge e si insiste sull’insufficienza delle misure di prevenzione. Senza contare i danni che ne potrebbero derivare e essere chiesti.
“È una corsa contro il tempo”, dice Massimo Battaglia (foto grande in alto), segretario generale dell’UNSA, “perché il contagio è veloce, invisibile e spietato e la pubblica amministrazione è stata molto lenta. Tuttavia il primo provvedimento per lavorare da casa, il cosiddetto lavoro agile, risale all’11 marzo, mentre è del 17 il decreto legge n. 18/2020 che lo ha reso definitivo e immediato. L’obiettivo è abbattere il pendolarismo, ridurre al minimo la presenza riservandola alle attività indifferibili non gestibili da casa, il contatto con l’utenza e la circolazione sul territorio: purtroppo è stato vanificato troppo a lungo e ancor oggi viene talvolta ostacolato. Quindi ho diffidato i direttori dell’Udepe di Lecce (esecuzione penale esterna) e delle carceri di Brindisi e di Taranto che non hanno applicato la legge, e gli uffici giudiziari che a tutt’oggi mantengono presidi troppo numerosi, affinché si organizzino per ridurre drasticamente la presenza in ufficio”.
“Anche la prevenzione e la difesa sanitaria”, aggiunge il segretario regionale Giovanni Rizzo, “devono essere continuative e approfondite. La nostra prima richiesta risale addirittura al 12 febbraio. La sanificazione dei locali deve essere periodicamente ripetuta, la pulizia adeguata, gli igienizzanti sufficienti, vanno forniti i dispositivi di protezione individuale come le mascherine. Il contagio viaggia anche nei bagni e sulle carte, si illude chi si crede al sicuro. Chiediamo anche a che punto siamo con gli acquisti dei materiali necessari, di cui il ministero della giustizia ha chiesto il fabbisogno per stanziare i fondi. Al sindacato che chiede garanzie, velocità e trasparenza, da tempo non si danno risposte: ma la salute e la vita delle persone non ammette silenzi con la giustificazione surrettizia dell’emergenza”.




