Approfondimenti
Muretti a Secco e Pajare
Costruire salentino: Dario Damiano Profico di Gagliano del Capo “riporta in vita” le pietre
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Con Dario Damiano Profico di Gagliano del Capo siamo al quarto capitolo del nostro approfondimento sulla tradizione dell’edilizia salentina (dopo l’intervento del Conservatore-Restauratore Giuseppe Maria Costantini, il Coccio Pesto e le Cementine e le Volte a Stella)
Dario ha fatto della sua passione un lavoro.
Da quasi 25 anni la sua mission è restaurare muretti a secco e pajare che, ipse dixit, «ricostruisco com’erano all’origine».
Anche Dario conferma che la «richiesta di lavori tradizionali è alta sia perché il risultato è indubbiamente bello da vedere sia perché, per questo tipo di lavori, ci sono possibilità di accedere a specifici finanziamenti. Il ripristino dei muretti a secco, in modo particolare, è molto richiesto».
Qual è in particolare il tuo lavoro?
«Riportare il tutto com’era un tempo con lo stesso tipo di lavorazione. Da non confondere con ciò che fanno taluni, utilizzando metodi non indigeni che danno un risultato finale diverso rispetto a quello che erano i muretti a secco originali del Salento, rovinandone peraltro l’estetica».
In particolare, a cosa ti riferisci?
«All’utilizzo del calcestruzzo e al mancato utilizzo della terracotta. Sia per le pajare che per i muretti ci tengo farli “a secco”, proprio come si faceva una volta. Per questo chiedo che le pietre non mi arrivino spaccate, ma esattamente come sono state scavate. In modo che io possa dare consistenza al tutto con le pietre grosse, senza utilizzare il cemento».
Il cemento non lo utilizzi affatto?
«Tendo a farne a meno. In qualche occasione sono costretto a farlo perché il committente vuol farci passare la corrente elettrica. Così, per evitare i crolli e cautelare i tubi, uso il calcestruzzo in tre strati: base, centrale e superiore perché ci metto il cordone finale a forma di “A”, per scaricare il peso al centro del muro e dare solidità a tutta la struttura».
Veniamo ai costi. Per un muretto a secco qual è il costo medio?
«Si parte da 35 euro fino ad arrivare a 90 euro a metro lineare. Dipende dalla richiesta. C’è chi vuole un muretto praticamente liscio, a fuga chiusa: in questo caso, la lavorazione richiede maggiori tempi e maggiori costi. Se uno vuole un muro che sia “uno specchio”, senza fughe, vuol dire che la pietra andrà lavorata nel minimo dettaglio e quindi il prezzo sarà più alto. Se, invece, si preferisce il metodo originale, con il minimo utilizzo del martello sulla pietra grezza locale, il costo scende».
E per le pajare? Se, ad esempio, dovessi rimetterne in piedi una di 50 metri quadri?
«Per una pajara di 50 mq, compresi gli esterni (si calcola così, NdR), occorreranno in media 8mila euro, sempre ricostruendola esattamente come era una volta, ovviamente tutta a secco».
Pajare riportate all’origine tranne che per un particolare: «Nel ricostruirla alzo l’apertura fino a due metri, due metri e 15 centimetri, perché in origine l’ingresso alla pajara era molto basso e quindi scomodo»
Qualche tempo fa Dario Profico ha fatto capolino su Rai 3:
«Erano affascinati dalla nostra storia, anche abitativa. Qualche volta è necessario che arrivino da fuori Salento per ricordarci ciò che abbiamo. Non sarebbe male stessimo più attenti a quelle che sono le nostre tradizioni».
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Approfondimenti
Salve celebra la Giornata della Marina Militare
Domenica 14 giugno appuntamento nella sala convegni comunale di via Roma con la manifestazione promossa dall’Associazione Nazionale Marinai d’Italia
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Si terrà domenica 14 giugno, a partire dalle ore 18.30, presso la sala convegni comunale di via Roma a Salve, la manifestazione dedicata alla Giornata della Marina Militare e all’anniversario dell’Impresa di Premuda.
L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Nazionale Marinai d’Italia – Gruppo “N. Meuli – O. Romano” di Salve, con il patrocinio delle Città di Salve e Tricase e in collaborazione con Unione dei Comuni “Terra di Leuca”.
Nel corso della serata si svolgerà anche il 13° Concorso di Disegno, momento ormai tradizionale dell’appuntamento, dedicato alla valorizzazione della memoria storica e dei valori legati al mare e alla Marina Militare.
