Sognando Itaca, il mare restituisce un giorno alla vita

In alcune occasioni una barca può fare più di una corsia d’ospedale. Può restituire il vento sul viso, il rumore del mare, una conversazione senza camici intorno e, soprattutto, qualche ora nella quale la malattia smette di occupare tutto lo spazio disponibile.

È accaduto il 5 settembre a Otranto con Sognando Itaca 2026, l’iniziativa promossa da AIL che, dopo la cerimonia di apertura, ha portato in mare sessanta persone tra pazienti, familiari, medici, infermieri e volontari.

Gli equipaggi sono saliti a bordo di Idrusa e Madonna delle Conchiglie, affidate alla guida degli skipper Paolo e Ines Montefusco. A terra il coordinamento è stato seguito dallo staff di AIL Lecce, con il vicepresidente Angelo Galati, i consiglieri Vito Ciardo, Gianvito De Iaco, Ginetta Quarta e Vincenzo Zonno, il tesoriere Salvatore Baglivo e i collaboratori e volontari Stefania Sarto, Annarosa Gabrieli, Maria Belletti, Salvatore Sticchi, Chiara Danese e Francesca Ventruto.

LA ROTTA VERSO LA NORMALITÀ

Il nome scelto per il progetto racconta già buona parte del suo significato. Itaca diventa la meta di un viaggio che pazienti, medici, infermieri, familiari e volontari affrontano insieme ogni giorno: quello verso la guarigione e verso un futuro libero dai tumori del sangue.

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La navigazione diventa così una rappresentazione concreta di ciò che accade durante la malattia. C’è un equipaggio chiamato a collaborare, ci sono le difficoltà da attraversare e c’è, sullo sfondo, il desiderio di tornare alla vita quotidiana. Per qualche ora quel ritorno ha avuto il colore del mare di Otranto, il sole e il vento.

Un’esperienza che lascia il segno anche in chi presta il proprio tempo al volontariato.

Lo staff di AIL Lecce lo racconta attraverso il ricordo delle persone incontrate nelle precedenti edizioni: «Le parole di caloroso ringraziamento che abbiamo ricevuto, anche per aver donato nelle edizioni passate una giornata di spensieratezza a chi oggi non è più con noi, oltre a esserci di conforto, sono state per i volontari AIL una ricarica di energia per continuare a perseguire la nostra missione».

MEDICI, VOLONTARI E ISTITUZIONI NELLO STESSO EQUIPAGGIO

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Alla riuscita della giornata ha contribuito una rete costruita attorno ai pazienti.

AIL Lecce ha rivolto il proprio ringraziamento ai direttori delle Ematologie di Lecce e Tricase, Nicola Di Renzo e Anna Mele, per la collaborazione, e a Vincenzo Pavone, promotore del progetto SAIL e skipper, presente durante tutta la manifestazione e a stretto contatto con i partecipanti sia a terra sia sulle imbarcazioni.

Dallo staff dell’associazione arriva anche il ringraziamento al presidente della Lega Navale di Otranto, generale Paolo Forgione, e all’assessore comunale Ursula Caroppo.

Un contributo diretto alla navigazione è arrivato inoltre dai medici e dagli infermieri che hanno scelto di salire a bordo: Vincenzo Pavone, Anna Rita Messa e Gabriele Sperti.

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Tra coloro che hanno sostenuto l’iniziativa figurano anche Francesco Lanera, amministratore dell’Idrusa S.T., gli altri componenti degli staff delle due imbarcazioni e il socio e volontario AIL Salvatore Sticchi, che ha messo a disposizione la propria barca a motore come appoggio costante alle due vele.

«Torniamo a ringraziare tutti coloro che hanno collaborato e quanti si sono resi disponibili a essere presenti a bordo», sottolinea lo staff di AIL Lecce.

QUANDO ITACA È GIÀ DURANTE IL VIAGGIO

Sognando Itaca porta con sé una parola impegnativa: guarigione.

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Ciullo

Accanto a quella, però, ne custodisce un’altra più immediata e altrettanto preziosa: normalità.

Per chi affronta una malattia ematologica, anche una giornata trascorsa fra una vela che si tende e una costa che lentamente si allontana può significare riappropriarsi di qualcosa che cure, visite e attese finiscono spesso per mettere tra parentesi.

Le barche, alla fine, sono rientrate in porto. Itaca, per qualcuno, era già stata raggiunta qualche miglio prima.