“Oggi è l’ultimo giorno dell’anno che lavoriamo per il fisco: scatta il sospirato giorno di liberazione fiscale”, è Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, a darcene conferma: “incluse le festività nel 2017 sono stati necessari 153 giorni per scrollarci di dosso la morsa del fisco; ben 38 giorni in più rispetto al dato registrato nel 1980“.
Per calcolare questa data l’Ufficio studi della Cgia ha preso in esame il dato di previsione del Pil del 2017 e lo ha suddiviso per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero. Dopodiché ha diviso per il Pil giornaliero la somma derivante dal gettito di imposte, tasse e contributi che gli italiani verseranno quest’anno. Il risultato di questa operazione determina la data media, cioè il 3 giugno, a partire dalla quale nel 2017 gli italiani iniziano a lavorare per sé invece che per il Fisco.
“Lavorare 5 mesi su 12 per lo Stato” sottolinea Zabeo “ci dà l’idea di quanto eccessivo sia il nostro fisco. Al netto del peso dell’economia sommersa, sui contribuenti fedeli al fisco grava una pressione fiscale reale che sfiora il 50 per cento, un carico che non ha eguali in Europa“.
La pressione fiscale, sempre secondo i dati della Cgia, è iniziata a scendere con l’introduzione del bonus Renzi (maggio 2014), l’eliminazione dell’Irap dal costo del lavoro (2015) e la cancellazione della Tasi (2016). Nel 2017, poi, hanno concorso alla contrazione del peso fiscale e contributivo la riduzione dell’Ires dal 27,5 al 24%; i super-ammortamenti (al 140%); l’aumento delle deduzioni Irap; l’innalzamento delle soglie per accedere al regime dei minimi e la proroga del parziale esonero contributivo a carico delle imprese che hanno assunto personale a tempo indeterminato.




