Primoljo apre il museo dell’olio: una nuova rotta per l’oleoturismo salentino

di Sefora Cucci

Un museo dell’olio, oggi in Salento, ha senso soprattutto se riesce a raccontare ciò che è accaduto fuori dalle sue mura.

Gli ulivi scomparsi, il paesaggio trasformato dalla Xylella, le aziende costrette a ripartire, una nuova generazione chiamata a ricostruire anche il rapporto culturale con una pianta che per secoli era sembrata eterna.

Da questo terreno nasce il Museo Sensoriale ed Educativo dell’Olio di Primoljo, inaugurato ieri sera, domenica 20 settembre, a Casarano insieme a Primoljo Experience. Una struttura che affianca il racconto storico dell’olivicoltura agli strumenti multimediali, alla conoscenza del prodotto e all’esperienza diretta, provando ad aggiungere un nuovo tassello all’offerta dell’oleoturismo salentino.

Il momento dell’inaugurazione

L’inaugurazione ha richiamato un pubblico numeroso e una rappresentanza particolarmente ampia delle istituzioni, delle organizzazioni agricole, dell’impresa, del credito e del mondo accademico. Un interesse che ha fatto della serata qualcosa di più di un taglio del nastro e ha aperto una riflessione sul ruolo che l’olio può ancora avere nell’economia e nell’identità del territorio.

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Prima dell’inizio del talk è stato proiettato anche un videomessaggio del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, indirizzato ai presenti e agli organizzatori dell’iniziativa.

Dentro la storia dell’olio

Il percorso realizzato dalla famiglia Primiceri parte inevitabilmente dalla propria vicenda imprenditoriale, per allargare progressivamente lo sguardo alla storia dell’olio nel Salento.

Fotografie, testimonianze, oggetti, immagini e supporti tecnologici accompagnano il visitatore in un itinerario che attraversa memoria agricola, tecniche di produzione, trasformazione del paesaggio e cultura dell’extravergine. La dimensione sensoriale consente poi di passare dal racconto all’esperienza concreta, fino alla degustazione e alla conoscenza delle caratteristiche dell’olio.

L’uso delle tecnologie ha anche un obiettivo preciso: evitare che la storia dell’olivicoltura rimanga materia esclusivamente per specialisti o per chi quella civiltà l’ha vissuta direttamente. Il linguaggio scelto punta a coinvolgere scuole e nuove generazioni, rendendo accessibili conoscenze che rischierebbero altrimenti di interrompersi proprio nel momento in cui il paesaggio salentino sta cambiando volto.

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Frantoio Palma – Tra gli articoli

La cosiddetta “Via dell’Ulivo” introduce il visitatore al percorso, che prosegue negli spazi di Primoljo Experience attraverso attività formative, degustazioni guidate e masterclass. Dal 21 settembre il museo è aperto al pubblico su prenotazione.

Il salto verso l’oleoturismo

Ed è probabilmente qui che il progetto assume il significato più interessante.

Il museo prova infatti a collocare l’olio dentro l’esperienza turistica del Salento con la stessa dignità conquistata negli anni dal vino, dalla cucina e dalle masserie. L’idea è trasformare il frantoio e la cultura olivicola in una destinazione, dove il visitatore possa comprendere il prodotto partendo dal territorio che lo genera.

È il terreno dell’oleoturismo, un settore che mette insieme agricoltura, gastronomia, cultura, formazione e accoglienza. In una terra segnata profondamente dalla Xylella, raccontare l’olio significa anche raccontare una frattura recente e i tentativi messi in campo per superarla.

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Istituzioni e mondo agricolo a confronto

A precedere la visita agli spazi museali è stato il talk “Dalla memoria alla rinascita: l’olio come cultura, identità e futuro del Salento”, moderato dalla giornalista e conduttrice Monica Caradonna.

Attorno allo stesso tavolo si sono confrontate esperienze e competenze differenti. Con Fernando Primiceri e la famiglia, erano presenti il presidente della Provincia di Lecce Fabio Tarantino, il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Stefano Minerva, Loredana Capone, l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli, il presidente della Banca Popolare Pugliese Vito Primiceri, il presidente di Confindustria Lecce Valentino Nicolì, il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani Cristiano Fini e il presidente del Consorzio Oliveti d’Italia Nicola Ruggiero.

Presenti anche la presidente della Fondazione ITS Academy Turismo Puglia Giuseppa Antonaci, esponenti del mondo universitario, il sindaco di Casarano Ottavio De Nuzzo, la sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone, Paolo Pagliaro e Antonio Gabellone.

Un parterre ampio, che ha consentito di spostare la discussione dalla semplice produzione dell’olio alle questioni che oggi accompagnano l’intero comparto: ricostruzione del paesaggio, nuove cultivar, formazione, sostenibilità, competitività delle aziende e capacità di trasformare una tradizione agricola anche in opportunità turistica.

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Dopo la Xylella, anche il racconto deve cambiare

La storia raccontata nel museo attraversa inevitabilmente la Xylella. Per un territorio che ha perso milioni di ulivi, conservare la memoria della civiltà olearia assume oggi un significato molto diverso rispetto a pochi anni fa.

Primoljo aveva scelto la strada del reimpianto già negli anni più difficili dell’epidemia, puntando anche sulla cultivar Favolosa. Il museo porta quella vicenda sul piano del racconto: quello che prima apparteneva quasi naturalmente al paesaggio oggi deve essere spiegato, documentato e trasmesso.

Ed è forse questo il passaggio decisivo.

A Casarano è nato uno spazio che conserva la storia dell’olio, però guarda soprattutto a ciò che quella storia può ancora generare. Cultura, formazione, turismo e nuova agricoltura possono incontrarsi nello stesso luogo.

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Miggiano Expo – tra gli articoli

Per generazioni il Salento ha saputo produrre olio. Dopo la Xylella ha scoperto quanto possa essere difficile continuare a produrlo.

Ora la sfida è anche un’altra: fare in modo che, insieme agli ulivi, non scompaia la storia che avevano imparato a raccontare.