Morti sul lavoro, Puglia in zona rossa: quinta in Italia per incidenza

Statistiche Infortuni Mortali sul Lavoro, a cura dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering

La Puglia resta nella fascia più critica della mappa italiana delle morti sul lavoro. Nei primi sette mesi del 2026 la regione conta 29 vittime in occasione di lavoro, con un’incidenza pari a 22,3 decessi ogni milione di occupati. Un dato che la colloca al quinto posto in Italia, alle spalle di Calabria, Sicilia, Campania e Liguria.

È questa una delle fotografie più significative contenute nelle statistiche dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering, elaborate sui dati ufficiali Inail e aggiornate al 31 luglio 2026, con pubblicazione l’8 settembre. Per le graduatorie regionali vengono considerati gli infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro, escludendo quelli in itinere.

Puglia oltre la soglia della “zona rossa”

La media nazionale dell’incidenza nei primi sette mesi del 2026 è pari a 17,8 morti ogni milione di occupati. Il sistema di classificazione adottato dall’Osservatorio colloca nella fascia rossa le regioni con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media: la Puglia, con il suo 22,3, supera sia pure di poco quella soglia e rimane così tra le cinque regioni con la situazione più grave.

Davanti alla Puglia ci sono la Calabria, prima con un indice di 30,3, la Sicilia con 23,5, la Campania con 23,2 e la Liguria con 23. La Puglia registra 29 morti, pari al 6,7% dei 430 decessi in occasione di lavoro censiti complessivamente nel Paese. La platea occupazionale presa come riferimento per la regione è di poco superiore a 1,3 milioni di lavoratori.

In Italia 595 vittime in sette mesi

Allargando lo sguardo al dato nazionale, tra gennaio e luglio 2026 le vittime sono state complessivamente 595, contro le 607 dello stesso periodo del 2025: una diminuzione del 2%. Di queste, 430 sono morte in occasione di lavoro, rispetto alle 437 dell’anno precedente, mentre 165 sono le vittime degli incidenti in itinere, contro le 170 del 2025.

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Una flessione che convive però con un altro indicatore tutt’altro che confortante. Le denunce di infortunio sono passate dalle 349.444 dei primi sette mesi del 2025 alle 368.085 del 2026, con un incremento del 5,3%. Gli infortuni denunciati in occasione di lavoro sono 307.804, in crescita del 4,9%, mentre quelli in itinere raggiungono quota 60.281, con un aumento del 7,4%.

Tra i settori con il maggior numero di decessi emergono le costruzioni, con 76 vittime, il trasporto e magazzinaggio con 55, le attività manifatturiere con 50 e il commercio con 32. Una parte consistente dei casi, 124, risulta tuttavia classificata come settore “non determinato”.

Over 65 e lavoratori stranieri, il rischio cresce

Le statistiche mostrano anche una forte differenza legata all’età. Tra gli occupati con almeno 65 anni l’indice di incidenza delle morti sul lavoro raggiunge 55,4 casi ogni milione di lavoratori, il valore più elevato tra tutte le fasce considerate. Nella fascia tra 55 e 64 anni l’indice è 27,3.

Ancora più evidente è il divario legato alla nazionalità. L’incidenza tra i lavoratori stranieri è pari a 46,8 morti ogni milione di occupati, contro 14,4 tra gli italiani. Nei primi sette mesi dell’anno le vittime straniere sono state 121, quelle italiane 309.

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Rossato: «La lieve flessione non può rassicurare»

A leggere questi numeri è l’ing. Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, che commenta così i dati dei primi sette mesi del 2026:

«La lieve flessione delle morti sul lavoro rispetto all’anno scorso non può essere letta come un segnale rassicurante. Il miglioramento registrato nei primi mesi del 2026, infatti, sembra perdere progressivamente forza, allineando i numeri del 2026 a quelli del 2025. A fine luglio si contano 595 vittime. A preoccupare non sono solo i numeri assoluti, ma anche la permanenza di cinque regioni in zona rossa e il contestuale aumento delle denunce di infortunio, cresciute del 5,3% rispetto al 2025. Il quadro conferma che la sicurezza sul lavoro resta una priorità nazionale, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori più vulnerabili, ovvero gli over 65 e gli stranieri. Questa fotografia conferma che una lieve diminuzione dei decessi non basta per parlare di un reale cambio di passo: prevenzione e formazione devono essere continue, concrete e integrate nell’organizzazione del lavoro».

Per la Puglia il segnale è particolarmente pesante: quinta in Italia per incidenza e ancora dentro la fascia rossa, a un livello superiore alla media nazionale. Ventinove morti in sette mesi significano, in termini puramente statistici, più di quattro vite perdute ogni mese. Dietro la graduatoria, però, rimane la sostanza del problema: luoghi di lavoro dai quali, ancora troppo spesso, qualcuno non torna a casa.