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Attualità

Ospedale di Tricase: via il 118, è caos

Muri di gomma. Tolta al “Panico” la gestione del presidio d’emergenza, nonostante i seri problemi dell’Asl LE nella conduzione delle sue postazioni. Nessuno però ne vuole parlare. Intanto si fanno i conti con un servizio di pronto intervento monco: ambulanze obsolete o guaste; mancano una cinquantina di medici, oltre a 100 infermieri e 30 autisti-soccorritori su vari territori. E si contano vuoti di personale in molte postazioni…

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di Lorenzo Zito


Cavallo vincente non si cambia.


Salvo cause di forza maggiore.


Quella del 118 non è una gara equestre, eppure potrebbe benissimo rispondere a questa regola.


Tuttavia, la Regione Puglia ha deciso di infrangerla.


Con una nota dello scorso 1° luglio, il Dipartimento Promozione della Salute ha disposto che l’Asl di Lecce dovrà con sollecitudine avocare interamente a sé la gestione della postazione 118 di Tricase, oggi nelle mani dell’ospedale Cardinale Panico.


Andando, di conseguenza, a risolvere la convenzione in essere dal 2012 con l’azienda ospedaliera.


«La gestione della postazione di Tricase dovrà uniformarsi al regime gestionale adottato per le altre postazioni 118 operanti nel territorio della provincia di Lecce», si legge nel documento dal quale si evince anche che «la postazione di Tricase è già stata inserita nel bando relativo alla pubblicazione degli incarichi vacanti di emergenza territoriale 118, che verrà pubblicato a stretto giro».


UNA SCELTA PRIVA DI SENSO


Nulla di strano nella necessità istituzionale di rendere organica la gestione di un servizio così importante, non fosse che il cavallo di razza di cui in apertura è il 118 di Tricase.


La differenza tra le due modalità di gestione è netta.


Sotto il controllo diretto dell’ASL di Lecce, il servizio 118 ha mostrato numerose criticità. Le ultime analisi hanno evidenziato serie carenze di personale: mancano 48 medici, oltre a 100 infermieri e 30 autisti-soccorritori su vari territori, e si contano vuoti significativi di personale in molte postazioni.


A questo si sommano problemi tecnici con ambulanze obsolete o guaste – alcune trasferite fino a 125 km per la riparazione a Brindisi, assenti dal servizio per tempi lunghi.


Le sigle sindacali hanno più volte denunciato l’utilizzo di automezzi del 118 usurati e vecchi, con centinaia di migliaia di chilometri percorsi, barelle e ammortizzatori logorati, con casi in cui si promuovono mezzi con solo autista-soccorritore in situazioni di emergenza.


Al contrario, la postazione di Tricase emerge come modello di eccellenza territoriale, in grado di registrare 42mila accessi di pronto soccorso in un anno.


Piuttosto, il tema portato più volte all’attenzione dei tavoli istituzionali, già in passato, è stato quello degli inadeguati fondi garantiti al Panico in risposta al servizio prestato (ne abbiamo parlato in passato anche sulle nostre colonne).


L’ASSESSORE REGIONALE NON RISPONDE


Insomma, a quali interessi guarda la Regione quando prende questa decisione?


La salute dei cittadini è la prima voce in capitolo?


Nessuno meglio dell’assessore regionale con delega alla Sanità può dare risposta alle nostre domande.


Raffaele Piemontese, tuttavia, sparisce dai radar dopo aver ricevuto le nostre domande.


Il primo contatto è tempestivo: bastano pochi minuti per concordare una intervista a mezzo mail.


Dopo, non sono sufficienti quattro giorni e l’ausilio del suo addetto stampa per fugare i nostri dubbi.


Queste alcune delle sollecitazioni che avevamo sottoposto all’assessore.


Quali sono gli elementi che hanno indotto la Regione a chiedere all’ASL di Lecce di acquisire la gestione della postazione 118 di Tricase?


Come valuta l’erogazione del servizio di 118 sostenuto, sino ad oggi, dalla Pia Fondazione Panico?


Condivide l’idea di chi, in queste ore, si è espresso paventando la creazione di un problema anziché di una soluzione?


Il silenzio dell’assessore fa il paio con la sua assenza al Tavolo convocato su richiesta della FP CGIL con oggetto Vertenza lavoratori, azienda ospedaliera Cardinale Panico.


Incontro in cui si è toccato anche il tema oggetto di questo articolo.

