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La scuola prova ad accorciare le distanze con il futuro, ma il futuro non si costruisce soltanto cambiando programmi e durata dei corsi.
Mentre la nuova filiera 4+2 promette percorsi più rapidi e un rapporto più stretto con ITS e imprese, nel Salento resta aperta una questione molto più concreta: quella delle aule, degli edifici e delle condizioni in cui ragazzi e docenti sono chiamati a vivere ogni giorno la scuola.
Ne abbiamo parlato con il presidente della Provincia di Lecce, Fabio Tarantino, chiamato a fare il punto sugli interventi in corso e sulle criticità ancora da affrontare. Innovare, insomma, significa correre. Ma anche avere luoghi capaci di reggere il passo.
QUATTRO ANNI VALGONO DAVVERO CINQUE?
Comprimere in quattro anni un percorso quinquennale richiede molto più di una riscrittura degli orari. Servono laboratori funzionanti, docenti preparati, imprese disponibili a investire nella formazione e un collegamento stabile con gli ITS.
Il diploma quadriennale permette di accedere all’Università e possiede lo stesso valore legale di quello tradizionale. Il vero risultato, però, dovrà essere misurato attraverso altri indicatori: quanti ragazzi completeranno il percorso, quanti proseguiranno negli ITS, quanti troveranno un impiego coerente con gli studi e quanti riusciranno a costruire il proprio futuro nel Salento.
AULE ROVENTI, LA SCUOLA DEL FUTURO PARTE DAGLI EDIFICI
L’innovazione didattica rischia di perdere forza se entra in edifici incapaci di offrire condizioni adeguate a studenti e personale. Le temperature sempre più elevate registrate a settembre hanno riaperto il dibattito sulla possibilità di posticipare l’inizio delle lezioni. Molte scuole provinciali, intanto, restano prive di impianti di climatizzazione adeguati.
«FAVOREVOLE AL POSTICIPO PER IL CALDO»
Su questi temi risponde il presidente della Provincia di Lecce, Fabio Tarantino.
Nelle ultime settimane si è tornati a discutere della possibilità di posticipare l’inizio delle lezioni a causa delle temperature ancora molto elevate di settembre. Ritiene che possa essere una soluzione praticabile? E come valuta questa proposta considerando che molti edifici scolastici della provincia non dispongono di impianti di climatizzazione adeguati?
«Sono favorevole al posticipo dell’inizio delle attività scolastiche, proprio perché le carenze di alcuni edifici rendono più difficoltoso lo svolgimento delle lezioni nei periodi in cui le temperature restano particolarmente elevate. Ritengo quindi ragionevole valutare uno spostamento dell’avvio delle lezioni quando le condizioni climatiche lo rendano necessario, così da garantire a studenti e personale scolastico condizioni più adeguate».
Al di là delle misure legate all’emergenza caldo, quali interventi sono già programmati sugli edifici scolastici provinciali per migliorarne l’efficienza energetica e il comfort climatico? Entro quali tempi studenti e personale potranno frequentare ambienti capaci di affrontare meglio temperature estreme, tanto nei mesi caldi quanto durante l’inverno?
«Gli interventi sono ormai in fase di chiusura. A settembre consegneremo più di dieci immobili efficientati e dotati di impianti con pompe di calore, che consentiranno di rendere più confortevole la permanenza nelle aule durante le lezioni. Sicuramente non si tratta di tutte le scuole, ma gli edifici interessati sono numerosi. Grazie al PNRR è stato possibile avviare un percorso importante, che rappresenta un buon punto di partenza per cercare di dare sollievo ai ragazzi e migliorare progressivamente la qualità degli ambienti scolastici».
La scuola salentina sta dunque cambiando programmi, durata e rapporto con le imprese. La sua modernità, però, si misurerà anche dalla temperatura delle aule e dalla capacità di trasformare nuovi nomi e nuove sigle in occasioni concrete. Perché il futuro può entrare nei programmi ministeriali in pochi mesi; per entrare davvero nella vita dei ragazzi avrà bisogno di risultati.




