Morti sul lavoro, la Puglia è in zona rossa: 24 vittime in sei mesi

Una lieve flessione nazionale non basta a cambiare il colore della Puglia. Nei primi sei mesi del 2026 la regione resta in zona rossa per incidenza degli infortuni mortali sul lavoro, insieme a Calabria, Liguria, Sicilia, Campania e Umbria.

Il dato emerge dall’ultima analisi dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, elaborata sulla base delle rilevazioni aggiornate al mese di giugno. In Puglia sono state registrate 24 morti avvenute durante l’attività lavorativa. Un numero che colloca la regione tra quelle con il bilancio più pesante d’Italia, allo stesso livello del Lazio.

Un’incidenza superiore alla media

La classificazione in zona rossa non tiene conto soltanto del numero assoluto delle vittime, ma rapporta i decessi alla popolazione occupata.

La media nazionale è pari a 14,5 morti ogni milione di lavoratori. La Puglia supera di almeno il 25 per cento questa soglia, entrando così nella fascia di rischio più elevata individuata dall’Osservatorio.

Il dato assume un peso ancora maggiore considerando che, su scala nazionale, le morti risultano in lieve diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2025. Da gennaio a giugno sono state accertate 482 vittime: 350 durante lo svolgimento dell’attività professionale e 132 negli spostamenti tra casa e luogo di lavoro.

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La riduzione complessiva è del 4 per cento, ma il miglioramento registrato all’inizio dell’anno sembra progressivamente rallentare. Nello stesso periodo, infatti, le denunce di infortunio sono salite a 315.452, con un aumento del 5,5 per cento rispetto al primo semestre del 2025.

Anziani e stranieri più esposti

A preoccupare è soprattutto la condizione dei lavoratori più vulnerabili. Tra gli ultrasessantacinquenni l’incidenza raggiunge i 45 decessi ogni milione di occupati, il valore più alto tra tutte le fasce d’età. Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni, con un indice di 22,8. Proprio quest’ultima fascia registra anche il maggior numero assoluto di morti durante l’attività lavorativa: 128 su 350.

Ancora più marcato il divario che riguarda i cittadini stranieri. Nei primi sei mesi dell’anno sono stati 133 quelli che hanno perso la vita, 96 dei quali sul posto di lavoro e 37 durante il tragitto. Per loro il rischio mortale è più che triplo rispetto a quello dei lavoratori italiani: 37,1 decessi ogni milione di occupati contro 11,8.

«Il calo delle morti sul lavoro rispetto allo scorso anno prosegue, ma il miglioramento osservato nei primi mesi del 2026 sta progressivamente perdendo intensità», sottolinea Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega. La presenza di sei regioni in zona rossa e l’aumento delle denunce, aggiunge, dimostrano che l’emergenza è ancora lontana dall’essere superata.

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Costruzioni e trasporti tra i settori più colpiti

Le costruzioni restano il comparto con il maggior numero di decessi avvenuti durante il lavoro, con 59 vittime. Seguono trasporto e magazzinaggio, con 47 morti, e attività manifatturiere, con 41.

Sono settori particolarmente presenti anche nel tessuto economico pugliese, dove il dato sulle vittime impone di rafforzare prevenzione, formazione e controlli.

Dietro la classificazione statistica e il colore assegnato alla regione restano 24 vite spezzate dall’inizio dell’anno: una media di quattro morti al mese che rende la sicurezza una questione quotidiana, prima ancora che un’emergenza da raccontare.

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