In quella seduta, le incalzanti domande di Andrea Rizzo, delegato sindacale FP CGIL presso l’ospedale di Tricase, sono ricadute sulla direttrice della Centrale operativa 118 di Lecce, la dirigente Giannoccaro, che si è difesa riportando la stringata necessità dell’Asl di «giungere ad una gestione omogenea del servizio che, al momento, riunisce tre soggetti differenti».


La dirigente non può rispondere delle scelte di natura politica dettate da Bari.


Motivo per cui, raggiungendola telefonicamente, le abbiamo chiesto dettagli operativi: a che punto è il passaggio della gestione del 118 tricasino, a distanza ormai di quasi un mese dalla prescrizione della Regione Puglia?


E dove avrà sede il presidio 118 a gestione diretta?


Definendo le operazioni ancora «in itinere», la dottoressa ci ha rimbalzati all’ufficio stampa dell’Asl.


Al momento di andare in stampa, siamo ancora in attesa di risposta.


BOCCHE CUCITE


Proviamo a stuzzicare quindi l’Ospedale Cardinale Panico, che tuttavia si unisce al gioco del silenzio.


La direttrice generale suor Margherita Bramato ci indirizza dal direttore sanitario, Pierangelo Errico, il quale preferisce non prendere posizione prima che quanto disposto dalla Regione divenga effettivo.


La domanda a questo punto è lecita: quali sono gli interessi dell’ospedale Panico?


C’è una vera intenzione di trattenere la gestione del servizio o conviene a tutte le parti in gioco lasciare che questo torni nelle mani dell’Asl?


L’atavica questione dei fondi destinati agli ospedali ecclesiastici potrebbe illuminarci: se l’azienda ospedaliera da tempo è costretta a lavorare con risorse inadeguate, che il più delle volte lasciano scoperte le spese per l’erogazione del servizio, questo potrebbe indurre l’ospedale a deporre le armi ancor prima di entrare in guerra.


Eppure, c’è qualcuno che questa guerra ha deciso di combatterla, perché la vicenda è molto più di un tecnicismo.


Se non si preserva un sistema che funziona, ma si sceglie di sacrificarlo per sostituirlo con un modello in evidente difficoltà, non si gioca solo coi numeri ma con la salute dei cittadini.


L’Asl avrebbe bisogno urgente di un adeguamento delle sue postazioni, piuttosto che di farsi carico di quelle a gestione esterna che fanno dormire sonni tranquilli ad un intero territorio.


Questo qualcuno lo vede chiaramente, al punto da far propria questa battaglia.


Da quest’altra parte della barricata si sono schierati i sindacati, con l’FP CGIL di Lecce (guidata dal Segretario Floriano Polimeno) in prima linea, ed alcune delle più riconoscibili voci del panorama politico locale.


SERGIO BLASI: «ACCANIMENTO CONTRO L’OSPEDALE DI TRICASE»


Il consigliere regionale Sergio Blasi, che ha preso parte alla seduta della terza Commissione precedentemente citata, ha sollecitato l’assente assessore Piemontese a presentare delle delucidazioni a riguardo.


Sergio Blasi


Queste le sue perplessità: «Ritengo del tutto inopportuna e sbagliata la scelta di avocare integralmente all’Asl LE la gestione della postazione di Tricase, svolta finora in maniera adeguata, tutta a vantaggio dei cittadini. Questo sembra essere un accanimento contro l’Ospedale “Cardinale Panico” di Tricase, l’unico presidio esistente per un territorio che si estende fino al Capo di Leuca, che con i suoi oltre 400 posti letto e i suoi reparti di eccellenza, è parte integrante del Servizio sanitario regionale ed è integrato nella rete delle prestazioni tempo-dipendenti (ictus, infarti e traumi), con ottimi risultati per la sanità salentina. Perché farsi del male, senza considerare invece che i problemi di difficoltà del servizio per la scarsità di medici, di scarsa remunerazione e di precarietà del personale sanitario in servizio presso i Pronto soccorso, sono tutti in capo all’ASL?».


Sino a qui solo muri di gomma.


Ma in fin dei conti la risposta potremmo averla già sotto gli occhi.


Ricordate quanto detto in apertura (estratto della nota indirizzata dalla Regione all’Asl di Lecce): «La postazione di Tricase è già stata inserita nel bando relativo alla pubblicazione degli incarichi vacanti di emergenza territoriale 118, che verrà pubblicato a stretto giro».


In assenza di spiegazioni, l’unica a riecheggiare è la vox populi: assunzioni pubbliche fanno rima con campagna elettorale.


In fin dei conti, il silenzio è una confessione e le elezioni sono sempre la risposta a tutto.


