Sanità, il sindacato lancia l’allarme sull’ospedale di Gallipoli: Radiologia al limite

Situazione di forte criticità nell’Unità Operativa Complessa di Radiologia del Presidio Ospedaliero di Gallipoli.

A segnalarla alla Direzione Generale dell’ASL Lecce è la FP CISL Lecce – Dipartimento Sanità, attraverso una nota a firma del responsabile Antonio Piccinno.

Secondo il sindacato, il reparto sarebbe arrivato a una vera e propria saturazione organizzativa, condizione evidenziata anche da una segnalazione inviata dagli stessi Tecnici Sanitari di Radiologia Medica in servizio.

Gli operatori denunciano criticità strutturali che si trascinano da oltre un decennio e l’impossibilità di continuare a garantire contemporaneamente la guardia attiva H24 e il turno di Pronta Disponibilità integrativa per la sala TAC senza rischiare di superare il limite contrattuale di sette turni pro-capite mensili.

«Ci troviamo di fronte a un’ennesima rappresentazione contabile da parte della Direzione Sanitaria che si limita alla mera conta numerica sulla carta, nascondendo la reale e drammatica operatività dei reparti», afferma Antonio Piccinno, Responsabile Sanità FP CISL Lecce.

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«Sulla carta figurano 20 TSRM a fronte di un fabbisogno di 16, ma la realtà quotidiana dice ben altro: tra limitazioni prescritte dai medici competenti, congedi per malattia, permessi ex Legge 104/92, congedi per cure ed imminenti pensionamenti, a breve gli operatori effettivamente impiegabili in turno H24 si ridurranno a sole 5 unità, a fronte di un minimo necessario di 6-7. Ben 8 lavoratori hanno esoneri da turni notturni, pronta disponibilità o sala operatoria. La matematica teorica non salverà la sanità se non si guarda alla realtà quotidiana dei fatti».

La FP CISL Sanità Lecce contesta anche le misure correttive e le indicazioni finora ipotizzate per affrontare il problema. In particolare, viene contestata l’eventuale rimodulazione o calendarizzazione d’ufficio dei permessi previsti dalla Legge 104/92 e dei congedi straordinari o per cure, ritenuti diritti soggettivi tutelati dalla legge.

Critiche vengono mosse anche rispetto alla richiesta di revisioni straordinarie dell’idoneità dei lavoratori senza l’avvio dei relativi percorsi formali di ricollocazione. Sul fronte dello straordinario e della Pronta Disponibilità, viene inoltre ribadito che, secondo quanto previsto dall’articolo 47 del CCNL vigente, la scelta tra remunerazione e riposo compensativo per lo straordinario reso in pronta disponibilità spetta al dipendente.

Le difficoltà, secondo quanto riferito, riguardano anche il personale infermieristico: su sei unità, due fruiscono della Legge 104 e altre due sono adibite a mansioni ridotte. Tra gli OSS, invece, sarebbero due gli operatori attivi H24 sui tre presenti in organico.

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«È a rischio sia la salute dei lavoratori, sottoposti a uno stress da lavoro-correlato ormai insostenibile, sia l’efficienza delle prestazioni erogate ai cittadini», conclude Piccinno. «L’emergenza non si risolve con paliativi o disposizioni contra legem. Chiediamo alla Direzione Generale e Sanitaria di ASL Lecce e ai vertici della Regione Puglia di intervenire con urgenza, disponendo soluzioni concrete e legittime che garantiscano la prosecuzione dei servizi e il necessario riposo psico-fisico degli operatori».

Secondo la FP CISL Lecce, il caso di Gallipoli sarebbe espressione di una situazione più generale che interessa le strutture dell’ASL Lecce. Il sindacato richiama, in particolare, il blocco disposto dalla Regione Puglia sulle diverse tipologie di assunzioni, compreso il reclutamento per le sostituzioni temporanee brevi.

Una condizione che, secondo il Dipartimento Sanità, rischierebbe di aggravarsi ulteriormente in vista della scadenza, fissata al 30 settembre, delle proroghe di alcuni contratti. L’impossibilità di sostituire il personale assente determinerebbe infatti un maggiore carico di lavoro per i dipendenti in servizio.

La FP CISL parla di un quadro di sostanziale paralisi e sollecita lo sblocco della situazione da parte degli uffici regionali, contestando al tempo stesso le risorse destinate alle liste d’attesa e alle prestazioni aggiuntive, che secondo il sindacato potrebbero essere utilizzate più proficuamente per una strutturazione del personale, anche dedicato.

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