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Dopo sei anni di gestione continuativa del servizio di sharing mobility a Lecce, BIT Mobility interviene sulla procedura di affidamento conclusa dal Comune, evidenziando una serie di presunte criticità legate all’iter amministrativo e al passaggio al nuovo operatore.
La contestazione non riguarderebbe il normale esito di una gara pubblica, ma l’intero percorso seguito dall’Amministrazione, che, secondo l’azienda, presenterebbe aspetti difficilmente conciliabili con i principi di imparzialità, trasparenza e parità di trattamento.
Il primo elemento segnalato riguarda la formulazione originaria dell’avviso pubblico, che avrebbe impedito all’operatore uscente, dopo sei anni di gestione del servizio, di partecipare alla procedura. In seguito alle contestazioni formalmente presentate da BIT Mobility, il Comune avrebbe rettificato il bando, consentendo la successiva ammissione dell’azienda alla gara.
Le criticità, secondo BIT Mobility, non si sarebbero tuttavia esaurite con la modifica dell’avviso. Il ricorso attualmente pendente davanti al Tribunale amministrativo regionale riguarda infatti l’attribuzione dei punteggi al nuovo operatore, con particolare riferimento all’esperienza dichiarata e alle dotazioni tecnologiche valutate dalla Commissione.
Secondo l’azienda, si tratterebbe di elementi che il bando richiedeva di dimostrare attraverso documentazione oggettiva, verificabile e certificata e che, pertanto, avrebbero dovuto essere sottoposti a controlli rigorosi.
Tra gli aspetti indicati figura quello delle telecamere dotate di intelligenza artificiale, considerate tra gli elementi qualificanti dell’offerta risultata vincitrice. In base ai controlli effettuati e documentati direttamente da BIT Mobility il 28 luglio sui veicoli già operativi in città, tali dispositivi non funzionerebbero secondo quanto dichiarato in sede di gara e non risulterebbero presenti sulla quasi totalità dei monopattini in servizio.
Per l’azienda sarebbe quindi necessario verificare la corrispondenza tra quanto dichiarato durante la procedura e le caratteristiche effettive dei veicoli impiegati sul territorio.
Nel comunicato viene inoltre ricordato che, durante i ritardi della gara, il Comune avrebbe chiesto a BIT Mobility di continuare a garantire il servizio attraverso successive proroghe, evitando così l’interruzione della mobilità condivisa in città.
Dopo la conclusione della procedura, l’Amministrazione avrebbe invece richiesto la cessazione del servizio e il ritiro della flotta in tempi particolarmente ridotti, prospettando anche sanzioni, rimozioni coatte dei veicoli e richieste di risarcimento.
Secondo BIT Mobility, l’Amministrazione avrebbe impiegato quasi otto mesi per completare la procedura, chiedendo poi all’operatore uscente di sostenere le conseguenze organizzative derivanti dai tempi amministrativi. La dismissione del servizio, viene sottolineato, comporterebbe infatti attività logistiche, tecniche, organizzative e occupazionali sviluppate nel corso di sei anni.
L’azienda riferisce inoltre di aver ricevuto in questi giorni una diffida con la quale viene sollecitato il ritiro di tutti i veicoli e la chiusura del servizio entro il 6 agosto, nonostante il giudizio davanti al TAR sia ancora pendente.
Il cambio di gestore sarebbe stato quindi avviato mentre è ancora in corso il procedimento destinato ad accertare la legittimità dell’aggiudicazione. Secondo BIT Mobility, un eventuale accoglimento del ricorso potrebbe determinare conseguenze organizzative ed economiche difficilmente reversibili ed esporre l’Amministrazione a successive richieste risarcitorie.
La vicenda, nella posizione espressa dall’azienda, non riguarderebbe soltanto l’esito del singolo affidamento, ma anche le modalità di gestione delle procedure pubbliche, la verifica dei requisiti dichiarati, la trasparenza amministrativa e la fiducia delle imprese nelle regole.