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Attualità

Tricase: 44enne arrestato per violazione delle prescrizioni

I Carabinieri hanno arrestato l’uomo, già affidato in prova ai servizi sociali, dopo la sospensione della misura disposta per ripetute violazioni delle prescrizioni, tra cui minacce e disordini durante un comizio elettorale

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Ieri pomeriggio a Tricase, i Carabinieri della locale Stazione hanno eseguito l’arresto di un 44enne del posto, già sottoposto alla misura alternativa dell’affidamento in prova ai servizi sociali, che aveva violato le prescrizioni imposte dall’Autorità Giudiziaria. I Carabinieri hanno eseguito un decreto di sospensione provvisoria dell’affidamento in prova al servizio sociale e conseguentemente arrestato l’uomo.

Il provvedimento trae origine da una richiesta avanzata dai militari dell’Arma a seguito delle reiterate violazioni delle prescrizioni connesse alla misura alternativa cui l’uomo era sottoposto dal gennaio 2024.

L’odierno indagato stava, infatti, espiando una condanna di 2 anni e 4 mesi di reclusione perché riconosciuto colpevole di atti persecutori, minacce e lesioni personali.

L’ultima condotta contestata, che ha determinato l’adozione dell’odierno provvedimento, è del 4 maggio scorso quando, durante un comizio elettorale tenutosi nel quartiere “167” di Tricase da parte di uno dei candidati alla carica di sindaco, l’uomo avrebbe creato disordini e rivolto nei suoi confronti frasi minacciose e affermando che quella sarebbe la sua zona dove era lui a comandare.

Chiesta e ottenuta la misura cautelare, il 44enne è stato rintracciato e raggiunto presso la propria abitazione dove, dopo essere stato arrestato, è stato condotto presso la Casa Circondariale di Lecce, come disposto dall’Autorità Giudiziaria.

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Attualità

Mare di Puglia, il Salento guida l’eccellenza

I dati Arpa confermano la straordinaria qualità delle acque lungo la costa leccese: marine cristalline, controlli costanti e una stagione balneare che si apre sotto il segno della sicurezza e della bellezza

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di Giuseppe Cerfeda

La Puglia si conferma ancora una volta ai vertici nazionali per qualità delle acque di balneazione e il Salento, con la provincia di Lecce, rappresenta uno dei punti più luminosi di questa mappa dell’eccellenza ambientale.

I dati diffusi da Arpa Puglia e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente fotografano una situazione estremamente positiva: quasi la totalità dei tratti costieri regionali raggiunge la classificazione “eccellente”, il massimo livello previsto dalla normativa europea.

Un risultato che premia anni di monitoraggi, interventi sulla depurazione e attenzione crescente verso la tutela del mare, vero patrimonio identitario della Puglia.

Da San Cataldo a Santa Maria di Leuca, passando per Otranto, Castro, Porto Cesareo, Gallipoli e le altre marine dell’Adriatico e dello Ionio, il mare salentino si presenta limpido, balneabile e in condizioni ambientali di assoluto pregio.

LE NOSTRE TRA LE COSTE PIÙ PULITE D’ITALIA

Le analisi microbiologiche effettuate da Arpa Puglia prendono in considerazione parametri rigorosi, tra cui la presenza di Escherichia coli ed enterococchi intestinali, indicatori fondamentali per stabilire la qualità delle acque di balneazione.

I controlli vengono effettuati periodicamente durante tutta la stagione balneare e restituiscono, per la costa leccese, un quadro ampiamente rassicurante.

L’Adriatico salentino continua a distinguersi per trasparenza e ricambio delle acque.

Da Torre dell’Orso a Sant’Andrea, fino a Otranto e Santa Cesarea Terme, i campionamenti confermano standard elevatissimi.

Situazione analoga sul versante ionico, dove Porto Cesareo, Torre Lapillo, Punta Prosciutto, Rivabella e Baia Verde mantengono parametri che collocano le acque nella fascia più alta della classificazione.

OTRANTO E CASTRO, L’ADRIATICO CHE INCANTA

Tra le località simbolo della qualità marina salentina spiccano Otranto e Castro.

Le loro acque, caratterizzate da fondali rocciosi e correnti marine favorevoli, continuano a rappresentare un modello ambientale.

Le cale, le insenature e i tratti costieri a picco sul mare conservano una limpidezza che negli anni ha trasformato queste località in riferimenti del turismo balneare internazionale.

A Santa Cesarea Terme e Porto Badisco la situazione resta altrettanto positiva, grazie anche alla limitata pressione industriale e a un ecosistema costiero ancora fortemente integro.