Il programma prenderà il via alle 18.30 con il ritrovo delle associazioni e delle autorità nella sala convegni. Alle 18.45 è prevista l’apertura ufficiale della manifestazione, seguita dalle allocuzioni delle autorità.
Alle 18.55 spazio alla proiezione del film “Fumo nero all’orizzonte”, mentre dalle 19 prenderà il via la premiazione dei partecipanti al concorso.
L’evento rappresenta un’occasione di incontro e riflessione sulla storia della Marina Militare italiana, nel ricordo dell’Impresa di Premuda, una delle azioni più significative della Prima Guerra Mondiale.
L’ingresso è libero.
Approfondimenti
Aeroporto: il cantiere che riapre la partita del collegamento con il basso Salento
L’avvio dei lavori rappresenta un intervento chiave per migliorare la mobilità tra il nodo aeroportuale brindisino e il sistema territoriale salentino. Le parole dell’onorevole Andrea Caroppo durante il sopralluogo
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di Sefora Cucci
Con l’avvio ufficiale del cantiere per il collegamento ferroviario tra la stazione di Brindisi Centrale e l’Aeroporto del Salento, avvenuto lunedì 4 maggio, prende forma una delle opere infrastrutturali più rilevanti per la mobilità del Sud della Puglia. Un intervento strategico che punta a rafforzare l’integrazione tra trasporto ferroviario e aereo e a migliorare l’accessibilità del principale hub aeroportuale del Salento.
Il progetto nel dettaglio
Il progetto consiste nella realizzazione di un nuovo collegamento diretto, lungo circa sei chilometri, tra la stazione di Brindisi Centrale e l’Aeroporto del Salento, e di due raccordi a singolo binario, lunghi circa due chilometri, che si innestano sulle linee ferroviarie Lecce–Bari e Brindisi–Taranto.
È prevista inoltre la costruzione della nuova stazione “Brindisi Aeroporto”, dotata di due binari di stazionamento serviti da due marciapiedi esterni, pensata per garantire un accesso diretto ai flussi passeggeri.
Il valore complessivo dell’opera è pari a 161 milioni di euro, di cui 71 milioni finanziati attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La conclusione dei lavori è prevista per il 2028.
Un’infrastruttura strategica per turismo e mobilità
L’intervento ha una forte valenza turistica: l’aeroporto di Brindisi rappresenta una delle principali porte d’ingresso al Salento e al Sud della Puglia, soprattutto nei mesi estivi. Il collegamento ferroviario punta a rendere più semplice e rapido l’arrivo dei visitatori.
Il messaggio politico rilanciato all’inaugurazione
Erano presenti all’inaugurazione del cantiere: il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, gli onorevoli Mauro D’Attis e Andrea Caroppo, le consigliere regionali Isabella Lettori e Loredana Capone e la responsabile della Struttura “Progetti Adriatica” della Direzione Investimenti di Rfi, Elisabetta Cucumazzo.
Spicca l’ intervento diffuso sui canali social dal parlamentare di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Trasporti, Andrea Caroppo, che ha rilanciato un messaggio dal forte valore simbolico e territoriale per tutta la provincia di Lecce:
“La Puglia non finisce a Lecce”
Una frase che si inserisce nel dibattito più ampio sulla centralità del Salento nelle politiche infrastrutturali regionali e sulla necessità di considerare l’intero territorio fino a Santa Maria di Leuca come parte integrante delle strategie di sviluppo e connessione.
Il riferimento non è solo geografico, ma politico e infrastrutturale: sottolinea la percezione di una Puglia meridionale che, pur essendo centrale sul piano turistico ed economico, spesso vive una condizione di marginalità nei collegamenti interni.
Resta dunque aperta la questione del basso Salento, dove la rete dei trasporti pubblici è ancora meno capillare e dove la distanza dai grandi assi ferroviari si traduce in tempi di percorrenza spesso elevati.
Una sfida di sistema per la Puglia
Il nuovo collegamento ferroviario non è solo un’opera infrastrutturale, ma un banco di prova per la capacità della Puglia di costruire un sistema di mobilità realmente integrato.
Con un investimento complessivo di 161 milioni di euro e una scadenza dei lavori fissata al 2028, il collegamento Brindisi–Aeroporto del Salento rappresenta un passaggio chiave nella modernizzazione della rete infrastrutturale pugliese.
