La stagione balneare che può cambiare davvero comincia quando gli ombrelloni si chiudono. Dopo anni di proroghe, ricorsi e rinvii, sulle concessioni demaniali il calendario ha smesso di offrire certezze a chi oggi gestisce uno stabilimento.
IL 2027 È UN TETTO
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La legge fissa al 30 settembre 2027 il termine massimo di efficacia delle concessioni nella fase transitoria e impone agli enti concedenti di avviare le procedure entro il 30 giugno dello stesso anno. La sentenza del Consiglio di Stato del 18 agosto ha chiarito che i Comuni possono muoversi prima: se una gara viene predisposta e conclusa in anticipo, il nuovo affidamento può partire senza attendere l’autunno 2027.
Per i gestori significa cambiare passo. Chi vuole restare dovrà presentarsi alla selezione con un progetto competitivo, un piano economico-finanziario credibile e una proposta capace di ottenere punteggio su qualità dei servizi, accessibilità, tutela ambientale, valorizzazione del territorio, occupazione e professionalità. Le nuove concessioni potranno durare da cinque a vent’anni, in rapporto agli investimenti e ai tempi di ammortamento.

INDENNIZZI, CONTI DA DOCUMENTARE
Altro nodo riguarda gli investimenti fatti negli anni. La normativa riconosce al concessionario uscente, in caso di subentro, un indennizzo legato alle somme ancora da ammortizzare e a un’equa remunerazione per gli investimenti degli ultimi cinque anni. Servono però documenti, contabilità e perizie. Il Consiglio di Stato ha chiarito anche che l’assenza del decreto ministeriale sui criteri di calcolo non può fermare le gare. Per molte imprese sarà decisivo ricostruire subito spese, lavori, autorizzazioni e valori residui.
COMUNI, ORA TOCCA AGLI UFFICI
La partita più delicata passa dai Municipi. Gli enti dovranno censire concessioni e opere, preparare i bandi, fissare durata, requisiti e criteri, acquisire le perizie sugli investimenti e garantire pubblicità e trasparenza. Il Ministero sta lavorando a un bando-tipo nazionale per rendere più uniformi le procedure; al momento il percorso resta in definizione. Intanto alcune amministrazioni italiane hanno già pubblicato o concluso gare.
E PER CHI VA AL MARE?
Per turisti e residenti il cambiamento sarà meno giuridico e molto più visibile. I bandi potranno premiare stabilimenti accessibili, servizi migliori, attenzione ambientale, iniziative legate al territorio e aperture oltre l’alta stagione. Potrebbero cambiare gestori, formule commerciali e tariffe, senza alcuna garanzia automatica di prezzi più bassi.
La spiaggia del futuro si deciderà lontano dalla battigia, tra delibere, perizie e offerte tecniche. Poi arriverà l’estate e il verdetto sarà semplice: si vedrà sotto l’ombrellone.




