Plastica, raccolta differenziata a rischio: impianti pugliesi saturi

Foto di repertorio

La raccolta degli imballaggi in plastica rischia di fermarsi in diverse aree della Puglia. Gli impianti regionali hanno ormai raggiunto livelli di saturazione tali da non riuscire più ad accogliere regolarmente il materiale proveniente dai Comuni. In alcuni territori il servizio sarebbe già stato sospeso, mentre cresce la preoccupazione per le conseguenze ambientali e organizzative di un eventuale blocco generalizzato.

A segnalare la situazione ai sindaci pugliesi è stata l’Agenzia regionale per la gestione dei rifiuti, che ha evidenziato le difficoltà presenti nella filiera di trattamento. Per cercare una soluzione provvisoria, l’assessora regionale all’Ambiente e al Clima Debora Ciliento ha convocato per lunedì un incontro con Ager, Anci e Province.

L’obiettivo è definire interventi condivisi che consentano di proseguire la raccolta e limitare i disagi per cittadini e amministrazioni. La Regione intende effettuare ulteriori verifiche sulle cause della crisi, che non riguarderebbe soltanto la Puglia. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica avrebbe infatti già avviato un confronto con le Regioni per valutare misure applicabili nei diversi territori.

Una filiera ormai vicina al limite

Il sistema pugliese può contare su due impianti di selezione collegati a Corepla, situati a Ginosa e Modugno, e su circa quindici strutture dedicate alla prima lavorazione del materiale.

Secondo Fabio Montinaro, presidente della sezione Ambiente di Confindustria Lecce e consigliere nazionale, numerosi impianti di prima lavorazione, sia nel Leccese sia nel resto della regione, sono ormai prossimi alla saturazione. Le strutture continuano ad accumulare plastica già trattata, in attesa che venga trasferita nei centri di selezione Corepla, che però dispongono di spazi sempre più ridotti.

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A rallentare il sistema sarebbero soprattutto il mancato ritiro tempestivo della plastica destinata al riciclo e l’eccessiva quantità di residui prodotti durante le operazioni di selezione.

Per materiali come bottiglie e Pet esiste un percorso maggiormente definito, poiché i soggetti aderenti a Corepla sono tenuti a ritirarli. Più difficile, invece, è la gestione degli scarti, dai quali derivano sia rifiuti da smaltire sia materiali destinati al recupero energetico.

Norme, costi e difficoltà di esportazione

A complicare ulteriormente il quadro sarebbero anche le nuove disposizioni europee entrate in vigore a maggio. Il protocollo relativo al trasferimento di questi materiali incontrerebbe difficoltà applicative nelle diverse Province, rallentando ulteriormente le procedure.

Alla burocrazia si aggiungono l’instabilità dei mercati di destinazione, gli equilibri internazionali e il prezzo della plastica vergine, che in questo momento risulterebbe più conveniente rispetto al prodotto riciclato.

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Un insieme di fattori che rischia di trasformare la gestione degli imballaggi in una vera emergenza, soprattutto nei territori privi di strutture adeguate per il trattamento e lo smaltimento.

Legambiente: «Servono risposte immediate»

Legambiente Puglia ha chiesto chiarimenti alla Regione, ad Ager e a Corepla, sollecitando la predisposizione di un piano straordinario. L’associazione vuole conoscere i tempi previsti per il ritiro del materiale accumulato e verificare la possibilità di ricorrere, almeno temporaneamente, a piattaforme alternative.

Secondo il direttivo regionale, la saturazione degli impianti ha già determinato le prime interruzioni della raccolta differenziata e potrebbe coinvolgere presto altri Comuni.

Legambiente chiede quindi la convocazione immediata di un tavolo operativo con Comuni, gestori e responsabili degli impianti, affinché vengano individuati nuovi canali per il conferimento e il recupero della plastica.

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L’associazione sottolinea inoltre che i disagi non possono ricadere sulle amministrazioni locali, sugli operatori dell’igiene urbana e sulla popolazione. Un’interruzione prolungata potrebbe anche compromettere la fiducia dei cittadini nella raccolta differenziata, vanificando il percorso portato avanti negli ultimi anni per modificare le abitudini e aumentare la corretta separazione dei rifiuti.