BASSO ADRIATICO GIOIELLO NATURALE

Anche il tratto costiero compreso tra Andrano, Tricase, Tiggiano, Corsano e Gagliano del Capo continua a distinguersi per qualità delle acque e valore paesaggistico. Località come Marina di Andrano, Tricase Porto, Marina Serra, Novaglie e Ciolo mantengono standard elevati di balneabilità, confermando l’ottimo stato di salute del basso Adriatico salentino.

Le caratteristiche geomorfologiche di questo tratto di costa, segnato da scogliere, sorgenti marine e profonde insenature naturali, favoriscono un continuo ricambio delle acque e contribuiscono alla limpidezza del mare.

In particolare, Marina Serra e il Canale del Ciolo rappresentano da anni punti di riferimento per turismo naturalistico, immersioni e attività legate al mare.

A Tricase Porto e Marina di Novaglie i controlli confermano parametri pienamente conformi agli standard europei, mentre l’intero tratto compreso tra il territorio di Corsano e Gagliano del Capo continua a beneficiare di una pressione urbanistica relativamente contenuta rispetto ad altre aree costiere.

La costa sud-orientale leccese si conferma così uno dei segmenti più autentici e ambientalmente integri del Salento, capace di coniugare bellezza paesaggistica, biodiversità marina e qualità delle acque.

LO IONIO SI CONFERMA PARADISO BALNEARE

Sul versante ionico, Gallipoli continua a essere una delle capitali del turismo estivo pugliese anche per la qualità delle sue acque.

Da Baia Verde a Rivabella, fino alle spiagge che si allungano verso Mancaversa, i controlli Arpa confermano condizioni eccellenti.

Porto Cesareo, con il suo mare caraibico e le aree protette che ne caratterizzano il paesaggio, mantiene livelli qualitativi altissimi.

Torre Lapillo e Punta Prosciutto si confermano tra le località più apprezzate dai bagnanti proprio per la trasparenza dell’acqua e la qualità ambientale complessiva.

Anche Torre San Giovanni, Pescoluse, Torre Mozza e Santa Maria di Leuca registrano valori pienamente compatibili con la balneazione, rafforzando l’immagine di un tratto ionico sempre più competitivo sul piano turistico nazionale e internazionale.

MONITORAGGI CONTINUI E ATTENZIONE ALLA DEPURAZIONE

Il sistema di controllo predisposto da Arpa Puglia prevede verifiche periodiche lungo l’intera costa regionale.

La qualità delle acque non è soltanto il risultato delle caratteristiche naturali del territorio, ma anche degli investimenti effettuati negli anni sul sistema depurativo e sul monitoraggio ambientale.

Fondamentale resta il lavoro di prevenzione contro scarichi abusivi, criticità fognarie e pressioni antropiche che durante l’estate aumentano sensibilmente a causa della presenza turistica.

Le campagne di monitoraggio continueranno per tutta la stagione estiva, consentendo aggiornamenti costanti sullo stato del mare e garantendo ai cittadini informazioni tempestive sulla balneabilità.

PATRIMONIO DA CUSTODIRE

Il mare salentino continua, dunque, a rappresentare uno degli elementi più preziosi dell’identità pugliese.

Non soltanto attrazione turistica, ma risorsa ambientale ed economica che richiede tutela quotidiana.

La qualità eccellente certificata dai dati Arpa diventa così anche un richiamo alla responsabilità collettiva: preservare spiagge, dune, fondali e coste significa difendere il futuro stesso del territorio.

Per la stagione turistica in arrivo il Salento ripresenta uno dei suoi biglietti da visita più forti: un mare limpido, controllato e promosso a pieni voti.

 

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Attualità

Casarano si sveglia solo col voto

Tra cantieri improvvisamente riaperti, piazze affollate e promesse da campagna elettorale, la città riscopre la politica. Ma il vero dubbio resta uno: durerà anche dopo le urne?

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di Antonio Memmi

Siamo convinti che le elezioni dovrebbero celebrarsi almeno una volta all’anno o magari due: una in primavera e una sotto Natale!

Così, per sicurezza, perché questo è il periodo in cui tutto sembra possibile: le strade si asfaltano, tutti sorridono e salutano e perfino gli operai dei cantieristorici”, creature mitologiche e leggendarie, avvistate con la stessa frequenza dei panda albini, tornano improvvisamente tra noi.

CITTÀ INVASA DA SLOGAN E PASSERELLE

In queste settimane Casarano è diventata un gigantesco set politico a cielo aperto; liste presentate ovunque: nelle piazze nobili, nei vicoli stretti, nelle periferie dimenticate, davanti ai bar, accanto ai monumenti; cambiano gli sfondi, cambiano le sedie, cambiano le bandiere, ma le parole restano identiche, come quei tormentoni estivi che a luglio già non sopporti più.