La vera partita però, si gioca oltre il cantiere: nella capacità di trasformare un’opera strategica in un fattore reale di coesione territoriale, capace di collegare Brindisi, Lecce e il basso Salento in un’unica rete finalmente continua e funzionale.
Approfondimenti
Il BLU che avanza e quello che pesa: cronaca semiseria di una classifica annunciata
Sale l’aspettativa in vista del prossimo 14 maggio a Roma in cui FEE presenterà ufficialmente l’edizione 2026 delle Bandiere Blu
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di Sefora Cucci
C’è un’Italia che misura il proprio futuro in metri di costa e in sfumature di blu. Non è una metafora letteraria, ma una classifica: quella delle Bandiere Blu, vessilli che certificano non solo la qualità delle acque, ma anche l’ordine civile di un territorio – depurazione, gestione dei rifiuti, servizi, educazione ambientale. Un termometro insomma, più sociale che balneare.
Nel 2025 la fotografia è già nitida: la Liguria guida con 33 località mentre la Puglia insegue con 27, consolidando un primato meridionale che non è più episodico ma strutturale.
E se le classifiche servono a poco, servono però a molto le traiettorie: perché è lì, nella direzione di marcia, che si legge il Paese.
Nel frattempo, l’attenzione è già proiettata al prossimo aggiornamento: il 14 maggio a Roma, presso la Sala Convegni del CNR, la FEE presenterà ufficialmente l’edizione 2026 delle Bandiere Blu.
Il laboratorio pugliese
La Puglia non cresce per caso. Cresce perché ha imparato a trasformare la costa in sistema. Nel 2025 sono entrati nuovi comuni – tra cui Pulsano e Castrignano del Capo – segno che il modello si espande quasi per gemmazione.
Ma il dato più interessante è geografico prima ancora che numerico: la provincia di Lecce, cioè il Salento, concentra il maggior numero di riconoscimenti regionali.
Non è una curiosità statistica, è un indizio politico.
Nel Salento, infatti, la Bandiera Blu non arriva come un premio finale: è diventata un obiettivo intermedio, quasi amministrativo: si pianifica per ottenerla; si investe per mantenerla; soprattutto, si compete per non perderla.
Il Salento delle candidature (e delle attese)
Guardando alla futura classifica il punto è: quante nuove località salentine entreranno.
Qui il racconto si fa meno celebrativo e più concreto: ogni candidatura è un dossier tecnico, una verifica continua, una promessa fatta ai turisti ma anche ai residenti.
Non basta il mare “bello”: servono servizi, mobilità, gestione dei flussi, equilibrio tra economia e ambiente. Ecco perché, nel Salento, la corsa alla Bandiera Blu somiglia sempre più a una politica industriale in miniatura.
Il blu come moltiplicatore economico
La Bandiera Blu non è un simbolo neutro. È un moltiplicatore.
Nel sistema “Turismo”: aumenta la riconoscibilità internazionale e orienta le scelte dei visitatori, soprattutto stranieri.
Nel sistema “Immobili”: i territori certificati vedono crescere la domanda (e i prezzi).
Nel sistema “Lavoro”: incrementa l’occupazione stagionale. Si allunga la stagione e si diversificano i servizi.
Nel sistema “Comunità”: si rafforza l’identità locale perché il risultato è percepito come collettivo.
Non è un caso che il riconoscimento venga assegnato a 246 comuni italiani e 84 approdi nel 2025, in crescita rispetto all’anno precedente.
La Bandiera Blu è diventata una moneta reputazionale.
Il rovescio della medaglia
Ogni medaglia – anche blu – ha il suo lato opaco.
Nel Salento, l’espansione del marchio rischia di generare una nuova forma di pressione: più turismo significa più consumo di suolo, più acqua, più infrastrutture. Il paradosso è evidente: si ottiene il riconoscimento per la sostenibilità e si rischia di comprometterla per mantenerlo.
È qui che si giocherà la prossima classifica, quella non ufficiale.
Una classifica che racconta altro
Alla fine, la futura graduatoria delle Bandiere Blu dirà poco sul mare – che resta quello che è – e molto sulle comunità che lo abitano.
La Puglia con i suoi 27 vessilli, ha già dimostrato che il Sud può essere competitivo. Il Salento, con la sua costellazione di candidature, sta tentando qualcosa di più ambizioso: trasformare un riconoscimento ambientale in una strategia territoriale.
Se ci riuscirà, la prossima classifica non sarà solo una lista. Sarà un racconto. E forse, per una volta, anche una politica riuscita.
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