Macerie e domande: cosa accadrà dopo il crollo a Tricase

di Lorenzo Zito

Tragedia sfiorata. Il titolo più abusato dalla cronaca, ad ogni latitudine, è quello che abbiamo scelto venerdì scorso, 31 luglio, per raccontare quanto accaduto in via Vittorio Emanuele II, a Tricase, dove una parte del solaio di un edificio privato che ospita uffici e diverse attività commerciali è improvvisamente collassata.

Quelle due parole, «tragedia sfiorata», per quanto abusate, racchiudono tutto il senso di un episodio ancora difficile da comprendere e per certi versi inverosimile. Uno di quelli per cui, a conti fatti, si riparte dal bicchiere mezzo pieno, perché le cose sarebbero potute andare peggio. Molto peggio.

SPAVENTOSAMENTE ALL’IMPROVVISO

Alle 9,30 sono trascorsi soltanto pochi minuti dal cedimento che ha interessato i locali del negozio di abbigliamento Terranova. Non si sa ancora che cosa sia effettivamente accaduto, né se vi siano feriti o conseguenze ancora più gravi. Ma le immagini girate amatorialmente da qualcuno intorno alle 9e15, nell’immediatezza di quegli spaventosi istanti, sono già diventate virali. WhatsApp contrassegna come «inoltrato molte volte» il video che, nel giro di pochissimo tempo, è già stato visto da migliaia di persone.

La domanda che aleggia è una sola: che cosa è accaduto? Le risposte arrivano con il passare delle ore. Quantomeno una parte di esse. Molte devono ancora arrivare.

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Ciullo

A provocare il crollo all’interno di Terranova è una sequenza di cedimenti iniziata pochi secondi prima ai piani superiori. Una voragine si apre sul lastricato solare dell’edificio: parte della copertura precipita sul piano di calpestio sottostante, in corrispondenza degli ambienti che un tempo ospitavano il Movida, un ristorante-discoteca che aveva occupato gli spazi in passato in uso ad una sala Bingo. Il peso delle macerie provoca quindi un secondo cedimento, sfondando il solaio e riversando materiali e detriti nel negozio di abbigliamento Terranova, traaferitosi qui soltanto da pochi mesi. Per lungo tempo il punto vendita era stato nel centro cittadino. Nel 2025, poi, l’azienda titolare, la AMI Srl, aveva acquistato e restaurato i locali di via Vittorio Emanuele II, che in passato avevano accolto un supermercato e (diversi anni prima) un negozio di calzature, per trasferirvi l’attività.

Sono attimi concitati. All’interno di Terranova ci sono le commesse e i primi clienti della giornata. Avvertono uno scricchiolio, un rumore insolito che precede di pochi istanti il boato. Capiscono che qualcosa non va e lasciano immediatamente il negozio. Pochi secondi che segnano il confine tra la paura e una tragedia vera.

Quando arrivano sul posto, Vigili del fuoco e forze dell’ordine isolano l’area, allontanano le persone presenti e avviano le operazioni di messa in sicurezza. Dalla struttura continuano a provenire rumori e non si può escludere il rischio di ulteriori cedimenti. Viene così evacuato l’intero complesso: una civile abitazione, uno studio estetico, alcuni uffici e le attività commerciali Terranova, Happy Casa ed Euronics.

Il quadro più impressionante si presenta agli occhi dei Vigili del fuoco quando raggiungono la sommità dell’edificio. Sul terrazzo si è aperto uno squarcio di diverse decine di metri quadrati. Porzioni della copertura, murature e materiali sono precipitati verso i livelli inferiori, trascinando con sé anche parte dell’impianto fotovoltaico installato sul solaio. Al piano terra, intanto, Terranova è invaso dalle macerie e l’allarme suona incessante.

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Miggiano Expo – tra gli articoli

Iniziano gli accertamenti necessari a ricostruire con precisione la successione degli eventi, individuarne le cause e verificare la stabilità dell’intera costruzione. Resta il dato più importante: nessuno è rimasto ferito.

Superato il sollievo delle prime ore, rimangono le immagini di un enorme squarcio, di un negozio sepolto dai detriti e di un complesso commerciale improvvisamente svuotato. Restano, soprattutto, le domande. Com’è stato possibile che una parte dell’edificio cedesse in questo modo, senza preavviso? Erano stati eseguiti interventi e verifiche di recente sulla struttura?

L’INTERVISTA AD ANDREA BENTIVOGLIO

Abbiamo rivolto questi interrogativi ad Andrea Bentivoglio, titolare di SAIA srl, società proprietaria dell’immobile al primo piano interessato dal cedimento, nonché degli uffici collocati sempre al piano primo, proprio accanto all’area crollata. Proprietà della stessa azienda sono oggi i locali che ospitano a piano terra il negozio Happycasa. Mentre Terranova e, qualche metro più in là, Euronics hanno di recente acquistato proprio dalla stessa Saia.

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il Gallo (Fiera Miggiano) – Tra gli articoli

Avete già maturato una prima ipotesi sulle cause?