Sport”, “Inclusione”, “Giovani”, “Rilancio”, “Visione”, “Partecipazione”, programmi impeccabili naturalmente, talmente impeccabili che uno si domanda come mai Casarano non sia già diventata come Singapore; curiosamente invece, sull’ospedale tutti sembrano un po’ timidi, prudenti, quasi afoni, come gli studenti interrogati su un capitolo che hanno studiato poco.

LA POLITICA TORNATA A RIEMPIRE LE PIAZZE

Eppure, qualcosa di buono, stavolta, c’è davvero!

Perché, al netto della retorica da palco e delle promesse lucidate a nuovo, la politica locale ha ricominciato a smuovere animi e coscienze come non accadeva da anni.

Le piazze, infatti, sono tornate a riempirsi, la gente discute, partecipa, applaude e soprattutto si rivedono tanti giovani, che fino a ieri consideravano la politica locale più o meno coinvolgente come un convegno sulle guarnizioni dei rubinetti.

INCOMBE IL BALLOTTAGGIO

Forse dipende dal fatto che questa volta la partita appare davvero aperta o almeno abbastanza aperta da convincere tutti di avere una possibilità concreta perché, lasciando perdere i soliti sondaggi fatti al tavolino del bar (quelli dove il candidato favorito coincide sempre con il cognato di chi parla), è evidente che Ottavio De Nuzzo parta in vantaggio ed è un vantaggio tutt’altro che misterioso.

I sindaci uscenti, infatti, almeno sulla carta, partono sempre favoriti: conoscono la macchina amministrativa, occupano naturalmente la scena e soprattutto possono contare su liste piene di candidati che agli elettori ci sanno parlare sul serio, uno per uno, famiglia per famiglia e di voti ne portano tanti.

La matematica elettorale, però, racconta anche altro e cioè che vincere al primo turno potrebbe essere più complicato del previsto, perché i numeri, almeno quelli fatti a spanne, sembrano spingere decisamente verso il ballottaggio e lì la partita cambierebbe completamente perché sembra davvero poco probabile che gli altri candidati possano, al ballottaggio, chiedere al proprio elettorato di appoggiare il Sindaco uscente.

GLI EQUILIBRI CHE CAMBIANO

Da una parte infatti c’è Marco Nuzzo, volto ufficiale del PD e della Sinistra progressista tradizionale, quella che, accanto ai programmi amministrativi prova ancora a parlare di identità politica senza sembrare uscita da un cineforum del 1978 ma con la freschezza di un giovane “pulito”.

Dall’altra c’è Luigi Anastasia, sostenuto dal Movimento 5 Stelle e da quella sinistra delusa che ha deciso di prendere le distanze dai dem e soprattutto dalle geometrie politiche disegnate a Bari.

Infine, ma non ultima, c’è Laura Parrotta, che probabilmente rappresenta la vera “anomalia” di questa campagna elettorale, la candidata che ha fatto perno sulla trasversalità: una figura sostenuta contemporaneamente dalla destra dissidente (quella che non ha gradito le decisioni dei palazzi provinciali che hanno deciso di schierarsi con De Nuzzo) e da pezzi di sinistra altrettanto scontenti delle scelte arrivate dal capoluogo.

EVENTO QUASI SOPRANNATURALE

Intanto però Casarano osserva, ascolta e soprattutto si gode il miracolo temporaneo della campagna elettorale: strade rifatte, telecamere finalmente installate al cimitero dopo anni di alibi burocratici sulla privacy e, soprattutto, quella scena quasi mistica ai Giardini William Ingrosso, dove ben dieci operai e manovali lavoravano contemporaneamente addirittura di sabato mattina (pensateci, dieci! E tutti insieme. Roba da accendere un cero alla ‘Mmaculata).

DOPO I MANIFESTI SERVIRÀ LA NORMALITÀ

La speranza di tutti è che, tra un comizio e un taglio del nastro, questa volta nascerà davvero qualcosa di duraturo.

Casarano non ha bisogno dell’ennesima campagna elettorale permanente, ma di una normalità straordinaria: strade sistemate anche senza voti da chiedere, piazze vive anche senza palchi e politica capace di ricordarsi dei cittadini pure quando i manifesti saranno stati strappati dal vento.

E chissà, forse il vero miracolo non saranno i dieci operai del sabato mattina, ma una città che finalmente ricomincia a credere in sé stessa.

*Immagine in alto generata con IA
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