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Il Pronto Soccorso dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce attraversa una fase di forte sofferenza.
Medici, infermieri e operatori socio-sanitari lavorano in condizioni sempre più difficili, tra turni prolungati, ambulanze in continuo arrivo e pazienti costretti ad attendere per ore sulle barelle.
A denunciare la situazione è la Funzione Pubblica Cgil di Lecce, che ha inviato una lettera ai vertici della Asl per chiedere interventi urgenti a tutela dei lavoratori e dei cittadini.
Secondo il sindacato, nel reparto mancherebbero almeno sette medici e dodici infermieri.
AUMENTANO GLI ACCESSI ATTRAVERSO IL 118
I dati riportati dalla Fp Cgil descrivono un aumento costante della pressione sulla struttura.
Nei primi cinque mesi dell’anno, i pazienti trasportati dal 118 sono stati 4.504, contro i 3.716 registrati nello stesso periodo del 2025: quasi ottocento accessi in più.
Anche il dato complessivo dello scorso anno conferma la crescita della domanda di assistenza.
Il 2025 si è chiuso con 70.220 accessi al Pronto Soccorso, circa 1.200 in più rispetto al 2024.
Numeri che si traducono in una presenza quotidiana molto elevata di pazienti, accompagnatori e mezzi di soccorso, con inevitabili conseguenze sull’organizzazione del lavoro e sui tempi di attesa.
PERSONALE CHIAMATO A GESTIRE PIÙ EMERGENZE
Gli infermieri in servizio devono assistere contemporaneamente i pazienti in emergenza critica, quelli in attesa di un posto letto nei reparti e le persone sottoposte a procedure assistenziali complesse.
Tra le attività segnalate figurano monitoraggi continui, drenaggi, trazioni e lavaggi vescicali.
In alcuni casi il personale infermieristico è chiamato a seguire i pazienti anche in assenza di un supporto medico immediato.
Le difficoltà aumentano durante i turni notturni, nei fine settimana e nel periodo estivo, quando il flusso di utenti cresce e i rinforzi risultano insufficienti.
La carenza di personale rende complicata anche la copertura di ferie, malattie e infortuni, con ricadute sul benessere fisico e psicologico degli operatori.
CRITICITÀ PER I PAZIENTI PIÙ GRAVI
Particolare attenzione viene riservata ai pazienti con patologie tempo-dipendenti, come l’ictus, per i quali ogni minuto può incidere sull’esito delle cure.
La Fp Cgil segnala le difficoltà legate al trasferimento dei pazienti attraverso il lungo corridoio che collega il Dipartimento di emergenza e accettazione con il “Vito Fazzi”.
In una situazione già gravata dalla carenza di personale, anche gli spostamenti interni possono diventare complessi.
TENSIONI E AGGRESSIONI NEI CONFRONTI DEGLI OPERATORI
Il sovraffollamento e le lunghe attese alimentano un clima di crescente esasperazione.
Medici e infermieri, oltre a prestare assistenza, devono affrontare tensioni con pazienti e familiari.
Il segretario generale della Fp Cgil Lecce, Floriano Polimeno, sottolinea come gli operatori siano esposti al rischio di aggressioni mentre svolgono attività delicate e spesso decisive per la vita delle persone.
Una condizione che accresce la pressione sul personale e rende necessario un rafforzamento delle misure di sicurezza all’interno e all’esterno del reparto.
Le richieste rivolte alla direzione della Asl
Il sindacato ha scritto al direttore generale Angelo Capochiani, alla direttrice sanitaria Maria Nacci e al direttore amministrativo Andrea Chiari.
Tra le richieste figurano l’aggiornamento della dotazione organica, il potenziamento del personale e il ricorso, quando necessario, alla mobilità temporanea da altri reparti.
Sul fronte della sicurezza, la Fp Cgil propone l’installazione di un sistema di videosorveglianza nella zona di accesso, la presenza della vigilanza privata durante le ore notturne e una diversa organizzazione del triage, con strumenti capaci di regolare il flusso delle persone e garantire la riservatezza dei pazienti.
La situazione del Pronto Soccorso del “Vito Fazzi” richiede risposte rapide.
La qualità dell’assistenza, la sicurezza dei pazienti e la salute degli operatori dipendono dalla capacità di intervenire su carenze che, secondo il sindacato, hanno ormai raggiunto livelli difficilmente sostenibili.




