Dopo la richiesta dei sindaci pugliesi di utilizzo massivo test rapidi che come ha detto il sindaco (e biologo) di Montesano Salentino, Giuseppe Maglie, “darebbe enormi vantaggi”, qualcosa pare muoversi.
Mentre viene confermato il “No” ai tamponi a tappeto per individuare i casi positivi di coronavirus tra la popolazione pugliese, la task force regionale, guidata dal prof. Pierluigi Lopalco, sta studiando la possibilità di utilizzare, a campione, i famosi test rapidi.
Lo conferma una nota trasmessa dalla task force alle Asl: “Le autorità regionali”, si legge, “stanno valutando al momento l’opportunità di eseguire indagini sieroepidemiologiche attraverso l’utilizzo di test rapidi”.
I test non possono essere considerati come “test diagnostici individuali” perché hanno un livello di affidabilità basso, però si legge ancora nella nota, “possono essere utili a conoscere, a livello di popolazione complessiva, la diffusione del virus nella comunità ospedaliera o di popolazione in generale. Servono cioè ad avere una idea della quota di popolazione che sia entrata in contatto con il virus”.
La task force del prof. Lopalco sta valutando quale tipologia di test rapidi possa avere maggiore affidabilità.
Tra questi ci sono l’Antibody Determination Kit, già utilizzato in Cina, oppure il Simplexa COVID-19 Direct Kit adottato negli Usa.
Il metodo prevede un prelievo di sangue capillare, pungendo un dito, una goccia di sangue nella provetta del device a cui si aggiunge un buffer specifico, salvo aspettare poi la reazione.
Con l’utilizzo di questo metodo la procedura è molto più veloce rispetto all’ormai famoso tampone ma l’affidabilità si abbassa.
La task force regionale, come riporta l’Ansa, starebbe quindi valutando l’ipotesi di utilizzare questi test rapidi sia su “un campione di ospedali selezionati” che in “campioni della popolazione generale”.