«Non abbiamo ancora risposte certe su quanto accaduto. Per il momento possiamo fare affidamento soltanto sulle immagini che abbiamo potuto vedere del solaio. Sembra quasi che possa aver ceduto un pilastro, ma è solo un’impressione restituita dalle fotografie e ancora tutta da verificare, anche perché quel cedimento potrebbe essere una conseguenza del crollo e non la sua causa. Dalle immagini sembra che il solaio possa essersi sganciato dalla trave sulla quale poggiava. Potremo dire qualcosa di più soltanto quando verrà autorizzato l’accesso dei tecnici e potranno essere effettuate tutte le verifiche necessarie».

Prima del crollo erano state controllate le condizioni del solaio?

«Appena pochi mesi fa avevo fatto eseguire nei locali alcune opere di manutenzione ordinaria, come l’imbiancatura e la pulizia degli ambienti. In quell’occasione, trattandosi di una struttura non di nuova costruzione, avevo approfittato della presenza dell’impresa per chiedere che venissero effettuati anche dei saggi sul solaio, così da valutarne le condizioni. Da quelle verifiche era risultato in salute».

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Sagra Volia Cazzata – tra gli articoli

Quali sono adesso i prossimi passaggi per ciò che resta dell’immobile?

«Oggi siamo nella fase degli accertamenti e ci stiamo prodigando, sia con l’autorità giudiziaria sia con il Comune, per poter intervenire con le necessarie opere di consolidamento. Abbiamo chiesto immediatamente di poter mettere in sicurezza l’edificio, posizionando sulla parte crollata dei teli e una copertura provvisoria, in modo da evitare che la situazione possa peggiorare e provocare ulteriori danni, in primo luogo ai locali di Terranova».

Avete proposto interventi anche nelle parti non direttamente coinvolte?

«Dal lato dei nostri uffici, negli ambienti che non sono crollati, abbiamo proposto di installare sostegni e puntelli. Pensiamo che un intervento immediato sia necessario anche a tutela delle facciate rimaste prive di copertura, per scongiurare il rischio di nuovi crolli. In questo momento, però, è tutto fermo per ragioni burocratiche».

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Frantoio Palma – Tra gli articoli

È già possibile capire se, alla luce delle normative vigenti, la parte crollata potrà essere ricostruita?

«È ancora prematuro dirlo, ma ripristinare tutto ciò che è andato distrutto sembra un’ipotesi difficile alla luce dell’attuale normativa antisismica. Sicuramente si potrà rifare il tetto dei locali di Terranova, ma c’è il rischio di non poter andare oltre».

Il danno che si delinea è quindi ingente, ma non ancora quantificabile. Vale lo stesso per le eventuali responsabilità?

«Sì. In questa fase le ipotesi possono essere tante e devono essere tutte vagliate alla luce delle perizie tecniche. Al momento, però, non possiamo ancora stabilire alcuna responsabilità».

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Colella Costruzioni – Tra gli articoli

Tutte le attività sono temporaneamente chiuse a causa dell’accaduto. Qual è il vostro pensiero nei loro confronti?

«Vogliamo esprimere tutta la nostra vicinanza a chi ha subito danni e, in particolare, al titolare di AMI Srl. Garantiamo la nostra disponibilità e la massima collaborazione per dirimere la questione nel minor tempo possibile. Non soltanto guardando a quelli che saranno gli interventi definitivi, ma anche nell’immediato, attraverso soluzioni temporanee che consentano di salvaguardare la merce ancora presente all’interno dei locali. Ci dispiace profondamente per quello che ci è accaduto. Dal canto nostro abbiamo subito un danno molto grave, che nessuno potrà risarcirci, ma allo stesso tempo ci addolora quanto hanno patito le altre persone e le attività coinvolte».

Al momento in cui questo giornale va in stampa, l’intero edificio rimane interdetto. Sono ancora chiusi Terranova, Happy Casa, Euronics, lo studio estetico e gli uffici presenti nel complesso. Inaccessibile anche la civile abitazione, mentre resta vietato il transito nell’area di sosta circostante.

Per ciascuna attività è adesso iniziato un percorso autonomo. Ogni conduttore sta facendo verificare i propri locali da un tecnico di fiducia, incaricato di predisporre una relazione da sottoporre al Comune per ottenere l’autorizzazione alla riapertura.

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il Gallo numeri sito- Tra gli articoli

Le prime a poter riprendere il lavoro potrebbero essere quelle collocate nelle porzioni dell’edificio non sovrastate dal primo piano e, dunque, non direttamente collegate alla zona interessata dal crollo. È il caso di Euronics. Più complessa appare invece la situazione di Happy Casa, la cui riapertura è strettamente legata alla messa in sicurezza degli uffici sovrastanti. Per il punto vendita, peraltro, era già prevista una chiusura a partire dal prossimo 31 agosto, per alcuni lavori di restuaro dell’immobile programmati da tempo. Il crollo ha inevitabilmente anticipato lo stop.

Completamente diversa è la situazione di Terranova. La sua sorte dipenderà dalla messa in sicurezza della struttura, dalla rimozione dei detriti, dalla salvaguardia della merce rimasta all’interno, dagli esiti degli accertamenti e dalla possibilità di ricostruirne il solaio ceduto.

Se è vero che ogni giorno di chiusura grava sulle sorti di ciascuna azienda, è anche vero che, in questo caso, attendere di poter rientrare in sicurezza è doveroso. Un buco nel fatturato, per quanto possa incidere sui destini di un’attività imprenditoriale, non è nulla rispetto a ciò che potrebbe comportare una tragedia. Quella, sempre meglio lasciarla alla voce «sfiorata».